30/07/14

Videorecensione: Bryan Adams - Waking up the neighbours

Mi sono preso sul serio da solo. Nella classifica delle migliori ballad ho inserito "do I have to say the words?" di Bryan Adams e ho preso spunto da quello che accennavo in quell'articolo. In realtá non me ne fregava nulla di parlare di questo disco, volevo solo farvi notare la somiglianza tra la produzione di questo Waking up the neighbours e quelli dei Def Leppard.

28/07/14

Live report: Stryper - Frontier rock festival 02/05/14


A cura di Olaf

Onore e gloria imperitura per l'etichetta italiana Frontiers Records (da sempre impegnata nella salvaguardia del melodic Hard Rock) capace di organizzare un festival di tre giorni, sul suolo italico, con gruppi che molto raramente hanno visitato la nostra amata penisola. Tanto per fare un nome, i "biblici" Stryper sono appena alla seconda presenza in Italia nonostante trent'anni di carriera alle spalle. Per motivi economico-temporali ho partecipato solo a una delle tre date del Festival.
Grande è il rimpianto per non aver assistito alle esibizioni di gente come Hardline, W.E.T., Winger, Nightranger, Danger Danger, Jeff Scott Soto e, soprattutto, Tesla. Ma non si può avere tutto dalla vita e dovendo scegliere un'unica data non potevo che decidere per i miei adorati Stryper.

24/07/14

Live report: Dream Theater - GruVillage, Grugliasco (TO) 22 luglio 2014


A cura di Moonchild74

Premessa n°1 : come fan dei Dream Theater sono una “novellina”, li ho scoperti un paio d’anni fa grazie ( e mai termine fu più azzeccato) al consiglio di un amico. Comprai Images and Words e non fu un colpo di fulmine, non riuscivo proprio a farmi piacere quell’accozzaglia di note ( lo so lo so è un’eresia, ma all’inizio era questa l’impressione), ero una da Iron Maiden e Metallica e quello che le mie orecchie percepivano era troppo diverso da ciò a cui ero abituata, per non parlare del timbro vocale di Labrie con cui non riuscivo a fare amicizia.. Poi all’improvviso ( e mi ricordo esattamente anche quale strada stavo percorrendo in macchina) ascoltando Metropolis part 1…”You’ll find yourself swimming in a lake of fire” non so cosa cavolo è successo ma la mia mente evidentemente si è aperta e l’accozzaglia di note è diventata un’intricata e meravigliosa e sorprendente armonia. Insomma mi sono innamorata e tutto il resto ( cioè due anni trascorsi ad ascoltare quasi esclusivamente e quotidianamente la loro musica) è venuto da sé.

22/07/14

Lo sapevate che... Mike Patton

Beccatevi qualche curiositá sul mitico Mike Patton, schizofrenico leader dei Faith no more (e di altri 16000 progetti), uno dei miei cantanti e personaggi preferiti della scena rock.

- E' stato sposato con una italiana e parla un discreto italiano. Vi posto questa vecchia intervista (dove, tra l'altro, spiega una sua idea assurda).



- A proposito dei suoi 16000 progetti, potete trovare la sua voce nei Faith No More, Mr. Bungle, Fantomas, Tomahawk, Peeping Tom, Lovage, John Zorn, Dillinger Escape Plan, Hemophiliac, Mondo Cane (questo lo vedremo dopo).

- Non corre buon sangue tra lui e i Wolfmother. Tutto é partito con questa intervista durante un festival. Nella sua pagina FB, Mike ha cancellato il nome dei Wolfmother dalla locandina dello scorso British Summer Time festival.


- Il suo album preferito dei Faith no more é King for day (il piú "malato", difatti).

- E' appassionato di videogames e li doppia pure. Eccolo all'opera. Ovviamente sempre parti da psicopatico per lui.


- E' in pessimi rapporti con Antony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers che lo ha accusato (a ragione, se devo dire la mia) di scimmiottarlo nella canzone Epic dei Faith no more. Kiedis si vendicherá molti anni dopo estromettendo la band di Patton (Mr.Bungle) da alcuni grossi festival dove erano presenti i Red hot chili peppers come Headliner. Forse un po' troppo, dai...

-E' grande amico di Igor Cavalera (Sepultura) e di Cameron Diaz.

-E' riuscito a fare uscire un lato inquietante di Norah Jones nella canzone Sucker. Se conoscete la calma e gentile Norah, rimarrete abbastanza colpiti da questa canzone. Il progetto si chiamava Peeping tom.


- E' un grande fan di Stanley Kubrick e di Demetrio Stratos (dal quale ha preso ispirazione).

- Non ha piú la sensibilita della sua mano destra (anche se riesce a muoverla) a causa di un incidente durante il terzo concerto dei Faith no more, quando si taglió i tendini con una bottiglia rotta. 

- Ha registrato un disco (e portato in tour) dei successi italiani anni 50-60-70. Roba tipo "il cielo in una stanza". Il progetto (che adoro) si chiama Mondo Cane. Se non ci credete guardate il video sotto. Si, quello accanto é Roy Paci, che lo ha accompagnato in tour.


