30/12/12

Recensione: Spreadin' fear - Mankind (2012)

Sono passati 4 anni dalla prima (ottima) demo Pieces of mankind e ci vorrebbe lo sceneggiatore di Beautiful per raccontare al meglio i successivi cambi di line-up e le varie vicissitudini degli Spreadin' fear. Se guardate il booklet e i vari credits, ne uscirete come minimo con un feroce mal di testa. Io non sono in grado di raccontare il tutto, perché non faccio lo sceneggiatore di soap opera, quindi me ne lavo le mani.
Parlando di musica, evitando le mie fesserie, Mankind rappresenta l'evoluzione della band: forti prerogative thrash con alcune tinte progressive. Descrivere la band a chi non la conosce non é cosa semplice, diciamo che sembra di ascoltare gli Opeth misti ai (nuovi) Machine head misti ai Pain of Salvation, con un pizzico di Pantera, Dream theater e Metallica. 

Mankind é un concept sulla natura e condizione umana, le prime righe del booklet recitano (piú o meno):  "La storia del genere umano denota come l'umanitá si allontana sempre piú dalla sua condizione naturale: é una continua perdita d'innocenza..." il resto lo lascio scoprire a voi.

Le canzoni sono molto varie e curate, complice una gestazione molto lunga, e la prova dei singoli musicisti é ottima: alle chitarre il riffing (spesso incrociato) di Silvio e Fabio é sempre preciso e solido, cosí come il doppio pedale affilato (!?) di Alfio e le diversificazioni sul tema del bassista Andrea. Ottima anche la prova vocale di Fano, che se la cava egregiamente su tutti i fronti: growl, pulito e aggressivo, anche se la sua voce, in piú di un frangente, da la sensazione non andare a pieni giri in quanto le linee vocali erano state scritte per una voce con caratteristiche diverse. Smettendola di cercare il pelo nel pagliaio (cit.), un complimento ad ogni singolo componente della band per il lavoro svolto.
Mankind si apre come vecchi lavori thrash anni 80, ovvero con un tranquillo prologo (Prologue, appunto) che sfocia nella vera opener del disco, John Doe, dove i riff pesanti, i ritmi serrati e il doppio pedale affilato (quello di prima) cominciano a farci compagnia. Il miglior pregio della band, tecnica a parte, é che riesce a creare una buona varietá di atmosfere,  ci ritroviamo spesso a passare da fraseggi tipicamente thrash ad altri piú classic metal, fino a fraseggi puliti (qualcuno direbbe asciutti), con conseguenti cambi di vocals, di atmosfere e di velocitá, con dei passaggi chitarristici e dei soli sempre all'altezza della situazione. Emblematiche in questo senso la lunga (fin troppo, in veritá) Artificial Paradises, poi Solitude e soprattutto Lost in the machine, che risultano, infatti, le piú ispirate del disco. Mankind si chiude magnificamente come era iniziato, con un bellissimo epilogo, con arpeggio, armonici e un solo da tramandare ai posteri (sempre possessori delle ardue sentenze).

Mankind é un disco autoprodotto di una band senza contratto, ma che non ha niente da invidiare a molti dischi che si trovano negli scaffali del settore thrash metal del vostro negozio di fiducia.
Ascoltatelo (non sono sicuro dove vada l'accento, in ogni caso, se vi do del tu, non penso vi offendiate).

Top tracks: Lost in the machine, Solitude.

Tracklist:

1) Prologue
2) John Doe
3) Insomnia
4) Artificial Paradises
5) Burning City
6) The cage
7) Lost in the machine
8) Solitude
9) Asylum
10) Luring
11) Epilogue

https://www.facebook.com/Spreadinfear

22/12/12

Buone feste!!

Stranamente sopravvissuti alla profezia maya, diventa doveroso farvi gli auguri di buone feste!

Le nostre speranze per il 2013? Speriamo che le telenovelas di Mike Portnoy-Dream theater e Geoff Tate-Queensryche non finiscano,  che i Green day la smettano per un po' di sfornare album e che non esca l'ennesimo live degli Iron Maiden.
Al contrario, aspettiamo tante belle nuove uscite, i nuovi album di: Iron maiden (appunto, speriamo non ci facciano la bella sorpresa di farci trovare un live), Pearl Jam, Bon Jovi, Black sabbath, Deep purple, Dream theater, Megadeth, Thin Lizzy e tanti altri.

16/12/12

2013, cosa succederá?



Il 2012 ha visto i soliti litigi, le solite proposte di reunion e situazioni improbabili. Cosa ci riserverá il 2013?
(La foto sopra non c'entra nulla, era solo per dare un po' di colore all'articolo)

15/12/12

La discografia (semiseria): Guns N' Roses.

Ed eccoci alla discografia di quegli affabili e tranquilli ragazzi dei Guns n' roses.
La discografia è, purtroppo, molto breve a causa di quel buontempone di Axl Rose (stando alle parole di Slash) e di quel farabutto di Slash (stando alle parole di Axl).
Se volete la mia, credo piú alle parole di Slash.

Se dovessi dare un titolo al tutto direi: una fortuna buttata nel cesso. 

Vabbè, cominciamo:

Appetite for destruction (1987)
Il debut! Brutti come la fame, piú poveri di Oliver twist e più rissosi di Chuck Norris, questi ragazzacci si affacciano nel mondo della musica con un dischetto niente male, ovvero con uno dei debut album migliori di sempre. Sul disco: poche storie, chi lo conosce lo ama.
Se lo conoscete e non lo amate è soltanto perché ascoltate Orietta Berti o Marcella Bella. 

Voto 95/100
Top songs: Sweet child o'mine, Paradise city, Rocket queen
Skip song: Anything goes


Lies (1988)
Uscito per cavalcare un po' il successo del primo album, questo disco comprende l'EP Live like a suicide, registrato prima del debut e 4 (ottime) canzoni acustiche, compresa One in a million con cui Axl è riuscito a farsi odiare da mezzo mondo per il suo testo pieno di amore verso gli extracomunitari e i gay. Il disco non ha né capo né coda ma le canzoni sono belle lo stesso.
Il gruppo comincia a strafarsi e a fare a botte in tutti i paesi del mondo.

Voto: boh
Top song: patience


Use your illusion I (1991) 
Questi pazzi scatenati hanno fatto uscire due dischi lunghissimi nello stesso periodo ma è pure vero che di anni dal debut ne sono passati 4, quindi ok (sto facendo tutto io, ne sono consapevole).
In questo disco si trova di tutto: capolavori, pezzi meno riusciti, pezzi col piano, pezzi street rock, cover, esperimenti e sassofoni (elemento che non piace manco per niente a Slash). Quello che non si trova più è il batterista Steven Adler che era strafatto come una scimmia (boh) e che la band ha, più o meno gentilmente, accompagnato alla porta. In realtà credo non molto gentilmente.

Voto 80/100
Top songs: Don't cry, November rain, Coma.

