28/02/14

Recensione: Away Minerva - My only radio (EP 2014)


Un po' di storia della band (copiata spudoratamente dalla loro biografia su Facebook): Gli Away Minerva sono 5 ragazzi di Roma. Formati nel 2011, nei primi mesi di prove il gruppo si concentra sull’esecuzione di brani delle storiche band dell’Alternative rock, come Radiohead e Incubus. Si lanciano quasi subito nella produzione di pezzi originali fino ad arrivare alla registrazione del loro primo EP, pubblicato nel Febbraio del 2014. A seguito delle registrazione avviene la sostituzione prima temporanea, poi definitiva del batterista. Il loro stile si inquadra in un Alternative Rock espresso in varie forme, variabile da duro e incalzante, a più lento e melodico.

26/02/14

Recensione: Nera luce - Ad occhi chiusi


La storia dei Nera Luce comincia come per molte band. Nel 2002 un gruppo di amici si ritrova e, vista la comune passione per la musica, inizia il suo percorso. Diverse sono le esperienze live necessarie a trovare un buon affiatamento e ad individuare la strada giusta da intraprendere. Con la crescita costante si fa largo nel gruppo l’esigenza di comporre brani propri, abbandonando l’immagine di gruppo di sole cover.
Dopo le importantissime esperienze e le partecipazioni a Sanremo giovani, Tim tour, il Pistoia blues festival o l'apertura del concerto di Andy Timmons, la band comincia a lavorare in studio e pubblica nel 2010 il debut Luci nell'ombra.
Nel 2013 è la volta di Ad occhi chiusi, che andiamo a recensire adesso.

24/02/14

Top 10: Canzoni allegre



Dopo la top 10 delle canzoni tristi, ecco l'alter ego (!?).

Anche qui c'é solo l'imbarazzo della scelta e i vostri suggerimenti sui social media sono stati parecchi, grazie per l'aiuto!

Ho inserito solo canzoni Rock/metal e non ho esteso ad altri generi, sennó la classifica sarebbe stata piena di Ska, funky, Bob Marley e James Brown. Partiamo!

22/02/14

Recensione: Rush - Moving pictures (1981)

Artista: RUSH
Album: MOVING PICTURES
Anno: 1981
Genere: Prog Rock / Hard Rock
Tracce: 7
Durata: 40'07''
Etichetta: Mercury
Produttori: Rush, Terry Brown


Recensione di Loris

Di fronte a certe “pietre miliari” della musica di tutti di tempi, diventa quasi superfluo spendere delle parole che poco aggiungerebbero a quello che già dice la musica stessa, attraverso emozioni, sensazioni e sfumature che trascendono la ragione e si sintonizzano direttamente con i propri sensi e la propria anima.

21/02/14

Recensione: Running death - The call of extinction


Un tuffo nel passato!
Se vi piacciono le atmosfere thrash degli anni 80, questa é la band che fa per voi. Si,  perché questo quartetto tedesco ci porta alle atmosfere tanto care a chi ascolta (o ha ascoltato) band come Annihilator, Megadeth o Testament.


Tutte le canzoni che compongono questo EP dal nome di The call of Extinction sono davvero valide e fanno il loro lavoro, ovvero quello di far muovere le "teste" agli appassionati (e non). Le 5 canzoni, in una trentina di minuti scarsi, dimostrano come i Running death abbiano le idee chiarissime sul da farsi e la qualitá della registrazione di questo lavoro gli rende giustizia.

La prestazione dei singoli é degna di nota e le idee non mancano.
La voce é incazzata quanto basta ed i cori sono davvero molto ben realizzati, perfetti per il genere, i riff taglienti come lama di un rasoio, i soli ipertecnici, la doppia cassa presente ma mai invadente (nota la rima), dimostrando una ottima varietá e una tecnica eccellente. Non aspettatevi niente di troppo originale, perché il gruppo non ha la pretesa di inventare nulla (le idee sono quelle e le avete giá ascoltate dai gruppi che ho citato in apertura) ma quello che fa lo fa dannatamente bene, mettendo molte idee e tutta la tecnica che ha a disposizione, che non é poca. Le canzoni sono tutte di ottima fattura e di livello, ma se proprio dovessi sceglierne una, probabilmente andrei su Killing for gods, con un chorus che ti si stampa subito in testa e con grandi cambi di tempo e di atmosfere nella parte centrale e conclusiva della canzone.

