28/02/14

Recensione: Away Minerva - My only radio (EP 2014)

Un po' di storia della band (copiata spudoratamente dalla loro biografia su Facebook): Gli Away Minerva sono 5 ragazzi di Roma. Formati nel 2011, nei primi mesi di prove il gruppo si concentra sull’esecuzione di brani delle storiche band dell’Alternative rock, come Radiohead e Incubus. Si lanciano quasi subito nella produzione di pezzi originali fino ad arrivare alla registrazione del loro primo EP, pubblicato nel Febbraio del 2014. A seguito delle registrazione avviene la sostituzione prima temporanea, poi definitiva del batterista. Il loro stile si inquadra in un Alternative Rock espresso in varie forme, variabile da duro e incalzante, a più lento e melodico.

26/02/14

Recensione: Nera luce - Ad occhi chiusi


La storia dei Nera Luce comincia come per molte band. Nel 2002 un gruppo di amici si ritrova e, vista la comune passione per la musica, inizia il suo percorso. Diverse sono le esperienze live necessarie a trovare un buon affiatamento e ad individuare la strada giusta da intraprendere. Con la crescita costante si fa largo nel gruppo l’esigenza di comporre brani propri, abbandonando l’immagine di gruppo di sole cover.
Dopo le importantissime esperienze e le partecipazioni a Sanremo giovani, Tim tour, il Pistoia blues festival o l'apertura del concerto di Andy Timmons, la band comincia a lavorare in studio e pubblica nel 2010 il debut Luci nell'ombra.
Nel 2013 è la volta di Ad occhi chiusi, che andiamo a recensire adesso.

Un riff duro come un macigno ci da il benvenuto, è Ultima ora, l'opener dell'album e, non appena faranno il loro ingresso le vocals, non si farà fatica ad accostarle a quelle degli Alice in chains. A proposito di vocals, facile intuire dai titoli che sono in italiano, lingua che sinceramente non prediligo per il rock, ma che sono comunque convincenti.
Per il resto, solamente leggendo le esperienze sopra citate, capiamo che stiamo parlando di una band con molta esperienza, professionale e assolutamente matura e l'ascolto di questo Ad occhi chiusi lo conferma assolutamente. Ogni musicista fa il suo con ottimo gusto e con estrema professionalità e la buona produzione del disco gli permette di esprimersi al meglio in tutte le diverse atmosfere presenti.

Oltre l'opener, una citazione d'obbligo per la bella ballad Il tuo soffrire (grandissimo il solo finale) il drumming incisivo e vario di La voglia nascosta, la affascinantissima Ombre, la "taranta" di Taranta violenta, il basso distorto che ci introduce la coinvolgente Istantanee, il meraviglioso drumming che contraddistingue la title track, la performance vocale di Bambola (la più incisiva del disco, sotto questo punto di vista), la poetica Domani, e la conclusiva cover di Mina Insieme. Davvero una cover meravigliosa, dove la band mostra tutta la personalità, stravolgendola quasi completamente (ad essere sincero l'ho riconosciuta solo nel ritornello).

Tutto, in questo disco, è al posto giusto: le composizioni sono ottime, piene di idee, cosí come sono di pregevole fattura l'esecuzione e la registrazione. Devo aggiungere altro?

Top tracks: Il tuo soffrire, la voglia nascosta, Ombre



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24/02/14

Top 10: canzoni allegre



Dopo la top 10 delle canzoni tristi, ecco l'alter ego (!?).

Anche qui c'é solo l'imbarazzo della scelta e i vostri suggerimenti sui social media sono stati parecchi, grazie!

Ho inserito solo canzoni Rock/metal e non ho esteso ad altri generi, sennó la classifica sarebbe stata piena di Ska, funky, Bob Marley e James Brown. Partiamo!
10) Queen - Don't stop me now
La canzone perfetta per caricarti. Magari ti svegli la mattina e hai bisogno di una spinta, ecco...mettete su questa canzone, vi aiuterá (perlomeno lo spero). Certo, i denti di Freddie erano da censura, magari ascoltatela e basta.


9) Katrina And The Waves - Walkin' On Sunshine
Non so chi cacchio sia sto gruppo, ma, alla fine, la canzone é rock e non si puó non ammettere che sprizzi ottimismo a destra e sinistra (ma anche su e giú), quindi la inserisco.


8) Bon Jovi - Who says you can't go home
Delle tante "disponibili" dei Bon Jovi, ho scelto questa. Non chiedetemi perché, ma mi rilassa e mi mette sempre di buonumore. Inoltre, dopo averla ascoltata, comincio a canticchiare per le successive 2-3 ore: "It's alright...It's alright..." (fatto che, in realtá, non mi mette affatto di buonumore)


7) Edguy - Lavatory love machine
Band allegra e, anche loro, con tante canzoni potenzialmente adatte a questa top 10.
Ho scelto Lavatory love machine perché ha un testo che non ha senso (un aereo che sta per cadere e Tobias Sammet che flirta con la hostess-mistress) e un video abbastanza stupido, con loro che fanno i cretini e tutto il resto. Si vede anche dall'anteprima.


6) Zebrahead - Playmate of the year
In realtà questa è cosí schifosamente allegra da essere quasi fastidiosa. Anzi, tolgo il quasi: é dannatamente fastidiosa, ma non si puó nascondere il fatto che sia allegra. Schifosamente. Ok, l'avevo giá detto. (scusate, sto impazzendo, é l'effetto della canzone). Forse dovrei fare una top 10 sulle canzoni fastidiose. Schifosamente.


5) Oasis - Rock n' roll star
Canzone perfetta per cominciare una gita, magari in macchina, a tutto volume. Se non ci credete, provatela, cambierá l'umore del viaggio. Mi mette un sacco di buon umore come Liam pronuncia la parola Sunshine (saaaunshiiiiaiiinnnn). Tooooooooniiiiiiiiiiiiiiggtttttt IIIIII'mmmmmm a roooockkk n' roooooolll staaaaaaaaaarr.


