31/01/14

Il demolitore: Beatles - Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band

Il demolitore é colui che non é mai contento, vede sempre il lato negativo delle cose ed é colui che risponderebbe alla classica domanda: "un bicchiere é mezzo pieno o mezzo vuoto?" con "non é né mezzo pieno né mezzo vuoto, é solo un bicchiere di merda". Incontentabile, demolisce  tutto quello che gli sta attorno, che si tratti di opere d'arte o di monnezza urbana, per lui é quasi tutto sullo stesso piano. Ha una brutta opinione pure di se stesso.

Oggi volevo dire la mia su un altro capolavorone della storia della musica: Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles.

29/01/14

Recensione: Rush - Hold your fire (1987)


Artista: RUSH
Album: HOLD YOUR FIRE
Anno di pubblicazione: 1987
Tracce: 10
Genere: Progressive rock, AOR
Durata: 50'21''
Etichetta: MERCURY RECORDS
Produttori: RUSH, Peter Collins

RECENSIONE A CURA DI LORIS

Sul finire degli scintillanti anni ottanta, i RUSH ormai rappresentano una colonna portante del progressive rock, miscelato con le sonorità del suddetto periodo in cui tastiere e produzioni pompose la facevano da padrone.
Reduci dal tour di Power Windows, disco uscito nel 1985 ed in linea con i suoni di quegli anni, per quanto riguarda l'utilizzo massiccio di tastiere e di una super produzione, il “power trio” canadese torna in studio per dare alla luce il suo dodicesimo album: HOLD YOUR FIRE.

27/01/14

Live report: An evening with DREAM THEATER - Teatro OBIHALL – Firenze, 21/01/2014

Live report a cura di Loris. Foto di Emilio Mascagni.

Seconda tappa italiana per i “giganti” del Prog-metal mondiale, che, dopo la data di Assago a Milano, (ormai meta imprescindibile per il quintetto americano che ha marcato l'8°concerto nel palazzetto milanese) sono sbarcati al Teatro OBIHALL (già SASCHALL) di Firenze per l'evento “An evening with Dream Theater” in occasione del tour “ALONG FOR THE RIDE” per promuovere il nuovo disco “DREAM THEATER”, uscito il 24 settembre scorso.
L'OBIHALL come un'oasi in un deserto, si staglia nella zona del lungarno fiorentino, accanto ad un viale trafficato e attorno al quale non può mancare quella particolare atmosfera tipica dei luoghi “da concerto”.

Una lunga coda di persone, da ragazzi, fino ad adulti di varie età, occupa il vialetto dietro la struttura, pronta a accaparrarsi le posizioni all'interno del teatro e ad assistere a quello che si preannuncia come un enorme spettacolo musicale. Al suo interno, l'Obi si mostra come uno spazio non troppo grande e perciò poco dispersivo, questo contribuisce a rendere la location molto più “calda” ed intima.
Alle 20:00 il teatro è ormai tutto gremito, ormai anche la galleria numerata coi posti a sedere, ma soprattutto il parterre al cui centro spicca la zona mixer, con tutt'intorno una bella folla di fans e spettatori carichi di adrenalina e voglia di buona musica. Un telo su cui un proiettore manda delle immagini di costellazioni e di pianeti, con una texture che ricrea la raffigurazione dello spazio e di un pianeta in movimento che ricorda la copertina del nuovo album, copre il palco e lascia solo all'immaginazione ciò che verrà scoperto da lì a poco.
L'orologio batte le 20:30, ed ecco che sul telo viene proiettato un countdown che ci introduce ad un breve filmato in cui vengono riprodotte le copertine animate di tutti gli album della band americana, sulle note dell'intro di “False Awakening Suite” che scalda subito il pubblico, il quale si esalta soprattutto sulle immagini degli album simbolo come: “Images and Words”, “Change of Seasons”, Metropolis part 2: Scenes From a Memory”.

Finito il breve filmato ecco che il telo viene giù per lasciar spazio all'energica “The Enemy Inside”, il cui riff viene ricreato e accompagnato dal coro del pubblico presente. Il pezzo in veste “live” ha la sua bella potenza e arriva diretto senza fronzoli al cuore dell'ascoltatore, un ottimo inizio per scaldare l'atmosfera insomma. Nel frattempo durante l'esecuzione alle spalle dei 5, veniva mandato in onda il relativo, a mio avviso non irresistibile, videoclip della canzone.
Subito dopo è il turno di “The Shattered Fortress”, brano appartenente alla famosa “Twelve step suite” relativa al periodo da alcolista di Mike Portnoy, che, con i suoi 12:50 minuti di durata, affascina attraverso cambi di atmosfera e si lascia apprezzare ancora di più dal vivo per l'impatto che riesce a creare. La Brie dimostra subito di essere in forma in quanto a voce.


