29/04/14

Recensione: La fine di settembre - La fine di settembre (EP 2014)


A cura di Jim Buster.

La Fine di Settembre EP d'esordio dell'omonima band ligure, colpisce subito positivamente, sin dal primo ascolto. EP registrato tra Settembre e Dicembre 2013 al Green Recording Studio di Genova.

Il Gruppo dei fratelli Grosso, con Fabio (voce e basso) e Andrea (chitarra e cori) vede alla batteria Nicolas Gargini. La band, dopo poco più di un anno d'attività, realizza un EP dal sound deciso e robusto. Cinque tracce che oscillano tra il post-grunge e alternative metal, arricchite da testi maturi e chitarre appuntite. In evidenza anche la sezione ritmica: precisa e puntuale, si fa largo con vigore in ogni traccia.

Certo, le radici del disco emergono chiare da subito. Il gruppo riesce comunque a non volgarizzare il proprio sound, valorizzando la qualità di questa produzione. La band anche sé all'esordio sembra essere già in possesso di un ottima alchimia musicale, mai noiosi mai banali. Non viene trascurato neanche l'aspetto grafico del progetto, segno del grande impegno messo in campo dal gruppo per la realizzazione di questo EP.

Well done guys!!!

Tracklist:
1) Il mio eco
2) Il cammino di un illuso
3) Polvere
4) Il dialogo
5) Inafferrabile

https://www.facebook.com/LaFineDiSettembre
http://www.rockit.it/lafinedisettembre

28/04/14

Videointervista: The scunned guests

Inauguriamo la sezione Video-interviste!

Cominciamo con i The scunned guests, gruppo rock proveniente da Sassari.



Contatti: 

http://www.thescunnedguests.com
https://www.facebook.com/pages/THE-SCUNNED-GUESTS

26/04/14

Recensione: Band of Skulls - Himalayan (2014)


A cura di red#1368

Dopo il più che positivo “Baby Darling Doll Face Honey” e l’ottimo “Sweet Sour”, il 2014 è l’anno che sancisce il ritorno in scena del trio alternative rock di Southampton, che propone il proprio terzo full-length “Himalayan”.

L’album, composto da 12 tracce, conferma le capacità compositive della band e la loro propensione ad un rock-blues energico, variegato e mai banale: sebbene si possano individuare richiami a sonorità e ritmiche tipiche di band di spessore quali Black Rebel Motorcycle Club, The Racounters, The Black Keys e The White Stripes, il lavoro dei Band of Skulls è ricco di idee con una forte impronta personale, a conferma anche del fatto che la band ha intrapreso un percorso evolutivo che fa ben sperare anche per i prossimi lavori.

Spostando rapidamente l’attenzione sulle tracce, l’album si apre con uno dei due singoli che ne aveva anticipato l’uscita, Asleep at the Wheel, ed è un grande inizio, infatti il riff quasi ipnotico caratterizzante la traccia permette subito di entrare nel vivo dell’album. A seguire troviamo la title track Himalayan, anch’essa degna di nota, con  Matt Hayward in versione jazzeggiante alla batteria e la bella alchimia vocale creata dal duo ai microfoni, ormai caratteristica inconfondibile della band. Sulla falsariga delle tracce precedenti troviamo il componimento più breve dell’album, Hoochie Coochie, caratterizzato da una linea vocale acuta e da cori suggestivi e seducenti. Un repentino cambio di sonorità si ha con Cold Sweat, traccia dai toni e dalle tematiche struggenti e malinconiche, e con Nightmares (secondo singolo dell’album), ballad che alterna momenti quasi pop ad atmosfere intime ed evocative.
Con Brothers and Sisters si ritorna ai riff caratteristici delle prime tre tracce, ma il pezzo risulta meno incisivo dei precedenti. I guess I know you fairly well , come la precedente, è una traccia poco convincente, nonostante un buon assolo di chitarra, semplice ma efficace. You are all that I am not è sicuramente la traccia con maggiore carica emotiva, messa in risalto dai soliti begli intrecci vocali di Emma Richardson e Russell Marsden e da una ricercata e dolce linea di chitarra di quest’ultimo. Si arriva quindi ad I Feel Like Ten Men, Nine Dead and One Dying, che suona inizialmente come una colonna sonora da film western velocizzata, prima di assumere toni più aggressivi nel ritornello. Le due tracce successive sono quelle più difficili da inquadrare: Toreador, pezzo dalle atmosfere cupe contenente un ottimo assolo di chitarra (in un album che non eccelle da questo punto di vista), ma che per il resto dice poco; Heaven's Key, traccia per lunghi tratti noiosa, in cui spicca però un energico bridge che anticipa il ritornello che chiude la canzone. Chiude l’album la delicata Get Yourself Together, simile a Nightmares nelle intenzioni.

A mio modesto parere il terzo album dei BoS, sebbene non sia un capolavoro, è un lavoro più che buono, il trio si conferma una delle realtà musicali più sorprendenti e positive della scena rock e faranno sicuramente ancora parlare di sé.

Voto: 75/100

Top tracks: Asleep at the Wheel; Himalayan; Nightmares; You Are All That I Am Not; I Feel Like Ten Men, Nine Dead and One Dying
Skip tracks: I guess I know you fairly well; Heaven's Key

25/04/14

Recensione: Hairbangers - Fight and run (EP 2013)



Gli Hairbangers sono una band hard n' heavy nata in quel di Savona nel 2012. Dopo varie vicissitudini e cambi di line-up hanno rilasciato un EP a fine del 2013 - Fight and run, che andiamo a recensire adesso.

