22/02/20


Dopo gli ultimi (per me) deludentissimi album, mi ero promesso di prendermi una pausa dai Dream theater in sede live, ma:

1) Dei miei cari amici andavano.
2) E' a 10 minuti a piedi da casa mia.
3) Suonano per intero il mio album preferito di tutti i tempi: Scenes from a memory.

Eccovi quindi il mio faccione nella foto in alto ed il relativo live report di quello che, alla fine, é pur sempre il tour dello sciagurato ultimo album, Distance over time (clicca per la recensione) ma con il gustoso inserto di SFAM, senza il quale non sarei andato manco morto.

Entro alla storica location Hammersmith apollo e non capisco dove dovrei piazzarmi. L'intera location aveva i posti a sedere ma nel mio biglietto c'era scritto "standing". Scopriró, ahimé, che l'area standing era piccola e la piú remota dell'Apollo. In realtá poco male, era un po' piú lontano, si, ma era molto tranquillo e con i miei amici ci siamo potuti godere il concerto senza letteralmente nessuno accanto.

Il palco é veramente bello, molto futuristico, sulla scia dell'ultimo album e la band si presenta senza troppe novitá: La Brie pare abbastanza ingrassato e con i capelli nero corvino, manco avesse 14 anni. Simpatico e con movenze particolari come non mai, credo solo perché da queste due date londinesi verrá edito un DVD. Per il resto, Myung é sempre uguale dalle elementari, Mangini pare anche lui parecchio ingrassato e la premiata ditta Petrucci e Rudess sono sempre loro. A proposito di Mangini, il suo modo di suonare con le braccia costantemente in alto (a causa della forma della sua batteria) mi fa venire un po' di ansia ma devo dire che é la volta in cui l'ho visto veramente coeso al 100% con la band, segno che il tempo ha aiutato il processo. Nelle performance che ho visto in precedenza, bravo, per caritá ma sembrava che inseguisse i pezzi, questa volta mi ha dato la sensazione di esserci veramente dentro.


Come giá sapevo la prima parte di scaletta é davvero brutta. Non brutta in generale ma brutta per una band che puó scegliera tra 30 anni di carriera e che invece pesca fra pezzi che dubito abbiano mai entusiasmato il grande pubblico. Grande coraggio, per caritá, ma anche no. L'unica che mi é piaciuta é stata In the presence of enemies (da Systematic chaos) anche se ci sono rimasto male perché mi aspettavo la seconda parte, invece mi sono dovuto beccare, a seguire, l'ennesimo pezzo dell'ultimo album, Pale blue dot. I suoni sono cosí cosí, con le invadentissime tastiere di Jordan Rudess che impastano un po' tutto. Quando passa in "modalitá piano" il suono generale ne beneficia parecchio e la chitarra di Petrucci é uno spettacolo da ascoltare. Il pubblico é generosissimo, si alza con un'ovazione al termine di ogni (anche discutibile) canzone. Forse anche troppo generoso.


La band fa una pausa per il momento clou del concerto (ovvero l'esecuzione per intero del mio disco preferito) e la performance é anticipata da un filmato vintage un po' fuori contesto rispetto al mood dell'album. La band, nel tour di 20 anni fa (e nel relativo DVD) ci aveva mostrato degli scenare e personaggi decisamente diversi, In questa occasione tutti i filmati a cartone animato che accompagnavano la storia erano proprio senz'anima. La storia é una sorta di Thriller tragico e qui sembrava fosse una storia per bambini. Portnoy lo avrebbe permesso?

Per il resto, non so davvero che dirvi: Scenes from a memory é come un vortice di 80 minuti che mi risucchia: il tempo si ferma e la performance vola attraverso melodie, tecnica, gusto e bellezza (non dei componenti del gruppo, sia chiaro). I Dream theater lo eseguono senza grosse sorprese (giusto un paio, per chi conosce l'album cosí bene da accorgersene) e anche Mangini ha suonato le canzoni in maniera piú convincente (per me) di altre occasioni, escludendo il solito finale massacrato di Finally Free, dove stavolta ci ha improvvisato in maniera ipertecnica ma uscendo proprio dal mood dell'album. A parte il finale, forse é stata proprio Finally free la canzone che mi ha emozionato di piú, assieme ad una monumentale Home con un Petrucci in formato "ma di cosa stiamo parlando" e Beyond this life. In realtá cito queste canzoni invece di altre tanto per farlo ma il disco per me é un capolavoro dal minuto 1 al minuto 79, anzi ci tolgo gli ultimi due minuti live con l'improvvisazione di Mangini, facciamo 77.

Altre scelte incomprensibili di scaletta: la band sale sul palco per un ultimo pezzo: At Wit's end. Se devi fare un bis dopo un album capolavoro metti una Pull me under, non un pezzo dell'ultimo album, no? Certe logiche mi sfuggono, ma va bene cosí.

I Dream Theater suoneranno anche stasera con la stessa scaletta. Sono tentato di andarci. Per Scenes from a memory, ovviamente.

Dream Theater Setlist Eventim Apollo, London, England 2020, Distance over Time

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