Se amate il genere, questa band non vi deluderá, ve lo assicuro.

Tracklist:
1) Unleashed
2) Killing for gods
3) The call of extinction
4) Celebrate your aggression
5) Hunting for heads


18/02/14

L'entusiasta: Metallica - St.anger

L'entusiasta è colui che si accontenta di poco. E' un visionario e un sognatore che vede sempre il lato positivo delle cose e che ama praticamente qualsiasi cosa ascolti.


Mannaggia a tutti i detrattori e agli incompetenti, St. Anger dei Metallica è un lavoro assolutamente straordinario!
Partiamo dalla copertina: il grande parallelismo tra la forza e la ragione. Colori e tratti antichi, a tratti moderni, con riferimenti stilistici molto cari ai fumetti. St. anger, la santa rabbia, quella che ci comanda e ci governa, quella che ci fa ragionare, a volte, come animali. Ed è anche un titolo dannatamente metal. Quella mano rossa, arrabbiata, su quello sfondo arancione e quei lacci grigi che stanno a significare l'oppressione dei popoli tormentati e afflitti dai vizi e dai privilegi dei potenti. Scriverei per ore sul titolo e sulla copertina, farei quasi una tesi (se fossi iscritto all'universitá) ma potrei annoiare qualcuno, quindi meglio mi concentri sull'aspetto musicale.

15/02/14

Live report: Dream theater - Wembley Arena, London 14/02/14


E' la quarta volta che vedo i Dream theater (2001-2005-2011).
Si, potrebbero essere abbastanza, peró l'ultimo album da studio Dream theater mi ha convinto particolarmente, se ci aggiungiamo la formula "An evening with" che garantisce una lunga performance... ma si, andiamo, cazzolina, si vive una volta sola.

12/02/14

Top 10: Canzoni tristi


Attenzione, ascoltare per intero questa playlist potrebbe avere degli effetti devastanti, state molto attenti. Ringrazio tutti per i numerosi suggerimenti (appropriati) forniti attraverso le pagine Facebook e Twitter, avrei potuto benissimo fare una top 50 invece che una top 10.

C'é poco altro da spiegare: come da titolo, ecco delle canzoni che, se siete indecisi se farla finita o meno, vi faranno decidere di sicuro.

Ah, Marco Masini é escluso dalla classifica. Cliccate sul titolo per vedere il video, nel caso non lo vediate.

La classifica é stata approvata da Mariottide.

Cominciamo:

10) Black Sabbath - Solitude
La perfetta colonna sonora se vi trovate in una zona incontaminata/desertica e magari volete morirci.


9) Nazareth - Love hurts
Sembrerebbe la solita ballad, anzi, forse lo é, ma l'interpretazione del cantante la rende terribilmente straziante alle mie orecchie. Soffro quasi per lui che é stato lasciato (tipo 40 anni fa). Soffro anche per la bruttezza del video, ma quella é un'altra storia.


8) Zakk Wylde - Too numb to cry 
Dello stesso artista mi é stata giustamente segnalata In this river (canzone dedicata al chitarrista Dimebag Darrell, assassinato da uno squilibrato) che dovrebbe entrare di diritto in questa top 10. Peró, non so perché, trovo piú malinconica questa Too numb to cry. Beccatevi questi 2 minuti di tristezza.

7) Nirvana - Something in the way
Quando Kurt si mette a fare il malinconico ce n'é davvero per pochi.
In Something in the way ci racconta il suo presunto periodo "homeless" sotto un ponte, dove entra in contatto con la natura e altre robe incomprensibili.