Use your illusion II (1991)
Il secondo capitolo ha un po' piú senno del primo e ha anche molti piú capolavori, non per niente è il mio disco dei Guns preferito: testi schizzati (non che quelli del primo capitolo siano da meno, sia chiaro), tanto talento e buon gusto. In Get in the ring Axl di buon gusto ne ha poco e manda al diavolo tutti i giornalisti che hanno scritto cose che non gli sono piaciute. La band era a corto di idee per la seconda copertina quindi ha usato la stessa del primo, peró di diverso colore.

Voto 95/100
Top songs: Civil war, Estranged, Get in the ring

The spaghetti incident (1993)
I ragazzi della band si pestavano e si sbronzavano dalla mattina alla sera, quindi di canzoni nuove neanche a parlarne, dato che sui due Illusion ne hanno pubblicate circa 190. Ecco quindi questa raccolta di cover pseudo punk che prende il nome da un fatto accaduto a degli spaghetti che stava preparando Steven Adler, se non ricordo male. Certo, potrei anche informarmi meglio, ma non credo sia così interessante. Il disco non é male a dire il vero, ma la copertina grida vendetta tanto é brutta: un piatto di spaghetti, che sembrano pure fare schifo, tra l'altro. La band comincia a fare a botte (più del solito) e si scioglie.

Voto 65/100
Top songs: Attitude, Ain't fun, New rose
Skip song: Human Being

Chinese democracy (2008)
Questi non sono i Guns n' roses, questo é Axl rose da solo (dato che ha cacciato tutti) che gioca con mixer e console e combina un manicomio reclutando i musicisti piú disparati e mettendoci 15 anni per fare un disco, per di più neanche troppo decente: Chinese Democracy é il disco piú costoso e con piú anni di realizzazione alle spalle della storia della musica. Bravo Axl, bravissimo.

Voto 40/100 (in memoria dei vecchi tempi) 
Top e skip song: non lo so perché non ho mai associato i titoli alle canzoni, mi ricordo che la 4 é bella.

Tanto per non lasciarci con il brutto ricordo di Chinese Democracy, vi lascio con una canzone gloriosa dei G N' R, la prima che mi capita sotto tiro tanto si può pescare quasi a caso.

11/12/12

Recensione: Green day -Tré! (2012)


E questa sarebbe la fine della trilogia? Uno, dos e tre sarebbe una trilogia? Tse. Anche Trè cool in copertina, sembra essere d'accordo con me, guardate che faccia che ha!
La domanda che mi faccio é sempre la solita: che senso ha, artisticamente, pubblicare tre dischi pieni di riempitivi, quando con quel materiale potevi pubblicare tranquillamente un ottimo disco da rimandare ai posteri (giudicatori delle ardue sentenze e dei buoni dischi)?
La domanda assume un altro senso se si guarda il conto in banca, ovviamente.

Critiche alla "trilogia" a parte (trilogia, tse), questo Tre! è nettamente il peggiore dei Tre (scusate il gioco di parole). Uno e Dos si somigliavano molto: molte canzoncine carine, qualche altra da buttare nel dimenticatoio e poche altre non buone neanche per il dimenticatoio (Kill the dj e Nightlife me le sogno la notte!). In Tre! la storia funziona diversamente: il dimenticatoio è li appostato che aspetta quasi tutti i brani. "Ciao, sono il dimenticatoio, felice di conoscerti".

L'apertura del disco è spiazzante, Brutal love, una semiballad, per nulla epocale, ci fa temere che la noia ci accompagnerà per tutta la durata del disco. Sará cosí? Assolutamente sí. Poche idee per le 12 canzoni, spesso ci ritroviamo ad ascoltare le stesse frasi e gli stessi motivetti per tutta la durata di esse: Drama queen é uguale per tutto il primo minuto (ne dura 3),  99 revolutions dove Billie Joe ha registrato una volta la frase "99 revolutions tonight" e con uno splendido copia incolla ha ottenuto 2 minuti di canzone, Walk Away (dove arrivati al terzo minuto preferireste andare a scopare il mare piuttosto che sentire di nuovo l'espressione Walk away) la conclusiva The forgotten (colonna sonora di uno dei 60 film di Twilight) che ha delle orchestrazioni niente male, ma é di una noia mortale (e l'assolo ha la struttura di quello Slash su Knockin on heaven's door) . L'unico pezzo degno di nota di quest'album é Dirty rotten bastard, probabilmente l'unico pezzo scritto in piú di 6 minuti, dove quantomeno ci sono delle idee e della grinta. Per il resto, buio totale.

Green day, smettetela di scrivere le canzoni in 2 minuti e alzate la distorsione alle chitarre. E soprattutto, non vi azzardate a fare piú trilogie come questa.

Se siete curiosi:
Recensione Uno!
Recensione Dos!
Recensione Tre! (è questa!)

Voto 45/100

Top song: Dirty rotten bastard
Skip song: 99 Revolutions, Drama queen, The forgotten

Tracklist:
1. Brutal Love
2. Missing You
3. 8th Avenue Serenade
4. Drama Queen
5. X-Kid
6. Sex, Drugs & Violence
7. A Little Boy Named Train
8. Amanda
9. Walk Away
10. Dirty Rotten Bastards
11. 99 Revolutions
12. The Forgotten
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  • 08/12/12

    Top 10: Top album 2012

    Ed eccoci alla consueta classifica di fine anno! (Consueta? Ma se é la prima volta che la faccio!)

    Ecco la mia personale top 10 dei dischi usciti in questo 2012.

    Pronti? No? Chissenefrega, comincio (a ritroso)



    10) Soundgarden - King animal (clicca per la recensione completa)
    Sapete quando pensate che un disco non sia niente di che, ma poi vi ritrovate ad ascoltarlo piú spesso di altri che vi sono realmente piaciuti? Ecco, questo é il caso. Il disco non mi dice niente e non ha particolari spunti che riescono ad emozionarmi realmente, peró continuo ad ascoltarlo. Strani questi esseri umani (!?)


    9) Europe - Bag of bones  (clicca per la recensione completa)
    Si, sono proprio quelli di  The final Countdown, e ci dimostrano che sanno fare ancora buona musica. E questo é probabilmente il loro miglior disco da quelli superfamosissimi (e con le tastiere superpompose) degli anni 80. Pararapaaaapaaaaaaaaa Parapappappaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa (Questo disco é completamente diverso, sia chiaro)


    8) Black country communion- Afterglow (clicca per la recensione completa)
    Quel diavolone spelacchiato di Glen Hughes (con i suoi compagni di sventura) ha fatto centro ancora una volta. Prestazione vocale superba e hard rock di altissima fattura. Garanzia


    7) Aerosmith- Music from another dimension: (clicca per la recensione completa)
    Dopo clamorosi e ingiustificati rinvii gli Aerosmith si fanno perdonare (dal sottoscritto) con un buonissimo disco, magari un po' troppo lungo, ma con tantissimi spunti di classe stile Aerosmith. Steven Tyler canta meglio di tutti anche da vecchio.
     

    6) Tremonti- All I was (clicca per la recensiona completa)
    No, ovviamente non é il ministro dell'economia.
    E chi se lo aspettava da Mark Tremonti? Disco solista cazzuto imperdibile per gli amanti del riffing pesante del ministro, ehm di Mark.