Dopo la maratona di 13 minuti arriva “On the backs of angels” tratto dal penultimo lavoro “ADTOE”, che come “the enemy inside” si fa notare per la sua potenza e il piglio diretto grazie alla sua orecchiabilità, sempre accostata ai soliti virtuosismi tecnici. E' il turno della folgorante freschezza melodica di “The Looking Glass”, una delle migliori del nuovo album, breve per i minutaggi canonici dei Dream, ma che regala grandi emozioni, soprattutto durantel'assolo di Petrucci che anche qui colpisce il bersaglio. Il copione “pezzo “breve” diretto – suite lunga ed articolata, visto finora, viene rispettato alla perfezione, in quanto il brano successivo altro non è che la suite conclusiva di “Falling into infinity” del 1997, la bella “Trial Of Tears” che sfora il muro dei 13 minuti. Petrucci in apertura delizia il pubblico fiorentino con un'introduzione chitarristica di assoluta finezza e spessore, dopodiché il brano comincia e piano piano cresce di dinamica. Live ha una riuscita davvero speciale, in questa occasione anche Rudess comincia a scaldare i motori, mettendosi in evidenza nelle parti soliste del brano. Petrucci si riaffaccia dal minuto 6:30, nell'intermezzo strumentale “Deep in heaven” in cui sfodera un assolo stile “rock fusion” di grande pregevolezza, ben accompagnato dai tappeti di Rudess. La terza parte della suite si ricollega alla prima e si conclude quasi similarmente con i passaggi chitarristici iniziali, in forma ridotta a sfumare il finale.
Applausi a scena aperta per la solita prestazione maiuscola offerta da questi formidabili strumentisti.
Alcune note di synth ci introducono alla strumentale del nuovo album, “Enigma Machine” che sfodera tutta la sua forza dopo un breve intro. Da un primo ascolto sul disco lasciava quel qualcosa, almeno personalmente, in sospeso, servivano più ascolti per poterla inquadrare appieno, dal vivo ha convinto e dato prova del fatto che in questo tipo di escursioni strumentali i DT non hanno perso certo smalto. In mezzo alla stessa è stato inserito l'assolo, di batteria, breve ma intenso, di Mike Mangini, oltreché un simpaticissimo video clip in cui tutti i Dream Theater sono protagonisti, in forma di cartoon, di una storia animata che copre la lunghezza del brano.


E' arrivato il momento di “ammorbidire” ed ecco pronta la power ballad, sempre dalla nuova release: “Along for the ride” suona fresca e con quell'inciso “da acchiappo”, in senso buono ovviamente, che spinge il pubblico ad accompagnare il canto di La Brie, anche qui perfetto ed incisivo. Ridendo e scherzando siamo quasi al termine del primo atto, ed ora quale pezzo ci attende?! La Learning to live del 2011, ovvero “Breaking all illusions”. Curiosità, Mangini si pesca l'attacco di batteria del pezzo, ma magicamente tutto riesce a filare liscio, vista la sua immensa tecnica. La canzone è bellissima, già su ADTOE aveva colpito per le diverse analogie strutturali con Learning to live, e già questo dice tanto, live è un piacere incredibile ascoltarla cogliendo tutti i suoi passaggi intricati e riprodotti alla lettera, senza una minima sbavatura, dai newyorkesi.
L'epica chiusura del pezzo dopo l'assolone di Petrucci, viene accolta con un boato dal teatro OBIHALL, che reagisce sempre con grandissima partecipazione.

Durante i 15 minuti di pausa tra il primo ed il secondo atto, vengono proiettate delle immagini sullo schermo presente sopra il palco; simpatica trovata in quanto si vedono dei video ironici e scherzosi sui Dream Theater con i relativi membri del gruppo, ma anche stralci di cover di loro pezzi fatti da alcuni utenti di YouTube, tra i più popolari e che si sono distinti per bravura e una perfetta esecuzione dei loro tributi ai DT. Poi qualche spot pubblicitario studiato “ad hoc” con protagonisti La Brie, Petrucci, Rudess e Mangini, giusto per farsi due risate prima di riprendere il cammino.
1994-2014. Il secondo atto si fonda su queste due date; per i fans più attenti non sarà difficile capire il perché: si festeggia il ventennale di AWAKE, terzo album della discografia e secondo lavoro con La Brie alla voce. La domanda “Riuscirà il nostro eroe James a cantare quei pezzi così tirati e in cui diede prova delle sue incredibili doti canore?!” sorge spontanea, del resto sono passati vent'anni, mica noccioline; soprattutto se pensiamo alle traversie passate dal vocalist canadese durante tutto questo tempo, e invece no: “The Mirror/Lie” esplodono con un tiro micidiale e un La Brie carichissimo, che sbigottisce i presenti, la voce non è la stessa, per forza di cose, ma il canto si fa rabbioso, subito dopo pulito, ma più di ogni altra cosa preciso, insomma ancora una volta sorprendente. Il duo tratto da Awake è un susseguirsi di assoli strumentali, chitarra e tastiera che ricamano riffs e macinano note a profusione, la batteria ha un effetto dinamite, e Mangini, che di certo quando c'è da picchiare forte non è secondo a nessuno, si cala perfettamente nel ruolo di dinamitardo e quasi sembra prendere lui il centro della scena. La Brie continua a graffiare come un giaguaro e il pubblico più affezionato al suddetto album non manca di esaltarsi ad ogni nota elargita. Verso il finale, il solo al fulmicotone di Petrucci dà il colpo di grazia per arrivare alla convulsa chiusura in cui il chitarrista ritorna a ricamare preziose note sulla sua 7 corde.
Sempre da Awake, “Lifting Shadows Off a Dream”, la ballatona di turno, che si veste da inno e viene intonata dai fans con vigore, mentre La Brie continua, anche dopo lo “sforzo” vocale su The Mirror e Lie, a regalare preziosi passaggi, vocalmente parlando.