20/07/14

Chiedilo a Given to rock! - Luglio 2014

Ecco la puntata di luglio (col bene che ti voglio...).
Stavolta mi trovavo in uno zozzo pub al chiuso, per questo si vede malissimo e si sente a malapena. Ma ho deciso che il video ha il suo fascino cosí ed eccolo qui.

17/07/14

Recensione: Toseland - Renegade (2014)


E ora chi sarebbero questi? Confesso che non sapevo chi fossero, ma mi avevano positivamente impressionato come spalla di Sebastian Bach una decina di giorni fa, quindi ho cercato il nuovo album ed eccomi qui a dire due parole su questo Renegade.

Prima un brevissimo sguardo alla band, o meglio, al loro leader, dalla storia pazzesca.
James Toseland é stato un motociclista britannico. Vincitore, tra le altre cose, di due campionati Superbike. Un brutto infortunio al polso lo ha costretto al ritiro definitivo dall'attivitá agonistica ed ecco qui la professione di ripiego: il cantante.

Non conoscevo il personaggio (non seguo i motori). Ma se lo avessi conosciuto avrei detto: "questo vuole fare il musicista, chissá che minchiata ci propone adesso" Beh, grande rispetto se il risultato é questo: un gran bel disco di Hard rock classico. Senza inventare niente, ma molto molto gradevole e decisamente ben cantato. Certo, la copertina con lui che sembra stia andando a commettere un omicidio non é proprio il massimo del gusto e ricordo che l'abbigliamento di Toseland visto sul palco non era molto rock, sembrava stesse andando a cena con dei colleghi di lavoro (mi autoplagio la battuta dal live report di Seb Bach) ma in questo Renegade ci sono poche pecche: troviamo ritornelli efficaci, vocals accostabili a quelle di Myles Kennedy (giusto se volete un punto di riferimento), una bella ballad e delle belle chitarre. Lo sto ascoltando praticamente giornalmente.

Lo sto ascoltando perché il disco é come piace a me, 11 tracce con una buona varietá e con un buon mordente, con qualche pezzo che mi piace parecchio e con poche cadute. Niente che passerá alla storia, non vi aspettate il debut degli Skid row (tanto per rimanere in tema), ma di questi tempi non é facile trovare un album di Hard rock che mi soddisfi cosí, e ci é riuscito un motociclista, pensate voi.

Se avete voglia di un disco di Hard rock senza fronzoli, buttatevi tranquillamente.

Voto 70/100

Top tracks: Life is beautiful, Singer in a band, Renegade

01. Life Is Beautiful
02. Gotta Be a Better Way
03. Singer In a Band
04. Crash Landing
05. Just No Way
06. Comin' To Get Ya
07. Good Eye Blind
08. Kingdoms
09. Burning the System
10. Emergency
11. Renegade

15/07/14

Recensione: Judas priest - Redemeer of Souls (2014)


Un nuovo disco dei Judas Priest? Ma non si erano ritirati?
Si, ne parlavano, ma non lo hanno fatto (come milioni di altri gruppi). Quindi eccoli qui con il loro ennesimo disco da studio. Partiamo, prima di tutto, con Rob Halford. Lo avevo sentito male, anzi malissimo, nel tributo a Ronnie James Dio con una prestazione da "poltrona" (nel senso che sembrava cantasse mentre era seduto in poltrona), quindi avevo un po' paura ad ascoltare questo nuovo disco. Pericolo scampato: é vero che il cantato di Rob si assesta decisamente su tonalitá piú basse rispetto al passato, eliminando quasi del tutto i suoi acuti, ma almeno non ha la grinta di Stanlio e Ollio (cit) come nel disco citato. Il suo cantato, quindi, é ancora abbastanza incisivo, a parte qualche traccia. 

Riguardo il chitarrista Richie Faulkner che ha rimpiazzato lo storico K.K. Downing? Tutto Ok, il chitarrista sa il fatto suo e le chitarre in questo album suonano davvero bene. Se c'é una cosa che mi colpí dei Judas quando li vidi live 3 anni fa all' High Voltage festival qui a Londra, furono proprio i suoni delle chitarre, che suonano metal al 100%. Tutte le chitarre Heavy metal dovrebbero suonare cosí.

Il disco parte benissimo e le prime 3 canzoni colpiscono per convinzione e attitudine. Non cercate cose innovative, perché non ce ne sono, il disco é magnificamente "ignorante" e non vuole dire nulla di nuovo, pensate solo che la terza canzone si chiama Halls of Valhalla... Inoltre, alcune idee sono prese qui e li e non sará difficile dire "ah, ma questo riff ricorda quest'altro dei..." Ció nonostante il disco funziona perché fatto con molto mestiere e una produzione pressoché perfetta. Certo, ci sono un paio di canzoni che avremmo potuto fare a meno di sentire e questo mi fa incazzare parecchio in quanto le canzoni sono ben 13 e non c'éra assolutamente bisogno di riempitivi, ma vabbe', é sempre il solito discorso. Punto forte del disco é sicuramente Battle cry, dove la band sembra ringiovanita di vent'anni ed il grande Scott Travis puó finalmente lasciarsi andare ad un drumming piú veloce e variegato. Una ballata priest vecchia maniera, Beginning of the end, chiude il disco. Non sono mai stato un fan delle (poche) ballad dei Judas, ma se vi piacciono le vecchie, vi piacerá anche questa, probabilmente.