Lo spirito della band é ottimo e le composizioni sono davvero accattivanti e con il piglio giusto. Ci sono peró delle cose che non vanno... Saró diretto e senza troppi giri di parole: la qualitá della registrazione é sotto standard per il 2014. O meglio, se il prodotto é una demo (come indicato da qualche parte) é accettabile, se é un EP (come indicato da qualche altra parte), secondo me non lo é: il suono dei piatti é discutibile, le chitarre sono a volte "zanzarose" e la voce ha una produzione non all'altezza. A proposito della voce: dico subito che non sono un amante delle voci femminili nel rock/metal (quelle che mi piacciono davvero si contano sulla dita di una mano: Beth Hart, Lzzy Hale e Skin), ma in questo caso c'é proprio un'incongruenza di fondo, secondo me. Oltre a qualche incertezza nell'esecuzione e a qualche nota "ballerina", c'é la tonalitá delle canzoni che secondo me, nella maggior parte dei casi, non é adatta ad una voce femminile, ma ad una voce maschile. Si sente infatti che la voce non esprime il suo massimo, viaggiando "sotto giri". Le composizioni andrebbero alzate di tono, secondo me, per aiutare la voce di Luisa a rendere al massimo.

Peró, come dicevo in apertura, l'atteggiamento é quello giusto e le canzoni sono decisamente Ok e questa é sicuramente un'ottima base dalla quale partire. Il ritornello di Screaming, l'intera Hairbangers, la seconda parte di Fight and run con un bel solo e un'ottima parte strumenta stile NWOBHM, sono infatti davvero godibili. Buona anche la cover Cherry bomb dei Runaway.

Con un po' di esperienza in piú e con qualche accorgimento qui e li, potremo sentire parlare degli Hairbangers, in futuro. In bocca al lupo!

Tracklist:
1) Screaming
2) Hairbangers
3) Liar
4) Fight and run
5) Cherry bomb (Runaways' cover)

Contatti:
-Facebook : https://www.facebook.com/Hairbangersofficial?fref=ts
-ReverbNation: https://www.reverbnation.com/hairbangers?profile_view_source=profile_box
-YouTube OfficialChannel: http://www.youtube.com/user/Hairbangers
-SoundCloud: https://soundcloud.com/hairbangersavona

24/04/14

Recensione: The birds of Satan - The birds of Satan (2014)

Ecco un altro che non si ferma mai, Taylor Hawkins.
Batterista di Foo fighters, batterista-cantante dei (grandi) Coattail riders e turnista con gli autori piú disparati (da Alanis Morisette a Vasco Rossi), ha pensato bene di crearsi un altro progetto con due componenti dei non troppo conosciuti Chevy metal, Wile Hodgden al basso ed il chitarrista Mick Murphy.
Sará andata cosí: "Oh, Dave (Grohl) suoniamo?" " Hey Taylor, hai finito di registrare le tue parti per il nuovo dei Foo fighters, ci vediamo la prossima settimana" "Oh ragazzi (dei coattail), ci vediamo oggi in sala? Lo facciamo un EP?" "Guarda, siamo fuori cittá..."  "Agente, c'é qualcuno che vuole suonare oggi?" "Taylor, mi spiace, oggi nessuno é disponibile" "oh, sai che c'é, io mi sto annoiando, adesso faccio un disco con i primi due che mi capitano sulla rubrica del telefono".

21/04/14

Recensione: Sebastian Bach - Give 'Em Hell (2014)


Quando inserisci nel lettore un album di Sebastian Bach vai sul sicuro su alcuni aspetti: canzoni solide, cazzute e dalla forte attitudine Heavy rock. Ce lo facciamo bastare? Forse voi sí, io sicuramente no.

Non posso farlo perché considero il vecchio Seb(astian) degli Skid row una sorta di divinitá. Quello solista? Un lontano parente, purtroppo. Cominciando dalla voce, che a causa di questioni anagrafiche e di logorío non puó, per forza di cose, essere come quella degli esordi. Ma questo ci sta, perché Seb non si é mai risparmiato e urla da 25 anni come se fosse la sua ultima performance. La vera pecca é la composizione/direzione musicale. I suoi album non hanno mai brillato per omogeneitá e per canzoni che si ricorderanno nel tempo (a parte la perla By your side). E', purtroppo, anche il caso di questo Give 'em hell.


Come dicevo, il disco é sicuramente cazzuto e il buon Seb é stato aiutato anche dalla chitarra di John5 e dal basso e dalla penna di Duff Mckagan. Duff ricambia il favore di Seb, che ha partecipato in un paio di brani nel vecchio album solista di Duff, Believe in me. Ma quelli erano altri tempi, purtroppo. La smetto che sto diventando nostalgico...

Il vero problema é cosa resterá di quest'album. Nulla, probabilmente. E se questo va bene per un artista medio, non va sicuramente bene per una delle piú belle voci di sempre. Le canzoni sono sempre gradevoli ma non fanno mai il salto di qualitá e le vocals sono spesso e volentieri "filtrate" e poco naturali, cosa che mi fa incazzare parecchio perché, mi ripeto, considero la voce naturale di Seb una meraviglia della natura. Mi rendo conto che peró il piú delle volte sia necessario "l'aiutino della console" perché il nostro Seb non ha piú tantissime cartucce da sparare e non si accontenta di fare il compitino, ma cerca sempre l'acuto e le vocals robuste su tonalitá decisamente impervie.