4) Stealers Wheel - Stuck in the middle with you
La canzone a molti ricorderá la famosissima scena de "Le iene" di Quentin Tarantino. Il successo di quella fu proprio decretato tra il contrasto dell'allegria che mette questa canzone e la "crudezza" delle immagini. Quando ascolto questa canzone istintivamente faccio il "passetto" scemo di Mr Blonde. Volevo mettere lo spezzone del film al posto del videoclip, ma poi ho pensato che é una top 10 allegra, quindi meglio lasciarla dove sta.


3) Helloween - Rise and fall
Beh, gli Helloween sono i portatori sani dell'Happy metal e non potevo non inserirli in classifica. Ho scelto Rise & fall perché ha un testo che mi fa ridere e la melodia portante sembra presa da un cartone animato, se gli cambiate l'arrangiamento (tipicamente metal) potrebbe benissimo esserla. Poi mi piace un sacco la risata all'inizio. Pensatela con la voce di Cristina D'avena e i suoni di Memole dolce Memole, funzionerá lo stesso.


2) David Lee Roth - California girls
E' ovviamente una cover dei Beach boys, ma mi mette persino piú allegria dell'originale, merito anche delle ragazze nel video e della faccia di culo di David (sempre nel video). La canzone funziona magnificamente anche senza videoclip, sia chiaro.


1) R.E.M. - Shiny happy people
La vincitrice assoluta per me é questa. Non delude da nessuno punto di vista: testo, musica, andamento, video, costumi... Persino nell'abbigliamento da denuncia dei due cantanti. Il trucco della donna e il cappellino giallo (al contrario) di Michael Stipe gridano vendetta. Nel dizionario dei sinonimi e contrari dovrebbe esserci una voce per questa canzone, associata alla parola happy, ovviamente. Se siete tristi e vi manca l'allegria (cit.) mettete su questa canzone, vi passerá tutto.



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22/02/14

Recensione: Rush - Moving pictures (1981)

Artista: RUSH
Album: MOVING PICTURES
Anno: 1981
Genere: Prog Rock / Hard Rock
Tracce: 7
Durata: 40'07''
Etichetta: Mercury
Produttori: Rush, Terry Brown


Recensione di Loris

Di fronte a certe “pietre miliari” della musica di tutti di tempi, diventa quasi superfluo spendere delle parole che poco aggiungerebbero a quello che già dice la musica stessa, attraverso emozioni, sensazioni e sfumature che trascendono la ragione e si sintonizzano direttamente con i propri sensi e la propria anima.

21/02/14

Recensione: Running death - The call of extinction


Un tuffo nel passato!
Se vi piacciono le atmosfere thrash degli anni 80, questa é la band che fa per voi. Si,  perché questo quartetto tedesco ci porta alle atmosfere tanto care a chi ascolta (o ha ascoltato) band come Annihilator, Megadeth o Testament.


Tutte le canzoni che compongono questo EP dal nome di The call of Extinction sono davvero valide e fanno il loro lavoro, ovvero quello di far muovere le "teste" agli appassionati (e non). Le 5 canzoni, in una trentina di minuti scarsi, dimostrano come i Running death abbiano le idee chiarissime sul da farsi e la qualitá della registrazione di questo lavoro gli rende giustizia.

La prestazione dei singoli é degna di nota e le idee non mancano.
La voce é incazzata quanto basta ed i cori sono davvero molto ben realizzati, perfetti per il genere, i riff taglienti come lama di un rasoio, i soli ipertecnici, la doppia cassa presente ma mai invadente (nota la rima), dimostrando una ottima varietá e una tecnica eccellente. Non aspettatevi niente di troppo originale, perché il gruppo non ha la pretesa di inventare nulla (le idee sono quelle e le avete giá ascoltate dai gruppi che ho citato in apertura) ma quello che fa lo fa dannatamente bene, mettendo molte idee e tutta la tecnica che ha a disposizione, che non é poca. Le canzoni sono tutte di ottima fattura e di livello, ma se proprio dovessi sceglierne una, probabilmente andrei su Killing for gods, con un chorus che ti si stampa subito in testa e con grandi cambi di tempo e di atmosfere nella parte centrale e conclusiva della canzone.

Se amate il genere, questa band non vi deluderá, ve lo assicuro.

Tracklist:
1) Unleashed
2) Killing for gods
3) The call of extinction
4) Celebrate your aggression
5) Hunting for heads


18/02/14

L'entusiasta: Metallica - St.anger

L'entusiasta è colui che si accontenta di poco. E' un visionario e un sognatore che vede sempre il lato positivo delle cose e che ama praticamente qualsiasi cosa ascolti.


Mannaggia a tutti i detrattori e agli incompetenti, St. Anger dei Metallica è un lavoro assolutamente straordinario!
Partiamo dalla copertina: il grande parallelismo tra la forza e la ragione. Colori e tratti antichi, a tratti moderni, con riferimenti stilistici molto cari ai fumetti. St. anger, la santa rabbia, quella che ci comanda e ci governa, quella che ci fa ragionare, a volte, come animali. Ed è anche un titolo dannatamente metal. Quella mano rossa, arrabbiata, su quello sfondo arancione e quei lacci grigi che stanno a significare l'oppressione dei popoli tormentati e afflitti dai vizi e dai privilegi dei potenti. Scriverei per ore sul titolo e sulla copertina, farei quasi una tesi (se fossi iscritto all'universitá) ma potrei annoiare qualcuno, quindi meglio mi concentri sull'aspetto musicale.

