30/11/12

Recensione: Soul Asylum - Delayed reaction (2012)


E adesso chi sono questi?? Come "chi sono questi"? Non conoscete i Soul Asylum?? Certo, mi rendo conto che non viene voglia di approcciarsi a questo gruppo guardando la terribile copertina qui accanto che sembra presa da uno spot di qualche prodotto intimo femminile, ma vabbè...
I Soul asylum sono un gruppo dalla storia molto travagliata che ascolto da sempre, capitanati dal famoso (negli anni 90, anche per essere stato il compagno di Winona Rider) Dave Pirner.

27/11/12

La discografia (semiseria): Pearl jam

Eccoci qui per un asltro capitolo dedicato alle discografie semiserie, oggi parleró dei Pearl jam, meglio conosciuti come Peggem. Senza live perché ne hanno pubblicati 800 (sul serio!)

Annamo!
   
Ten (1991)
Sarebbe giusto parlarvi dell'inizio traumatico e complesso della band, ma me ne fotto e non lo faccio. Un giovincello di nome Eddie Vedder si vuole divorare il microfono (é una metafora, eh) e Ten diventa uno dei debut album piú importanti e influenti della storia della musica. Mi volete smentire? Osate se avete il coraggio. Gran disco con una produzione non proprio personalissima, ma con canzoni che dopo 20 anni sono ancora tra le piú cantate ai loro concerti. Voto 88/100
Top songs: Alive, Black, Jeremy

23/11/12

Recensione: Black Country Communion - Afterglow (2012)

Ho sempre pensato: i Black country communion non sarebbero un gruppo migliore se tutti i pezzi li scrivesse Glenn Hughes? La risposta l'ho avuta da solo, ascoltando Afterglow, nato inizialmente come disco solista di Hughes, ma che, convinto dal produttore, è diventato la terza fatica in studio della band. Ah, la risposta è no.
Afterglow è infatti un gran disco, magnificamente cantato e suonato da quel mostro che è Glenn Hughes (accompagnato da musicisti quali Bonamassa, Sherinian e Bonham Jr.), ma che ha il difetto della ripetitività. Grandi canzoni singolamente, ma disco che nel complesso è fin troppo omogeneo, senza cambi di registro. Tuttavia non voglio fare troppo il pignolo, in Afterglow di buona musica ce n'è davvero tanta e il cantante è addirittura divino in alcune canzoni [su tutte The circle, Midnight sun (con il riff iniziale di Gates of tomorrow dei Maiden) e Cry Freedom, dove straccia Bonamassa in un duetto vocale], così come la prova della band. Forse manca di alcuni picchi che il primo e secondo capitolo avevano, ma complessivamente ci sono molte meno cadute di tono (i passaggi strumentali di Bonamassa, assenti in questo disco, molto spesso mi hanno fatto sbadigliare), se è meglio o peggio decidetelo voi. Di sicuro, se volete ascoltare un buon disco, Afterglow è sicuramente consigliato.

20/11/12

La discografia (semiseria): Iron Maiden

Benvenuti alla sezione "Discografie semiserie".
Se volete conoscere nel dettaglio un dato gruppo, se volete sapere da quale disco partire (o quale evitare come la peste) o semplicemente conoscere la mia autorevolissima (si, come no) opinione sui dischi in questione, siete nel posto giusto.

Comincio con gruppo che conoscono anche i sassi, ma che a me sta particolarmente a cuore, gli Iron Maiden.
Vediamo che hanno fatto di bello sti ragazzuoli (in studio) e la loro mascotte Eddie.

NB Le raccolte ed i live sono sono esclusi perché mi ci vorrebbero 2 anni per elencarli tutti.

1980 - Iron Maiden
E si comincia... Ma che é sto coso spelacchiato in copertina? Per fortuna Eddie migliorerá col passare del tempo, per adesso non fa paura manco a topo gigio. Produzione scarna, pure troppo, ma canzoni che spaccano. Il debut Iron maiden é un gioiellino e Phantom of the opera vale da sola tutto il disco. Parapaparaparapapapapapapapa (phantom of the opera). 
Voto 81/100
Top songs: Iron Maiden, Phantom of the opera, Running free