Disco magnificamente ignorante ma con qualche traccia sottotono. Se vi piace il genere e/o apprezzate i Priest, dategli un ascolto. Rispetto estremo per chi, dopo 40 anni, riesce ancora a sfornare dei buoni prodotti come questo.

Voto: 68/100

Top tracks: Dragonaut, Reedemer of souls, Battle cry
Skip track: Secrets of the dead

Tracklist:
01. Dragonaut
02. Redeemer Of Souls
03. Halls Of Valhalla
04. Sword Of Damocles
05. March Of The Damned
06. Down In Flames
07. Hell & Back
08. Cold Blooded
09. Metalizer
10. Crossfire
11. Secrets Of The Dead
12. Battle Cry
13. Beginning Of The End

12/07/14

Live report: Pearl jam - Milton Keynes Bowl 11/07/14



I Pearl jam... Ah, i Pearl jam...
Puó una band, che hai già visto 6 volte, sorprenderti? Stiamo parlando dei Pearl jam, quindi assolutamente si. Ma, come sempre, andiamo per gradi.

La marcia di avvicinamento all'arena è piacevolissima, essendo il posto immerso nel verde. Superati alcuni viali si arriva allo splendido colpo d'occhio del luogo dove si terrà il concerto, la giornata calda (beh, per l'Inghilterra) completa il bel quadro.

Verso le quattro Eddie Vedder da il ringraziamento alla sua maniera a tutti coloro che sono venuti presto. Si presenta con la chitarra e una faccia molto stanca: dice che si è alzato alle 4.45 del mattino e sembrava abbastanza contrariato per questo. Poi ci delizia con la sua voce intonando Porch, che in realtà è l'ultima canzone che avrei voluto sentire in quanto, a mio modo di vedere, assolutamente inadatta senza la band e comunque con un'interpretazione vocale troppo diversa dalla porch originale. Ma direi che non è il caso di lamentarsi.

Finita la canzone da il via ai suoi amici Off! che non sono proprio il miglior gruppo della terra nonostante la buona attitudine. Li ritroveremo più tardi. Esce da dietro le quinte Mike McCready e presenta una delle sue band preferite degli ultimi anni, i Black rebel motorcycle club. La loro performance, tra alti e bassi, è sicuramente buona e anche Mike da il suo contributo suonando nella canzone Conscience killer. Certo, la batterista era legnosa come una ragazza qualunque che ha appena cominciato il corso di batteria, ma in realtà era più apparenza che altro, perchè il drumming era comunque efficace e molto personale. La band sfrutta bene l'ora che ha a disposizione nonostante dei suoni non proprio perfetti e lascia il palco.

Aspettative dai Pearl jam? Francamente nessuna, al contrario dell'ultimo concerto visto, stavolta non ho pensato a nulla. Anzi, ad essere sincero, nell'ultimo periodo non li ho ascoltati neanche con molta frequenza. Ma i Pearl jam come al solito mi stupiscono subito, a partire dalla bizzarra opener Pendulum, direttamente dall'ultimo Lightning bolt. I toni sono bassi ma ora si alzeranno, suppongo. Neanche per sogno, la band comincia il concerto con 4 pezzi lenti, si avete letto bene, 4! In realtà dopo la terza canzone, ovvero Nothingman, potevo anche andare a casa contento perchè una delle mie preferite in assoluto che non avevo mai avuto il piacere di ascoltare in sede live. Dicevamo, cosa dovremmo mai aspettarci dopo 4 ballate? Ma le canzoni più potenti della band, ovvio. Ed ecco quindi una serie di canzoni da paura: Go, Brain of J (wow!), Comatose, Save you, Hail Hail e la rivelazione della serata Mind your manners, canzone sicuramente piacevole ma che mi ha sempre lasciato abbastanza indifferente. Beh, dal vivo è stata una bomba, lo dico senza mezzi termini, i suoni più diretti danno una spinta pazzesca alla canzone.

Eddie è sempre molto simpatico e racconta aneddoti divertenti. Ripete più volte alle prime file di stare attenti alle ragazze ed è esilarante quando si lamenta di quanto costano le birre. Le telecamere inquadrano il listino prezzo " 4 pints with carrier (che sarebbe il cartone per portarle) 20.00 pounds". Eddie dice che con quel prezzo sarebbe più adeguato avere proprio una persona (carrier) che te le viene a portare, vedere il video sotto.


La scaletta procede alla grandissima con, tra le altre, Nothing as it seems (erroneamente annunciata come canzone che non suonavano in Europa da 14 anni quando io l'ho sentita diverse volte) la mia preferita Given to fly (che continuano ad eseguire troppo velocemente), la nuova ballad Sirens (con il solo di McReady da paura), e l'energica Rearviewmirror, che chiude la prima parte dello show. C'è anche Even flow, ma non è una novità (purtroppo, aggiungo io).