15/02/14

Live report: Dream theater - Wembley Arena, London 14/02/14


E' la quarta volta che vedo i Dream theater (2001-2005-2011).
Si, potrebbero essere abbastanza, peró l'ultimo album da studio Dream theater mi ha convinto particolarmente, se ci aggiungiamo la formula "An evening with" che garantisce una lunga performance... ma si, andiamo, cazzolina, si vive una volta sola.

Rispetto al precedente report sulla data fiorentina di Loris, non ci sono state grosse novitá. Si sa, la band non ama stravolgere la scaletta durante il tour, che rimane praticamente la stessa per ogni tappa. Si può facilmente comprendere la scelta, data la difficoltà tecnica dei brani.

La location é la bella Wembley Arena, la seconda arena al coperto di Londra in termine di posti, che purtroppo stasera non ha il pubblico delle grandissime occasioni. Il mio posto é abbastanza buono, alla sinistra del palco, primo anello poco lontano, vedevo esattamente quello che si vede nella foto a fianco. Non male, direi.
Si fanno le 7.30 e da un mega telone viene proiettato (sulle note dell' intro False awakening suite) un bellissimo videoclip con tutte le copertine dei dischi della band in versione animata. Divertente.

Il concerto vero e proprio parte sulle note di The enemy inside e il suono è impastatissimo, ma migliorerà rapidamente. Altra pecca, lo schermo dietro la band: dalla mia postazione non si vede un cazzo perché ho le casse davanti (vedere sempre la foto). Ma non ci pensano a queste cose?? Porca di quella... Vabbè...
Riguardo lo show, conoscevo benissimo la scaletta, avendola sbirciata prima di comprare il biglietto e poi ho consolidato la conoscenza leggendo la recensione di Loris (sempre quella di prima).

Lo show è diviso in tre parti (beh, due più bis) e la prima parte era quella, teoricamente, "debole" con tanti pezzi recenti. Devo dire che non è stato per nulla così, i pezzi me li sono goduti e anche parecchio. Scopro in questo secondo che si sono cancellati tutti gli appunti che avevo scritto nel "block notes" del cellulare, canzone per canzone, e mi viene voglia di bestemmiare in aramaico antico... vorrà dire che mi affiderò solamente alla mia memoria.
Mi è rimasto impresso il drum solo di Mangini posto in mezzo alla strumentale Enigma machine. In genere odio profondamente i drum solo, ogni volta penso "ma non potevano fare una canzone al suo posto?" Invece stavolta è stato davvero gustoso, grazie alla telecamera piazzata praticamente in faccia al buon Mike che faceva il buffone (vedi foto sotto). Un'altra canzone che mi è piaciuta un sacco è stata Trial of tears, che onestamente avevo dimenticato fosse in scaletta e che ho riascoltato con estremo piacere dopo anni. Uno dei pezzi migliori del concerto.

Mangini che fa il buffone
Sui singoli: Petrucci è praticamente il direttore d'orchestra della band, suona 6 miliardi di note (perfette) a serata e nel frattempo da un occhio agli altri, soprattutto a Mangini che è quello che, per forza di cose, è meno sicuro sui brani.
Rudess è sempre abbastanza comico, soprattutto quando si stacca da tutti i suoi arnesi infernali e suona la tastiera portatile alla Sandy Marton (chi è arrivato agli ...enta saprà di cosa sto parlando, vedere foto sotto, per gli altri).
Myung musicalmente è una macchina, ma come presenza scenica non lo smuovi dalla sua posizione neanche se gli spari sui piedi o se lo investi con la moto. Mangini ha forte carisma, un grandissimo suono ed è un batterista pazzesco, ma in un paio di punti (lo scriverò dopo) Portnoy mi è mancato come una mamma al C.a.r. (citazione da Marco Masini). LaBrie è un'assoluta sorpresa. Tutti mi hanno detto che è come rinato, io ho constatato la sua forma già all'inizio della performance, ma non potevo avere la prova definitiva durante la prima parte di scaletta, in quanto tutti i pezzi proposti non sono particolarmente impegnativi da cantare (rispetto ad altri, si intende), quindi ero sempre un po' scettico. Avrò la conferma tra un pochino.


I 5 ragazzi (beh, ragazzi, forse una volta...) del gruppo vanno a riposarsi e nel frattempo vanno in scena sullo schermo (che continuo a vedere a metà grazie all'intelligenza di qualcuno) alcuni video random presi da youtube di ragazzi che suonano cover della band, in maniera appropriata o meno. Speravo di vedere il mio amico Fabio in mezzo agli altri, ma non l'hanno inserito. Fabio, ti rendo un po' di giustizia, ti pubblico io il video. Eccolo

Arriva la seconda parte del concerto che festeggia il ventennale di Awake e booom, i miei dubbi su LaBrie sono fugati. Awake è una album con difficoltà 1000 a livello vocale, ma è stato eseguito tutto (quasi) come ai vecchi tempi, incredibile, non me lo sarei aspettato.
A proposito di questa seconda parte, parte The mirror e vado fuori di testa, ma è il primo momento dove mi accorgo dell'assenza di Portnoy: nel primo minuto della canzone la batteria mi ha sempre fatto impazzire, cosa che non ha fatto stasera. Per il resto, goduria assoluta: Lie, Lifting shadows, Scarred e la Kevinmooresca Space-dye vest deliziano tutti. Onestamente Jordan Rudess non mi ha entusiasmato su questo brano, sia per quanto riguarda la scelta dei suoni che su alcuni passaggi. Mangini entra però con uno stacco epico nella seconda parte e la canzone diventa un crescendo, leggermente diversa rispetto alla versione studio, con più mordente. In ogni caso, goduria totale, mai mi sarei aspettato di ascoltare questi brani di Awake in sede live.
Chiude la seconda parte, prima dei bis, la grande suite dell'ultimo album "Illumination Theory", che non sfigura troppo dopo i pezzi proposti.


