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20/11/19

Recensione: Phil Campbell - Old Lions Still Roar (2019)


Dato che, ahinoi, i Motorhead non esistono piú, lo storico chitarrista Phil Campbell ha deciso di buttarsi sul suo primo disco solista dal titolo molto eloquente: Old Lions Still Roar. Beh, é quello che dico sempre io, molti dei vecchi leoni che conosciamo, ruggiscono ancora, eccome.
Dato che il disco in questione ha una marea di ospiti, colgo l'occasione per fare un track by track, dato che non ne faccio uno da tempo immemore.

01. Rocking Chair (feat. Leon Stanford)
L'apertura é quella che non ti aspetti, ovvero un country blues molto rilassato (con qualche punta di Springsteen) con, alla voce, il cantante dei The People The Poet. Il pezzo scorre che é una meraviglia. Molto gradevole, forse solo un po' strano come apertura di un disco che ci si aspetta "robusto".


02. Straight Up (feat. Rob Halford)
Eccolo qua, uno dei leoni al quale faccio spesso riferimento io: il mitico Rob Halford dei Judas Priest. Ed ecco anche le atmosfere piú robuste che forse ci aspettavamo dal primo minuto del disco. La voce di Rob ci calza bene, il pezzo non é un capolavoro ma si lascia ascoltare gradevolmente.



03. Faith In Fire (feat. Ben Ward)
Il cantante degli Orange Goblin protagonista di questa terza traccia con, infatti, atmosfere un po' piú doom stoner. Chitarre piú cattive e un bel ritornello, manco a dirlo, molto Black sabbath (da sempre un riferimento per TUTTI, nel genere), comprese le campane poste a fine canzone.

04. Swing It (feat. Alice Cooper)
Ecco un altro dei dinosauri che non accenna a diminuire la qualitá del suo materiale e delle sue performance: Alice Cooper. Come quello con Halford, un bel pezzo ma che non credo abbia le qualitá per essere ricordato nel tempo.

05. Left For Dead (feat. Nev MacDonald)
Molto bella invece questa ballad con un forte sapore anni 80 e con delle bellissime vocals da parte di Nev MacDonald. I bellissimi soli di chitarra impreziosiscono il tutto. Sicuramente una delle migliori tracce del disco, anzi forse la migliore in assoluto.

06. Walk The Talk (feat. Danko Jones & Nick Oliveri)
Due voci blasonate per questa Walk the talk. Danko Jones e Nick Oliveri si passano il microfono per un pezzo molto diretto e senza troppi fronzoli, con delle atmosfere piú cupe e ottimi assoli con il wah a metá pezzo.

07. These Old Boots (feat. Dee Snider)
Forse il pezzo piú radiofonico del disco, non per niente é stato scelto come primo singolo. La voce di Dee Snider ci calza su a pennello, ma questa é una caratterista praticamente di tutte le canzoni, che sono state pensate perfettamente per gli ospiti a disposizione. Vi lascio il videoclip.



08. Dancing Dogs (Love Survives) (feat. Whitfield Crane)
Il vecchio caro Whitfield Crane in questo pezzo. Ah, quanto mi piacevano gli Ugly Kid Joe. Non mi piace invece questo pezzo che scorre abbastanza anonimo e che non si fa ricordare per qualche motivo particolare.

09. Dead Roses (feat. Benji Webbe)
Un altra bella ballad, con uno stile un po' retró, con Phil Campbell che accompagna al piano il cantate Benji Webbe. Le ballate sono la cosa piú riuscita del disco, se volete il mio parere.

10. Tears From A Glass Eye (feat. Joe Satriani)
Altra sorta di ballad, ma stavolta non c'é nessuno dietro al microfono. C'é peró la chitarra suadente di Joe Satriani per questo pezzo breve e rilassante, con piano e diverse chitarre che si fondono. Manco a dirlo il tutto é suonato con una classe eccezionale.

Old Lions Still Roar é un disco genuino che ho apprezzato in quanto pieno di ospiti, con un bel suono, dritto al punto e pieno di tantissime atmosfere e stili. Di contro, data l'importanza di alcuni ospiti, forse si poteva fare qualcosa di piú.

Voto 65/100
Top tracks: Rocking chair, Left for dead, Dead roses

Line up:
Guitars: Phil Campbell, Todd Campbell, Tyla Campbell, Mick Mars, Joe Satriani
Bass: Tyla Campbell, Will Davies, Tim Atkinson, Chuck Garric, Mark King, Nick Oliveri
Drums: Dane Campbell, Robin Griffith, Ray Luzier, Chris Fehn, Matt Sorum
Keyboard: Danny Owen