La band rientra ed Eddie sottolinea il fatto che c'è una luna stupenda: parte Yellow moon, la mia preferita di Lightning bolt. C'è spazio per un bel duetto acustico con Simon Townsend e la bella I'm the answer, poi due pezzi dei Mother love bone. Seguono una serie di classici per far cantare tutti: Betterman, Jeremy, Alive, Daughter, Porch (di nuovo??) con delle videocamere intrappolate in dei palloncini, inframezzati dalle schizzate Lukin e Blood. Prima di quest'ultima, Eddie fa un bellissimo discorso sulla guerra e l'ho visto incazzato come non mai, parlando delle atrocità che l'uomo commette ("qualcuno cerca solo un motivo per uccidere"). Ho rivisto l'Eddie incazzatissimo dei primi anni di carriera. Ovviamente sottoscrivo ogni singola parola che ha detto.

C'e spazio per una chicca, la cover della non troppo conosciuta Rain dei Beatles, con al microfono uno che sembrava avessi già visto da qualche parte. A casa vengo a scoprire che è il figlio di George Harrison. Ecco dove l'avevo visto, è praticamente uguale al padre. Dopo 3 ore abbondanti, la chiusura è affidata a Rockin in the free world. Vengono chiamati gli Off! sul palco e (se non dico una fesseria), il figlio di Matt Cameron alla chitarra. Come al solito (per chi conosce i finali dei concerti dei PJ) è il delirio: tutti suonano la prima cosa che gli capita sottomano, tamburelli, piatti e strumenti vari. Adoro quando il concerto termina così.

Sulla band, poco da dire: Eddie Vedder vocalmente non è proprio quello dei giorni migliori ma si "tira" 3 ore di show includendo anche pezzi impegnativi come Lukin e Blood ed è un intrattenitore formidabile. Stone Gossard è sempre il motore della band, anche se lo sto vedendo sempre più in secondo piano, oscurato dal sempre più showman Mike McCready (la sua faccia svagata durante gli assoli è impagabile). Poi Ament che ha cambiato circa 74 bassi in 34 canzoni e la macchina (da leggersi positivamente) Cameron, stasera estremamente sorridente forse per via della presenza di alcuni parenti delle prime file. Ce n'era uno che aveva la maglietta con la scritta "Matt Fucking Cameron"!

Conclusione? Concerto pazzesco, con una scaletta ricchissima per un totale di 3h e 15 di esibizione. Vedere i Pearl jam è sempre bello come la prima volta e continuerò a vederli tutte le volte che potrò. Mi posso sbilanciare? Semplicemente la piú grande rock band dei giorni nostri.

Migliori canzoni: Nothingman, Go, Mind your manners.
Ne avrei fatto volentieri a meno: Let the records play.

Pearl Jam Setlist Milton Keynes National Bowl, Milton Keynes, England 2014, Lightning Bolt Tour

10/07/14

Live report: Sebastian Bach - 02 Academy Islington - London 09/07/14

Ecco un altro tassello, un'altra X da mettere nei "miti giovanili" visti.
Sebastian era uno degli ultimi, credo mi manchi solo Michael Kiske adesso. Ma cominciamo.. stavolta niente report video perchè non c'è proprio un cazzo da raccontare: la 02 Islington Academy non è altro che una piccola sala per concerti. Molto ben fatta, questo si, ma abbastanza piccola e assolutamente senza spazio per reportage.

Arrivo con la mia calma verso le 8 e mezza e vedo che una band è pronta ad entrare... speravo fossi arrivato con un tempismo eccezionale, ma sul palco, invece di Sebastian, mi ritrovo gli hard rockers Toseland (leggo il nome da videogioco solo adesso). Un po' di delusione iniziale, ma appena la band comincia mi ritrovo piacevolmente coinvolto nello show. Il cantante è vestito come per andare a cena con persone del suo ufficio ma glielo perdoniamo perchè ha una bella voce e il merito di conquistarsi la sua fetta di pubblico. 30 minuti di esibizione decisamente piacevoli. Anzi, me li vado a cercare.

08/07/14

Top 20: ballads (Part 2)

...continua dalla Parte 1. Per chi fosse capitato qui per caso, sappiate che è una classifica delle mie ballate preferite.

Ecco le prime 10:

10) Pink Floyd - Wish you were here
Un super classico. Che dico, un super super super classico. Quell'intro "radiofonico" di chitarra con l'altra chitarra in primo piano che ci improvvisa per poi passare ad un cantato delicato che... Oh, ma che cazzo ve la descrivo a fare, la conoscono anche i mattoni, questa canzone. E penso che siamo tutti d'accordo. O no? Pezzo che non stanca mai. Occhio che questo qui sotto sta prendendo fuoco.

9) Scorpions - Still loving you
Gli scorpions potrebbero stare anche in una classifica di "band brutte", ma questa é un'altra storia... Gli Scorpions di ballate se ne intendono, la (consigliatissima) raccolta di ballad che prende il titolo da questa canzone lo testimonia. Tra le mie 3 preferite di quel disco c'é appunto la title track (mamma mia che frase contorta) che parte un po' in sordina, ma appena attacca la distorsione il mio cervello va in corto circuito. Una di quelle che mi ha conquistato completamente solo dopo diversi anni. A volte certe cose arrivano dopo, non sei pronto. E tu, sei pronto? (da leggersi con tono da spot pubblicitario)



8) Bryan Adams - Do I have to say the words?
Ma come, non hai messo Heaven o Please forgive me? No. Avrei tanto da dire su questa canzone e sulla sua produzione (magari ne parleró in un breve futuro), ma mi piace un sacco lo stesso nonostante un finale banalissimo che stava per rovinare tutto. Una delle canzoni viste in sede live che mi ha colpito di piú. Mannaggia a lui che fa gestire il suo canale youtube da aguzzini e non fa trovare una versione live della canzone...