Fine di questa sessione, la solita pagliacciata del goodnight e bla bla bla.. Ma perchè fanno 'sta cosa? Ormai con internet ogni singolo spettatore sa bene che il concerto non è finito. Oltretutto La Brie aveva annunciato che avrebbero fatto qualcosa da Scenes from a memory...boh, forse lo devono dire per contratto o si divertono così, non saprei.

Appunto, Scenes from a memory, si chiude in bellezza.
L'unica cosa che non va, per me ,è il non ascoltare quest'album tutto di seguito. Interromperlo in maniera random è come uno schiaffo a mano bagnata (cit. il mio amico Antonio). Dopo Overture 1928 (sono le mie orecchie o Mangini ha sbagliato il finale?) e Strange deja vu, ci vorrebbe il dolce pianoforte di Through my words, invece parte The dance of Eternity. SSSSHAAAAA (schiaffo a mano bagnata). L'esecuzione è perfetta, ovviamente e siamo pronti (di già??) per la finale Finally free, canzone dove più di tutte si è sentita l'assenza di Portnoy, soprattutto nello stacco iniziale e nel finale, con tutte le variazioni sul tema, che Mangini non ha praticamente fatto. Per essere equi nei confronti del drummer attuale, devo dire che durante il concerto ha eseguito anche delle piccole variazioni dei pezzi che sono risultate molto gustose.

Giudizio definitivo? Il concerto è stato assolutamente meraviglioso, forse il migliore dei DT in senso assoluto, per durata e pezzi proposti.
Al momento, sicuramente il concerto dell'anno (ho visto solo questo).

Top songs: Trial of tears, The mirror, Lie.


Dream Theater Setlist Wembley Arena, London, England 2014, Along for the Ride

12/02/14

Top 10: canzoni tristi


Attenzione, ascoltare per intero questa playlist potrebbe avere degli effetti devastanti, state molto attenti. Ringraziamo tutti per i numerosi suggerimenti (appropriati) che ci avete fornito attraverso le pagine Facebook e Twitter, avremmo potuto benissimo fare una top 50 invece che una top 10.

C'é poco altro da spiegare: come da titolo, ecco delle canzoni che, se siete indecisi se farla finita o meno, vi faranno decidere di sicuro. Un po' come Mariottide.

Ah, Marco Masini é escluso dalla classifica. Cliccate sul titolo per vedere il video, se non lo vedete.


Cominciamo:

10) Black Sabbath - Solitude
La perfetta colonna sonora se vi trovate in una zona incontaminata/desertica e magari volete morirci.


9) Nazareth - Love hurts
Sembrerebbe la solita ballad, anzi, forse lo é, ma l'interpretazione del cantante la rende terribilmente straziante alle mie orecchie, soffro quasi per lui che é stato lasciato (tipo 40 anni fa). Soffro anche per la bruttezza del video, ma quella é un'altra storia.


8) Zakk Wylde - Too numb to cry 
Dello stesso artista mi é stata giustamente segnalata In this river (canzone dedicata al chitarrista Dimebag Darrell, assassinato da uno squilibrato) che dovrebbe entrare di diritto in questa top 10. Peró, non so perché, trovo piú malinconica questa Too numb to cry. Beccatevi questi 2 minuti di tristezza. Toh (nel senso, di "beccateveli").

7) Nirvana - Something in the way
Quando Kurt si mette a fare il malinconico ce n'é davvero per pochi. In questa canzone, ci racconta il suo presunto periodo "homeless" sotto un ponte, dove entra in contatto con la natura e altre robe incomprensibili.


6) Dream theater - Disappear
La canzone é triste e malinconica, con delle atmosfere efficacissime per il suicidio. Aggiungiamoci il fatto che é prolissa fino all'ennesima potenza e il gioco é fatto. Cliccate sul titolo e vi apparirá come per magia.


5) Pearl jam - Last kiss
Beh, cosa ci trovo di triste in questa canzoncina dall'incedere allegro? Il testo parla di una coppia di innamorati che ha un incidente automobilistico e lei muore sulle braccia di lui. Ecco, contenti adesso? Godetevi tutto l'incidente passo dopo passo, vi ho trovato il lyric-video.

4) Alice in Chains - Down in a hole
Ecco altri che non hanno bisogno di essere incitati per fare qualcosa di triste. Facile pescare qualcosa dalla discografia degli Alice in chains, ci sarebbe l'imbarazzo della scelta. Fabio S. ha scelto questa. Un testo che fa rima con allegria.


3) R.e.m. - Everybody hurts
Un grande classico della tristezza (sembra quasi una citazione di Cecco, il fornaio di Fantozzi interpretato da Abatantuono). Gran canzone eh, ma da evitare come la peste se sei depresso o, al contrario, consigliatissima se vuoi piangere e ti manca una spinta per farlo. Anche Dwight di The office (telefilm che adoro e che vi consiglio), ha provato la stessa sensazione.


2) Eric Clapton - Tears in heaven
Esiste un avvenimento piú tragico della morte di un figlio? Non credo, nulla che mi venga in mente, perlomeno. Certo, non é di certo il miglior modo per cercare di andare avanti, se devi cantare la canzone in questione continuamente, nei tuoi concerti.


1) The doors - The end
Davvero difficile non inserire The end dei The doors in questa classifica. This is the end....my only friend, the end... Allegria portami via.
Aveva giá vinto con il titolo ma l'interminabile versione di 12 minuti e questo tramonto mortuario nell'anteprima probabilmente convinceranno anche voi.

Godetevela in tutta la sua tristezza e non fatevi tentare da gesti scellerati, mi raccomando. Given to rock ha bisogno di voi.