1981 - Killers
Mi faró molti nemici per questo (!), ma non considero Killers un gran disco. A parte la title track, Wrathchild e un altro paio di canzoni, considero questo disco uno scarto del debut. Se mi sente Phil Anselmo (Killers é il suo disco preferito), mi gonfia come un pallone. Eddie si é rifatto il look ed é stato assoldato per atti vandalici/omicidi.
Voto 67/100
Top songs: Killers, Wratchild, Genghis khan

1982 - The Number 
Of The 
Beast
Finalmente Bruce Dickinson!! Non me ne voglia Paul Di anno, ma con Bruce i Maiden sono un'altra cosa. The number of the beast é la consacrazione della band. Dickinson litiga con il produttore su come registrare la title track, ma alla fine risulterà uno dei dischi piú importanti dell'heavy metal. A parte Gangland (anche Invaders, onestamente), sono tutti capolavori. Eddie si é (giustamente) montato la testa e pensa di essere piú importante del demonio. 
Voto 92/100
Top songs: The number of the beast, Hallowed be thy name, Run to the hills
Skip song: Gangland 

1983 - Piece Of Mind
Clive Burr abbandona la band ed entra Nicko! Il sound cambierá per sempre e il suo titipá tititipá sul ride in ogni singola canzona da li a 30 anni, diventerá un marchio di fabbrica. Sul disco, poche storie. Band in formissima e pezzi all'altezza del precedente capitolo. Qualche passaggio discutibile, ma i capolavori non si fanno desiderare. Eddie nel frattempo é in manicomio. Flight as hiiiigh as theeeee suuuuuuuunnnnnnnnnn AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
Voto 89/10
Top tracks: Revelations. The trooper, Flight of Icarus
Skip song: Quest for fire

1984 - Powerslave
Il mio preferito! Eddié é una sfinge egizia e Aces High, Powerslave e The rime of the ancient mariner possono competere con qualsiasi canzone al mondo. A parte una canzone (e mezza) il disco é da portare in trionfo (!?). Sono venuto a sapere che nelle nuove ristampe hanno tagliato la brevissima introduzione della title track. Roba da metterli in galera. La cito io per rendergli omaggio e non dimenticare: Ohhhhhhhhhhh ihihihihihihihi (l'intro di Powerslave)
Voto 95/100
Top songs: indovinate?
Skip song: The duellist

1986 - Somewhere 
In Time
Dopo il trionfale e massacrante World slavery tour i maiden si fanno un piccolo restyling e inseriscono tastiere e sintetizzatori, molti fan la prendono sul personale e non li ascoltano piú, ma il risultato di quest'album é buono e Dickinson canta divinamente. Eddie é in versione radiografia, ma la copertina é un capolavoro di dettagli delle loro precedenti canzoni. 
Voto 77/100
Top songs: Caught somewhere in time, Wasted years, Alexander the great
Skip song: Sea of madness


1988 - Seventh Son 
Of a Seventh Son
I maiden si affezionano ai tastieroni e non li mollano piú. Ne fanno peró un uso piú contenuto e il risultato é uno dei migliori dischi della loro carriera, nonostante l'ammorbidimento del sound.
Dopo 4 dischi da paura, Dickinson comincia a non spaccare piú il microfono, purtroppo. Canta lo stesso da dio, eh. Eddie rinasce dall'acqua (o qualcosa di simile) con la faccia storta. 
Voto 84/100
Top songs: Moonchild, The evil that men do, la title track (troppo lunga da scrivere)
Skip song: The prophecy 

1990 - No Prayer For 
The Dying
L'inizio della fine. Adrian Smith se ne va e e subentra (ahinoi) Janick Gers, che quantomeno fà casino sul palco. Dickinson é appannato, la band pure, anche se ha abbandonato i tastieroni. Il disco potrebbe finire dopo le prime 3 canzoni alle quali aggiungo il successone Bring your daughter to the slaughter, per il resto ampiamente sotto la media maiden. Pure Eddie é incazzato nero e se la prende col suo vicino di casa che era passato a chiedergli un po' di zucchero.
Voto 59/100
Top songs: Tailgunner, Holy smoke, Bring your daughter to the slaughter
Skip songs:  quasi tutte le altre

1992 - Fear Of 
The Dark
Disco strano, migliore del predecessore (non che ci volesse molto eh), pieno di ottime canzoni ma anche di ciofeche memorabili. Bel disco se durasse mezz'oretta in meno (eh, hai detto niente...) Eddie nel frattempo é diventato un albero perché si annoia. 
Voto 64/100
Top songs: Be quick or be dead, Afraid to shoot strangers, Fear of the dark
Skip songs: The fugitive, the apparition, chains of misery

1995 - The X 
Factor
Dickinson si scoccia della band e viene rimpiazzato dall'ex Wolfsbane Blaze Bayley. Il risultato é un disco molto particolare, con delle linee vocali diverse, con una produzione fantastica, con tanti momenti di ispirazione e altri di autoplagi. Eddie é in versione tortura/vivisezione. Forse ha sentito Blaze cantare le canzoni di Dickinson e vuole farla finita per sempre. Ha ragione. 
Voto 70/100
Top songs: The sign of the cross, lord of the flies, man on the edge.