Una delle canzoni piú riuscite del disco é una cover (appunto, dicevamo?) degli April wine, ovvero Rock N Roll Is a Vicious Game dove Seb la smette di urlare come un disperato e la sua voce si assesta su tonalitá piú naturali. Naturali per il 2014, ovviamente. Altro appunto, purtroppo si sente anche anche che la "penna" é diversa.

Come giudicare questo disco? Mi trovo in difficoltá, perché Give 'em hell é sicuramente un buon prodotto, suona duro e le canzoni scorrono. So peró per esperienza (dai precedenti) che di questo disco non rimarrá probabilmente nulla. Lo accantoneró tra una settimana e non lo ascolteró mai piú, e se consideriamo che a distanza di vent'anni ascolto ancora gli album degli Skid row...

Alzi la mano chi va a vedere Seb dal vivo per ascoltare le sue canzoni da solista. A proposito, quante ne ricordate?

Voto 55/100

Top tracks: All my friends are dead, Temptation, Rock N Roll Is a Vicious Game
Skip tracks: Disengaged, Forget you.

Tracklist:
1. Hell Inside My Head
2. Harmony
3. All My friends Are Dead
4. Temptation
5. Push Away
6. Dominator
7. Had Enough
8. Gun To A Knife Fight
9. Rock N Roll Is a Vicious Game
10. Taking Back Tomorrow
11. Disengaged
12. Forget You

20/04/14

Recensione: Edguy - Space police Defenders of the crown (2014)


Ma che razza di copertina è mai questa? E che razza di titolo di album è mai questo? E che razza di recensione sarà questa? Non lo so...mi sento ispirato, facciamo un track by track.

Le solite dichiarazioni di circostanza anticipano questo Space police - Defenders of the crown: "si ritornerà a sonorità dure, il disco sarà di altissimo livello e bla bla bla...". Così aveva infatti dichiarato Tobias Sammet qualche tempo fa. Frasi di circostanza? No, stavolta no!

Ma snoccioliamo (!) questo disco e vediamo che succede, nello specifico:


1) Sabre & Torch
Anticipata in rete qualche tempo fa, Sabre & torch è una canzone cazzutissima che sembrava il classico "tranello" per far comprare l'album ai fan che non hanno gradito le sonorità morbide degli ultimi album. Ci accorgeremo che non lo sarà, fortunatamente (mi sono schierato, ecco).
Ci accorgiamo anche di altre cose. La prima è che la differenza tra gli Edguy e gli Avantasia è praticamente nulla, ormai i due progetti suonano uguali, ospiti a parte. La seconda è che la voce di Tobias comincia a perdere colpi su tonalità sostenute. Se ascoltate le due strofe iniziali, noterete che la voce di Tobias è adesso nettamente più gradevole quando più rilassata (quindi nella seconda). Considerazioni secondarie a parte, il pezzo è decisamente OK ed è un'apertura perfetta.

2) Space Police
Title track in pieno stile Edguy con tastierone iniziale à la King of fool o Superheroes. Riuscita come queste due? Direi di sì, forse persino di più, il ritornello mi piace un casino, ma proprio un casino casino. Se gli aggiungiamo alcuni elementi fortemente ironici che mi piacciono tanto, tipo tastiere "aliene" e Tobias che fa il cretino verso la fine del brano possiamo dire che è un pezzone. Forse il mio preferito dell'album.

3) Defenders Of The Crown
Eccessiva, tamarra, pomposa, riuscitissima. Ritmi davvero alti fino ad ora. E chi se lo aspettava...

4) Love Tyger
Guardando il video per la prima volta ho avuto la tentazione di strapparmi i timpani, talmente mi ha fatto schifo. Non so perchè, ma all'interno del disco non mi dispiace più, anzi è persino gradevole. Forse sono stato condizionato dal terribile videoclip. Contiene citazioni involontarie (ehm...) a Darkness, Place Vendome e Iron maiden.

5) The Realms Of Baba Yaga
Baba Yaga? E chi minchia è? Andando su google ho scoperto che è una specie di strega di una favola. Altra canzone divertente ma robusta con tanto di doppia cassa in vecchio stile Edguy. Grande riff e grandissimo Chorus. Tobias che dice Baaabaaaa yaaaaagaaaaa mi diverte un sacco. L'album viaggia a ritmi e livelli decisamente alti. Baaaaabaaaaaa Yaaaagaaaaaaaaaaaa

6) Rock Me Amadeus
Il titolo non mi diceva nulla, ma appena è partita... "ma aspetta... ma questa è..." Sì è una cover di un pezzo anni 80 troppo divertente, ascoltandolo per la prima volta in metro sono scoppiato a ridere come un deficiente. Grandissima cover e grandissimo senso dell'humour.

7) Do Me Like A Caveman
Apertura incazzata e tastiera suonata con un dito (se la ascoltate capirete a cosa mi riferisco) Per il resto, le atmosfere si smorzano un pochino ed il pezzo appartiene più ai "nuovi" Edguy che a quelli "vecchia maniera" ascoltati fino ad ora. Pezzo non male, ironico, ma mi ero abituato a nuove (vecchie) sonorità.