Continua la celebrazione dell'album in questione con "Scarred", cavalcata di 11 minuti in cui si alternano parti tirate a parti più melodiche, con un La Brie ancora graffiante ma anche intenso nelle sezioni più lente della struttura del suddetto pezzo.
Il sipario sull' “happy 20th birthday” di Awake cala sulle note di “Space - Dye Vest”, la canzone simbolo di questo disco, il “canto del cigno” per il vecchio tastierista della band, Kevin Moore che dopo le registrazioni lasciò i Dream Theater per dedicarsi ai suoi progetti. Già solo l'introduzione è accolta dall'entusiasmo dei presenti, le note di pianoforte che introducono il pezzo sono un marchio di fabbrica inconfondibile dello stile del primo tastierista del gruppo. Dalla sua Rudess regala un momento di estrema delicatezza ed intensità, seppure non possieda il feeling e il calore di Moore, e piano piano, dopo l'ingresso di Petrucci con una leggera chitarra, La Brie dà ancora prova della sua serata di grazia, inserendosi con classe nella strofa cantata. Questo è un pezzo molto particolare, in un contesto live di certo fa la sua figura e spicca per tanti motivi, dopo averlo ascoltato lascia quel senso di estrema pace interiore e benessere, dato dall'ascolto di quelle note così struggenti, dal pathos drammatico che trasmettono ma proprio per quello sono così... dannatamente belle.
L' ”epic moment” è servito: “Illumination Theory” fiorisce sul finire del secondo atto, con il suo intro orchestrale, subito riconosciuto dal pubblico che inizia ad agitarsi già dai primi scampoli di pezzo.

Chi ha ascoltato l'ultimo album sa bene quanto sia variegata questa composizione, si passa dalle orchestrazioni del I movimento ai toni prog/heavy metal, fino a quelli progressive, del II e III, passando prima, però, per un altro momento orchestrato, in cui gli archi la fanno da padrone. Subito dopo si ritorna ai ritmi travolgenti della prima parte per arrivare al finale, che raggiunge un climax, oserei dire esagerato, per quanto coinvolga, soprattutto live, suscitando i cosiddetti “goosebumps” lungo la spina dorsale, in particolare quando La Brie si inerpica sull'acuto che praticamente dà l'ennesima conferma del suo stato di grazia. Gli “ooohhh” del pubblico fanno da cornice all'assolo spettacolare di Petrucci che lancia la suite verso la sua degna conclusione.
Se pensate che sia tutto qui, bé, vi dico subito che non è così, perché l'Encore riserva una sorpresa meravigliosa: si festeggia ancora, questa volta il 15° compleanno di un autentico CAPOLAVORO... Metropolis 2, Scenes from a memory.
Sullo schermo alle spalle dei nostri viene proiettato la grafica “2014” le cui cifre cominciano a scalare (a mò di macchina del tempo) fino a “1928”, anno in cui è ambientata la storia del concept, dopodiché arriva come un tuono “Overture 1928” che deflagra in tutta la sua grandezza strumentale, e in cui gli assoli di Petrucci scaldano i cuori e fanno cantare il pubblico che addirittura li riproduce a voce!
Subito dopo arriva come un treno “Strange Dejà Vu”, La Brie è coadiuvato dalle prime file, e non solo, nelle prime frasi del testo, tutti insieme si canta e ci si fa travolgere dalla bellezza di questi brani che nel 1999 hanno dato vita a questo incredibile “masterpiece” musicale. E' una perla musicale dietro l'altra, appena ripresi dal precedente brano, arriva riconoscibilissimo l'attacco folgorante di “The Dance Of Eternity” che è il territorio di caccia di Jordan Rudess, funambolo della tastiera che incendia la folla con i suoi “deliri” progressivi. Una delle strumentali più belle della loro storia che live dà prova delle capacità tecniche di ciascuno dei 5 musicisti. La chiusura è affidata a “Finally Free” che chiude Metropolis 2, SFAM come qui chiude il concerto, magistralmente, attraverso parti acustiche, sezioni convulse, sempre accompagnate da alcune immagini sullo schermo sopra il palco, e un'altra grande prova canora di La Brie che vuole dare il massimo fino alla fine ed entusiasmare il pubblico fiorentino senza risparmiarsi neanche un minimo.


La serata si conclude con i ringraziamenti dei Dream Theater al pubblico e la passerella di ciascun musicista: Petrucci distribuisce plettri targati “JP” alle prime file, Rudess saluta con la sua manona, elargendo inchini in segno di gratitudine, Myung accenna dei timidi sorrisi ( il ché è tutto un dire!) anche lui appagato dalla bellissima serata, poi arriva Mangini che richiama tutti al centro del palco per il consueto inchino di gruppo. CHAPEAU!

Tiriamo le somme di questo concerto dicendo che i Dream Theater sono sempre la solita macchina da guerra, per me era la prima volta live e sono rimasto soddisfatto; ho potuto godermi alcuni dei miei pezzi preferiti in presa diretta, osservando questi abili strumentisti e facendomi trascinare dalla loro musica in maniera totale.
Spendere una parola su ognuno di loro ne vale la pena, anche su Mangini, che a me personalmente non piace come batterista (questione di gusti) ma a cui è da pazzi non riconoscergli l'immensa tecnica che possiede. Petrucci è davvero uno spettacolo, ritmicamente e solisticamente, come me lo aspettavo, niente di più, niente di meno; Myung è il classico musicista operaio, silenzioso, preciso come un orologio svizzero e infallibile nel macinare note su note; Rudess il solito funambolo, con al seguito il tastierone megagalattico, il continuum, il suo tablet con relative app su cui suonare assoli e una curiosissima tastiera a forma di “U” che per essere suonata richiede un'imbragatura, addirittura, e poi la classica Keytar metal style che utilizza a mò di chitarra, elargendo assoli e note a iosa.