10/02/14

Recensione: Adrenaline Mob - Men of honor (2014)


Arieccoli! Non è passato molto dall'ultimo Omertà e, nel frattempo, sono successe tante cose. Beh, non proprio tantissime in realtà, solo che Mike Portnoy ha lasciato la band prima delle registrazioni di questo disco. "Non avevo tempo", ha dichiarato. Gli crediamo, dato che ha, grosso modo, 6 milioni di band. Gli Adrenaline Mob hanno risentito della sua dipartita? Neanche per sogno, Men of Honor è il seguito naturale di Omertà (anche la copertina è quasi identica, un po' di fantasia, cribbio) e se non sapeste del cambio dietro le pelli, probabilmente non ve ne accorgereste neanche.

09/02/14

Recensione: Noon - 775 Lumiére (2013)

A cura di Fabio S.

I NOON sono un gruppo di Piacenza, nato nel Settembre 2011, e conta 4 membri: Stefania Savi (voce e chitarra), Caterina Mozzi (basso), Marco Murtas (voce e chitarra) e Alberto Maffi (batteria). Le prime due sono anche le fondatrici del gruppo stoner/rock Stake-off the Witch, mentre Marco e Alberto suonano insieme nel progetto The Link Quartet.

Dietro il loro disco d’esordio “775 Lumiére” c’è un’idea molto originale ed interessante: quella di dedicare ogni traccia ad un film, e cercare di esprimere in musica l’atmosfera e le emozioni che esso suscita. I testi si rifanno in modo diretto ai dialoghi del film o cercano di riassumerne il senso. Abbiamo così canzoni dedicate a grandi capolavori del cinema: tra gli altri Apocalypse Now, Pulp Fiction, Le Iene e Dracula. Il collegamento tra brano e film però non è affatto immediato, non stiamo parlando di colonne sonore; bisogna quindi interpretare questo binomio cinema-musica come un qualcosa di puramente soggettivo. 

Il suono dei NOON ha chiare radici stoner e hard rock, un suono molto potente ed energico, in cui prevalgono soprattutto i riff di chitarra. Un suono che ricorda tra gli altri gruppi come Atomic Bitchwax, Karma to Burn e Fu Manchu. La caratteristica del genere è quella di puntare tutto sulla forza dell’impatto sonoro, e i NOON lo fanno alla grande. Le canzoni hanno spesso lunghe parti strumentali, soprattutto le intro, e presentano nel complesso delle strutture interessanti.  Anche per quanto riguarda la ritmica, è tutta una questione di potenza e presenza, e basso e batteria in questo senso fanno perfettamente il loro sporco lavoro. Insomma, una qualità sonora davvero notevole, dove si sente lo zampino di Niklas Källgren, membro dei Truckfighters, che si è occupato di mixaggio e mastering, apportando al suono quel tocco scandinavo che non guasta mai. 

Per quanto riguarda la voce, c’è invece un distacco dagli standard dello stoner: sentire una voce femminile in questo genere non è cosa da tutti i giorni, né tantomeno sentire duetti. E’ un qualcosa di molto originale, che ad alcuni può piacere, ad altri meno, ma sicuramente è una caratteristica esclusiva di questa band. Le linee vocali sono lontane da quelle di John Garcia e compagni; si rifanno piuttosto all’alternative rock e al punk/rock, e mi fanno venire in mente gruppi come Dead Weather e L7. 

Nel complesso “775 Lumiére” si presenta come un muro sonoro che colpisce sicuramente per la sua forza esplosiva. Manca qualche idea originale nell’arrangiamento, nelle melodie o nella dinamica delle canzoni, ma resta comunque un album piacevole ed interessante da ascoltare.

Tracklist:

1 - Screaming Lambs
2 - N. B. K.
3 - Dirty Harry
4 - Kurtz
5 - Reservoir Dogs
6 - Mina and the Count
7 - F. W. W. M.
8 - Pumpkin and Honey Bunny
9 - Midnight Express  


07/02/14

Recensione Stealth - Shores of hope (2013)


Gli Stealth, una hard n' heavy band nata in quel di Ferrara, nascono nel 2007 da un'idea di Luca Occhi e Marcello Danieli. Nel 2011 la line‐up della band viene completata da Andrea Rambelli, Matia Catozzi ed Enrico Ghirelli, tutti provenienti da altre esperienze e progetti musicali. Dopo un'intensa attivitá (60 live tra serate, festival e contest con recensioni ed interviste da parte della stampa e delle TV / radio locali), la band si mette al lavoro per questo Shores of Hope, uscito nel 2013, ma appena uscito in supporto fisico (in CD, insomma).

Premiamo "play" e ci troviamo di fronte ad un'atmosfera da guerra, il tutto durerá (fortunatamente) poco e il drumming di Guns! Guns! Guns! ci introdurrá all'ascolto di Shores of Hope, che si assesterá su un Hard n' heavy abbastanza canonico e di maniera, con delle canzoni "robuste" (che non perdono d'occhio la melodia) ma con "pause" al posto giusto. Se dovessi dare un riferimento di un grande nome, il primo che mi verrebbe in mente sarebbe "Queensryche", ultima parte di carriera. Un occhio (anzi, un orecchio) alle canzoni dell'album...Si segnalano oltre all'opener, la melodica Godspeed, Nuclear Warfare, dall'incedere rapido e con un cantato particolarmente convincente, Pharaoph con un riffone metal che piú metal non si puó, Uhlnans, 1915 con meravigliosi spunti chitarristici tipicamente anni 80 (chi ha detto Metallica?) e la Hard rockeggiante (si puó dire? Si scrive cosí?) Rock beast, che ci riporta indietro di qualche anno (parecchi, in veritá).

Un disco ben prodotto e ben suonato. Strumentalmente perfetto, la base ritmica é sempre all'altezza e soprattutto molto varia. Per quanto riguarda la questione "sei corde", si nota un lavoro egregio, i chitarristi dimostrano di avere una assoluta padronanza delle loro strumento. Buono anche il cantato, anche se francamente, visto il genere proposto dalla band, ho sentito la mancanza di qualche nota piú alta, durante l'ascolto del disco. Molto buone le parti con voci sovraincise, nei cori e non.