6) Dream theater - Disappear
La canzone é triste e malinconica, con delle atmosfere efficacissime nel caso cercaste il suicidio.
Aggiungiamoci il fatto che é prolissa fino all'ennesima potenza e il gioco é fatto. Cliccate sul titolo e vi apparirá come per magia.


5) Pearl jam - Last kiss
Beh, cosa ci trovo mai di triste in questa canzoncina dall'incedere allegro?
Il testo parla di una coppia di giovani innamorati che ha un incidente automobilistico e lei muore sulle braccia di lui. Ecco, contenti adesso? Godetevi tutto l'incidente passo dopo passo, vi ho trovato il lyric-video.

4) Alice in Chains - Down in a hole
Ecco altri che non hanno bisogno di essere incitati per fare qualcosa di triste.
Facile pescare qualcosa dalla discografia degli Alice in chains, ci sarebbe l'imbarazzo della scelta. Fabio S. ha scelto questa. Un testo che fa rima con allegria.

3) R.e.m. - Everybody hurts
Un grande classico della tristezza (sembra quasi una citazione di Cecco, il fornaio di Fantozzi interpretato da Abatantuono). Gran canzone eh, ma da evitare come la peste se sei depresso o, al contrario, consigliatissima se vuoi piangere e ti manca una spinta per farlo. Anche Dwight di The office (telefilm che adoro e che vi consiglio caldamente), ha provato la stessa sensazione.


2) Eric Clapton - Tears in heaven
Esiste un avvenimento piú tragico della morte di un figlio?
Non credo, nulla che mi venga in mente, perlomeno. Certo, non é di certo il miglior modo per cercare di andare avanti, se devi cantare la canzone in questione continuamente, nei tuoi concerti. Povero Eric...


1) The doors - The end
Davvero difficile non inserire The end dei The doors in questa classifica. This is the end....my only friend, the end... Allegria, portami via.
Aveva giá vinto con il titolo ma l'interminabile versione di 12 minuti e questo tramonto mortuario nell'anteprima probabilmente convinceranno anche voi.

Godetevela in tutta la sua tristezza e non fatevi tentare da gesti scellerati, mi raccomando.

Given to rock ha ancora bisogno di voi.

10/02/14

Recensione: Adrenaline Mob - Men of honor (2014)


Arieccoli! Non è passato molto dall'ultimo Omertà e, nel frattempo, sono successe tante cose. Beh, non proprio tantissime in realtà, solo che Mike Portnoy ha lasciato la band prima delle registrazioni di questo disco. "Non avevo tempo", ha dichiarato. Gli crediamo, dato che ha, grosso modo, 6 milioni di band. Gli Adrenaline Mob hanno risentito della sua dipartita? Neanche per sogno, Men of Honor è il seguito naturale di Omertà (anche la copertina è quasi identica, un po' di fantasia, cribbio) e se non sapeste del cambio dietro le pelli, probabilmente non ve ne accorgereste neanche.

09/02/14

Recensione: Noon - 775 Lumiére (2013)

A cura di Fabio S.

I NOON sono un gruppo di Piacenza, nato nel Settembre 2011, e conta 4 membri: Stefania Savi (voce e chitarra), Caterina Mozzi (basso), Marco Murtas (voce e chitarra) e Alberto Maffi (batteria). Le prime due sono anche le fondatrici del gruppo stoner/rock Stake-off the Witch, mentre Marco e Alberto suonano insieme nel progetto The Link Quartet.

07/02/14

Recensione Stealth - Shores of hope (2013)


Gli Stealth, una hard n' heavy band nata in quel di Ferrara, nascono nel 2007 da un'idea di Luca Occhi e Marcello Danieli. Nel 2011 la line‐up della band viene completata da Andrea Rambelli, Matia Catozzi ed Enrico Ghirelli, tutti provenienti da altre esperienze e progetti musicali. Dopo un'intensa attivitá (60 live tra serate, festival e contest con recensioni ed interviste da parte della stampa e delle TV / radio locali), la band si mette al lavoro per questo Shores of Hope, uscito nel 2013, ma appena uscito in supporto fisico (in CD, insomma).