7) Alter bridge - Broken wings
Avrei inserito Blackbird che però penso non possa essere catalogata come ballad, quindi ecco il ripiego. E che ripiego. Non so cosa sia, se dovessi giudicare oggettivamente la canzone direi che é abbastanza canonica e "strategicamente" confezionata per la radio e il grande pubblico (quindi il male), ma il ritornello ha qualcosa di chimico che mi spinge ad alzare vorticosamente il volume. Mamma mia quanto é brutto Myles Kennedy in questa anteprima.



6) Dream theater - The spirit carries on
Non mi piace estrapolare e giudicare singolarmente le canzoni del mio album preferito in assoluto Scenes from a memory, inoltre, forse Another day (sempre dei DT) é piú canonica e sarebbe stata più adatta a questo tipo di classifica, ma appena parte l'assolo di Petrucci nel finale... no no, sai che ti dico? Chissenefrega, metto questa.

5) Pearl jam - Nothingman
Embé, che ci volete dire?
Cliccando sul link ascolterete la versione live, nettamente migliore rispetto a quella studio. Lasciatevi trasportare... (boh)

4) Aerosmith - Amazing
Gli Aerosmith sono uno di quei gruppi che di ballad buone ne hanno fatte circa 7000. Tra tutte ho scelto questa, soprattutto per il testo, che contiene un paio di perle (magari un po' scontate) che fanno la mia filosofia di vita. Tra le altre: "You have to learn to crawl, before you learn to walk" oppure "life's a journey, not a destination and you just can't tell just what tomorrow brings". Canzone che mi fa sorridere ogni singola volta che la ascolto.



3) Savatage - Believe
Epica, con un'interpretazione sofferta e intensa, Believe é per me una delle piú belle ballad di sempre (beh, sta in questa classifica, non ho bisogno di sottolinearlo). Sul testo "religioso" (il titolo é abbastanza eplicativo) avrei qualcosa da dire, ma va inquadrata nel contesto del concept di Streets, quindi va bene. Mi sto autogiustificando e sto parlando tra me e me... Ritornando in tema: epica, l'ho giá detto? I am the way I am the light, I am the dark inside the night...

2) Metallica - Nothing else matters
Per certi versi la numero uno. Canzone universale, piace ai metallari, piace alle fidanzate, alle cugine e persino alle nostre nonne. Inoltre, i suoni sono pazzeschi, l'intro é stato suonato da tutti i chitarristi dei peggiori bar di Caracas e la voce di James Hetfield si sposa a pennello con la canzone (anche se un grande plauso in questo senso va al produttore Bob Rock, che a cominciato a far cantare bene James). Ha pure un bellissimo videoclip. Ah, se non fosse per la numero uno...



1) Skid row -Wasted time
Scusatemi tanto, ma per me la vincitrice é questa. La canzone é bella, molto bella, ma quello che la rende pazzesca (alle mie orecchie) é l'interpretazione di Sebastian, che la rende assolutamente fuori dal comune per tecnica, gusto e interpretazione (appunto). Se siete capaci di cantare la parte dal minuto 5.00 ditemelo che vi vengo portare delle birre pregiate a casa. Il videoclip é orrendo, ma questa é un'altra storia. Lasciata perdere le immagini, chiudete gli occhi e ascoltate la canzone.

05/07/14

Live report: British summer time with Black Sabbath, Soundgarden, Faith no more, Motorhead, Soulfly. London 04/07/2014


Wow, ma avete visto che nomi?
Bene. Sapete cosa faccio? Essendomi improvvisato reporter, ho documentato tramite videocamera l'atmosfera di Hyde park, quindi vado dritto al sodo con una breve descrizione solamente di quanto visto sul palco. Se volete sapere del mio pass VIP, di quanta fila ci fosse per mangiare ed altri particolari insignificanti (assieme ovviamente a qualche spezzone di performance), guardate il video a fine pagina.


SOULFLY
Un non proprio smilzo Max Cavalera ci introduce i Soulfly. Beh, la forma non é proprio quella dei tempi migliori (é spongebob, direbbe il mio amico Pier), ma lui il suo mestiere lo sa fare eccome: anche senza la forma e la voce dei bei tempi riesce ad intrattenere il pubblico, che apprezza parecchio e lo segue. Dopo un qualche canzone (e qualche cover dei Sepultura), per la mia gioia entra il fratello Igor, anch'esso notevolmente sovrappeso e con una agghiacciante camicia da spiaggia (ma lo sapeva che doveva andare a suonare?) per eseguire Roots bloody roots. Avrebbero potuto pescare un po' meglio da quell'album (soprattutto per sentire meglio il drumming potente di Igor), ma me lo faccio bastare. La performance durerá poco, circa 25 minuti, ma mi ha soddisfatto.