Vi lascio con video di Ozone Fades, scorrete lungo la pagina per vederlo. Onestamente non condivido molto la scelta del brano. Nel disco, a mio avviso, ci sono pezzi decisamente piú convincenti per eventuali videoclip. De gustibus, ovviamente...
A questo punto con l'augurio che facciano un altro video.

Top tracks: Godspeed - Nuclear Warfare, Uhlans, 1915

Tracklist:
1.  Guns! Guns! Guns!
2.  The Border
3.  Ozone Fades
4.  Godspeed
5   Nuclear Warfare
6.  Pharaoh
7.  Black Century
8.  Uhlans, 1915
9.  Rock Beast
       10. My Heaven

Contatti (pochini, eh):
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http://www.youtube.com/stealthbanditaly
https://twitter.com/stealthrockband
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http://www.reverbnation.com/stealthbanditaly
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06/02/14

Le interviste terribbbili: Virgo

I Virgo. E basta.

 
1) Togliamoci subito il dente: sfogatevi e dite tutto quello che volete sulla vostra band, sul vostro album e su tutto quello che volete, potreste non averne piú opportunitá (parlo per questa intervista, sia chiaro).

Non ti preoccupare.


2) La copertina del vostro disco rappresenta uno di voi che sta urinando in mezzo al nulla?

In realtà si è appena cagato addosso.

3) Perché cantate in italiano? Non sapete una parola di inglese o è una scelta voluta?

La mente pensa in italiano. E’ un filtro naturale. E’ giusto che sia così.

4) Se foste gli Headliner in un grossissimo festival, cosa chiedereste nel vostro backstage? Axl Rose chiede una Jacuzzi piena di petali di rose, i R.e.m. hanno chiesto 100 asciugamani e i Van halen chiedono pacchetti di m&m's senza confetti color marrone. Potete fare di meglio?

Odalische e narghilè.

5) Ci sta il parmigiano nella pasta col pesce?

Assolutamente no.

6) Chi é che fa piú casino in sala prove? Quello che puntualmente fulminate con lo sguardo quando imbracciate gli strumenti e regolate i volumi.

I topi.


7) Se aveste l'opportunitá di fare una sola domanda a Moira Orfei, cosa le chiedereste?

Posso uscire con tua figlia?

8) Pino scotto o Richard Benson?

Alba Parietti.

9) Qualcuno di voi riesce a leccarsi il gomito? Se si, vogliamo la foto (anche in bassa risoluzione)

Lo facciamo ogni giorno.

10) Se poteste infliggere una tortura al vostro peggior nemico, legandolo ad una sedia e facendogli ascoltare un disco per 24 ore di fila a volume abominevole, quale disco gli fareste ascoltare?

Il nostro.


11) C'é un artista del vostro stesso sesso per il quale diventereste gay (nel caso non lo foste già)?

Credo sia altamente improbabile.

12) Suonereste/collaborereste mai con un artista neomelodico? Se si, per quale cifra?

Per una fornitura eterna di Aglianico, bufala e melanzane sott’olio.

13) La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?

Chiedilo a Marzullo.

14) Chiudete l'intervista come preferite, anche insultandomi.

Ti vogliamo bene.
 

Contatti:
Facebook
https://soundcloud.com/virgo-the-band

05/02/14

Recensione: Rush - Signals (1982)

Album: SIGNALS
Artista: RUSH
Anno: 1982
Genere: Progressive rock / synth rock
Tracce: 8
Durata: 43'12''
Etichetta: Mercury
Produttori: RUSH e Terry Brown

RECENSIONE A CURA DI LORIS

E' il 1982, i RUSH sono reduci dal tour di quello che si può definire come il loro album di maggior successo, ovvero Moving Pictures, un classico del rock, sponda progressive, che ha definitivamente proiettato il trio di Toronto nell'Olimpo dei grandi. Ed è proprio da MP che i Rush si sono distaccati dalla fase prettamente prog rock, per sperimentare verso sonorità elettronica, intrise di new wave, reggae e synth rock. Infatti SIGNALS è proprio il punto di partenza della nuova fase dei canadesi, grazie al suo forte impatto tastieristico e avvenieristico, per via di alcune combinazioni azzeccate e nuove per l'epoca, parliamo di effetti sonori e del massiccio uso di sintetizzatori, ma anche per l'artwork del disco, a partire dalla curiosa copertina, caratteristica e riconoscibile dalla figura dell'idrante rosso e del dalmata che lo “annusa”, ma in particolare per le foto “futuristiche” dei tre membri del gruppo al suo interno, con la solita impeccabile regia di Hugh Syme. Tutto ciò non stupisce, visto che la genialità non è mai mancata al power trio.

Ma veniamo al lotto dei pezzi di questo folgorante disco:

04/02/14

Chiedilo a Given to rock!

Benvenuti ad un altro episodio (il quarto) di Chiedilo a Given to rock!

Continuate a fare le vostre domande e...alla prossima.

Moooonchiiiildddddd

03/02/14

Recensione: Nine inch nails - Hesitation Marks (2013)



A cura di Eli Brant

Gli "Hesitation marks" sono i tagli, le ferite, ciò che resta di un suicidio mancato.

E' un'immagine di un'estrema violenza, fisica ed emotiva.

Non è facile pensare cosa attraversi la mente di un suicida e la profonda tragicità di quegli attimi. I segni, le cicatrici, le lacerazioni del corpo, invece, sono visibili. Immediatamente figurabili e percebili. Ed è questo il concetto che Trent Reznor, uno degli ultimi geni del Rock, ha tentato di trasporre in musica. Una sofferenza profonda, lancinante, che lascerà per sempre traccia. Non aver avuto la forza di imprimere il colpo decisivo, oppure aver avuto il coraggio di fermarsi? Trent non giudica.

