27/05/12

Recensione Iron Maiden - En vivo (2012)


Ancora un altro?!?! Un altro live? Pure l'edizione dvd?!? Ma veramente?!?
Come commentare l'ennesimo live degli Iron Maiden? Non ne ho assolutamente idea.

Uhm.. ok..  comincio con la scaletta: A mio avviso la scaletta di questo live é pessima. Ok, l'ho detto.
Pessima perché non ho assolutamente apprezzato l'ultimo The final frontier (eccezion fatta per la magnifica Coming home), e questo live é pieno di canzoni tratte (giustamente) dall'ultimo album in studio. Gli altri pezzi? C'é bisogno che li scriva? Sul serio? Beh, l'avete voluto voi: 2 minutes to midnight, The Trooper, The Evil That Men Do, Fear Of The Dark, Iron Maiden, The Number Of The Beast, Hallowed Be Thy Name...

L'unica spiegazione plausibile é che Steve Harris e soci stiano tentando di entrare nel guinness dei primati per aver pubblicato le stesse canzoni in 100 dischi diversi. In questo caso, sono a buon punto (anche se devono tenere d'occhio i Black sabbath, dato che a breve uscirá la loro ennesima raccolta..).
Le uniche canzoni che apprezzo di questo live sono, appunto, Coming home e le relativamente nuove Blood brothers e Dance of death (interpretata in maniera magistrale dal buon Bruce)

Critiche a parte, un concerto degli Iron maiden é sempre un concerto degli Iron Maiden, ottima prestazione, ottimi suoni, pubblico in visibilio, Bruce dickinson che ha ancora la forma di un ventenne e tutte le altre cose che sappiamo.

Peró adesso basta, cambiate un po' la scaleeeeettaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.

Tracklist
1. Satellite 15
2. The Final Frontier
3. El Dorado
4. 2 Minutes To Midnight
5. The Talisman
6. Coming Home
7. Dance Of Death
8. The Trooper
9. The Wicker Man
10. Blood Brothers
11. When The Wild Wind Blows
12. The Evil That Men Do
13. Fear Of The Dark
14. Iron Maiden
15. The Number Of The Beast
16. Hallowed Be Thy Name
17. Running Free

Recensione: Skid row - Subhuman race (1995)


Dopo due semi-capolavori hard rock come l'omonimo debut e "Slave to the grind", gli Skid row assoldano Bob Rock e si trasformano.

"My enemy" apre il disco dandoci una mazzata nei denti e ci si domanda: "aspetta, ma che disco ho messo?" Una volta riusciti ad entrare nell'ottica del nuovo sound, il disco si fa apprezzare eccome: "Firesign", la title track, "Medicine jar", "Iron will", "Frozen" ci sorprendono per la loro quasi inaspettata durezza, "Bonehead" è quasi un pezzo punk, mentre le ballate (da sempre l'asso nella manica degli Skid row) "Eileen", "Into another" e soprattutto il singolone "Breakin' down", sono pezzi su cui i nostri si muovono in binari conosciuti.

Sebastian Bach è stato messo a freno da Bob Rock (lui stesso ha dichiarato che le litigate si sono sprecate in sede di registrazione), e i tempi veloci e duri lasciano poco spazio ai consueti vocalizzi a cui ci ha abituato, ma la sua prova rimane assolutamente sopra la media, così come quella del gruppo, nonostante si sia cimentato in un terreno fino a quel momento inesplorato.

La tracklist è assemblata con maestria e fa si che il disco scorra piacevolmente, alternando sfuriate simil punk-hardcore ad altri altrettanto pesanti ma cadenzati, senza tralasciare, ovviamente, le ballate. E' un vero peccato che questo sia l'ultimo capitolo degli Skid con Sebastian, visto che le carriere di entrambi sono andate male, o quantomeno molto al di sotto dei loro standard abituali.

Questo è un disco che ha più detrattori che ammiratori, e che ha fatto storcere il naso a chi ha sempre amato gli Skid row in versione hard rock ma che a me è sempre piaciuto parecchio.

Se cercate un album in linea con i primi due dischi, potete anche fare a meno anche di ascoltarlo, se siete disposti a rischiare, fatelo.

Voto 77/100

Top tracks: "Breakin down", "My enemy", "Iron will"
Skip track "Remains to be seen"

1. My Enemy
2. Firesign
3. Bonehead
4. Beat Yourself Blind
5. Eileen
6. Remains To Be Seen
7. Subhuman Race
8. Frozen
9. Into Another
10. Face Against My Soul
11. Medicine Jar
12. Breakin' Down
13. Ironwill


26/05/12

Recensione Van Halen - A different kind of truth (2012)


Ok, mi prendete per pazzo se dicessi che questo è uno degli album più belli in assoluto dei Van halen?
Beh, non mi interessa, lo dico lo stesso.