E ora veniamo alla vera star della serata, signori e signore... JAMES LA BRIE, a dispetto degli anni che avanzano continua ad insistere anche sui pezzi più datati, ottenendo risultati sorprendenti; in questo tour, ricorrendo il ventennale di AWAKE, si è trovato a cantare ben 5 brani dallo stesso, e non ha fatto una piega, parlando della serata di Firenze almeno, posso assicurare che è stato perfetto nell'arco di ben tre ore tirate di concerto, per intonazione, controllo e precisione.
> Piccolo appunto sulla scaletta: era già risaputo che pezzi avrebbero suonato, in quanto bastava vedere anche solo quella di Milano, della sera precedente, siccome era già stato confermato che sarebbe rimasta immutata per tutte e 4 le date in Italia, l'unico neo direi che è stata l'assenza di THE COUNT OF TUSCANY, che tutti speravamo di ascoltare, soprattutto perché eravamo a Firenze e sarebbe cascata proprio “a fagiolo” in una circostanza simile. Invece no, perché i compleanni di Awake e Metropolis hanno portato ben 9 brani e quindi era impossibile fare dei cambiamenti in corsa o comunque sforare dalla setlist prevista, dato che poi i Dream Theater ci hanno abituato, in tutti questi anni, a non cambiarla mai in un TOUR se non eccezionalmente per 1 o 2 pezzi al massimo. Per conto mio “recrimino” anche l'assenza di due bellissime canzoni del nuovo album, ovvero “A Bigger Picture” e “Surrender To Reason”, ma prima o poi le sentiremo live, ne sono certo!

26/01/14

Chiedilo a Given to rock!

Benvenuti al terzo episodio di Chiedilo a Given to rock!

Come al solito, grazie a tutti per le vostre domande, continuate a farle, mi raccomando. Anzi, CI raccomando (!?).

In questa puntata: l'incazzatura per il greatest hits degli Angra, richieste canore, metropolitane mongole e..il demolitore (live from the kitchen), che risponde dal vivo ad una domanda.

Enjoy!


25/01/14

Le news della settimana

Un po' di news!

-A Billboard.com, Kirk Hammett dei Metallica ha dichiarato che la band è pronta per entrare in studio. Queste le parole di Kirk:
“Inizieremo a lavorare in studio tra un paio di settimane circa, questa sará la nostra priorità. Siamo eccitati perché sentiamo il bisogno di iniziare a lavorare ad un nuovo album. Abbiamo ritardato a lungo e usato un bel pò di scuse per rimandare, ma ora il momento ci permette di cominciare. Abbiamo molte idee, veramente molte!”

Ecco una nuova song dei tranquilli Black label society, My dying time. L'album uscirá il 7 aprile.


23/01/14

Recensione: Last minute to Jaffna - Volume III (2014)


Jaffna? E dove sarebbe? Dove si trova Jaffna? Ve lo diciamo subito, calmatevi.
Jaffna è il nome di una città dello Sri Lanka, salita alla ribalta delle cronache per essere stata devastata dallo tsunami del Natale 2004. Ecco, ve l'abbiamo detto, visto?

Torniamo un po' indietro, un po' di storia della band:
I LMTJ sono Danilo Battocchio;(chitarra, fx), Valerio Damiano (voce, chitarra), Andrea Pellegrino (batteria) e Gianmaria Asteggiano (basso). Nel 2006 il primo EP, come passaporto per numerosi palchi italiani ed esteri e nel 2008 il primo album “Volume I” che ottiene buone recensioni sulla carta stampata e al quale seguono un fiume di date e un tour europeo. Tra il 2010 e il 2013 vengono registrati due dischi, “Volume II” (non ancora pubblicato) e “Volume III”, la proverbiale quadratura del cerchio, con il contributo di Fabrizio Modenese Palumbo e Stefano Casanova, due musicisti che non temono di salire su un aereo senza pilota.

Questo III è un disco particolare, molto particolare, pure troppo, direbbe qualcuno. E' un disco Psycho/metal/doom. Beh, cosa c'è di così particolare in questo? Il fatto che è totalmente in acustico.
L'ascolto di questo disco è un'esperienza: suonato ed arrangiato magnificamente, con delle atmosfere superbe, lo diciamo subito. Il problema sta nella lunghezza delle composizioni, 5 brani da 8-10 minuti cadauno, che rende questo volume III poco accessibile a chi non è appassionato del genere. Oltretutto il cantato è abbastanza monocorde e assestato su tonalità molto basse, fatto che non aiuta così tanto lo scorrere del tempo.
Il pezzo migliore del disco, anzi, il capitolo migliore del disco (c'è lo zampino di Zakk Wylde?) è il VI -quarta traccia-, dove i ritmi si alzano e la musica diventa leggermente più incalzante, rispetto alle tracce precedenti. 

Se vi piace il genere, vi piacerà pure questo Volume III, ottimamente realizzato. Se non vi piace il genere, potrete usarlo come sottofondo per una serata triste, funzionerà (!).

TRACKLIST

1. Chapter V
2. Chapter XIII
3. Chapter XXV
4. Chapter VI
5. Chapter XI (live)


21/01/14

Recensione: Viola Sinapsi - Rivoluzioni composte (EP)


I Viola Sinapsi sono una band noise/indie composta da Davide Cassarino, Daniele Venti, Gianluca Dimajo e Gabriele Russello che nasce a Caltanissetta nel 2006 e che ha all'attivo due EP. Il secondo é proprio quello che andiamo ad ascoltare e ad analizzare.