    5) Van Halen - A different kind of truth (clicca per la recensione completa)
    L'ennesimo ritorno. I Van Halen con David Lee Roth ritornano nei nostri stereo (nel mio, perlomeno).
    Probabilmente gli servivano soldi, ma il risultato é dannatamente buono e ci sono un sacco di pezzi che potrebbero stare su album di 20 anni fa. Molti dei quali, infatti, sono stati scritti 20 anni fa.


    4) Rush - Clockwork angels
    In realtá non amo particolarmente i Rush, ma so riconoscere quando un disco é notevole, a prescindere dai gusti e dalle preferenze musicali. I Rush continuano a scrivere album favolosi, questa é la veritá. Bella anche la copertina. Lunga vita a questi vecchietti.


    3) Stone sour - House of gold & bones (clicca per la recensione completa)
    Mea culpa. Ho scoperto questo album in ritardo e per questo ho modificato la classifica. Vado a darmi 100 frustate in salotto.
    La parte I é uscita nel 2012, la parte II nel 2013. Io, per lavarmene le mani (con immensa professionalitá), ho fatto una recensione unica per entrambi i dischi che meritano eccome, soprattutto la parte I, difatti é finita direttamente nella top 3.


    2) Slash - Apocalyptic love (clicca per la recensione completa)
    Disco passeggero un cazzo! Dopo tanti mesi continuo ad ascoltare Apocalyptic Love. E piú lo ascolto e piú mi piace (e piú muovo la testa su Hard and fast). Mi sbilancio ulteriormente dicendo che é il miglior disco solista di Slash, per quanto mi riguarda. Ecco, l'ho detto.

    Flying colors (clicca per la recensione completa)
    Disco che trasuda classe da ogni angolo del cd (che in realtá é rotondo). Pensavo fosse il solito progetto perditempo di Portnoy, invece mi sono ritrovato con un gioellino di Prog rock.
    Ah, ci sono anche Steve morse e Neal Morse, mica due da buttare eh. Disco per tutte le occasioni.
    Ascoltatevi Blue ocean qui sotto vah, perché una canzone vale piú di mille parole (slogan coniato in questo preciso istante)


    05/12/12

    Live report: Rolling Stones - 02 Arena, London 25/11/2012

    A cura di Valerio Giannetto.

    Il momento tanto atteso è finalmente giunto: il 25 Novembre i Rolling Stones hanno festeggiato cinquant'anni di onorata carriera alla 02 Arena di Londra, prima di una serie di quattro date tra il Regno Unito e la Grande Mela. Il concerto, i cui biglietti sono andati sold out in sette minuti, non ha deluso le attese, proponendo ai fan un repertorio variegato, con un assortimento di pezzi niente male.

    L’evento si è aperto con una parata di percussionisti travestiti da gorilla (un omaggio all’artwork di Grrr!, raccolta dei maggiori successi della band) sulle note dell’intro di Sympathy for the Devil. Subito dopo entrano i nostri, l’emozione è palpabile.Mick Jagger, magro come non mai, sembra ancora un ragazzino, lo stesso vale per Keith Richards e Ron Wood, nonostante le numerose rughe che segnano i loro volti, Charlie Watts, flemmatico come non mai, non cambierà espressione per tutto il concerto.
    Si comincia con I wanna be your man, scritta dal duo Lennon/McCartney, che le pietre rotolanti non proponevano dal vivo dal 1964, per accarezzare classici come Paint it Black e Gimme Shelter, cantata magistralmente da Mary J. "bootylicious" Blige.
    Jagger scherza con il pubblico, coinvolgendo anche gli spettatori appaiati in piccionaia, posti definiti ironicamente “cheap seats” (i prezzi dei biglietti oscillavano tra i 100 e i 900 pound nda).


    Altre importanti collaborazioni non sono mancate: sul palco hanno accompagnato gli Stones nella loro festa anche Jeff Beck, che ha dato prova della sua immensa classe durante la cover di I'm Going Down e due ex, segnatamente Bill "suono solo con il pollice" Wyman e Mick Taylor, entrambi visibilmente emozionati dopo anni di lontananza dalle scene.

    Momenti epici della serata sono stati i classici You can't always get what you want (lisergico il coro che apre questo pezzo), Tumbling Dice, l’epica ballata Wild Horses e l’encore conclusivo con Jumping Jack Flash.
    Personalmente ho trovato ridondante il secondo pezzo inedito tratto da Grrr, One More Shot, vagamente somigliante a You Shook me All Night Long, al quale avrei preferito qualche classico mancato all’appello come Ruby Tuesday o Can’t Your Hear Me Knockin’.
    Pollice in su per gli effetti scenici(su tutti la boccaccia degli Stones che faceva da sfondo alla scenografia) e il posizionamento dei maxischermi, indispensabili per poter goder appieno lo spettacolo anche dalle posizioni meno privilegiate.
    In conclusione, un concerto che meritava di essere visto, nonostante i prezzi fuori mercato dei biglietti, per una band che sembra non aver perso il mordente e che ha influenzato in maniera irreversibile la musica dei nostri giorni.
    Per chi volesse vedere dal vivo gli Stones, vari rumor li vogliono headliner al festival britannico di Glastonbury, in programma questa estate.


    Setlist:
    I Wanna Be Your Man (The Beatles cover)
    Get Off of My Cloud
    It’s All Over Now (The Valentinos cover)
    Paint It Black
    Gimme Shelter (w Mary J. Blige)
    Wild Horses
    All Down the Line
    I’m Going Down (w Jeff Beck)
    Out of Control
    One More Shot
    Doom and Gloom
    It’s Only Rock ‘n’ Roll (But I Like It) (w Bill Wyman)
    Honky Tonk Women (w Grrregory)
    Before They Make Me Run (cantata da Keith Richards)
    Happy (cantata da Keith Richards)
    Midnight Rambler (w Mick Taylor)
    Miss You
    Start Me Up
    Tumbling Dice
    Brown Sugar
    Sympathy For The Devil
    You Can’t Always Get What You Want
    Jumpin’ Jack Flash

    30/11/12

    Recensione: Soul Asylum - Delayed reaction (2012)


    E adesso chi sono questi?? Come "chi sono questi"? Non conoscete i Soul Asylum?? Certo, mi rendo conto che non viene voglia di approcciarsi a questo gruppo guardando la terribile copertina qui accanto che sembra presa da uno spot di qualche prodotto intimo femminile, ma vabbè...
    I Soul asylum sono un gruppo dalla storia molto travagliata che ascolto da sempre, capitanati dal famoso (negli anni 90, anche per essere stato il compagno di Winona Rider) Dave Pirner.

    27/11/12

    La discografia (semiseria): Pearl jam

    Eccoci qui per un asltro capitolo dedicato alle discografie semiserie, oggi parleró dei Pearl jam, meglio conosciuti come Peggem. Senza live perché ne hanno pubblicati 800 (sul serio!)

    Annamo!
       