Si limita a raccontare, descrivere con la musica i segni dell' "esitazione".

Forme di esitazioni, quelle che forse ognuno di noi, con sfumature ed intensità diversa, si trova ad affrontare quotidianamente.

"Questo è l'ultimo tour dei NIN" gridava nel 2009 Reznor, ma nessuno, forse neanche lui stesso, credeva in fondo a quelle parole. Certamente però, gli anni di pausa sono stati proficui. Oltre all'Oscar per la (bellissima) colonna sonora di "The Social Network" composta in compagnia di Atticus Ross, Trent ha creato in collaborazione con la moglie Mariqueen Maandig, gli "How to destroy angels": un progetto di rock elettronico davvero ben riuscito.

Senza dimenticare poi le infinite collaborazioni sparse tra cui, su tutte, il rafforzamento del rapporto con Dave Grohl e Josh Homme (ascolta "Mantra" dalla colonna sonora di "Sound city").

Insomma, i tempi erano maturi per un ritorno sulle scene.

Nonostante questo, la preparazione dell'album non è stata pubblicizzata per niente. Anzi, è stato registrato in gran segreto ed ha assolutamente colto tutti di (piacevole) sorpresa. Non penso di essere un fan assoluto dei NIN e faccio sempre difficoltà ad accettare ed entrare nel sound dei loro dischi. Non a caso adoro i loro lavori più recenti e forse più "melodici" come "Year zero" e "With teeth" (con buona pace dei veri fan).

Da questo punto di vista, "Hesitation Marks" si presenta come un vero pugno allo stomaco (per me): elettronica spinta ed un sound freddo, robotico ("industrial"?) davvero impossibile da digerire al primo ascolto.


Ci vuole pazienza.


Si percepisce infatti da subito, che dietro questa coltre di freddezza c'è altro da scoprire. Oggi, dopo aver avuto modo di assaporarlo a lungo (molto a lungo) posso affermare senza remore di trovarmi davanti ad un (quasi) capolavoro. "Hesitation Marks" è un susseguirsi incredibile di meravigliose canzoni, tutte potenzialmente singoli e soprattutto straordinariamente differenti tra loro.


"A copy of a" apre le danze (dopo l'intro oscura di "The Eater of Dreams") con una ritmica robotica e ipnotizzante ed un testo di denuncia di puro realismo ("I am just a copy of a copy of a copy Everything I say has come before").

Viene il turno del singolo "Come back haunted" accompagnato dal video stroboscopico ed alienante di David Lynch. Un brano potentissimo dal ritornello in levare impossibile da scrollarsi dalla testa. Seguono le intense "Find my way", "All time low" e soprattutto "Disappointed" vera perla del disco. La "pop-eggiante" "Everything" mi sembrava la meno riuscita, ma poi con gli ascolti si fa apprezzare nonostante il carattere ammiccante.


La sorpesa vera però c'è nella seconda parte dell'album.


Dopo sei brani di altissimo valore infatti, di questi tempi non ci si aspetta altro di buono diciamocelo.Fisiologicamente, insomma, accetteremmo anche un calo ed invece Trent ci stupisce ancora, inserendo "Various method of escape": un brano immenso.

Difficile da comprendere all'inizio, ma impossibile da non amare subito dopo.

E' un brano che rappresenta in estrema sintesi l'essenza di quest'album: un guscio duro che racchiude un succo prezioso. E anche le canzoni hanno lo stesso impianto: acide all'inizio, ma sempre più dolci a furia di masticarle.


Chiudono l'album della durata di 61:50 min, la danzereccia "Satellite" e la conturbante "I Would for you" che esplode in un ritornello in cui vi ritroverete, inconsciamente, ad urlare con Trent: "If I could be somebody else– Well, I think – I would for you". In two, While I'm still here (che mi richiama qualcosa del Trip hop anni '90) e Black Noise lasciano, infine, un ottimo retrogusto in bocca al termine dell'album.


Insomma, è un disco davvero ostico, ma tutta la fatica necessaria per accettarlo e comprenderlo, muterà rapidamente in amore e dedizione per questa ritrovata band. Lo si può anche vedere come un insieme di singoli più che un album vero e proprio. O più semplicemente, ogni brano costituisce una traccia di quei "segni" che Trent ha esitato a lungo a pubblicare. Per fortuna l'urgenza espressiva gli ha imposto di condividerli.

E tutti noi, ve l'assicuro, gliene saremo grati.

VOTO: 85/100

1. "The Eater of Dreams" (0:52 min)
2. "Copy of A" (5:23 min)
3. "Came Back Haunted" (5:17 min)
4. "Find My Way" (5:16 min)
5. "All Time Low" (6:18 min)
6. "Disappointed" (5:44 min)
7. "Everything" (3:20 min)
8. "Satellite" (5:03 min)
9. "Various Methods of Escape" (5:01 min)
10. "Running" (4:08 min)
11. "I Would for You" (4:33 min)
12. "In Two" (5:32 min)
13. "While I'm Still Here" (4:03 min)
14. "Black Noise" (1:29 min)

02/02/14

Recensione: Angra – Angels Cry 20th Anniversary Tour (2014 - CD)


Gli Angra arrivano ai loro vent'anni, sembra ieri che acquistavo l'appena uscito Angel's cry, cazzolina...Discorsi nostalgici sullo scorrere del tempo a parte, parliamo di quest'album, a mio parere con poco senso in partenza, a prescindere dalla qualità.
Sì, perchè fare il tour del ventennale della band con alla voce Fabio Lione, che sarà pure un bravissimo cantante ma che con la storia degli Angra non ci azzecca nulla, non ha davvero senso. Sarebbe come se i Black sabbath facessero un tour di anniversario con Chris Cornell alla voce. Che cacchio c'entra?