Rivoluzioni composte (si, é il titolo dell'EP) é stato registrato a Milano ai DMC studio ed il lavoro é stato ben fatto, perché il suono mi colpisce subito in positivo: sporco e grezzo quanto basta, ma niente lasciato al caso e molto curato.
La caratteristica principale della band é il cambio di atmosfera. Troviamo, infatti, atmosfere rilassate (con dei "suoni" in sottofondo) che poi sfociano in parti aggressive.

Molto convincente l'opener LadyNutella (Laaaady Nutella, children at your feet...), che rappresenta il meglio della band a livello di ispirazione ed é, probabilmente, il miglior brano dell'EP:  a tratti energico, a tratti raffinato e con molta carne al fuoco. Va un po' meno bene con la successiva La fiera delle ovvietá, stavolta un po' troppo rilassata e con un cantato che, per quanto variegato, risulta non troppo avvincente. I ritmi si risollevano con la successiva Nives, con uno splendido basso grezzo sugli scudi. "Diversa" la conclusiva Canzone di mezzanotte: le atmosfere cambiano e i suoni si fanno piú caldi. Se la canzone é stata concepita come sorta di Ninna-nanna (non nel senso di noiosa, si intende), devo dire che é perfettamente riuscita: arrangiamenti curatissimi e acustica/piano/tastiere in evidenza. E' una di quelle canzoni che si ascoltano volentieri proprio prima di andare a letto.

In conclusione, consiglio sicuramente l'ascolto di Rivoluzioni composte agli amanti del genere e non. La band ha personalita, idee e qualcosa da dire. Dategli un ascolto https://violasinapsi.bandcamp.com/ 

Tracklist:
1) Ladynutella
2) La fiera delle ovvietá
3) Nives
4) Canzone di mezzanotte

20/01/14

Le interviste terribbbili: Nanowar of steel


Salve a tutti!
Oggi é un gran giorno: abbiamo l'onore, che dico l'onore, il PRIVILEGIO, di intervistare quei fus ehm.. quegli affabili ragazzi dei NANOWAR OF STEEL.

1) Ciao ragazzi (scusate se vi offendo non dandovi del voi) e grazie per la vostra disponibilitá. E' il vostro momento, cominciate l'intervista come meglio credete. Carta bianca.

Gatto: Volare oh-oh, cantare oh-oh-oh.
Potowoto: come la colazione è il pasto più importante della giornata, così la prima domanda è la più importante di un'intervista. Dunque cominciamo male.
Abdul: IMOTHEP!

2) Che tipo di armature preferite? Quali indossate, generalmente?

Gatto: L'armatura di pelle di pollo fatta da apelle figlio di i-Pollo.
Potowoto: la mia roboante self-confidence è la mia unica armatura.
Abdul: Io non uso armature, ma il mio onion ring + 2 al carisma ().

3) Avete mai spaccato la chitarra in testa a qualcuno?

Gatto: No ma una volta troncai un flauto nel culo ad un bipede implume, e non chiedermi perche'.
Potowoto: ma che domande sono? Certo che sì.
Abdul: L'ho tirata in bocca al cantante dei Muse durante un concerto..

4) Qual é la cosa di cui andate piu' fieri? Non so, un disco, un live, una canzone, un videoclip, uno sputo in testa a qualcuno...

Gatto: La risposta a questa domanda.
Potowoto: una volta ho avuto una sessione di sesso sfrenato della durata almeno cinque ore nel retro di un'automobile, con tanto di complimenti alla fine. Certo poi ho fatto pipì per una settimana, ma questo è secondario.
Abdul: essere stati in Andorra.

5) Se foste gli Headliner in un grossissimo festival, cosa chiedereste nel vostro backstage? Axl Rose chiede una Jacuzzi piena di petali di rose, i R.e.m. hanno chiesto 100 asciugamani e i Van halen chiedono pacchetti di m&m's senza confetti color marrone. Potete fare di meglio?

Gatto: Si.
Potowoto: chiederei l'abbonamento a Libero, con ogni singola copia autografata da Belpietro.
Abdul: Un materasso eminflex fatto di marshmallow con dentro un pentolone mondial casa in acciaio inox in cui sono cucinati kay hansel e gretel.


6) Se Giorgio Mastrota é il cavalier custode dell'acciaio inox, chi é il suo acerrimo nemico ?

Gatto: La capra che canta sotto la panca che crepa dietro al palazzo dove c'é un pezzo di pane di un povero pazzo cane.
Potowoto: il commercio illiberale.
Abdul: i prodotti non di qualitá.

7) Ci sta il parmigiano nella pasta col pesce?

Gatto: Ci sta come d'autunno sugli alberi le foglie.
Potowoto: ci sta pure tutta la forma di parmigiano, se il piatto è abbastanza grande.
Abdul: chiedilo al pesce prima.. magari e' allergico..

8) Ditemi un disco che pensate siate gli unici ad apprezzare.

Gatto: St. Anger, per gli ottimi suoni del rullante.
Potowoto: Into Gay Pride Ride dei Nanowar of Steel.
Abdul: La raccolta dei migliori successi di Celentano cantati da Pilade.

9) Se aveste l'opportunitá di fare una sola domanda a Moira Orfei, cosa le chiedereste?

Gatto: Ci sta il parimigiano nella pasta col pesce?
Potowoto: è vero quello che si dice riguardo l'accoppiamento dei cammelli?
Abdul: di che colore e' il cavallo bianco di bin laden?


10) Pino scotto o Richard Benson?

Gatto: Pilade
Potowoto: Pino per la quantità, Benson per la qualità.
Abdul: Edo Soldo: Il tizio epico sui pattini di striscia la notizia..