    Ten (1991)
    Sarebbe giusto parlarvi dell'inizio traumatico e complesso della band, ma me ne fotto e non lo faccio. Un giovincello di nome Eddie Vedder si vuole divorare il microfono (é una metafora, eh) e Ten diventa uno dei debut album piú importanti e influenti della storia della musica. Mi volete smentire? Osate se avete il coraggio. Gran disco con una produzione non proprio personalissima, ma con canzoni che dopo 20 anni sono ancora tra le piú cantate ai loro concerti. Voto 88/100
    Top songs: Alive, Black, Jeremy

    23/11/12

    Recensione: Black Country Communion - Afterglow (2012)

    Ho sempre pensato: i Black country communion non sarebbero un gruppo migliore se tutti i pezzi li scrivesse Glenn Hughes? La risposta l'ho avuta da solo, ascoltando Afterglow, nato inizialmente come disco solista di Hughes, ma che, convinto dal produttore, è diventato la terza fatica in studio della band. Ah, la risposta è no.
    Afterglow è infatti un gran disco, magnificamente cantato e suonato da quel mostro che è Glenn Hughes (accompagnato da musicisti quali Bonamassa, Sherinian e Bonham Jr.), ma che ha il difetto della ripetitività. Grandi canzoni singolamente, ma disco che nel complesso è fin troppo omogeneo, senza cambi di registro. Tuttavia non voglio fare troppo il pignolo, in Afterglow di buona musica ce n'è davvero tanta e il cantante è addirittura divino in alcune canzoni [su tutte The circle, Midnight sun (con il riff iniziale di Gates of tomorrow dei Maiden) e Cry Freedom, dove straccia Bonamassa in un duetto vocale], così come la prova della band. Forse manca di alcuni picchi che il primo e secondo capitolo avevano, ma complessivamente ci sono molte meno cadute di tono (i passaggi strumentali di Bonamassa, assenti in questo disco, molto spesso mi hanno fatto sbadigliare), se è meglio o peggio decidetelo voi. Di sicuro, se volete ascoltare un buon disco, Afterglow è sicuramente consigliato.

    20/11/12

    La discografia (semiseria): Iron Maiden

    Benvenuti alla sezione "Discografie semiserie".
    Se volete conoscere nel dettaglio un dato gruppo, se volete sapere da quale disco partire (o quale evitare come la peste) o semplicemente conoscere la mia autorevolissima (si, come no) opinione sui dischi in questione, siete nel posto giusto.

    Comincio con gruppo che conoscono anche i sassi, ma che a me sta particolarmente a cuore, gli Iron Maiden.
    Vediamo che hanno fatto di bello sti ragazzuoli (in studio) e la loro mascotte Eddie.

    NB Le raccolte ed i live sono sono esclusi perché mi ci vorrebbero 2 anni per elencarli tutti.

    1980 - Iron Maiden
    E si comincia... Ma che é sto coso spelacchiato in copertina? Per fortuna Eddie migliorerá col passare del tempo, per adesso non fa paura manco a topo gigio. Produzione scarna, pure troppo, ma canzoni che spaccano. Il debut Iron maiden é un gioiellino e Phantom of the opera vale da sola tutto il disco. Parapaparaparapapapapapapapa (phantom of the opera). 
    Voto 81/100
    Top songs: Iron Maiden, Phantom of the opera, Running free

    1981 - Killers
    Mi faró molti nemici per questo (!), ma non considero Killers un gran disco. A parte la title track, Wrathchild e un altro paio di canzoni, considero questo disco uno scarto del debut. Se mi sente Phil Anselmo (Killers é il suo disco preferito), mi gonfia come un pallone. Eddie si é rifatto il look ed é stato assoldato per atti vandalici/omicidi.
    Voto 67/100
    Top songs: Killers, Wratchild, Genghis khan

    1982 - The Number 
    Of The 
    Beast
    Finalmente Bruce Dickinson!! Non me ne voglia Paul Di anno, ma con Bruce i Maiden sono un'altra cosa. The number of the beast é la consacrazione della band. Dickinson litiga con il produttore su come registrare la title track, ma alla fine risulterà uno dei dischi piú importanti dell'heavy metal. A parte Gangland (anche Invaders, onestamente), sono tutti capolavori. Eddie si é (giustamente) montato la testa e pensa di essere piú importante del demonio. 
    Voto 92/100
    Top songs: The number of the beast, Hallowed be thy name, Run to the hills
    Skip song: Gangland 

    1983 - Piece Of Mind
    Clive Burr abbandona la band ed entra Nicko! Il sound cambierá per sempre e il suo titipá tititipá sul ride in ogni singola canzona da li a 30 anni, diventerá un marchio di fabbrica. Sul disco, poche storie. Band in formissima e pezzi all'altezza del precedente capitolo. Qualche passaggio discutibile, ma i capolavori non si fanno desiderare. Eddie nel frattempo é in manicomio. Flight as hiiiigh as theeeee suuuuuuuunnnnnnnnnn AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
    Voto 89/10
    Top tracks: Revelations. The trooper, Flight of Icarus
    Skip song: Quest for fire

    1984 - Powerslave
    Il mio preferito! Eddié é una sfinge egizia e Aces High, Powerslave e The rime of the ancient mariner possono competere con qualsiasi canzone al mondo. A parte una canzone (e mezza) il disco é da portare in trionfo (!?). Sono venuto a sapere che nelle nuove ristampe hanno tagliato la brevissima introduzione della title track. Roba da metterli in galera. La cito io per rendergli omaggio e non dimenticare: Ohhhhhhhhhhh ihihihihihihihi (l'intro di Powerslave)
    Voto 95/100
    Top songs: indovinate?
    Skip song: The duellist

    1986 - Somewhere 
    In Time
    Dopo il trionfale e massacrante World slavery tour i maiden si fanno un piccolo restyling e inseriscono tastiere e sintetizzatori, molti fan la prendono sul personale e non li ascoltano piú, ma il risultato di quest'album é buono e Dickinson canta divinamente. Eddie é in versione radiografia, ma la copertina é un capolavoro di dettagli delle loro precedenti canzoni. 
    Voto 77/100
    Top songs: Caught somewhere in time, Wasted years, Alexander the great
    Skip song: Sea of madness


    1988 - Seventh Son 
    Of a Seventh Son
    I maiden si affezionano ai tastieroni e non li mollano piú. Ne fanno peró un uso piú contenuto e il risultato é uno dei migliori dischi della loro carriera, nonostante l'ammorbidimento del sound.
    Dopo 4 dischi da paura, Dickinson comincia a non spaccare piú il microfono, purtroppo. Canta lo stesso da dio, eh. Eddie rinasce dall'acqua (o qualcosa di simile) con la faccia storta. 
    Voto 84/100
    Top songs: Moonchild, The evil that men do, la title track (troppo lunga da scrivere)
    Skip song: The prophecy 

    1990 - No Prayer For 
    The Dying
    L'inizio della fine. Adrian Smith se ne va e e subentra (ahinoi) Janick Gers, che quantomeno fà casino sul palco. Dickinson é appannato, la band pure, anche se ha abbandonato i tastieroni. Il disco potrebbe finire dopo le prime 3 canzoni alle quali aggiungo il successone Bring your daughter to the slaughter, per il resto ampiamente sotto la media maiden. Pure Eddie é incazzato nero e se la prende col suo vicino di casa che era passato a chiedergli un po' di zucchero.
    Voto 59/100
    Top songs: Tailgunner, Holy smoke, Bring your daughter to the slaughter
    Skip songs:  quasi tutte le altre