06/02/14

Le interviste terribbbili: Virgo

I Virgo. E basta.

 
1) Togliamoci subito il dente: sfogatevi e dite tutto quello che volete sulla vostra band, sul vostro album e su tutto quello che volete, potreste non averne piú opportunitá (parlo per questa intervista, sia chiaro).
Non ti preoccupare.

2) La copertina del vostro disco rappresenta uno di voi che sta urinando in mezzo al nulla?
In realtà si è appena cagato addosso.

3) Perché cantate in italiano? Non sapete una parola di inglese o è una scelta voluta?
La mente pensa in italiano. E’ un filtro naturale. E’ giusto che sia così.

4) Se foste gli Headliner in un grossissimo festival, cosa chiedereste nel vostro backstage? 
Axl Rose chiede una Jacuzzi piena di petali di rose, i R.e.m. hanno chiesto 100 asciugamani e i Van halen chiedono pacchetti di m&m's senza confetti color marrone. Potete fare di meglio?
Odalische e narghilè.

5) Ci sta il parmigiano nella pasta col pesce?
Assolutamente no.

6) Chi é che fa piú casino in sala prove? Quello che puntualmente fulminate con lo sguardo quando imbracciate gli strumenti e regolate i volumi.
I topi.


7) Se aveste l'opportunitá di fare una sola domanda a Moira Orfei, cosa le chiedereste?
Posso uscire con tua figlia?

8) Pino scotto o Richard Benson?
Alba Parietti.

9) Qualcuno di voi riesce a leccarsi il gomito? Se si, vogliamo la foto (anche in bassa risoluzione)
Lo facciamo ogni giorno.

10) Se poteste infliggere una tortura al vostro peggior nemico, legandolo ad una sedia e facendogli ascoltare un disco per 24 ore di fila a volume abominevole, quale disco gli fareste ascoltare?
Il nostro.


11) C'é un artista del vostro stesso sesso per il quale diventereste gay (nel caso non lo foste già)?
Credo sia altamente improbabile.

12) Suonereste/collaborereste mai con un artista neomelodico? Se si, per quale cifra?
Per una fornitura eterna di Aglianico, bufala e melanzane sott’olio.

13) La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?
Chiedilo a Marzullo.

14) Chiudete l'intervista come preferite, anche insultandomi.
Ti vogliamo bene.

Contatti:
Facebook
https://soundcloud.com/virgo-the-band

05/02/14

Recensione: Rush - Signals (1982)


Album: SIGNALS
Artista: RUSH
Anno: 1982
Genere: Progressive rock / synth rock
Tracce: 8
Durata: 43'12''
Etichetta: Mercury
Produttori: RUSH e Terry Brown

04/02/14

Chiedilo a Given to rock!

Benvenuti ad un altro episodio (il quarto) di Chiedilo a Given to rock!

Continuate a fare le vostre domande e...alla prossima.

Moooonchiiiildddddd

03/02/14

Recensione: Nine inch nails - Hesitation Marks (2013)



A cura di Eli Brant

Gli "Hesitation marks" sono i tagli, le ferite, ciò che resta di un suicidio mancato.

E' un'immagine di un'estrema violenza, fisica ed emotiva.

Non è facile pensare cosa attraversi la mente di un suicida e la profonda tragicità di quegli attimi. I segni, le cicatrici, le lacerazioni del corpo, invece, sono visibili. Immediatamente figurabili e percebili. Ed è questo il concetto che Trent Reznor, uno degli ultimi geni del Rock, ha tentato di trasporre in musica. Una sofferenza profonda, lancinante, che lascerà per sempre traccia. Non aver avuto la forza di imprimere il colpo decisivo, oppure aver avuto il coraggio di fermarsi? Trent non giudica.