8) Shadow Eaters
Ritorna la doppia cassa, e con lei i "vecchi" Edguy. E vai! Il pezzo non è certo di quelli da tramandare ai posteri, ma molto gagliardo (mi è venuto gagliardo e scrivo gagliardo, ok??) e con delle parti davvero gustose. Che bell'album fino ad ora...

9) Alone In Myself
Questa non l'ho capita. Una ballad diversa (per non dire brutta) che a mio avviso non c'entra proprio un fico secco con le atmosfere dell'album. Mi ricorda qualcosa (di brutto) degli Avantasia. Ma perchè l'avete messa?

10) The Eternal Wayfarer
Guardando la durata (quasi 9 minuti), mi aspettavo decisamente di più dalla canzone che chiude questo Space Police, invece le atmosfere ritornano vagamente epiche à la (nuovi) Avantasia con tastiere e cori che dominano. Il pezzo non è sicuramente male, ha davvero un bel ritornello e delle ottime idee, è solo che, a mio avviso, anche questo non c'entra una mazza con quanto ascoltato fino ad ora. Esclusa la traccia precedente, ovviamente.

Ma quante centinaia di canzoni avrà scritto Tobias fino ad ora? Se ho fatto bene i conti questo è il diciassettesimo album tra Edguy e Avantasia, dei quali è autore di praticamente di tutti i brani. Beh, uno che scrive da solo praticamente un album all'anno e che riesce a tirarti fuori un prodotto del genere dopo 20 anni, merita solo un grande rispetto. Può piacere o meno, ma è uno dei più grandi personaggi e songwriter dei nostri tempi.

Questo Space police? A mio parere è nettamente il miglior album dai tempi del grande Hellfire Club, peccato solo per la flessione e per il cambio di atmosfere nel finale.
Bentornati Edguy e giù il cappello per Tobias.

Voto 77/100

Top tracks: Space police, Defenders of the crown, The realms of Baba Yaga
Skip track: Alone in Myself


18/04/14

Recensione: Winger - Better days comin' (2014)


Travagliatissima la storia dei Winger, band nata 25 anni fa ma con pochissimi album all'attivo tra scioglimenti e vicissitudini varie, inclusa anche la vicenda di Beavis & Butthead, che li etichettó come perdenti, tanti anni fa. Probabilmente grazie a queste lunghe assenze ci troviamo di fronte allo strano caso di (Benjamin Button) una band "vecchia" ma con una freschezza compositiva invidiabile. Per intenderci é come se i Bon Jovi (band a caso) avessero pubblicato la metá dei dischi che in realtá hanno pubblicato, ed invece di trovarci di fronte a quella ciofeca di What about now? oggi sfornassero un lavoro piú ispirato. Aspettate, non sto dicendo che il valore assoluto dei Winger equivale a quello dei Bon Jovi ne tantomeno che le due band si assomiglino, peró spero mi sia fatto capire.

Il trittico iniziale di Better days comin' é da paura. E' esattamente come dovrebbe suonare l'hard rock nel 2014, o meglio, come io spererei che sia. La bella opener Midnight Driver Of A Love Machine e soprattutto Queen Babylon e Rat Race sono un cazzottone nei denti a chi pensa che l'hard rock sia morente (quindi il cazzottone va al sottoscritto). Accattivanti, potenti ma con tanta melodia. Da questo punto in poi peró succede qualcosa...

Un calo con la "diversa" title track che sembra una delle canzoni festaiole di Sammy Hagar (che con le prime tracce non ci azzecca proprio niente) ma poi ci rituffiamo in una grande e tecnicissima Tin soldier, che nella seconda parte diventa praticamente un pezzo prog. Seconda metá del disco, purtroppo, che cambia registro. Una discreta e malinconica ballad, Ever Wonder, che peró stanca nei suoi quasi 7 minuti di durata e la non pienamente convincente, seppur orecchiabile, So long China, dai sapori AOR, troppo AOR per un disco che ha nelle sue prime tracce aggressive il punto di forza. Si ritorna a graffiare un pochettino, ma con ritmi piú cadenzati, con Storm in me, con un grande solo nella parte centrale. Mi ricorda il John Norum solista.
Toni diversi anche per la successiva Be who you are, now, una ballad un po' atipica figlia del Kip Winger solista, con ancora una volta un solo di classe. Non male, ma forse non una canzone che ti aspetti di trovare in questo disco. Dico io, cari Winger, perché non avete continuato l'album come lo avete cominciato, mannaggia a voi?
La chiusura peró é impeccabile con Out of this world. Grande ballad con, all'interno, 2 soli di chitarra che emozioneranno anche le formiche di casa vostra (nel caso le abbiate, spero di no.)

Un album sicuramente buono e suonato da chi sa come si suona ma forse troppo versatile e che cambia spesso pelle, cosa che non accontenterá tutti, probabilmente. Dall'altro lato, per quelli che amano spaziare, tantissime influenze come prog, rock settantiano, hard rock classico, una spruzzatina di heavy metal e quant'altro. Ascoltate che potenza Rat race, a fine recensione.