    1992 - Fear Of 
    The Dark
    Disco strano, migliore del predecessore (non che ci volesse molto eh), pieno di ottime canzoni ma anche di ciofeche memorabili. Bel disco se durasse mezz'oretta in meno (eh, hai detto niente...) Eddie nel frattempo é diventato un albero perché si annoia. 
    Voto 64/100
    Top songs: Be quick or be dead, Afraid to shoot strangers, Fear of the dark
    Skip songs: The fugitive, the apparition, chains of misery

    1995 - The X 
    Factor
    Dickinson si scoccia della band e viene rimpiazzato dall'ex Wolfsbane Blaze Bayley. Il risultato é un disco molto particolare, con delle linee vocali diverse, con una produzione fantastica, con tanti momenti di ispirazione e altri di autoplagi. Eddie é in versione tortura/vivisezione. Forse ha sentito Blaze cantare le canzoni di Dickinson e vuole farla finita per sempre. Ha ragione. 
    Voto 70/100
    Top songs: The sign of the cross, lord of the flies, man on the edge.

    1998 - Virtual 
    XI
    This is the end, cantavano i Doors.. Questo disco é stata la fine per Bayley con la band che si ritrova stanca al secondo disco con il nuovo cantante. Piuttosto che ascoltare per intero il primo singolo The angel and the gambler me ne andrei a smontare copertoni dai tir. A mente serena il disco non é male in generale (a parte quella canzone), ma i veri Maiden sono un'altra cosa. Bayley (e la produzione) in questo disco ci regala qualche bella risata. Peró nel booklet ci sono le foto di Harris e soci che giocano a calcio. 
    Voto 58/100
    Top songs: Futureal, The clansman, don't look to the eyes of a stranger.
    Skip song: The angel and the gambler 

    2000 - Brave New 
    World
    Ritornano Dickinson e Adrian Smith, ci sono 3 chitarre e il basso non si sente piú. Qualche canzone molto ispirata, qualche altra trascurabile, ma lo spirito é buono e i fan affezionati sono di nuovo contenti. Eddie é una nuvola di neeeerooooo (hey Vito, ma che cazzo dice questo ragazzo straniero? Cit per i piú colti). 
    Voto 72/100
    Top songs: The wicker man, ghost of the navigator, Blood brothers
    Skip song: the fallen angel

    2003 - Dance Of 
    Death
    Il migliore dopo la reunion. La band prende armi e ritagli (armi e bagagli, idiota! riconoscete la citazione?), e torna a regalarci canzoni fantastiche. Persino Nicko scrive una canzone, peró risulterá fra le peggiori dell'album. Ci ha provato...Ah, la copertina é una piú brutte di sempre: Eddie é vestito da morte (e fin qui va bene), ma é circondato da immagini create a caso da qualcuno che non sapeva usare i programmi di grafica e da manichini storpi con delle maschere dallo stile Eyes wide shut. Se volete sentire il sottoscritto sparare altre cazzate sull'argomento, ecco la videorecensione 
    Voto 75/100
    Top songs: No more lies, Dance of death, Paschendale
    Skip song: age of innocence

    2006 - A Matter Of 
    Life And 
    Death
    Dopo aver notato che alcune canzoni lunghe e complesse di Dance of death hanno trovato ampio consenso del pubblico, la band decide di registrare un album tutto cosí. Il risultato é un disco che é un mattone, ma che ha molte canzoni valide. La voce di Bruce é prodotta malissimo e Eddie va in guerra per provarsi a liberare delle produzioni di Kevin Shirley. Non ci riuscirà, purtroppo. 
    Voto 65/100
    Top songs: These colours don't run, For the greater good of god.

    2010 - The Final 
    Frontier
    Per me l'album piú brutto della loro carriera, nessun dubbio. Si, anche peggio di Virtual XI.
    Ho scritto una recensione completa, se vi interessa, la trovate cliccando qui. Vi scrivo solo il voto (50/100), che senza quel grandissimo pezzo dal nome di Coming home sarebbe stato ben peggiore.
    Top songs: Coming home
    Skip songs: mmm...

    2015 - The book 
    of souls
    Se ne é giá parlato tanto (troppo?) su queste pagine: recensione e I 5 momenti. Quest'album mi fa storcere il naso per tante cose peró non posso fare a meno di ascoltarlo. Non so perché, non appena lo capiró scriveró una raccomandata con ricevuta di ritorno a tutti i lettori del blog. Aumento leggermente il voto dato in sede di recensione.
    Voto 72/100
    Top songs: The book of souls, Tears of a clown, Death or glory.
    Skip songs: The man of sorrows

    Vi lascio con una canzone a caso dal catalogo Iron maiden.


    18/11/12

    Recensione: Soundgarden - King animal (2012)

    Quanto tempo é passato dall'ultimo disco? 15 anni. Tanto, troppo, per i fan della band di Seattle. Rieccoli qui, un po' piú stagionati, ma senza cambiare il loro essere, rughe e capelli bianchi a parte. Cameron continua sempre ad assomigliare a Rocco Siffredi, quindi va bene cosí.

    13/11/12

    Recensione: Hellettrik (2012)


    Esiste ancora la musica genuina proveniente dai garage nell'epoca di internet e della musica digitale? Certo che esiste e questo cd autoprodotto dagli Hellettrik ne é la prova.

    Gli Hellettrik, ovvero un terzetto ( o trio, come si dice?)  di puro rock (e derivati) senza troppi fronzoli formato da Giuseppe Clay Mignemi (voce e chitarra), Fabrizio Galletta (basso) e Dario Pierini (batteria).
    Il cd pervenuto in redazione (casa mia) si presenta magnificamente all' aspetto, un gran bell'artwork con un booklet tanto semplice quanto efficace. Ah, anche un adesivo con il logo della band. Niente male.
    Venendo alla cosa principale, ovvero la musica: gli Hellettrik suonano in generale come un progetto tra membri a caso di Led Zeppelin e Europe (seconda versione) con delle participazioni di Slash, Jack White e dei Muse. Ci avete capito niente? Sicuramente no, ma il risultato é buono e decisamente piú semplice di quello che possa sembrare.