Si limita a raccontare, descrivere con la musica i segni dell' "esitazione".

Forme di esitazioni, quelle che forse ognuno di noi, con sfumature ed intensità diversa, si trova ad affrontare quotidianamente.

"Questo è l'ultimo tour dei NIN" gridava nel 2009 Reznor, ma nessuno, forse neanche lui stesso, credeva in fondo a quelle parole. Certamente però, gli anni di pausa sono stati proficui. Oltre all'Oscar per la (bellissima) colonna sonora di "The Social Network" composta in compagnia di Atticus Ross, Trent ha creato in collaborazione con la moglie Mariqueen Maandig, gli "How to destroy angels": un progetto di rock elettronico davvero ben riuscito.

Senza dimenticare poi le infinite collaborazioni sparse tra cui, su tutte, il rafforzamento del rapporto con Dave Grohl e Josh Homme (ascolta "Mantra" dalla colonna sonora di "Sound city").

Insomma, i tempi erano maturi per un ritorno sulle scene.

Nonostante questo, la preparazione dell'album non è stata pubblicizzata per niente. Anzi, è stato registrato in gran segreto ed ha assolutamente colto tutti di (piacevole) sorpresa. Non penso di essere un fan assoluto dei NIN e faccio sempre difficoltà ad accettare ed entrare nel sound dei loro dischi. Non a caso adoro i loro lavori più recenti e forse più "melodici" come "Year zero" e "With teeth" (con buona pace dei veri fan).

Da questo punto di vista, "Hesitation Marks" si presenta come un vero pugno allo stomaco (per me): elettronica spinta ed un sound freddo, robotico ("industrial"?) davvero impossibile da digerire al primo ascolto.


Ci vuole pazienza.


Si percepisce infatti da subito, che dietro questa coltre di freddezza c'è altro da scoprire. Oggi, dopo aver avuto modo di assaporarlo a lungo (molto a lungo) posso affermare senza remore di trovarmi davanti ad un (quasi) capolavoro. "Hesitation Marks" è un susseguirsi incredibile di meravigliose canzoni, tutte potenzialmente singoli e soprattutto straordinariamente differenti tra loro.


"A copy of a" apre le danze (dopo l'intro oscura di "The Eater of Dreams") con una ritmica robotica e ipnotizzante ed un testo di denuncia di puro realismo ("I am just a copy of a copy of a copy Everything I say has come before").

Viene il turno del singolo "Come back haunted" accompagnato dal video stroboscopico ed alienante di David Lynch. Un brano potentissimo dal ritornello in levare impossibile da scrollarsi dalla testa. Seguono le intense "Find my way", "All time low" e soprattutto "Disappointed" vera perla del disco. La "pop-eggiante" "Everything" mi sembrava la meno riuscita, ma poi con gli ascolti si fa apprezzare nonostante il carattere ammiccante.


La sorpesa vera però c'è nella seconda parte dell'album.


Dopo sei brani di altissimo valore infatti, di questi tempi non ci si aspetta altro di buono diciamocelo.Fisiologicamente, insomma, accetteremmo anche un calo ed invece Trent ci stupisce ancora, inserendo "Various method of escape": un brano immenso.

Difficile da comprendere all'inizio, ma impossibile da non amare subito dopo.

E' un brano che rappresenta in estrema sintesi l'essenza di quest'album: un guscio duro che racchiude un succo prezioso. E anche le canzoni hanno lo stesso impianto: acide all'inizio, ma sempre più dolci a furia di masticarle.


Chiudono l'album della durata di 61:50 min, la danzereccia "Satellite" e la conturbante "I Would for you" che esplode in un ritornello in cui vi ritroverete, inconsciamente, ad urlare con Trent: "If I could be somebody else– Well, I think – I would for you". In two, While I'm still here (che mi richiama qualcosa del Trip hop anni '90) e Black Noise lasciano, infine, un ottimo retrogusto in bocca al termine dell'album.