1998 - Virtual 
XI
This is the end, cantavano i Doors.. Questo disco é stata la fine per Bayley con la band che si ritrova stanca al secondo disco con il nuovo cantante. Piuttosto che ascoltare per intero il primo singolo The angel and the gambler me ne andrei a smontare copertoni dai tir. A mente serena il disco non é male in generale (a parte quella canzone), ma i veri Maiden sono un'altra cosa. Bayley (e la produzione) in questo disco ci regala qualche bella risata. Peró nel booklet ci sono le foto di Harris e soci che giocano a calcio. 
Voto 58/100
Top songs: Futureal, The clansman, don't look to the eyes of a stranger.
Skip song: The angel and the gambler 

2000 - Brave New 
World
Ritornano Dickinson e Adrian Smith, ci sono 3 chitarre e il basso non si sente piú. Qualche canzone molto ispirata, qualche altra trascurabile, ma lo spirito é buono e i fan affezionati sono di nuovo contenti. Eddie é una nuvola di neeeerooooo (hey Vito, ma che cazzo dice questo ragazzo straniero? Cit per i piú colti). 
Voto 72/100
Top songs: The wicker man, ghost of the navigator, Blood brothers
Skip song: the fallen angel

2003 - Dance Of 
Death
Il migliore dopo la reunion. La band prende armi e ritagli (armi e bagagli, idiota! riconoscete la citazione?), e torna a regalarci canzoni fantastiche. Persino Nicko scrive una canzone, peró risulterá fra le peggiori dell'album. Ci ha provato...Ah, la copertina é una piú brutte di sempre: Eddie é vestito da morte (e fin qui va bene), ma é circondato da immagini create a caso da qualcuno che non sapeva usare i programmi di grafica e da manichini storpi con delle maschere dallo stile Eyes wide shut. Se volete sentire il sottoscritto sparare altre cazzate sull'argomento, ecco la videorecensione 
Voto 75/100
Top songs: No more lies, Dance of death, Paschendale
Skip song: age of innocence

2006 - A Matter Of 
Life And 
Death
Dopo aver notato che alcune canzoni lunghe e complesse di Dance of death hanno trovato ampio consenso del pubblico, la band decide di registrare un album tutto cosí. Il risultato é un disco che é un mattone, ma che ha molte canzoni valide. La voce di Bruce é prodotta malissimo e Eddie va in guerra per provarsi a liberare delle produzioni di Kevin Shirley. Non ci riuscirà, purtroppo. 
Voto 65/100
Top songs: These colours don't run, For the greater good of god.

2010 - The Final 
Frontier
Per me l'album piú brutto della loro carriera, nessun dubbio. Si, anche peggio di Virtual XI.
Ho scritto una recensione completa, se vi interessa, la trovate cliccando qui. Vi scrivo solo il voto (50/100), che senza quel grandissimo pezzo dal nome di Coming home sarebbe stato ben peggiore.
Top songs: Coming home
Skip songs: mmm...

2015 - The book 
of souls
Se ne é giá parlato tanto (troppo?) su queste pagine: recensione e I 5 momenti. Quest'album mi fa storcere il naso per tante cose peró non posso fare a meno di ascoltarlo. Non so perché, non appena lo capiró scriveró una raccomandata con ricevuta di ritorno a tutti i lettori del blog. Aumento leggermente il voto dato in sede di recensione.
Voto 72/100
Top songs: The book of souls, Tears of a clown, Death or glory.
Skip songs: The man of sorrows

Vi lascio con una canzone a caso dal catalogo Iron maiden.


18/11/12

Recensione: Soundgarden - King animal (2012)

Quanto tempo é passato dall'ultimo disco? 15 anni. Tanto, troppo, per i fan della band di Seattle. Rieccoli qui, un po' piú stagionati, ma senza cambiare il loro essere, rughe e capelli bianchi a parte. Cameron continua sempre ad assomigliare a Rocco Siffredi, quindi va bene cosí.