    Il cd comincia con una sorta di canzone breve/intro: Downtown, atmosfere scure, chitarra slide alla Slash e voce effettata.
    Ci stavamo quasi prendendo gusto, complice un bel riff ed una bella atmosfera, invece eccoci direttamente alla seconda traccia Your mind che mantiene ugualmente un incedere rock trascinante e si fa notare per un ritornello decisamente accattivante. Flight of the cold, comincia con un bel drumming e un linea di basso che rincorre prima la chitarra e poi la voce. Il pezzo entra nel vivo e il risultato é dannatamente buono, la canzone é tanto orecchiabile quanto visceralmente rock, complice un solo sugli scudi. Uno dei punti piú alti dell'album senza dubbio, il ritornello vi si stamperá in testa.
    Toni differenti per Ready, con una strofa abbastanza rilassata con il basso in primo piano, per poi esplodere in un ottimo ritornello, vocalmente molto intenso ed energico, che é alla base della canzone. La successiva Something new si distingue per qualche ottimo momento strumentale e per il buon bridge, ma non lascia il segno come le canzoni precedenti.  Leave the town cambia un po' direzione rispetto ai brani precedenti, in sala di registrazione Hellettrik sará entrato qualche componente dei Muse per collaborare e il risultato é una canzone che a livello stilistico che potrebbe stare benissimo in un loro album.
    Siamo alla traccia 7 con quella che é probabilmente la migliore canzone del lotto, End of Choice. Linea vocale da 10 e lode nella prima parte e chitarre settantiane nella seconda, veramente un grande, grandissimo pezzo. La lunga Under the line chiude il disco, ritroviamo ancora una volta i ritmi cadenzati tipici dei Led Zeppelin (anche se non ve li avevo mai citati), per poi accelerare nella seconda parte e catturare delle atmosfere ancora (questa volta vagamente) care ai Muse. Ottimo episodio anche questo, gli otto minuti della canzone scorrono via che é un piacere e il cambio di tempo a metá brano é fra le cose migliori del disco.

    Questo Hellettrik é sicuramente un ottimo prodotto, genuino, che si esprime ad altissimi livelli nella prima e nella ultima parte, con un piccolo calo di tensione nella parte centrale. La registrazione é chiaramente lontana dalle produzioni stellari dei gruppi stramiliardari, ma é senza dubbio piú che dignitosa e dá ancora di piú la sensazione di "freschezza" e di "garage", anche se, onestamente, in qualche frangente non dispiacerebbe che basso e batteria dessessero una spinta in piú per dare piú compattezza e maggior enfasi ad alcuni passaggi di determinati brani. Chitarra e voce sono, invece, sempre su standard abbastanza alti.

    A livello di composizione e di esecuzione un plauso vá sicuramente alla band, per aver creato un rock personale, semplice all'ascolto ma non per questo povero di dettagli per poter interessare l'ascoltatore piú attento.
    Qui in redazione (sempre casa mia), aspettiamo giá il prossimo capitolo, nel frattempo continuo a spararmi End of choice! Teeeelll meeeeeeeeee whyyyyyyyyyyyyyyyy I aaaaaammmmmmmmm listeeeening toooooooo........


    Best tracks: Flight of the colt, End of choice


    Tracklist:
    1) Downtown
    2) Your mind
    3) Flight of the colt
    4) Ready
    5) Something new
    6) Leave the town
    7) End of choice
    8) Under the line

    www.hellettrik.com
    hellettrik@gmail.com

    12/11/12

    Recensione: Green day - Dos! (2012)


    Proprio come Uno! Potrei copiare e incollare la recensione dello scorso disco per "spiegare" questo Dos!: esattamente gli stessi pregi e gli stessi difetti: canzoni molto brevi, dirette e (quasi) tutte piacevoli. Una fetecchia a disco però ce la regalano sempre, in Uno! la vittima sacrificale fu Kill the Dj, questa volta è il turno di Nightlife, che ha il pregio di essere insopportabile dopo soli 4 secondi, provare per credere, vi stupirà. Non la voglio ascoltare mai più (cit Zequila).

    Insomma, stessi pregi e stessi difetti, dicevo. I difetti? Su tutti la registrazione delle chitarre, in contrasto con lo spirito punkettone delle canzoni, registrazione pop per un disco punk rock, qualcosa non quadra.
    Le canzoni di questo Dos! hanno la media di 3 minuti, tra le quali spiccano It's fuck time (già edita con i Foxboro hot tubs), Makeout party (strofa praticamente identica a Leavin' here dei Pearl jam), Stray Heart, Wild one, Wow, that's loud (con un bel solo nel mezzo) e la conclusiva e acustica Amy, dedicata a Amy Winehouse.

    In realtà nessuna canzone sfigura (a parte la terribile Nightlife), sono tutte ben costruite e di facile ascolto, facendo scorrere via il disco che è una bellezza.
    Forse con una registrazione meno da educande, la valutazione sarebbe diversa.

    Aspettiamo il terzo capitolo che vedrà la luce tra breve, spero di non dover fare un'altra recesione copia-incolla.

    Voto 65/100

    Best tracks: It’s Fuck Time, Stray Heart
    Skip song: Nightlife

    Tracklist:
    01. See You Tonight
    02. It’s Fuck Time
    03. Stop When the Red Lights Flash
    04. Lazy Bones
    05. Wild One
    06. Makeout Party
    07. Stray Heart
    08. Ashley
    09. Baby Eyes
    10. Lady Cobra
    11. Nightlife
    12. Wow! That’s Loud
    13. Amy

    10/11/12

    Recensione: Aerosmith- Music from another dimension (2012)


    Ed eccolo! Dopo svariati rinvii (uno dei quali per motivi di marketing, dato che stavano uscendo troppi dischi di band importanti), Music from another dimension é finalmente disponibile per il nostro impianto stereo, ammesso che qualcuno ne possegga ancora qualcuno.
    Sono passati solo (!) undici anni dal loro ultimo e controverso album di inediti Just push play, ma riecco finalmente del nuovo materiale Aerosmith. Se mi é piaciuto questo disco? La risposta é Sí. 
    Ascoltare la voce sublime di un Steven Tyler in forma smagliante, é sempre un piacere. 65 anni e non sentirli.

    Venendo al disco: per molti versi é un bel tuffo nel passato.
    L'opener Luv XXX (con la presenza di Julian Lennon tra i crediti) mi ha riportato nelle grandi atmosfere di Permanent Vacation/Pump. Diciamo che i riferimenti con il passato sono molti, molti momenti ti riportano a qualcosa di giá sentito dei 5 di Boston. Nel caso di questa prima canzone, per un secondo, quando parte il cantato, sembra di ascoltare Love in a Elevator. Bella opener. 
    Le successive canzoni sono abbastanza particolari. In Oh Yeah sembra di ascoltare un misto di Aerosmith degli esordi con contaminazioni di quelli degli ultimi periodi, con un pizzico di Stones nel mezzo. Molto particolare anche Beautiful, canzone moderna, con la figlia di Steven Tyler, Mia, ai cori.
    Il disco si mantiene molto piacevole con la discreta Tell me e il bel blues Out go the lights, cosí come é molto buono il singolo che ha preceduto l'album, Legendary child (vedi videoclip al termine della recensione).

