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29/04/19

Recensione: The Damned Things - High Crimes (2019)



Dopo aver ascoltato per lungo tempo il debut Ironiclast e aver anche ammirato dal vivo la band creata da un certo Scott Ian (Anthrax) e da Joe Trohman (Fall Out Boy), ho temuto che il progetto fosse nato e poi morto lí. Oggi, qualcosa come nove anni dopo, ecco invece ritornare i The damned things con questo High crimes, nuovo di zecca.

Il disco ha 10 tracce per 38 minuti di musica: una garanzia per sapere che questa volta non mi lamenteró del minutaggio complessivo o di quanti riempitivi sono presenti in questo disco, potete andare tranquilli.

E allora, questo disco mi é piaciuto? In realtá no.
Premetto che l'approccio della band senza fronzoli mi piace un sacco, mi da sempre la sensazione di "non ce frega niente, facciamo la musica che ci piace", cosa che purtroppo non si deve mai dare sempre per scontata nel music businness. Rappresenta in pieno la band il bellissimo videoclip della opener Cells (guardalo a fine recensione) dove tutti i componenti si infortunano in maniera assurda ma continuano a suonare.

A parte questo atteggiamento e la formula minutaggio che mi soddisfa, peroó, le canzoni che veramente mi convincono pienamente di questo High crimes sono poche. Anzi, ve le dico subito: la giá citata Cells e la candenzata Keep crawling (che per qualche motivo mi ricorda i Down). Per il resto una serie di canzoni che si lasciano ascoltare, qualcuna magari discutibile (come il singolo Something good) ma tutte secondo lo stile della band, ma con meno ispirazione del debut.

Spero che i The damned thing si rifacciano in un nuovo album, magari senza aspettare altri 9 anni.

Voto: 60/100
Top tracks: Cells, Keep crawling

Tracklist:
01. Cells 
02. Something Good 
03. Invincible 
04. Omen 
05. Carry A Brick 
06. Storm Charmer 
07. Young Hearts 
08. Keep Crawling 
09. Let Me Be (Your Girl) 
10. The Fire Is Cold