Venendo alla mera esecuzione, notiamo che la voce di Lione si sposa decisamente bene (meglio di quanto mi aspettassi) con le canzoni dei brasiliani e la performance della band è, come sempre, di alto, anzi di altissimo livello.
Anche la scaletta è davvero buona e raccoglie il meglio della band, anche se adesso è ufficiale che ce l'hanno con la mia preferita Make believe, vedere la mia recensione di protesta del greatest hits, a questo proposito A parte questo (che però non è poco), in questo CD troviamo il meglio della band, quindi pezzi come Angels cry, nothing to say, Time, Carry on (veramente eccezionale Lione, in queste ultime due, con degli acuti udibili al meglio solo dai cani, che prima dici: "aspetta, ma che cacchio fa", ma che poi ti conquistano e non puoi fare a meno di riascoltarli), Lisbon, Nova era e Rebirth.

Da segnalare Reaching horizons cantata dal chitarrista Bittencourt e la presenza di ospiti come Tarja Turunen che duetta su Stand away. La canzone originale è meravigliosa, quella di questo live un po' meno. I due cantanti si improvvisano lirici (di essere capaci, sono capaci eccome, soprattutto un irriconoscibile Lione) ma la bellezza della canzone originale va un po' a farsi benedire, a mio parere. Va meglio per Wuthering Heights, invece.

I suoni sono ottimi e la qualità della registrazione è davvero alta, anche se il caloroso pubblico brasiliano si sente davvero pochissimo, e non per colpa loro, immagino.

L'unica cosa che non va di questo live (a parte Make Believe)? Il titolo. Per il resto, grandissimo live album. Speriamo che Fabio Lione continui con la band, e che questo non sia rimasto un episodio sporadico.

Tracklist:
1) Angels Cry
2) Nothing To Say
3) Waiting Silence
4) Lisbon
5) Time
6) Gentle Change
7) Late Redemption
8) Silence And Distance
9) Reaching Horizons
10) Stand Away
11) Wuthering Heights
12) Unfinished Allegro / Carry On
13) Rebirth
14) In Excelsis
15) Nova Era

01/02/14

La discografia (semiseria): Faith no more

Parliamo oggi dei Faith no more, band che ho anche avuto modo di vedere dal vivo in un paio di occasioni.

Introduce yourself (1987)
In realtá prima di questo disco ce ne sarebbe un altro (We care a lot, del 1985), ma la band considera Introduce yourself come loro primo disco. Se non se lo cagano loro, perché dovremmo farlo noi? Introduce yourself non é male, ma Chuck Mosley non é Mike Patton, solo Mike Patton é Mike Patton. Vabbé, passiamo al prossimo album, dai.
Voto 58/100 (di stima e di incoraggiamento).
Top track: We care a lot


The real thing (1989)
Mike Patton? Eccolo! Ho giá parlato di questo disco nella dettagliatissima (non é vero) recensione che feci (pupù) a suo tempo, eccola. Vi faccio un breve riassunto se vi scoccia cliccare sulla recensione, vi capisco. Quest'album rappresenta la varietá, ce n'é davvero per tutti i gusti: pezzi aggressivi, altri à la Red hot chili peppers (che infatti non la presero troppo bene), strumentali, mid tempos, cover, testi schizzati e pure un pezzo simil-piano bar. The real thing é uno dei miei album preferiti in assoluto. 
Voto 92/100 
Top tracks: Epic, Zombie eaters, the real thing

Angel dust (1992)
Completamente diverso dal predecessore (anche Patton canta con una voce "diversa", piú matura e meno adolescenziale), sará purtroppo l'ultimo disco della band con il chitarrista Jim Martin. Fatto che segnerá l'inizio della fine (di già??). In Angel dust sembra quasi di ascoltare un altro gruppo, ma il contenuto é ugualmente di qualitá, molta qualitá. A parte la copertina terribile, ovviamente. Non é facile descrivere questo disco a parole (perlomeno, io non ne sono capace), quindi ascoltatelo.
Voto 80/100
Top tracks: Midlife crisis, RV, Everything's ruined

King for a Day... Fool for a Lifetime(1995)
Jim Martin abbandona e la band diventa ostaggio della schizofrenia di Mike Patton. L'album é ancora buono nonostante non raccolse i successi dei due precedenti. Come dicevamo, ci sono pezzi assolutamente allucinati quali Ugly in the morning e Cuckoo for caca (giá i titoli sono tutto un programma) e tanta varietá come in The real thing, peró con meno ispirazione e più aggressività. Con qualche brano in meno (ci sono 3-4 pezzi che fanno cag, ehm, debolissimi) sarebbe stato un grandissimo album.
Voto 71/100.
Top tracks: Digging the grave, the gentle art of making enemies, Just a man

Album of the year (1997)
Fu davvero l'album of the year? Neanche per sogno, purtroppo... La band é agli sgoccioli e litiga lanciando le sedie in aria. Il risultato, difatti, é deboluccio, rispetto ai loro standard. Le buone cose non mancano, il disco é abbastanza gradevole, ma i picchi sono differenti rispetto agli album precedenti (nota la rima) 
Voto 62/100.
Top tracks: Stripsearch, Naked in front of the computer, Got that feeling

Sol invictus (2015)
Passa una vita dall'ultimo album, ma ritornano come se non fosse cambiato nulla. Patton ha sempre la stessa voce (ed é sempre schizofrenico) e gli altri componenti rimangono mediamente ispirati (e sempre schizofrenici pure loro). Certo, dopo centomila anni di attesa forse ci si aspettava qualcosa in piú, ma il disco é gradevole e ci sono tante belle cose.
Voto 68/100
Top tracks: Superhero, Separation anxiety, Motherfucker.


Vi lascio con quella che probabilmente è la mia canzone preferita della band, con Patton che sembra un maniaco sessuale, nell'anteprima.