Soulfly Setlist British Summer Time 2014, Savages Tour 2014

MOTORHEAD
Lemmy l'ho visto male, molto male. Non ero vicinissimo al palco, ma quando il megaschermo lo inquadrava, la sua cera non lasciava presagire nulla di buono. La smetto, che sto facendo l'uccello del malaugurio. Lemmy non é al massimo della forma, probabilmente non sarebbe capace di fare una passeggiata al parco ma fortunatamente di suonare é ancora capace, quasi come se fosse con il pilota automatico. I Motorhead sono una band facilissima da recensire, se li avete giá visti, i Motorhead sono quelli: "we are Motorhead and we play Rock n' roll" (uno accanto a me non era contento della definizione e ha mandato al diavolo Lemmy gridandogli: "NON FATE ROCK N' ROLL, FATE FOTTUTO HEAVY METAL". La veritá sta nel mezzo, come sempre) Poche sorprese e poche parole, tipo: "avete comprato l'ultimo album? L'avete rubato eh?". Da segnalare l'inutile presenza di Whitfield Crane dei grandi Ugly kid joe su Killed by death con il volume del microfono quasi azzerato e la performance superba di Mikkey Dee, un'assoluta macchina da guerra. Che batterista, cazzo. Non avevo mai avuto il piacere di sentirlo dal vivo.

Motörhead Setlist British Summer Time 2014 2014, Aftershock Tour

FAITH NO MORE
Un'assoluta sopresa. Li avevo giá visti un paio di anni fa alla Brixton Academy, ma la performance di oggi mi é piaciuta nettamente di piú. Comincia Zombie Eaters e c'é il Mike Patton che non ti aspetti, con un'esibizione vocale "studio". Mai lo avevo sentito eseguire una canzone dal vivo con questa "pulizia", l'ha praticamente cantata come da disco (senza urlarci, improvvisarci o imprecare, per intenderci), e a me sta cosa piace perché la canzone é una delle mie preferite in assoluto della band e la volevo ascoltare per come é stata composta. Il palco é allestito come un funerale e i 5 sono vestiti in nero, da preti. Spassosissimo sentire, tra una canzone e l'altra, le benedizioni di padre Mike che dopo 20 secondi ti manda affanculo indiavolato á la "esorcista".
La prima parte di scaletta dei FNM é la cosa che ho apprezzato di piú di tutta la giornata, praticamente fatta da tutte canzoni che adoro. Persino Cuckoo for Caca. Si, proprio quella, avete capito. Sentirla dal vivo é uno spettacolo, con Mike che fa il pazzo al microfono in maniera naturalissima. Non conoscevo una canzone verso la fine e vengo a sapere che é Leader of men un nuovo pezzo, che mi ha fatto un'ottima impressione, tra l'altro. Speriamo bene per il prossimo disco, quindi. La band esce e ritorna dopo un bel po' con due bis e con la conclusiva We care a lot. Grandissima esibizione, la mia preferita della giornata. Band in forma e Mike Patton assolutamente perfetto da tutti i punti di vista.

Faith No More Setlist British Summer Time 2014 2014

SOUNDGARDEN
L'esibizione comincia con un discorso di Chris Cornell che annuncia che questa sará l'ultima volta che la band eseguirá per intero Superunknown, disco che ha appena compiuto 20 anni (come passa il tempo, cazzo...). Con mio grande piacere noto che alla batteria c'é Matt Cameron (non doveva esserci Chamberlain?) e la formazione é quella originale al 100%. In piú entra Mike McReady dei Pearl jam su Superunknown. Antipasto di quello che vedró tra una settimana a Milton Keynes. La perfomance dei Soundgarden é senza macchia, grandi suoni e gran belle canzoni. Anzi, una macchia c'é. La mia amata Black hole sun é stata cantata da Cornell in maniera abbastanza oscena, se posso dire la mia. Usa spesso cambiare qualche linea vocale della canzone e la cosa funziona benissimo per le sue esibizioni acustiche ma assolutamente no per la versione elettrica, se devo dire la mia. Anyway, ho finalmente avuto il privilegio di ascoltare gli stacchi di batteria epici di Cameron durante questa canzone. Era una delle cose da fare prima di morire.

Soundgarden Setlist British Summer Time 2014 2014, Superunknown 20

BLACK SABBATH
L'attesa é stata incredibile, per questo evento fiumi di persone si sono riversati ad Hyde park, assolutamente mai visto cosí pieno. "Potrebbe essere il nostro ultimo concerto", ha dichiarato Tony Iommi qualche tempo fa. Penso sia plausibile. Il concerto non mi ha soddisfatto completamente: non sono un fan del cambiare l'accordatura originale delle canzoni e i Black sabbath ormai hanno le chitarre accordate á la Barry White. Va bene i suoni duri e cupi, ma alcune canzoni cosí non si possono sentire. Opinione personale, ovviamente. Il tutto, altrettanto ovviamente, é per facilitare il compito di Ozzy che voce non ne ha piú. A proposito di Ozzy, qualcuno mi diceva che canta con l'autotune, io durante tutta la performance ho notato diverse cose strane nella sua voce e non escludo ci sia di mezzo qualche marchingegno. In ogni caso, canta male anche con quelli.

