Recensione: Derek Sherinian - The Phoenix (2020)


Ci sono artisti che a causa della pandemia hanno rimandato l'uscita del disco giá previsto e ce ne sono altri che, invece, per lo stesso motivo hanno trovato il tempo di farne uno. Derek Sherinian sarebbe dovuto essere in tour con Sons of Apollo e probabilmente questo disco lo avremmo visto parecchio tempo dopo (o forse anche mai). Pro e contro, in tutte le situazioni.

Questo nuovissimo The phoenix ha una line-up incredibile, vediamola un po' snocciolando (é una parola che esiste?) la tracklist.

1) The Phoenix
Title track con l'inconfondibile tocco di Billy Sheehan al basso. Si, somiglia un po' a Shy boy (la conoscete, giusto?) con uno Zakk Wylde che all'inizio si contiene, molto probabilmente soffrendo come un dannato, ma che poi esce sempre un po' piú fuori col suo tocco "delicatissimo" (nota le virgolette). Bel pezzo, forse un po' troppo prolisso.

2) Empyrean Sky
Stavolta si unisce Bumblefoot, suo compagno di quei Sons of apollo citati in apertura per un pezzo su ritmi piú rilassati del precedente, con un bel riff portante. Il pezzo non c'entra nulla con la band dei due, sembra piú un qualcosa di fusion, onestamente.

3) Clouds Of Ganymede
Altro ospite di basso livello: Steve Vai, forse il miglior chitarrista vivente. I due hanno giá suonato insieme durante il Generation Axe tour. Il tocco di Vai é davvero inconfondibile e i due si passano "la palla" costantemente durante il brano.

4) Dragonfly
Pezzo stavolta senza chitarre e molto piú snello degli altri, con un'intricata trama jazz su un piano tradizionale che si distacca parecchio con quanto ascoltato fino a questo momento. Grande la performance anche di Ernest Tibbs al basso. Vi lascio il video a fondo pagina.

5) Temple Of Helios
Altro pezzo piú incentrato sulle tastiere (perlomeno all'inizio) e che si va intricando sempre di piú con scale e riff sempre molto gustosi. Il titolo é epicissimo e la qualitá é altissima (come tutto il disco, del resto) ma sono sicuro non devo dirvelo io.

6) Them Changes
Altro cambio di rotta per l'unico pezzo cantato del disco. Sí, la voce é quella di Joe Bonamassa, compagno di sventure di Derek nei grandissimi Black country communion (quanto ho amato la loro performance live di qualche anno fa). La canzone é una cover di Buddy Miles. Il pezzo é molto gradevole e ha il pregio di cambiare atmosfere, un po' ci voleva.

7) Octopus Pedigree
Si ritorna immediatamente al "complicato" dopo la parentesi blueseggiante, con un pezzo che vede basso e chitarre andare spesso all'unisono e le tastiere arrabbiate di Derek in prima linea. Pezzo tipico Sherinian e che forse riporta a qualcosa del suo primissimo materiale. Grandissima la batteria di Simon Phillips. Top track 

8) Pesadelo
Titolo portoghese per un ospite che quella lingua la parla benissimo: il grandioso Kiko Loureiro.
Il titolo "incubo" calza davvero a pennello e non ci si possono non aspettare quelle atmosfere brasiliane se dai un minimo di carta bianca a Kiko, che si conferma uno dei chitarristi piú interessanti e virtuosi sulla piazza.

La sensazione di questo The phoenix é che Derek Sherinian abbia utilizzato i suoi ospiti per duetti cuciti addosso alle loro caratteristiche e questo gli fa sicuramente onore. Per il resto, non credo sia un disco che sará ricordato negli anni, ma é sicuramente un disco che soddisfa gli amanti del genere, con cambi di atmosfere e con un minutaggio non eccessivo che rende fruibile l'ascolto (quasi) a tutti.
Bravo Derek!

Voto 70/100

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