    What could have been love é la classica ballad Aerosmith, molto commerciale, ma che vi conquisterá di sicuro al primo ascolto come hanno fatto le altre bellissime ballad del passato. E' il momento di accelerare il passo e troviamo Street jesus e Lover a lot, dove i nostri ci danno dentro dentro alla grande. Tyler e Perry si dimenticano della carta d'identitá e fanno davvero sul serio. Rock n' roll d'altri tempi, applausi.
    A proposito di Rock n' roll, non condivido la scelta di far cantare non una, ma due canzoni a Joe Perry: Freedom Fighter (dove c'é anche Johnny Depp ai cori) e Something. I pezzi non sono male, hanno un buon incedere e dal vivo sicuramente faranno la loro degna figura, ma cantare su un disco dove ha giá cantato Steven Tyler é una sconfitta assicurata, soprattutto per uno (Joe Perry) che cantante non lo é di certo. Le linee vocali sono troppo piatte e non all'altezza di questo disco.
    Capitolo ballad: ovviamente ne troviamo parecchie, come da aspettative, non tutte peró fanno centro, é il caso di Closer, We all fall down e soprattutto di Can't stop loving you, in duetto con la cantante americana Carrie Underwood, che risulta abbastanza banale e stucchevole. Altro discorso per la giá citata What could have been love e la conclusiva Another last goodbye, dove in circa 5 minuti uno Steven Tyler da pelle d'oca ci fa capire che il vero dono del canto ce l'hanno in pochi, e lui é uno di quei pochi prescelti. Il talento, signore e signori.

    Music from another dimension mi ha emozionato in tanti episodi, ma non mi ha convinto in altri. 
    La mia solita domanda: perché non fare durare il disco una ventina di minuti in meno e renderlo un gioiellino invece di riempirlo di momenti trascurabili? Questo disco con 4-5 pezzi in meno sarebbe davvero un gran disco. Vabbé, non faccio il pignolo, Music from another dimension mi dá tante emozioni nonostante tutto, quindi valutazione sicuramente positiva.


    Da non perdere: What Could Have Been Love, Street Jesus, Another Last Goodbye
    Skip songs:  Freedom Fighter, Something

    Voto 67/100

    Tracklist:
     01. LUV XXX
    02. Oh Yeah
    03. Beautiful
    04. Tell Me
    05. Out Go The Lights
    06. Legendary Child
    07. What Could Have Been Love
    08. Street Jesus
    09. Can’t Stop Loving You
    10. Lover A Lot
    11. We All Fall Down
    12. Freedom Fighter
    13. Closer
    14. Something
    15. Another Last Goodbye

    07/11/12

    Recensione: Him - XX Two Decades Of Love Metal (2012)


    Ma che, un'altra raccolta degli Him? Almeno i Black sabbath hanno piú 40 anni di carriera, ma loro? Hanno piú Greatest hist che album, a memoria credo sia il quinto.
    Questo "XX Two Decades Of Love Metal" ha di nuovo la cover “Wicked Game” di Ké, (canzone famosissima una quindicina di anni orsono) e nient'altro.
    Cover decisamente trascurabile, tra l'altro.
    Per il resto, i soliti famosissimi pezzi della band (sí, sempre le solite, Join Me In Death, Your Sweet 666, In Joy And Sorrow,  Right Here In My Arms, la cover di Chris Isaak Wicked game, Buried Alive By Love con l'aggiunta di qualche nuova hit degli ultimissimi album). Se ne sentiva il bisogno? Anche no.

    Se non sapete chi siano gli HIM, ne consiglio caldamente l'acquisto, Ville Valo e la sua band sapranno come conquistarvi con i loro testi e con le loro atmosfere romanticone-gotiche. Se invece conoscete la band, e soprattutto, se avete acquistato le discutibili raccolte uscite negli ultimi anni, conservate questi soldi per il camion dei panini o per comprarvi le castagne per strada.

    Voto alle canzoni: 7,5
    Voto all'operazione commerciale: 2+

    Da non perdere: Join Me In Death, Right Here In My Arms, Gone With The Sin

    Tracklist :
    01. Strange World (Ké cover)
    02. Join Me In Death
    03. Heartkiller
    04. Rip Out The Wings Of A Butterfly
    05. The Kiss Of Dawn (radio edit)
    06. The Funeral Of Hearts (radio edit)
    07. Right Here In My Arms (radio edit)
    08. Pretending
    09. Buried Alive By Love (radio edit)
    10. Gone With The Sin
    11. Your Sweet 666
    12. The Sacrament (radio edit)
    13. Wicked Game (Chris Isaak cover)
    14. Killing Loneliness
    15. Bleed Well (radio edit)
    16. In Joy And Sorrow (radio edit)
    17. Poison Girl
    18. Scared To Death
    19. When Love And Death Embrace (radio edit)
    20. Heartache Every Moment

    30/10/12

    Live report: Bryan Adams - Live at Royal Albert hall, London 29/10/12


    La location è ancora una volta la modesta (!) Royal Albert Hall, Bryan Adams si presenta (quasi) in orario su un palco senza scenografia, solamente con la sua fida chitarra acustica.
    "Cacchio", mi chiedo, "come farà mai a coinvolgere la folla con una sola chitarra e senza scenografia"? Volete sapere se ce l'ha fatta? Sì, e pure alla grande.
    Il Bare bones tour, come da suo racconto, è cominciato quasi per scherzo, volendo provare i suoi classici in versione acustica. L'esperimento è molto piaciuto al pubblico, e il tutto lo ha portato ad esiibirsi di fronte ad una Royal Albert Hall praticamente stipata.



    Il riff di Run to you è ottimo per riscaldare la folla e la voce di Bryan Adams è come sempre divina. Come ho detto in altre circostanze, è uno dei pochissimi cantanti a cantare in versione "studio", è praticamente P-E-R-F-E-T-T-O.
    Se copiate e incollate la traccia vocale di un qualsiasi live e la incollate sul disco originale, faticherete a trovare differenze, escludendo qualche Yeah, frase tra una strofa e l'altra o qualche gioco di parole per far ridere. Uno di questi ieri sera è stato Here I am (durante l'omonima canzone).. without my band.. Canzone da brividi comunque, decisamente superiore a quella che si trova su disco.

    Onestamente una sola chitarra era troppo poco per due ore di spettacolo, un bravo pianista è venuto ad accompagnarlo. Lo show è stato questo: Chitarra acustica e pianoforte, nient'altro.

    La setlist è stata molto varia per rendere lo show variegato e sempre interessante nonostante la band "minimale", si passava dai superclassici alle canzoni più recenti, da cover e colonne sonore.
    Molto divertenti anche i brevi monologhi per introdurre le canzoni: ha raccontato di una pazza che durante un concerto ha richiesto per tutta la sua durata Do I have to say the words?, lui non l'ha accontentata, alla fine ha schiaffeggiato il marito ed è uscita dalla sala. Ha aggiunto che ha inserito in scaletta la canzone, perchè è spaventato che prima o poi possa ritornare.
    La particolare Not Romeo, Not Juliet é stata scritta a 4 mani con un londinese che Bryan ha indicato nella tribuna.
    A proposito di persone particolari dalle tribune, c'era un energumeno che gridava continuamente "I love you Bryan!", il cantante come risposta gli ha dedicato un bel po' di canzoni d'amore. Divertente.
    Tra i pezzi "particolari", una bellissima e blueseggiante If Ya Wanna Be Bad Ya Gotta Be GoodI can't stop loving you, famosissima cover di Ray Charles, preceduta da The right place, che Bryan ha proprio scritto per lui, ma, nonostante l'abbia incontrato e abbia cantato con lui in una occasione, non gli ha mai consegnato.