Voto 69/100

Top tracks: Queen Babylon, Rat Race, Out Of This World
Skip track: Better days comin'

Tracklist:
1. Midnight Driver Of A Love Machine
2. Queen Babylon
3. Rat Race
4. Better Days Comin’
5. Tin Soldier
6. Ever Wonder
7. So Long China
8. Storm In Me
9. Be Who You Are, Now
10. Out Of This World

16/04/14

Il demolitore: Pink floyd - The wall

Il demolitore é colui che non é mai contento, vede sempre il lato negativo delle cose ed é colui che risponderebbe alla classica domanda: "un bicchiere é mezzo pieno o mezzo vuoto?" con "non é né mezzo pieno né mezzo vuoto, é solo un bicchiere di merda". Incontentabile, demolisce  tutto quello che gli sta attorno, che si tratti di opere d'arte o di monnezza urbana, per lui é quasi tutto sullo stesso piano. Ha una brutta opinione pure di se stesso.


14/04/14

Sottovalutate e sopravvalutate: Pearl Jam

E' il momento di parlare un po' di canzoni sopravvalutate e sottovalutate.
Le sopravvalutate sono quelle canzoni che ci hanno rotto le cosidette o che magari hanno avuto, secondo il mio punto di vista, piú successo di quello che meritavano. Allo stesso tempo, é giusto dare un po' di risalto alle canzoni sottovalutate, quelle che nessuno si fila, quelle che l'ascoltatore casuale non conosce o quelle che spesso non vengono "cagate" neanche dalla band in questione, dimenticandosi di inserirle nelle setlist dei concerti.

(Quando non vedete il video, potete cliccare sul titolo e la canzone in questione apparirá come per magia)


LE SOTTOVALUTATE


Evacuation (da Binaural)
Canzone che schifano in molti e con un titolo dalla "battuta" facile.
Io la ascolto spesso e volentieri, cercando invano di capire cosa succede nella sezione ritmica nel break prima del secondo ritornello. Dopo 10 anni di ascolti non l'ho ancora capito, ma forse é piú bello cosí.



Hitchiker (da Lost dogs)
"You fool!" Grande B-side allegra e scanzonata, con una melodia contagiosa.
Ho avuto il privilegio di ascoltare il "battesimo" live per questa canzone al magnifico concerto di Manchester 2012. Tanti, troppi anni dopo il suo concepimento.

Parachutes (da Pearl jam)
Canzone che hanno schifato in tanti, all'uscita del tanto criticato "Pearl jam", mentre per me é un punto di forza del disco, con il suo incedere a metá tra una canzone dei Beatles e una ninna nanna. Dolcissima, anche il testo mi piace un sacco, molto poetico.

Severed hand (da Pearl jam)
Idem come sopra. E' vero, ha il riff preso in prestito da Porch, ma a me sta canzone gasa Anche per il suo testo schizzatissimo. Dopo Come back é probabilmente il mio pezzo preferito dell'album omonimo. Toh, posto una versione con il testo. "You'll se dragons after 3 or 4... I said yeeeeaaaaahhh". Oh, anche il primo commento su Youtube dice che questa canzone é sottovalutata. Almeno siamo in due...



Sad (da Lost dogs)
Sad una "outtake"?? Ma roba da pazzi, io adoro sta canzone. I Pearl jam peró non l'hanno inserita in nessun album, nonostante tutto. E' stata peró inserita in Lost dogs, una raccolta di B-sides/outtakes ma secondo me meritava miglior fortuna. Ascoltate che meraviglia, pubblico una versione live.


LE SOPRAVVALUTATE

Una cosa che adoro dei Pearl jam é il fatto che ogni singola setlist é completamente diversa dalla precedente, puoi andarli a vedere tutte le volte che vuoi e ascoltare un sacco di canzoni prese in lungo e il largo dal loro repertorio. Una peró c'é sempre: EVEN FLOW! Niente da dire sulla canzone, magnifica, ma per chi ha tanti bootleg della band e li segue da tanti anni come me, penso che cominci a stare sulle cosidette. Ma toglietela ogni tanto, cribbio! Cliccando sul titolo potrete ascoltare una delle 3249232034 versioni live.

Elderly woman behind the counter in a small town
Stesso motivo di Even flow. Non la eseguono sempre, ma quasi sempre. Io credo di essermela beccata 5 volte su 5.
Titolo breve, comunque. Il solo annunciarla toglie quasi spazio ad un'altra canzone. Anche qui, ovviamente, vi propongo una versione live

Mankind (da No code)
Per molti é sempre una bella sorpresa quando nelle setlist spunta questa canzone cantata da Stone Gossard. Il problema per quanto mi riguarda é proprio quello, Stone Gossard, che dovrebbe stare ben lontano dal microfono. Non é stonato, é solo la sua voce che mi arriva proprio piatta, nasale e senza nessuna emozione. Figuratevi poi il fatto che arrivi dopo quella di Eddie Vedder.



Who you are (da No code)
I Pearl jam volevano cambiare registro e dare uno shock a tutti con l'album No code (compresa la voce di Gossard, forse), anticipato da questo singolo. Personalmente sono ancora scioccato dalla bruttezza di questa canzone, finita pure sul Greatest hits. Ok la stranezza e uscire dagli schemi ma é proprio la canzone che (mi) fa cagare.

Sleight of hand (da Binaural)
Tratta da un album, invece sottovalutato. Molte persone amano questa canzone, io la trovo leggermente soporifera, che ci posso fare... Soporifera ma di gusto, quello si. Cioé dormi contento.