13/11/12

Recensione: Hellettrik (2012)


Esiste ancora la musica genuina proveniente dai garage nell'epoca di internet e della musica digitale? Certo che esiste e questo cd autoprodotto dagli Hellettrik ne é la prova.

Gli Hellettrik, ovvero un terzetto ( o trio, come si dice?)  di puro rock (e derivati) senza troppi fronzoli formato da Giuseppe Clay Mignemi (voce e chitarra), Fabrizio Galletta (basso) e Dario Pierini (batteria).
Il cd pervenuto in redazione (casa mia) si presenta magnificamente all' aspetto, un gran bell'artwork con un booklet tanto semplice quanto efficace. Ah, anche un adesivo con il logo della band. Niente male.
Venendo alla cosa principale, ovvero la musica: gli Hellettrik suonano in generale come un progetto tra membri a caso di Led Zeppelin e Europe (seconda versione) con delle participazioni di Slash, Jack White e dei Muse. Ci avete capito niente? Sicuramente no, ma il risultato é buono e decisamente piú semplice di quello che possa sembrare.

Il cd comincia con una sorta di canzone breve/intro: Downtown, atmosfere scure, chitarra slide alla Slash e voce effettata.
Ci stavamo quasi prendendo gusto, complice un bel riff ed una bella atmosfera, invece eccoci direttamente alla seconda traccia Your mind che mantiene ugualmente un incedere rock trascinante e si fa notare per un ritornello decisamente accattivante. Flight of the cold, comincia con un bel drumming e un linea di basso che rincorre prima la chitarra e poi la voce. Il pezzo entra nel vivo e il risultato é dannatamente buono, la canzone é tanto orecchiabile quanto visceralmente rock, complice un solo sugli scudi. Uno dei punti piú alti dell'album senza dubbio, il ritornello vi si stamperá in testa.
Toni differenti per Ready, con una strofa abbastanza rilassata con il basso in primo piano, per poi esplodere in un ottimo ritornello, vocalmente molto intenso ed energico, che é alla base della canzone. La successiva Something new si distingue per qualche ottimo momento strumentale e per il buon bridge, ma non lascia il segno come le canzoni precedenti.  Leave the town cambia un po' direzione rispetto ai brani precedenti, in sala di registrazione Hellettrik sará entrato qualche componente dei Muse per collaborare e il risultato é una canzone che a livello stilistico che potrebbe stare benissimo in un loro album.
Siamo alla traccia 7 con quella che é probabilmente la migliore canzone del lotto, End of Choice. Linea vocale da 10 e lode nella prima parte e chitarre settantiane nella seconda, veramente un grande, grandissimo pezzo. La lunga Under the line chiude il disco, ritroviamo ancora una volta i ritmi cadenzati tipici dei Led Zeppelin (anche se non ve li avevo mai citati), per poi accelerare nella seconda parte e catturare delle atmosfere ancora (questa volta vagamente) care ai Muse. Ottimo episodio anche questo, gli otto minuti della canzone scorrono via che é un piacere e il cambio di tempo a metá brano é fra le cose migliori del disco.

Questo Hellettrik é sicuramente un ottimo prodotto, genuino, che si esprime ad altissimi livelli nella prima e nella ultima parte, con un piccolo calo di tensione nella parte centrale. La registrazione é chiaramente lontana dalle produzioni stellari dei gruppi stramiliardari, ma é senza dubbio piú che dignitosa e dá ancora di piú la sensazione di "freschezza" e di "garage", anche se, onestamente, in qualche frangente non dispiacerebbe che basso e batteria dessessero una spinta in piú per dare piú compattezza e maggior enfasi ad alcuni passaggi di determinati brani. Chitarra e voce sono, invece, sempre su standard abbastanza alti.

A livello di composizione e di esecuzione un plauso vá sicuramente alla band, per aver creato un rock personale, semplice all'ascolto ma non per questo povero di dettagli per poter interessare l'ascoltatore piú attento.
Qui in redazione (sempre casa mia), aspettiamo giá il prossimo capitolo, nel frattempo continuo a spararmi End of choice! Teeeelll meeeeeeeeee whyyyyyyyyyyyyyyyy I aaaaaammmmmmmmm listeeeening toooooooo........