Insomma, è un disco davvero ostico, ma tutta la fatica necessaria per accettarlo e comprenderlo, muterà rapidamente in amore e dedizione per questa ritrovata band. Lo si può anche vedere come un insieme di singoli più che un album vero e proprio. O più semplicemente, ogni brano costituisce una traccia di quei "segni" che Trent ha esitato a lungo a pubblicare. Per fortuna l'urgenza espressiva gli ha imposto di condividerli.

E tutti noi, ve l'assicuro, gliene saremo grati.

VOTO: 85/100

1. "The Eater of Dreams" (0:52 min)
2. "Copy of A" (5:23 min)
3. "Came Back Haunted" (5:17 min)
4. "Find My Way" (5:16 min)
5. "All Time Low" (6:18 min)
6. "Disappointed" (5:44 min)
7. "Everything" (3:20 min)
8. "Satellite" (5:03 min)
9. "Various Methods of Escape" (5:01 min)
10. "Running" (4:08 min)
11. "I Would for You" (4:33 min)
12. "In Two" (5:32 min)
13. "While I'm Still Here" (4:03 min)
14. "Black Noise" (1:29 min)

02/02/14

Recensione: Angra – Angels Cry 20th Anniversary Tour (2014 - CD)


Gli Angra arrivano ai loro vent'anni, sembra ieri che acquistavo l'appena uscito Angel's cry, cazzolina...Discorsi nostalgici sullo scorrere del tempo a parte, parliamo di quest'album, a mio parere con poco senso in partenza, a prescindere dalla qualità.
Sì, perchè fare il tour del ventennale della band con alla voce Fabio Lione, che sarà pure un bravissimo cantante ma che con la storia degli Angra non ci azzecca nulla, non ha davvero senso. Sarebbe come se i Black sabbath facessero un tour di anniversario con Chris Cornell alla voce. Che cacchio c'entra?

Venendo alla mera esecuzione, notiamo che la voce di Lione si sposa decisamente bene (meglio di quanto mi aspettassi) con le canzoni dei brasiliani e la performance della band è, come sempre, di alto, anzi di altissimo livello.
Anche la scaletta è davvero buona e raccoglie il meglio della band, anche se adesso è ufficiale che ce l'hanno con la mia preferita Make believe, vedere la mia recensione di protesta del greatest hits, a questo proposito A parte questo (che però non è poco), in questo CD troviamo il meglio della band, quindi pezzi come Angels cry, nothing to say, Time, Carry on (veramente eccezionale Lione, in queste ultime due, con degli acuti udibili al meglio solo dai cani, che prima dici: "aspetta, ma che cacchio fa", ma che poi ti conquistano e non puoi fare a meno di riascoltarli), Lisbon, Nova era e Rebirth.

Da segnalare Reaching horizons cantata dal chitarrista Bittencourt e la presenza di ospiti come Tarja Turunen che duetta su Stand away. La canzone originale è meravigliosa, quella di questo live un po' meno. I due cantanti si improvvisano lirici (di essere capaci, sono capaci eccome, soprattutto un irriconoscibile Lione) ma la bellezza della canzone originale va un po' a farsi benedire, a mio parere. Va meglio per Wuthering Heights, invece.

I suoni sono ottimi e la qualità della registrazione è davvero alta, anche se il caloroso pubblico brasiliano si sente davvero pochissimo, e non per colpa loro, immagino.

L'unica cosa che non va di questo live (a parte Make Believe)? Il titolo. Per il resto, grandissimo live album. Speriamo che Fabio Lione continui con la band, e che questo non sia rimasto un episodio sporadico.