12/04/14

Intervista: Armonight


Bentornati con le interviste di Given to rock!
Stavolta abbiamo fatto quattro chiacchere con Fjord, il leader della band Armonight, sestetto nato nel 2006 proveniente da Vicenza. 3 album all'attivo per loro e diverse date in Europa. Vediamo cosa ci dice.

1) Ciao e benvenuto! Direi di cominciare spiegandoci brevemente le vostre radici e come vi siete conosciuti. 

Ciao! Gli Armonight nascono dalla mia voglia di comporre musica e portar avanti il mio progetto solista. Poi è nata l'esigenza di metter su una band per proporre le mie canzoni dal vivo e, un pò come fanno tutti, tramite annunci e passaparola ho fatto la conoscenza di ognuno dei ragazzi della band.

2) Perché “Armonight”? Da dove nasce questo monicker?

Inventare il nome non è stato semplicissimo, volevamo qualcosa di originale, di inedito, ma allo stesso tempo facile da pronunciare e che restasse impresso nella mente delle persone! Armonight è un gioco di parole tra "armonia" e "notte", l'idea è nata dal fatto che le mie prime composizioni avvennero proprio nelle ore notturne!

3) Litigate mai in sala prove? Riguardo i volumi, oppure per la scrittura dei brani...

Gli unici litigi che possono avvenire in sala prove riguardano qualche piccola incomprensione a livello umano, niente di particolare, penso che sia una cosa normalissima quando si instaura un rapporto tra più persone, ma per fortuna non capita spesso. Per il resto, la band lascia a me il compito di decidere i volumi, la scrittura dei brani, gli arrangiamenti e tutto quello che riguarda la direzione artistica.


4) Domanda di rito: quali sono le vostre influenze?

Durante la fase compositiva non mi lascio mai influenzare, nel senso che, pur ascoltando musica a 360°, ogni volta che metto le mani sulla chitarra o sul pianoforte, cerco di liberare la mente e lasciarmi guidare dai miei sentimenti. Amo tutta la musica ma non mi ispiro a nessuno!

5) Al di lá delle vostre influenze, quali sono i tuoi album preferiti?


Come ti accennavo prima ascolto di tutto e lo stesso posso affermare per i ragazzi della band, tuttavia non penso si possa parlare di vere e proprie "influenze". Ti sorprenderò ma a casa ho la discografia completa di Lucio Battisti, degli Iron Maiden, dei Cranberries e dei Cradle of Filth...riesci a trovarci un nesso?! Ultimamente ascolto tantissimo il Blues degli anni 30 e il Rock and Roll in tutte le sue forme.


6) Sempre riguardo ai vostri gusti, dimmi un album che pensi sia l'unico al mondo ad apprezzare.

Non ci ho mai pensato!

7) Di cosa parlano i vostri testi? C’è qualche messaggio in particolare che vorreste lanciare?

Non esiste un messaggio vero e proprio, anzi, le tematiche variano toccando diversi aspetti. Non mi piace lanciare messaggi attraverso i testi, preferisco farlo attraverso la musica e se ci riesco ho raggiunto l'obbiettivo.

8) Se dovessi scegliere una sola canzone del vostro repertorio, quale sceglieresti? 

Bella domanda! Credo che anche questo dipenda dalle emozioni del momento: se qualcuno mi chiedesse di fargli ascoltare un brano degli Armonight, gliene farei ascoltare uno diverso a seconda dello stato d'animo mio e di quello della persona che me lo chiede!...cercherei di far centro con l'intuito! Ad oggi direi che il brano che più ci rappresenta è quello scelto per il nostro ultimo videoclip: Night Of Illusions.

9) E adesso? Cosa bolle in pentola nel vostro futuro?

Ogni volta che gli Armonight pubblicano un album, il sottoscritto ha già pronto il materiale per il successivo! Nel Dicembre del 2013 il nostro fonico stava completando il lavoro di mastering di Recover e a Gennaio 2014 io scrivevo l'ultima nota del nuovo CD! E' ovvio che non posso anticiparvi nulla, tranne che si tratta di sano Rock! Per il resto stiamo pianificando il tour estivo che ci porterà in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania, Belgio e Olanda a partire da fine Agosto.

10) Questa era l’ultima domanda. Chiudi l’intervista come preferisci.


Grazie infinite! Dico a nome della band che gli Armonight non si fermeranno mai e che cercheremo di suonare il più possibile per avvicinarci a nostri tanti sostenitori in giro per il mondo. Armonight loves you!

http://www.armonight.com/
www.facebook.com/Armonight 

11/04/14

Chiedilo a Given to rock (+ una riflessione)

Eccoci qui per rispondere ad un paio di domande e per esporre un pensiero su alcuni giudizi che si trovano in rete. Parlo di frequentissime recensioni di album discreti con valutazioni da "disco dell'anno". (Riguardandomi c'é qualcosa che mi riporta alla mente Giuseppe Simone).


09/04/14

Videorecensione: Queen - Deep cuts

E' il momento di un'altra videorecensione. Stavolta tocca ad una raccolta, anzi, ad una sottoraccolta. Che cosa sarà?

08/04/14

Recensione: Gotthard - Bang! (2014)


Oh, bella sta copertina, molto tarantiniana.