    Il pubblico intanto comincia a lasciare le proprie poltrone ammassandosi vicino al palco, le donne soprattutto, e 18 till I die e Please forgive me sono perfette in sede live.
    Cantatissime Summer of 69 (la folla quasi copriva Bryan, tanto rumorosa), Heaven e When you're gone, che onestamente ha sofferto dell'assenza della seconda voce femmile (Mel C).

    Bryan lascia momentaneamente il palco, ma ritorna dopo un paio di minuti per un'altra mezz'ora di spettacolo regalandoci una cantatissima Somebody e una poeticissima Have You Ever Really Loved a Woman? 
    E' il momento degli accendini, peró quelli moderni: i telefonini. Bryan ci chiede di accenderli per formare un albero di natale per cantare Straight from the heart.
    L'ultima canzone é la splendida All for love che originariamente era cantata in trio con Rod Stewart e Sting. Bryan la canta un po' a fatica, non perché demeriti, ma perché deve spesso accavallare le linee vocali dei tre. Il pubblico lo aiuta alla grande, peró.


    Un concerto magnifico, Bryan in forma come sempre, location da sogno e pubblico superpartecipe. Difficile fare di piú con uno show acustico, Bryan ce l'ha fatta con la sua classe immensa. Nel caso passasse dalle vostre parti non lasciatevelo scappare.


    Best songs: Here I am, (Everything I Do) I Do It for You, If Ya Wanna Be Bad Ya Gotta Be Good

    Setlist:
    Run to You
    It's Only Love
    Back to You
    Here I Am
    I'm Ready
    This Time
    Do I Have to Say the Words?
    Can't Stop This Thing We Started
    If Ya Wanna Be Bad Ya Gotta Be Good
    Heat of the Night
    When the Night Comes
    Not Romeo Not Juliet
    (Everything I Do) I Do It for You
    Cuts Like a Knife
    18 til I Die
    Please Forgive Me
    Summer of '69
    Walk on By
    Heaven
    When You're Gone
    The Right Place
    I Can't Stop Loving You (Ray Charles)
    The Only Thing That Looks Good on Me Is You
    Encore:
    Somebody
    You've Been a Friend to Me
    Have You Ever Really Loved a Woman?
    I Still Miss You... A Little Bit
    Straight from the Heart
    All for Love

    22/10/12

    Live report: Down - live at the Rounhouse, London 21/10/12

    Sapete quando siete in stato comatoso e l'unica cosa che volete realmente è andare a casa poltrire? In queste condizioni ho passato il pomeriggio in un (bel) cafè con i riscaldamenti sparati a mille e sono andato al concerto dei Down onestamente con poca voglia.

    Arrivato in loco (poco sopra la fantastica Camden town), trovo subito la magnifica Roundhouse: una non troppo grande arena per concerti, con una bellissima e confortevole tribunetta con una visuale fantastica (vedi foto). Gli opener Orange goblin non sono male, ma neanche cosí tanto interessanti da farmi passare la sonnolenza. Seguo il tutto con i tappi nelle orecchie, complici anche i suoni veramente terribili della band.


    Alle 9 e 30 entrano Phil Anselmo e soci con la loro faccia di bronzo. Noto subito che Phil é fisicamente abbastanza in forma, l'avevo visto qualche mese fa decisamente troppo ingrassato, adesso é piú o meno lo stesso di Phil di sempre. Più o meno, eh.
    La prima canzone é Eyes of the south, una delle mie canzoni preferite in assoluto dei Down, tolgo immediatamente i tappi dalle orecchie e nonostante un terribile mal di collo, comincio ad agitare la testa in maniera compulsiva (e smetteró di farlo solo a fine concerto, scusate lo spoiler).
    Per il resto, se avessi potuto scegliere una scaletta, avrei scelto il 90% delle canzoni che hanno scelto Anselmo e soci, praticamente quasi tutto Nola (il loro capolavoro, per quanto mi riguarda) per intero (esclusa, ahime, Rehab)!

    Si continua con 2 pezzi del nuovo (trascurabile) EP e poi ci si rituffa in quello che é veramente il meglio dei Down, ovvero di nuovo Nola e le canzoni migliori prese dal secondo capitolo.

    Il pubblico é quello che ogni gruppo vorrebbe, partecipe, caciarone e numeroso: perfetto. La security fá il proprio lavoro a fatica prendendo i soliti schizzati di turno che viaggiano sopra le teste degli spettatori. Un tipo mezzo nudo e tutto tatuato ha fatto il seguente percorso per tutta la durata del concerto: accompagnato fuori, si ributtava sopra le teste delle persone, arrivava a bordo palco trasportato dagli altri spettatori e veniva accompagnato nuovamente fuori, grandioso!


    La band é uno schiacciasassi: Phil Anselmo introduce le canzoni borbottando sempre qualcosa di difficilmente comprensibile (almeno per me, a parte i soliti sproloqui) ma creando sicuramente un feeling col pubblico.
    La band suona in maniera impeccabile e Lysergik Funeral Procession, Lifer, losing all fanno andare tutti fuori di testa, Phil canta in maniera oculata, cerca di non strafare e di "conservarsi" utilizzando molto la partecipazione del pubblico per riposarsi. Sta maturando.

    Dopo la pausa, la band ritorna con una cover rilassata, Bridge of sighs che brilla per una prestazione vocale maiuscola e per un fantastico solo di Pepper Keenan. Stone the crow é accolta con un boato, Phil lascia cantare a  noi i ritornelli, e la band quasi non si sente piú, sovrastata dal canto del pubblico (si, ma io volevo sentire Phil). Grande momento.

    La conclusiva Bury me in smoke é un putiferio: al termine della canzone, salgono gli Orange goblin piú altri musicisti random (forse del primo gruppo, che non ho visto) che cominciano a suonare (a caso) per 2-3 minuti. "Hey, ma che sta succedendo?" Rimango qualche minuto a bocca aperta (era il delirio, ve lo giuro), dopodiché Phil Anselmo manda tutti fuori per cantare, come di consueto, da solo e al centro del palco, le seguenti righe "..And she's buying.." (butta il microfono a terra e se ne va)..." a stairway to heaven.."


    Concerto molto breve, 1 ora e mezza risicata. Sapete che vi dico? Chissenefrega, ce ne fossero di concerti cosí intensi, niente momenti morti, niente canzoni deboli. Grandi Down, grandissimo concerto, io ho il mal di collo ancora peggio di prima, ma ne è valsa la pena.

    Best songs: Eyes of the South, Lysergik Funeral Procession,Lifer

    Setlist:

    Eyes of the South
    Witchtripper
    Open Coffins
    Lysergik Funeral Procession
    Pillars of Eternity
    Lifer
    Losing All
    Ghosts Along the Mississippi
    New Orleans Is a Dying Whore
    Temptation's Wings
    Swan Song
    Encore: 
    Bridge of sighs (Robin Thrower cover)
    Hail the Leaf
    Stone the Crow
    Bury Me in Smoke