11) Qualcuno di voi riesce a leccarsi il gomito? Se si, vogliamo la foto (anche in bassa risoluzione)

Gatto: Io riesco a scaccolarmi con la lingua
Potowoto: no, ma da giovane, quand'ero più snodato, sapevo fare questo..
Abdul: ci provo da anni, poi ho scoperto l'olio di gomito e mi sono calmato.

12) Se poteste infliggere una tortura al vostro peggior nemico, legandolo ad una sedia e facendogli ascoltare un disco per 24 ore di fila a volume abominevole, quale disco gli fareste ascoltare?

Gatto: Una compilation fatta solo di intro ed interludes vari tratti da Gods of War dei Manowar.
Potowoto: un nostro disco senza l'autotune.
Abdul: il duetto Renato Pozzetto e Lino Banfi.

13) Questa é seria: i vostri gruppi preferiti? Se non volete rispondere, non fatelo.

Gatto: Giorgio Mastrota's Rising Force, Serpents Snake, Inculation e Mongoloids.
Potowoto: Frank Zappa, Yes, e tutta la discografia di Marco Carta.
Abdul: Beatles, Hendrix, Joplin, Rainbow, Deep Purple, Led Zeppelin, ed il duetto Renato Pozzetto e Lino Banfi.

14) Suonereste/collaborereste mai con un artista neomelodico? Se si, per quale cifra?

Gatto: Io pagherei per fare un duetto con Gianni Celeste
Potowoto: quoto a pieno.
Abdul: Raddoppio!


15) Chiudete l'intervista come preferite, anche insultandomi. Ah, che video inserisco al termine dell'intervista? Sceglietelo voi. Da Youtube preferibilmente, sennó non si visualizza bene. Grazie

Gatto: Grazie Gian Girolamo da Pescasseroli II per la prestigiosa intervista. Auguro a te, alla tua prole, ed alla prole dei lettori della tua rinomata zineweb una vita fatta di investimenti appropriati in fondi pensione prestigiosi, che permettano la difesa del potere d'acquisto.
Il video che consiglio é il seguente: http://www.youtube.com/watch?v=_ZjhuoS6oao

Potowoto: un saluto a tutti quelli che mi conoscono, e avverti per favore la mia mamma che sto tornando a casa e di buttare la pasta. http://www.youtube.com/watch?v=keL7fnIPXlE

Abdul: Blodde, cabblodde e scaddablodde!!!! Seguiteci su facebook twitter, youtube e youporn! http://www.youtube.com/watch?v=kxopViU98Xo

Grazie per la disponibilitá (e per i magnifici video), ragazzi! 
Vi lasciamo con uno dei capolavori indiscutibili della band. Enjoy!

19/01/14

Chiedilo a Given to rock!

Dopo lo straordinario, anzi, memorabile successo del primo episodio, è il momento per un'altra raffica di domande.

Si parla, tra le altre cose, dei vestiti del cantante dei Darkness, delle band che mi hanno più impressionato live e della pasta e fagioli.

Bando alle ciance, (ri)ecco il mio faccione.


16/01/14

Intervista: Acid Muffin

E' la volta di conoscere i ragazzi degli Acid Muffin, terzetto italiano a supporto dell'a Alternative rock/grunge.
Facciamo due chiacchere con Marco, Matteo e Andrea.


1) Ok ragazzi, prima di tutto, benvenuti a questa intervista. Direi di  cominciare spiegandoci brevemente le vostre radici e come vi siete conosciuti.

Ciao, siamo gli Acid Muffin e veniamo da Roma. Il primo incontro tra me (Andrea) e Marco risale agli anni del liceo, entrambi avevamo già una band ma volevamo dedicarci ad un nuovo progetto così decidemmo di fondare un gruppo insieme, i Recidva. Trovato il bassista, la formazione vedeva me alla chitarra e alla voce e Marco alla batteria. Questo progetto nato nel 1999 ebbe fine dieci anni dopo, quando il bassista prese un’altra strada. A questo punto ricominciammo da zero, scrivendo nuova musica e proponendoci dal vivo come un duo acustico. Successivamente, nel 2010, ingaggiato un altro bassista, decidemmo di invertirci di ruolo, così io passai alla batteria e Marco alla chitarra e alla voce. Ci rendemmo conto che questa nuova formula funzionava, ma avevamo bisogno di un bassista più efficace così tramite un amico comune conoscemmo Matteo, che nel 2012 subentrò appunto come nuovo bassista.

15/01/14

Hardcore superstar @ Alcatraz, Milano 17/11/2013

A cura di Olaf

Tutte le volte che il combo scandinavo cala sul suolo italico è, per me,  un appuntamento irrinunciabile.
Con quello di questa sera siamo a quattro concerti visti in meno di due anni e mezzo.
Il motivo di questa costanza è presto detto. Gli Hardcore Superstar sono attualmente la miglior live band in campo  sleaze-rock metal. Sensazione confermata ancora una volta con una prestazione che definire travolgente è poco.
Questo è il tour di "C'mon take on me" e l'ultimo cd (bello ma non imprescindibile) è ben rappresentato da tre pezzi: One more minute, Long time no see e, naturalmente,  il singolo Above the law.
Per il resto una scaletta senza troppe sorprese. I pezzi da novanta ci sono tutti o quasi. Dopo la consueta breve intro, Moonshine mette subito le cose in chiaro.


14/01/14

Recensione Stef Burns League - Roots & wings (2014)


Sapete chi é Stef Burns? No? Ve lo dico io, é il chitarrista di Vasco Rossi e di Huey Lewis & the News, nonché compagno di Maddalena Corvaglia.