Best tracks: Flight of the colt, End of choice


Tracklist:
1) Downtown
2) Your mind
3) Flight of the colt
4) Ready
5) Something new
6) Leave the town
7) End of choice
8) Under the line

www.hellettrik.com
hellettrik@gmail.com

12/11/12

Recensione: Green day - Dos! (2012)


Proprio come Uno! Potrei copiare e incollare la recensione dello scorso disco per "spiegare" questo Dos!: esattamente gli stessi pregi e gli stessi difetti: canzoni molto brevi, dirette e (quasi) tutte piacevoli. Una fetecchia a disco però ce la regalano sempre, in Uno! la vittima sacrificale fu Kill the Dj, questa volta è il turno di Nightlife, che ha il pregio di essere insopportabile dopo soli 4 secondi, provare per credere, vi stupirà. Non la voglio ascoltare mai più (cit Zequila).

Insomma, stessi pregi e stessi difetti, dicevo. I difetti? Su tutti la registrazione delle chitarre, in contrasto con lo spirito punkettone delle canzoni, registrazione pop per un disco punk rock, qualcosa non quadra.
Le canzoni di questo Dos! hanno la media di 3 minuti, tra le quali spiccano It's fuck time (già edita con i Foxboro hot tubs), Makeout party (strofa praticamente identica a Leavin' here dei Pearl jam), Stray Heart, Wild one, Wow, that's loud (con un bel solo nel mezzo) e la conclusiva e acustica Amy, dedicata a Amy Winehouse.

In realtà nessuna canzone sfigura (a parte la terribile Nightlife), sono tutte ben costruite e di facile ascolto, facendo scorrere via il disco che è una bellezza.
Forse con una registrazione meno da educande, la valutazione sarebbe diversa.

Aspettiamo il terzo capitolo che vedrà la luce tra breve, spero di non dover fare un'altra recesione copia-incolla.

Voto 65/100

Best tracks: It’s Fuck Time, Stray Heart
Skip song: Nightlife

Tracklist:
01. See You Tonight
02. It’s Fuck Time
03. Stop When the Red Lights Flash
04. Lazy Bones
05. Wild One
06. Makeout Party
07. Stray Heart
08. Ashley
09. Baby Eyes
10. Lady Cobra
11. Nightlife
12. Wow! That’s Loud
13. Amy

10/11/12

Recensione: Aerosmith- Music from another dimension (2012)


Ed eccolo! Dopo svariati rinvii (uno dei quali per motivi di marketing, dato che stavano uscendo troppi dischi di band importanti), Music from another dimension é finalmente disponibile per il nostro impianto stereo, ammesso che qualcuno ne possegga ancora qualcuno.
Sono passati solo (!) undici anni dal loro ultimo e controverso album di inediti Just push play, ma riecco finalmente del nuovo materiale Aerosmith. Se mi é piaciuto questo disco? La risposta é Sí. 
Ascoltare la voce sublime di un Steven Tyler in forma smagliante, é sempre un piacere. 65 anni e non sentirli.

Venendo al disco: per molti versi é un bel tuffo nel passato.
L'opener Luv XXX (con la presenza di Julian Lennon tra i crediti) mi ha riportato nelle grandi atmosfere di Permanent Vacation/Pump. Diciamo che i riferimenti con il passato sono molti, molti momenti ti riportano a qualcosa di giá sentito dei 5 di Boston. Nel caso di questa prima canzone, per un secondo, quando parte il cantato, sembra di ascoltare Love in a Elevator. Bella opener. 
Le successive canzoni sono abbastanza particolari. In Oh Yeah sembra di ascoltare un misto di Aerosmith degli esordi con contaminazioni di quelli degli ultimi periodi, con un pizzico di Stones nel mezzo. Molto particolare anche Beautiful, canzone moderna, con la figlia di Steven Tyler, Mia, ai cori.
Il disco si mantiene molto piacevole con la discreta Tell me e il bel blues Out go the lights, cosí come é molto buono il singolo che ha preceduto l'album, Legendary child (vedi videoclip al termine della recensione).