A parte questo, lui é sempre simpaticissimo: tra una canzone e l'altra ogni tanta se ne esce con un "cucú" dopo qualche secondo di silenzio. Immancabili anche il "saltino" e il secchio d'acqua (che si é buttato quasi tutto addosso). Qualche canzone che ho apprezzato parecchio c'é stata: Fairies wear boots e Children of the grave, fra tutte. Ah, dimenticavo il nuovo (criticato) batterista. La sua energia a motore a volte risulta fuori contesto, ma a me in generale ha soddisfatto non poco, soprattutto in alcuni passaggi famosi di War pigs e N.I.B. Forse i puristi della band potreanno storcere il naso, ma i Black sabbath attualmente hanno un po' bisogno di energia, per ovvi motivi di anagrafe, Il tutto si chiude con una Paranoid cantata da tutto il pubblico bagnato (pioveva eh, niente riferimenti sessuali) e con dei brevi fuochi d'artificio che mandano a casa tutti contenti per la splendida giornata di rock con la R maiuscola. Se volete vedere i fuochi d'artificio, andate al video a fondo pagina.

Black Sabbath Setlist British Summer Time 2014 2014, 13 Tour

04/07/14

Intervista: Rudy Rotta


Abbiamo l'onore di intervistare un grande della musica come Rudy Rotta che vanta una serie di collaborazioni con mostri sacri del calibro di B.B. King, John Mayall, Etta James, Brian Auger, Taj Mahal, solo per fare alcuni nomi... Dopo gli album “Some Of My Favorite Songs” del 2004 e “Winds Of Louisiana” del 2006 con il fior fiore dei musicisti americani, la partecipazione nel 2013 a Roxy Bar con Red Ronnie e dopo avere ospitato sul palco nell'Ottobre 2013 il grande Larry Carlton “Mr. 335”, Rudy Rotta fa ora ritorno con “The Beatles vs The Rolling Stones”, il suo personale tributo alle due mitiche band britanniche.

03/07/14

Recensione: Mastodon - Once more 'round the sun (2014)


Recensione a cura di Antonio Spina.

Puó una band che ha fatto della “pesantezza sonora” la sua arma letale per sfondare le porte dell’Olimpo heavy metal, ridimensionare la sua natura senza pero’ alterare se stessa cambiando genere musicale, con il rischio di scadere nell’abbisso della melma musicale che, ahimè, attanaglia i giorni nostri? Bene. Ad una tanto chilometrica domanda é possibile rispondere con un “ASSOLUTAMENTE SI” che potrebbe far distorcere il naso ai piu’. 

I Mastodon-tici quattro di Atlanta sembrano aver trovato la ricetta giusta per proporre al pubblico un heavy-metal che sia mainstream e piú accessibile alle orecchie piú “delicate”. Attenzione pero’ a non confondere le idee aspettandosi un disco soft perche Once More Round The Sun non lo é. Magari per i fan piu’ sfegatati (come il sottoscritto) potrebbe essere un cambiamento di rotta rispetto a pezzi da battaglia come Crusher Destroyer o Shadows that move e forse lo é. Ma a volte i cambiamenti di direzione rappresentano non tanto un'involuzione ma un'evoluzione qualitativa in tutti gli aspetti che compongono la struttura di un album. Once More Round The Sun si apre con Tread Lightly: intro di chitarra acustica e via con un accordo in power-chord che apre le danze. La voce di Sanders si fa piu’ melodica, meno growl (quasi scomparso nell’intero disco) e lo si evince dal bridge-ritornello, un’apoteosi epica canora contornata dai cori sempre presenti del batterista Brann Dailor. Ed e’ proprio Dailor la voce di Motherload. E’ vero, tre-quarti dei componenti della band hanno dato le voci alternandosi negli album precedenti e continuano a farlo in questo disco,ma la palma del “migliore” va proprio a Dailor: in Motherload si assiste a quello che potrebbe essere eletto come “miglior chorus dell’anno 2014”(non ancora concluso pero’). Il pezzo é quanto di piu’ orecchiabile ci si possa aspettare ed il ritmo incalzante e coinvolgente ne fanno forse il pezzo migliore in termini radiofonici. A proposito di radio High Road é il singolo lanciato dalla band per introdurre al disco. Mi ha subito colpito soprattutto dopo averne visto il video(del quale consiglio la visione). Il singolo funziona…funziona alla grande e fa muovere la testa che e’ un piacere. Qui il ritornello e’ cantato sempre dal buon Dailor il quale riesce ad addolcire la strofa baritona e possente di Sanders. Il pezzo non ha pause ne cali ritmici…e’ continuo e scorre che e’ una favola. Sulla scia dei precedenti pezzi troviamo il brano omonimo Once More Round The Sun, cantato dal chitarrista Brent Hinds. Questi cantano proprio tutti!!! (ad eccezione dell’altro chitarrista Bill Kelliher che si limita ai cori). Il mood e’ un allegretto fottutamente rocknroll e traghetta il disco al quinto pezzo Chimes at Midnight.