La formazione di questo disco: fuori Sammy Hagar e Michael Anthony, dentro Wolfgang Van Halen (figlio paffuto del chitarrista), e David Lee Roth (finalmente!!) che ricorda a tutti che il cantante dei Van Halen é lui, anche con il riporto. Sammy Hagar é un cantante sicuramente piú preparato a livello tecnico, ma non sempre il piú bravo é il piú adatto, no?

Nonostante il singolo Tattoo sia davvero bruttino (forse il pezzo più debole dell'album, ma molti grandi dischi hanno il loro punto debole nel singolo), i "vecchietti" ci danno dentro più che mai, sfornando pezzi tiratissimi come China town, As is o Bullethead che nel loro incedere ricordano la meravigliosa Hot for teacher, e per quanto riguarda gli assoli e le parti chitarristiche in genere, non fanno rimpiangere assolutamente nulla.  Altro canzone da tenere d'occhio é Stay frosty, praticamente un secondo episodio di Ice cream man. 
Se aveste dei dubbi sulla qualitá del disco, ascoltate uno di questi pezzi, vi sembrerá di tornare indietro nel tempo. 

C'é un trucco peró: la maggior parte di questi brani non sono di recente scrittura, infatti loro stessi hanno dichiarato che questi pezzi sono stati concepiti nella prima parte della loro carriera e rispolverati per l'occasione. E si sente, aggiungo io.

Beh, sapete che vico? Chissenefrega. A different kind of truth è un gran disco, tutto il resto è fuffa.


VOTO 75/100
Da ascoltare assolutamente: China town
Skip song: Tattoo

Tracklist:
01. Tattoo
02. She's The Woman
03. You and Your Blues
04. China Town
05. Blood and Fire
06. Bullethead
07. As Is
08. Honeybabysweetiedoll
09. The Trouble With Never
10. Outta Space
11. Stay Frosty
12. Big River
13. Beats Workin'

Recensione: Pearl jam - Yield (1998)


Nelle pubblicità notturne mi è spesso capitato di vedere televendite dove si vendevano cd con le migliori "canzoni da strada" del secolo. Mi sono sempre chiesto cosa fosse una canzone da strada. Beh, non l'ho ancora scoperto, ma ho capito che "Yield" dei Pearl Jam è il miglior disco da strada mai pubblicato al mondo. Nessun disco in macchina riesce a darmi emozioni come questo.

Il bello è che non sono pazzo, facendo un giro per vari forum, ho scoperto che tanta altra gente la pensa come me. Accendi il motore, premi play e "Brain of J" ti fa aumentare la velocità di 40 km all'ora, pezzo energico e linea vocale rauca rabbiosa e incisiva come il miglior Vedder sa fare. Auto e fesserie a parte, il disco contiene alcune fra le migliori hit dei Pearl jam: "Given to fly" (probabilmente il mio pezzo preferito di sempre da come potete intuire dal titolo del blog), la poetica "Wishlist" in cui McReady riesce ad emozionare con un assolo minimalista, la politica e cattivissima "Do the evolution" (con il famosissimo videoclip a cartone animato), e brani di ottimissima fattura e atmosfera come "In hiding" "Faithfull", "Low light" e "All those yesterday", nella quale i nostri strizzano l'occhio ai Beatles. Ci sono anche le immancabili canzoni criptiche care ai cinque di Seattle come "The colour red" o "Push me pull me".

Splendido il packaging del cd, ma a questa cosa i Pearl jam ci hanno ampiamente abituato durante tutta la loro carriera. Peccato che Pilate (per me una delle 3 canzoni piú brutte dei Pearl jam di sempre) in mezzo all'album faccia un po' da guastafeste.

In ogni caso, Yield é il mio disco preferito (assieme a Vitalogy) dei cinque di Seattle. Un inchino. 
Da avere a tutti i costi.

Voto 86/100

Top songs: Given to Fly, Wishlist, Do The evolution
Skip song: Pilate

Tracklist:
1. Brain Of J
2. Faithfull
3. No Way
4. Given To Fly
5. Wishlist
6. Pilate
7. Do The Evolution
8. Untitled (red dot)
9. MFC
10. Low Light
11. In Hiding
12. Push Me, Pull Me
13. All Those Yesterdays


(Questa recensione fu originariamente postata su debaser, tanti anni orsono)

25/05/12

Recensione Unisonic - Unisonic (2012)


Uh bello, Kiske con Hansen! Saranno tornati gli Helloween originali???
Ma manco per sogno, scordatevelo!