Ma veniamo al disco: Given to rock ha l'opportunitá di ascoltare il disco Roots & wings in anteprima, l'album sará infatti disponibile al grande pubblico a partire dal 21 di questo mese.

I suoni e l'impatto generale sono davvero buoni, gli arrangiamenti sempre molto curati e raffinati e Stef Burns se la cava bene anche dietro al microfono.
Il disco è, nella maggior parte dei brani, abbastanza easy listening, vedi opener, nonchè singolo, What doesn’t kill us (vedere, appunto, il videoclip al termine della recensione). 
In un contesto abbastanza "leggero" (a volte pure troppo) si segnalano Home again, bella ballata con azzeccatissimi inserimenti orchestrali e con fraseggi di chitarra da paura e Sky angel, una strumentale con atmosfere che mi hanno ricordato qualcosa di un vecchio disco di Brian May. Ma la classe del chitarrista (e della sua band) esce totalmente fuori nella splendida strumentale Us, un brano che di commerciale non ha assolutamente nulla, dove la band si libera dal peso del piacere a tutti i costi e dell'essere accessibile a tutti. Grandissimo brano.
Il disco si chiude con la beatlesiana Patience, un pezzo un po' derivativo, ma nel complesso decisamente riuscito.

Consiglio l'ascolto di questo disco, ben suonato e ben curato, con spazio per brani easy listening ma senza dimenticare brani più ricercati e per palati più fini.

Top tracks: Home again, Sky angel, Us.

Tracklist:
What doesn’t kill us
Something Beautiful
Miracle Days
Home Again
Paper Cup
Cover You
Sky Angel
Heaven is Blue
Roots & Wings
Us
Patience

13/01/14

Recensione: X-ray life - Skinned Songs…Naked Sound (EP)


Non é la prima volta che vediamo gli X-ray life su queste pagine, abbiamo giá parlato di loro in occasione della recensione del loro ottimo esordio del 2012.
Stavolta si ripresentano con questo EP Skinned songs...naked sounds che contiene il riarrangiamento in chiave acustica di alcuni brani tratti proprio dal debut. Non é sempre facile riarrangiare il pezzi per le relative versioni acustiche, ma gli X-ray life ce l'hanno fatta, e pure alla grande, aggiungo.

(Guardate cosa faccio, vi piazzo il player in mezzo alle scatole, cosí potete ascoltare il tutto mentre continuate a leggere.)
Dicevamo...l'opener Machine gun kelly (in heavy rotation su Given to rock radio), per esempio, cambia totalmente pelle rispetto alla versione originale ma funziona ugualmente. Impresa assolutamente non facile, dati i ritmi sostenuti della versione presente su disco. Oltre all'arrangiamento e all'esecuzione delle singole canzoni, sono ottimi anche i suoni, caldi e profondi come ci si aspetta da un "unplugged" che si rispetti.
Il risultato e le atmosfere di questo live acustico, inoltre, mi hanno ricordato molto da vicino il famoso unplugged degli Alice in chains, band alla quale evidentemente gli X-ray life si ispirano.

Non posso fare altro che fare i complimenti alla band e consigliare l'ascolto di questo prodotto, oltretutto gli X-ray life lo mettono a disposizione totalmente aggratis. Skinned songs...naked sounds sarà, infatti, scaricabile gratuitamente dalla loro pagina BandCamp (cliccate su x-raylife.bandcamp.com), quindi non avete proprio scuse per non andarlo a sentire.

Tracklist:
1) Machine Gun Kelly
2) Everyone Is A Star
3) Hey
4) Devil On Earth
5) Charlie The Shepherd

Band:
Mattia Briggi – Voce
Alberto Biason – Chitarre
Giovanni Zanardo – Chitarre
Matteo Rugliancich – Basso
Matteo Boranga – Batteria

Contatti (ammazza, quanti sono)
http://www.x-raylife.com
http://www.facebook.com/xraylife
http://www.youtube.com/user/XRayLife1
http://twitter.com/XRayLife1
http://www.atomicstuff.com

12/01/14

Le news della settimana!

Ecco le news piú importanti/curiose/sfiziose della settimana.

- Il nuovo album dei delicati Black label society uscirà il 7 aprile 2014 e avrà il seguente, affabile, titolo: “Catacombs of the Black Vatican”.

- Anche i Black Sabbath avranno il loro modello Converse. Non ci credete? Eccole, guardate che tamarrata. E ce ne sono tanti altri modelli...


11/01/14

Recensione: James La Brie - I will not break (EP 2014)

"Ma cosa ha nel cervello, le scimmie urlatrici?" (cit. Aldo, Giovanni e Giacomo).
Ma facciamo le cose per bene e andiamo per gradi.
Dopo il davvero buono e recente album Impermanent resonance, James La Brie ritorna con questo EP di discutibile utilità, quantomeno sulla carta.
Innanzitutto direi che un EP di nove brani è praticamente un album (a livello di durata) e non ha senso di esistere, secondo il mio modo di vedere le cose. Ma James (o chi per lui) vuole che lo ascoltiamo lo stesso. E noi lo facciamo.

10/01/14

Chiedilo a Given to rock!

Eccola, mancava solo questa, una rubrica video.

Abbiamo raccolto tutte le domande dai vari social media (a proposito, iscrivetevi!) ed ecco tutte le risposte, fino a questo momento.

Continuate a fare domande, questo potrebbe essere il primo video di una lunga serie (suona come una minaccia).
Potete chiedere tutto quello che volete anche qui sotto, nei commenti, o sul canale youtube. Ah, potete firmarvi Paperinik o pupazzo gnappo, se volete mantenere l'anonimato, io risponderó a Paperinik o al pupazzo gnappo.