A questo punto dopo aver ascoltato i primi quattro pezzi qualcuno avrebbe potuto domandarsi:” Ma sono i Mastodon!?!?!?!”. Beh si…sono proprio loro,non ci credevo nemmeno io. Se avevate intenzione di ascoltare un pezzo piu’ complesso e articolato Chimes at Midnight e’ quello che stavate aspettando. Un intro ipnotica esplode in un incedere incessante di chitarre concatenate con i ritmi costanti e diretti di una batteria registrata davvero alla perfezione(suono incredibile). Asleep in the deep e Feast your eyes sono i pezzi piu’ “prog” del disco. Entrambi bene strutturati,arrangiati alla perfezione che fa anche schifo…..non si riesce proprio a trovare un difetto a questo disco. I suoni sono una meraviglia, mai plasticosi e sempre ben definiti. Con Aunt Lisa raggiungiamo il punto piu’ alto del disco:pezzo azzeccatissimo nel quale si alternano le voci di Hinds e Dalor. I tempi irregolari e le acrobazie batteristiche si alternano a melodie disincantate inframezzate a meta’ pezzo dal primo grohl del disco che introduce un outro al quanto “ramonesiano” ai cori di “Hey oh let’s fuckin’ go!”. Ember city e Halloween sono i due pezzi che introducono la fine del disco.Entrambi sulla stessa cresta d’onda di primi brani del disco. Coinvolgenti,diretti, senza metti termini e volti a catturare l’attenzione dell’ascoltatore fin dal primo approccio. Mai banali,mai ripetitivi. Se cercavate l’Oblivion della situazione (mi riferisco al pezzo di apertura del disco Crack the skye) l’avete trovato nel pezzo di chiusura: Diamond in the witch house. Qui tutta l’anima prog della band appare nella sua massima espressione, in sette minuti nel quale e’ impossibile skippare pezzo perche’ ci si aspetta sempre qualcosa:un cambio di tempo, una linea vocale in dissonanza piuttosto che l’introduzione di sintetizzatori…e si viene accontentati in tutti i casi. Una suite di note efficace e in grado di lasciare l’ascoltatore con un senso di pienezza una volta concluso l’ascolto del disco. Difficile.

Molto difficile se non impossibile trovare un difetto a questo CAPOLAVORO musicale, di una band che con la sua voglia di rock, puro e crudo, riesce a lasciare indietro anni luce le dirette concorrente in termini di conciliazione degli aspetti di composing, gusto musicale, tecnica e feeling. Non a caso in Inghilterra ha raggiunto nel giro di pochi giorni le vette delle classifiche. Quell’Inghilterra nel quale l’heavy metal é nato. E gli inglesi certe cose ce le hanno proprio nel sangue. Buongustai. Disco da insegnare nelle scuole. 

VOTO 9,5 (mezzo punto in meno perche’ avrei preferito la presenza di alcune bonus tracks)

Tracklist:
01.Tread Lightly

02.The Motherload
03.High Road
04.Once More 'Round the Sun
05.Chimes at Midnight
06.Asleep in the Deep
07.Feast Your Eyes
08.Aunt Lisa (feat. The Coathangers)
09.Ember City
10.Halloween
11.Diamond in the Witch House (feat. Scott Kelly)

02/07/14

Recensione: Rooster Faces - Rooster faces (EP 2014)


Recensione a cura di Eli Brant.

Un debutto coi fiocchi! 

I catanesi Rooster Faces non sbagliano un colpo con il loro EP omonimo: 6 tracce di puro hard rock. I ragazzi conoscono bene la lezione, ma non si limitano solo a questo. La band presenta già un sound pieno ed immediatamente riconoscibile, riuscendo ad evitare le insidie del "già sentito" insite nei generi vintage. Al primo ascolto sopravvengono ricordi lontani degli Slash's snakepit, ma poi la voce graffiante ed il sound grezzo riportano alla luce anche sonorità più recenti com i primi DOWN. Sono solo impressioni che possono aiutare a delimitare a grandi linee il campo d'azione dei R.F. 

In questo EP, oltre agli ottimi virtuosismi chitarristici, c'è sicuramente da apprezzare l'accuratezza dei cori, davvero originali e opportunamente calibrati all'interno dei pezzi. Una chicca poi è certamente l'uso dell'armonica, che dona al sound dei Rooster Faces un piglio sudista molto indovinato. Una menzione speciale va anche alla registrazione, ottima anche in tempi di "magra" come i nostri. 

Se proprio si ha voglia di cercare il pelo nell'uovo, i R.F. peccano forse un pò di innocenza artistica. Manca ancora un pizzico di evoluzione nel sound, specie per quanto riguarda la fase compositiva dei brani che, alla lunga, tendono a somigliarsi tra loro. La voce, infine, molto caratteristica ed incisiva, a volte si sovrappone alla linea musicale, affaticando l'ascolto del pezzo. Sono solo alcune sbavature di un esordio ottimo che ci auguriamo possa avere presto una sua versione più completa in forma di album. Un grande in bocca al lupo ai Rooster Faces e ..buon ascolto! 

VOTO: 8

ROOSTER FACES
Antonio Spina-Vocals,lead guitar and harmonica
Fabrizio Galletta-Bass guitar
Claudio Vezzi-Rhythm guitar
Valerio Giannetto-drums


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01/07/14

I 5 momenti di...Dream theater - Dream theater

Non sapevo cosa minchia scrivere oggi quindi ho riciclato questo video giá presente nella recensione del disco in questione. Nel caso ve lo foste perso, eccolo qui in tutta la sua inutilitá.

Sono i miei 5 momenti preferiti del disco.