I Gotthard proseguono senza sosta la loro carriera dopo la tragica morte del loro singer/leader Steve Lee e lo fanno senza modificare di una virgola il loro stile. Come è normale che sia c'è qualche piccola differenza nelle vocals del "nuovo" Nic Maeder con un piccolo abbassamento del registro vocale , ma tutto nella norma e senza troppi scombussolamenti, lo stile rimane quello.

Come suona quindi questo "Bang!"?
Suona praticamente come gli altri album della seconda parte di carriera della band, un hard rock patinato da una produzione gentile, diciamo così. Partendo con l'ascolto del disco, l'inizio è dei migliori, un intro parlato e poi... bang (esclamazione), parte in quarta Bang! (la canzone). Ma quanto sono idiota.

L'opener è tra le migliori in assoluto del disco, con un bel riff saturo e un ritornello che ti lascia un bel sapore, ma in generale tutta la prima parte è molto bella, con Get Up 'N' Move On, il primo singolo Feel what I feel (con un videoclip divertente che posterò a fine pagina) e la particolare ballad C'est la vie, con un'insolita fisarmonica. Poi una piccola flessione. Un omaggio agli anni 70 con una trascurabile Spread your wings (sí, dice anche anche "and fly"... ma quanti miliardi di gruppi hanno utilizzato questa frase?) e soprattutto con I won't look down che peró all'inizio ricorda davvero troppo Kashmir dei Led Zeppelin. Da segnalare anche la canzone Maybe, dove Nic Maeder duetta con una voce femminile, esattamente quella Melody Tibbits. La canzone é apprezzabile con le "spazzole" di Habbeger e con un piano in bella mostra, ma probabilmente non lascerá un segno indelebile.

Il disco tutto sommato scorre, ma in generale posso dire che questo Bang! ha il difetto che trovo spesso negli album della band, lo sputo così: troppo lungo. Più di un'ora di ascolto al servizio di 14 tracce ( che diventano addirittura 16 nella limited in digipack!) che risultano davvero troppe per gli album di questo genere, opinione personale ovviamente. Penso sempre che 40- 45 minuti siano l'ideale per un album Hard rock.

L'album comunque si conclude nel migliore dei modi con una energetica Mr. Ticket Man e soprattutto con Thank you, poetica ballad di 10 minuti con grandi atmosfere e orchestrazioni, dove Leo Leoni ricorda tristemente la madre scomparsa. Molto scorrevole, nonostante la durata "importante" e sicuramente uno dei migliori episodi del disco.

Concludo la recensione dicendo quello che dico spesso, quasi sempre, in veritá: con 3-4 tracce in meno sarebbe stato sicuramente un disco migliore.  Ció nonostante ne consiglio sicuramente l'ascolto. Magari mi creo la mia versione personale facendo tagli qui e li, perché no?

Voto: 66/100

Top tracks: Bang!, Feel What I feel, Thank you.
Skip track: Spread your wings, What you get

Tracklist:
1. Let Me In Katie
2. Bang!
3. Get Up 'N' Move On
4. Feel What I Feel
5. C'est La Vie
6. Jump The Gun
7. Spread Your Wings
8. I Won't Look Down
9. My Belief
10. Maybe (Duett)
11. Red On A Sleeve
12. What You Get
13. Mr Ticket Man
14. Thank You

07/04/14

Recensione: Black Label Society - Catacombs Of The Black Vatican (2014)


Lo aveva annunciato lo stesso Zakk Wylde: "Catacombs Of The Black Vatican sarà il solito album dei Black label society". Ed é esattamente così: sentiti i primi mille, sentiti tutti: soliti riffacci, solita grezzaggine, soliti grandissimi soli e solite belle ballad.

Prima di dire quello che penso di quest'album (e di tutti gli altri dei Black label society), per dovere di cronaca è doveroso dire che c'é stato un cambio di line-up: il chitarrista Nick Catanese ha lasciato la band ed è stato rimpiazzato da Dario Lorina (Lizzy Borden). Ok, ho detto quanto dovevo, adesso dico la mia sull'album e in generale sui Black Label society.
Zakk Wylde è un musicista pazzesco e possiede tutto quello che un musicista completo dovrebbe avere. Però non mi è piaciuta l'evoluzione della sua carriera. Vengo e mi spiego: grandissimo il freschissimo debut Pride & glory, ancora più grande il seguente album acustico Book of shadows, ma i Black label society non mi sono mai andati giù. Ecco, l'ho detto.

Zakk ha, secondo il mio modo di vedere, qualità e gusto superiori al 90% (forse piú) dei musicisti in circolazione ma con i BLS è come se volesse soffocare tutto ciò con esecuzioni e produzioni tamarre (e copertine, mi verrebbe da aggiungere, guardate che brutta questa). Zakk, dico io, hai una bellissima voce naturale, perchè tutti quei cori e quei riverberi pazzeschi nella voce? Ecco, prendete, per esempio, l'inizio di Angel of mercy o di Scars: la sua voce esce naturale (esattamente come usciva naturale nei dischi di inizi carriera) e la differenza per quanto mi riguarda si sente eccome. Purtroppo i momenti cosí saranno sporadici, anche nelle stesse ballad Zakk ama doppiare le voci o mettere un fastidioso riverbero. Scelta che non comprendo. Anche dal punto di vista strumentale la produzione non mi convince, senso sempre una "patina" sopra tutto, i suoni non arrivano alle mie orecchie come "naturali".