Beccatevi il mio bel faccione. Tié.

07/01/14

Top 10: R.E.M.

Oggi parliamo dei R.E.M. band che, purtroppo, ha abbandonato le scene definitivamente. Vai!

10) Losing my religion (from Out of time)
Ok, é la canzone piú famosa e la piú popolare quindi sono quasi costretto ad inserirla. Non stravedo per Losing my religion, ma musicalmente é molto interessante, grazie all'inserimento del mandolino, ma soprattutto ha rappresentato il punto di svolta della carriera della band, diventata stra-ricca dopo il successone planetario della canzone. Il testo, come la maggioranza dei testi dei R.E.M, é estremamente enigmatico. Oppure non l'ho capito io.


9) Accelerate (from Accelerate)Accelerate é la title track di uno dei piú sottovalutati album di sempre, a mio avviso. Un disco energetico, breve, con una produzione fantastica e pieno di vita (boh). La title track é uno dei migliori pezzi del lotto. Se non la conoscete, dategli una chance.


8) Pop song '89 (from Green)
Da ragazzino avevo un Bootleg dei R.e.m in una musicassetta sgangherata con titoli scritti da mia sorella (particolare molto rilevante). Ricordo che il concerto, con una discutibile resa sonora, iniziava alla grande con Pop song 89, che é un'opener praticamente perfetta. Ve la propongo in una diverte versione live.


7) Find the river (from Automatic for the people)
Molte ballate della band risultano, ai miei orecchi, troppo cervellotiche o con atmosfere strane, questa invece mi ha colpito sin dal primo ascolto per la sua semplicitá e la sua melodia. Mi ha colpito, soprattutto, perché é stata una delle primissime canzoni che ho imparato a suonare con la chitarra. Da leggersi: "Wow, finalmente ho imparato una canzone!".



6) Bad day (from In time - the best of) 
Questa canzone, resuscitata per il best of, non é altro che uno "scarto" della piú famosa "It's the end of the world as we know it", ma secondo me é addirittura migliore. Non so perché, forse non amo le produzioni dei dischi della prima parte di carriera (diciamo fino a Green) o forse perché le parole di Bad day sono state collocate meglio, all'interno del testo. Molto bello anche il videoclip, guardatelo.


5) Everybody hurts (from automatic for the people)
La malinconia. Se siete tristi, non ascoltatela, potrebbe essere fatale! Dopo Losing my religion é probabilmente la piú famosa e la piú "suonata", quindi non credo abbia bisogno di troppe presentazioni. L'interpretazione vocale di Micheal Stipe é cosí intensa da meritare "92 minuti da applausi". Segnalo pure una bella cover dei Corrs.


4) Orange crush (from Green)
Quanto adoro Mike Mills, le sue linee di basso non sono mai banali e le sue vocals che accompagnano Stipe mi piacciono spesso piú di quelle principali. Beccatevi 'sto live con Michael Stipe che ha delle sopracciglia belle come un calcio dietro al ginocchio.


3) Living well is the best revenge (from Accelerate)
Vedi sopra e posizione 9. Questo pezzo ha un'energia invidiabile, una delle migliori linee di basso mai sentite dal sottoscritto (quanto mi sono divertito a strimpellarci sopra) e un titolo, a mio parere, assolutamente meraviglioso. Vivere bene é la migliore rivincita... Sposo totalmente questa filosofia.


2) Begin the begin (from Lifes rich pageant)
Ammetto che mi avvicinai a questa canzone perché trovai il feat. Eddie Vedder, ma, onestamente, la canzone funziona bene a prescindere da lui. Mi piace molto nonostante la produzione diciamo ehm scarna, dell'album Lifes rich pageant. Anzi, probabilmente, quel tipo di produzione ci sta pure bene. Grandissimo pezzo. Peró é giusto farvi sentire la versione che mi fece avvicinare al pezzo, quindi quella feat. Eddie Vedder.


1) Man on the moon (from automatic for the people)
La classe. Canzone "dedicata" al comico Andy Kaufman e che sará presa in prestito per dare il titolo al bel film con Jim Carrey, Man on the moon (appunto). Ho cominciato ad apprezzare questa canzone abbastanza tardi, ma é una che mi piace sempre e che riascolto con piacere, ogni singola volta. Se poi abbinate il testo alla vita del comico, ha vinto. Bellissima atmosfere, grande testo e grande linea di basso, come sempre. Enjoy! Ah, guardate pure il film, merita!

05/01/14

Le news della settimana!

Ecco le notizie piú importanti/interessanti/curiose della settimana:

-Rob Halford comparirá con i Judas Priest in uno dei prossimi episodi de "I Simpson", cantando una versione rivisitata del classico Breaking the law Respecting the law.

01/01/14

Le interviste terribbbili: I Valium

Apriamo l'anno con un'intervista terribbbile! Stavolta sotto le nostre grinfie sono caduti i Valium, giovane rock band salernitana, fresca di pubblicazione del loro secondo album Revolution.
Vediamo subito quanto sono schizzati.


1) Togliamoci subito il dente: sfogatevi e dite tutto quello che volete sulla vostra band, sul vostro album e su tutto quello che volete, potreste non averne piú opportunitá (parlo per questa intervista, sia chiaro)

(MARCO) Vogliamo dire che ci avete rotto i coglioni con internet. Le interviste si fanno di persona. E tu, a proposito, chi sei? CHI SEEI? (ou, calmatevi! :D NDR)