Gli Unisonic non sono altro che i Place Vendome (gruppo di Kiske), con più inserimenti di chitarra e con meno inserimenti di piano-tastiere. Il risultato del tutto è sicuramente sufficiente, ma non abbastanza da far gridare al miracolo.
Il disco parte bene con il pezzo pseudo- power metal Unisonic, che un capolavoro non lo è di certo, ma che lascia presagire un ritorno alle vecchie sonorità del cantante...non sarà così. Per carità, il disco è sicuramente orecchiabile e, a parere di chi scrive, la voce di Kiske è una delle migliori mai udite al mondo, ma a parte qualche episodio, la presenza di Kay Hansen è abbastanza sprecata. Non mancano comunque buoni pezzi come Never too late ( che come freschezza ricorda in qualche modo gli helloween), My sanctuarynever change me, ma dall'accostamento dei due nomi forse ci aspettavamo (ingenuamente) altro. Non manca neanche una ballatona finale in stile Kiske, No one ever sees me.

Il disco è sicuramente più che accettabile e merita sicuramente un ascolto. Se invece non vi piace il Kiske solista e attendevate una mini reunion degli Helloween, risparmiatevi il tempo di ascoltarlo.

Tracklist:
1. Unisonic 03:27
2. Souls Alive 05:15
3. Never Too Late 04:29
4. I've Tried 04:55
5. Star Rider 04:19
6. Never Change Me 03:44
7. Renegade 04:38
8. My Sanctuary 04:17
9. King for a Day 04:10
10. We Rise 04:40
11. No One Ever Sees Me 06:16

Voto 66/100

Pezzo migliore: Never too late
Skip song: King for a day

23/05/12

Recensione Slash - Apocalyptic love (2012)


Dopo l'esperimento di RNF'R con tanti ospiti (e che ospiti!) a fare compagnia al riccioluto chitarrista, Slash ritorna con questo Apocalyptic love, dove dietro al microfono troveremo solamente (!) Myles Kennedy, ancora una volta preso in prestito dagli Alter bridge. Il resto della band è composto da Brent Fitz (batteria) e Todd Kerns (basso) che abbiamo visto già in tour e nel DVD Made in Stoke.

Il disco è stato preceduto dal singolo You're a lie, canzone a mio avviso molto buona in tutto, eccetto che nel ritornello, che non mi esalta. L'album é nel complesso è decisamente convincente, lo è di più quando si spinge sull'acceleratore (Hard & fast, One last thrill), ma fa presa sull'ascoltatore anche per alcuni aspetti melodici, nonostante a volte Slash sembri inserire un po' il pilota automatico nelle strutture dei pezzi e in tanti altri piccoli particolari. La sua prestazione chitarristica è comunque di primissimo livello.

Anche la prova di Myles Kennedy (sempre messo a dura prova dal "capo") è manco a dirlo ottima, e in alcuni frangenti del disco notiamo altre sue piccole sfumature vocali ed interpretative che ci erano sfuggite nelle performance con la sua band principale.
Al contrario, a volte sembra di ascoltare dei pezzi degli Alter bridge con Slash alla chitarra (We will roam, Standing in the sun, Not for me).

Uno dei pezzi più riusciti del lotto è, a mio avviso, Anastasia, che parte con un riff maideniano che sfocia in sonorità neoclassiche (Stratovarius) anche se poi il pezzo si svilupperá in chiave dannatamente "Slash", con dei notevoli intermezzi chitarristici.
Questo è il pezzo meno canonico dell'album (infatti è quello che dura di più) e forse anche il più riuscito del lotto, insieme ad Hard & fast, per quanto mi riguarda.
Buoni episodi sono anche Bad rain, Halo e la title track. Senza infamia e senza lode la ballata Far and Away, impreziosita però da un magnifico solo. Il disco si chiude con Shots fired, un buon brano con dei riffoni di chitarra che spadroneggiano in lungo e in largo.

Slash ha fatto un passo in avanti rispetto al predecessore (che aveva il grosso vantaggio di avere la componente "noia" praticamente azzerata, dato il "parco ospiti" a disposizione), Apocalyptic love è più omogeneo e chitarristicamente più ispirato, magari con 2-3 tracce in meno sarebbe stato ancora più incisivo, ma nonostante tutto rimane un disco notevole e sicuramente da tenere in considerazione per gli amanti del genere.

VOTO: 78/100

Top tracks: Anastasia - Hard & fast- One last thrill
Skip song: We will roam

TRACKLIST
01. Apocalyptic Love
02. One Last Thrill
03. Standing In The Sun
04. You’re A Lie
05. No More Heroes
06. Halo
07. We Will Roam
08. Anastasia
09. Not For Me
10. Bad Rain
11. Hard & Fast
12. Far And Away
13. Shots Fired


20/05/12

Gli album: quantitá o qualitá?

Un album é un album: un viaggio, un'esperienza, non un insieme di piú o meno belle canzoni messe lí per far numero.
Quando ascolto un album mi piace valutarlo nella sua interezza, cioé cosa si prova ad ascoltarlo tutto di un fiato, provando, se possibile, a non saltare nessuna traccia.
10 buone tracce non sempre fanno un buon album, 14 difficilmente lo fanno, 17 non lo fanno quasi mai.