What could have been love é la classica ballad Aerosmith, molto commerciale, ma che vi conquisterá di sicuro al primo ascolto come hanno fatto le altre bellissime ballad del passato. E' il momento di accelerare il passo e troviamo Street jesus e Lover a lot, dove i nostri ci danno dentro dentro alla grande. Tyler e Perry si dimenticano della carta d'identitá e fanno davvero sul serio. Rock n' roll d'altri tempi, applausi.
A proposito di Rock n' roll, non condivido la scelta di far cantare non una, ma due canzoni a Joe Perry: Freedom Fighter (dove c'é anche Johnny Depp ai cori) e Something. I pezzi non sono male, hanno un buon incedere e dal vivo sicuramente faranno la loro degna figura, ma cantare su un disco dove ha giá cantato Steven Tyler é una sconfitta assicurata, soprattutto per uno (Joe Perry) che cantante non lo é di certo. Le linee vocali sono troppo piatte e non all'altezza di questo disco.
Capitolo ballad: ovviamente ne troviamo parecchie, come da aspettative, non tutte peró fanno centro, é il caso di Closer, We all fall down e soprattutto di Can't stop loving you, in duetto con la cantante americana Carrie Underwood, che risulta abbastanza banale e stucchevole. Altro discorso per la giá citata What could have been love e la conclusiva Another last goodbye, dove in circa 5 minuti uno Steven Tyler da pelle d'oca ci fa capire che il vero dono del canto ce l'hanno in pochi, e lui é uno di quei pochi prescelti. Il talento, signore e signori.

Music from another dimension mi ha emozionato in tanti episodi, ma non mi ha convinto in altri. 
La mia solita domanda: perché non fare durare il disco una ventina di minuti in meno e renderlo un gioiellino invece di riempirlo di momenti trascurabili? Questo disco con 4-5 pezzi in meno sarebbe davvero un gran disco. Vabbé, non faccio il pignolo, Music from another dimension mi dá tante emozioni nonostante tutto, quindi valutazione sicuramente positiva.


Da non perdere: What Could Have Been Love, Street Jesus, Another Last Goodbye
Skip songs:  Freedom Fighter, Something

Voto 67/100

Tracklist:
 01. LUV XXX
02. Oh Yeah
03. Beautiful
04. Tell Me
05. Out Go The Lights
06. Legendary Child
07. What Could Have Been Love
08. Street Jesus
09. Can’t Stop Loving You
10. Lover A Lot
11. We All Fall Down
12. Freedom Fighter
13. Closer
14. Something
15. Another Last Goodbye

07/11/12

Recensione: Him - XX Two Decades Of Love Metal (2012)


Ma che, un'altra raccolta degli Him? Almeno i Black sabbath hanno piú 40 anni di carriera, ma loro? Hanno piú Greatest hist che album, a memoria credo sia il quinto.
Questo "XX Two Decades Of Love Metal" ha di nuovo la cover “Wicked Game” di Ké, (canzone famosissima una quindicina di anni orsono) e nient'altro.
Cover decisamente trascurabile, tra l'altro.
Per il resto, i soliti famosissimi pezzi della band (sí, sempre le solite, Join Me In Death, Your Sweet 666, In Joy And Sorrow,  Right Here In My Arms, la cover di Chris Isaak Wicked game, Buried Alive By Love con l'aggiunta di qualche nuova hit degli ultimissimi album). Se ne sentiva il bisogno? Anche no.

Se non sapete chi siano gli HIM, ne consiglio caldamente l'acquisto, Ville Valo e la sua band sapranno come conquistarvi con i loro testi e con le loro atmosfere romanticone-gotiche. Se invece conoscete la band, e soprattutto, se avete acquistato le discutibili raccolte uscite negli ultimi anni, conservate questi soldi per il camion dei panini o per comprarvi le castagne per strada.

Voto alle canzoni: 7,5
Voto all'operazione commerciale: 2+

Da non perdere: Join Me In Death, Right Here In My Arms, Gone With The Sin

Tracklist :
01. Strange World (Ké cover)
02. Join Me In Death
03. Heartkiller
04. Rip Out The Wings Of A Butterfly
05. The Kiss Of Dawn (radio edit)
06. The Funeral Of Hearts (radio edit)
07. Right Here In My Arms (radio edit)
08. Pretending
09. Buried Alive By Love (radio edit)
10. Gone With The Sin
11. Your Sweet 666
12. The Sacrament (radio edit)
13. Wicked Game (Chris Isaak cover)
14. Killing Loneliness
15. Bleed Well (radio edit)
16. In Joy And Sorrow (radio edit)
17. Poison Girl
18. Scared To Death
19. When Love And Death Embrace (radio edit)
20. Heartache Every Moment