Tracklist:
1) Angels Cry
2) Nothing To Say
3) Waiting Silence
4) Lisbon
5) Time
6) Gentle Change
7) Late Redemption
8) Silence And Distance
9) Reaching Horizons
10) Stand Away
11) Wuthering Heights
12) Unfinished Allegro / Carry On
13) Rebirth
14) In Excelsis
15) Nova Era

01/02/14

La discografia (semiseria): Faith no more

Parliamo oggi dei Faith no more, band che ho anche avuto modo di vedere dal vivo in un paio di occasioni.

Introduce yourself (1987)
In realtá prima di questo disco ce ne sarebbe un altro (We care a lot, del 1985), ma la band considera Introduce yourself come loro primo disco. Se non se lo cagano loro, perché dovremmo farlo noi? Introduce yourself non é male, ma Chuck Mosley non é Mike Patton, solo Mike Patton é Mike Patton. Vabbé, passiamo al prossimo album, dai.
Voto 58/100 (di stima e di incoraggiamento).
Top track: We care a lot


The real thing (1989)
Mike Patton? Eccolo! Ho giá parlato di questo disco nella dettagliatissima (non é vero) recensione che feci (pupù) a suo tempo, eccola. Vi faccio un breve riassunto se vi scoccia cliccare sulla recensione, vi capisco. Quest'album rappresenta la varietá, ce n'é davvero per tutti i gusti: pezzi aggressivi, altri à la Red hot chili peppers (che infatti non la presero troppo bene), strumentali, mid tempos, cover, testi schizzati e pure un pezzo simil-piano bar. The real thing é uno dei miei album preferiti in assoluto. 
Voto 92/100 
Top tracks: Epic, Zombie eaters, the real thing

Angel dust (1992)
Completamente diverso dal predecessore (anche Patton canta con una voce "diversa", piú matura e meno adolescenziale), sará purtroppo l'ultimo disco della band con il chitarrista Jim Martin. Fatto che segnerá l'inizio della fine (di già??). In Angel dust sembra quasi di ascoltare un altro gruppo, ma il contenuto é ugualmente di qualitá, molta qualitá. A parte la copertina terribile, ovviamente. Non é facile descrivere questo disco a parole (perlomeno, io non ne sono capace), quindi ascoltatelo.
Voto 80/100
Top tracks: Midlife crisis, RV, Everything's ruined

King for a Day... Fool for a Lifetime(1995)
Jim Martin abbandona e la band diventa ostaggio della schizofrenia di Mike Patton. L'album é ancora buono nonostante non raccolse i successi dei due precedenti. Come dicevamo, ci sono pezzi assolutamente allucinati quali Ugly in the morning e Cuckoo for caca (giá i titoli sono tutto un programma) e tanta varietá come in The real thing, peró con meno ispirazione e più aggressività. Con qualche brano in meno (ci sono 3-4 pezzi che fanno cag, ehm, debolissimi) sarebbe stato un grandissimo album.
Voto 71/100.
Top tracks: Digging the grave, the gentle art of making enemies, Just a man

Album of the year (1997)
Fu davvero l'album of the year? Neanche per sogno, purtroppo... La band é agli sgoccioli e litiga lanciando le sedie in aria. Il risultato, difatti, é deboluccio, rispetto ai loro standard. Le buone cose non mancano, il disco é abbastanza gradevole, ma i picchi sono differenti rispetto agli album precedenti (nota la rima) 
Voto 62/100.
Top tracks: Stripsearch, Naked in front of the computer, Got that feeling

Sol invictus (2015)
Passa una vita dall'ultimo album, ma ritornano come se non fosse cambiato nulla. Patton ha sempre la stessa voce (ed é sempre schizofrenico) e gli altri componenti rimangono mediamente ispirati (e sempre schizofrenici pure loro). Certo, dopo centomila anni di attesa forse ci si aspettava qualcosa in piú, ma il disco é gradevole e ci sono tante belle cose.
Voto 68/100
Top tracks: Superhero, Separation anxiety, Motherfucker.


Vi lascio con quella che probabilmente è la mia canzone preferita della band, con Patton che sembra un maniaco sessuale, nell'anteprima.