Produzione tamarra a parte, il disco non ha molte pecche, sia chiaro, é pure ottimamente strutturato (11 brani brevi inframezzati da alcune ballad) e se avete amato gli altri dischi della band, molto probabilmente amerete pure questo, perché tutti i segni distintivi dei BLS ci sono tutti e Zakk & soci non hanno certo perso la voglia di suonare. Le composizioni sono mediamente buone, alcune piú di altre, ma il mio pensiero rimane quello: con degli accorgimenti diversi i Black label society sarebbero probabilmente uno dei miei gruppi preferiti, purtroppo non lo sono.

Voto 63/100

Top tracks: Angel of mercy, Empty promises, Shades of gray

Tracklist:
1. Fields of Unforgiveness 3:12
2. My Dying Time 3:22
3. Believe 3:44
4. Angel of Mercy 4:14
5. Heart of Darkness 3:39
6. Beyond the Down 2:54
7. Scars 4:13
8. Damn the Flood 3:18
9. I've Gone Away 3:51
10. Empty Promises 5:16
11. Shades of Gray 6:28

04/04/14

Top 10: strumentali

Ecco un'altra temibile e terribile classifica!
Anche qui, manco a dirlo, il compito é davvero arduo e le escluse eccellenti sono tante (molti delle quali sono stati suggerite da voi, splendido splendente pubblico di Given to rock). Come sempre, grazie a tutti! Per renderla variegata, ho inserito in classifica solo una canzone per band, sennó avrei messo 2-3 band in totale (chi mi conosce sa benissimo quali). Come sempre, aspetto i vostri commenti e le vostre lamentele.

Se non visualizzate il video, cliccate sul titolo e vi apparirá come per magia.

Cominciamo.

02/04/14

Recensione: AAVV – Ronnie James Dio, This Is Your Life (2014)


In genere non mi piacciono proprio questi album-tributi, dove la qualitá generale é abbastanza bassa/la bill é composta da nomi non troppo altisonanti (chiiiiii?????).
Diversissimo é questo caso, dove gli artisti sono davvero uno meglio dell'altro: Anthrax, Metallica, Scorpions, Rob Halford, Glenn Hughes... solo per dirne alcuni.
Analizziamo dunque questo tributo al grandissimo (non di statura) Ronnie James Dio?
Analizziamolo! Con un track by track.

1. Anthrax - Neon Knights (4:29)
Cacchio, che apertura.
Ovvio che l'assenza di Dio è pesante (già alla prima canzone? Andiamo bene...), però gli Anthrax partono col piede giusto e Belladonna è al suo meglio. Davvero un ottimo inizio con una canzone che sará una delle migliori dell'intero tributo.

2. Tenacious D - The Last In Line (3:43)
Sí, in mezzo a questi grossissimi nomi anche Jack Black (amico di RJ) con i suoi Tenacious D. Jack ci mette tutti i mezzi per non sfigurare in mezzo a questi giganti ma questa The last in line non sará sicuramente tra le migliori (come è normale che sia). Ció nonostante la prestazione è sicuramente apprezzabile e da un qualcosa di diverso al disco.

3. Adrenaline Mob - The Mob Rules (3:17)
Canzone eseguita senza pecche e con energia dagli Adrenaline Mob (già edita nel loro EP Covertá). Ottima la prova di Russell Allen con un'interpretazione incazzata e potente á la Dio. Sicuramente nella top 3 di questo album.

4. Corey Taylor - Rainbow In The Dark (4:24)
Corey Taylor è un cantante molto versatile che mi piace molto, però il suo stile è veramente troppo diverso da quello di RJD per risultare convincente al 100%.

5. Halestorm - Straight Through The Heart (3:58)
Lzzy Hale è un fenomeno, l'ho sempre detto. Questa canzone peró forse non la fa rendere al 100% (se escludiamo l'ultima parte). Si conferma comunque la miglior cantante in circolazione, per quanto mi riguarda. In totale la canzone é buona ma non eccezionale.

6. Motörhead with Biff of Saxon - Starstruck (4:06)
Ma voi ce lo vedete Lemmy cantare una canzone di RJD? Ovviamente no,  Ecco quindi che Biff dei Saxon lo sostituisce al microfono. Saggia decisione. Lemmy è nei cori, nel caso vi dovesse mancare troppo. Pezzo sicuramente riuscito.

7. Scorpions - The Temple Of The King (4:37)
Grandissima personalità degli Scorpions e di Klaus Meine. Talmente tanta che se mi avessero detto che questa Temple of the king fosse stata una canzone degli Scorpions ci avrei creduto. Se sia un bene o un male, decidetelo voi.

8. Doro - Egypt (The Chains Are On) (6:09)
Beh, come sopra. Grande personalità e canzone riadattata sulle proprie caratteristiche. Detto questo, forse nella sua totalitá, la canzone non é troppo convincente risultando leggermente scarica.

9. Killswitch Engage - Holy Diver (4:10)
Segnalata precedentemente dall'amico Alfio per la vecchia classifica delle 10 peggiori cover della storia. In classifica poi non ci finì perchè giudico la strofa non troppo male, ma la parte in growl è veramente da denuncia penale. Forse la peggiore del disco.

10. Glenn Hughes - Catch The Rainbow (6:41)
La parola classe va di pari passo con la parola Glenn Hughes (che non é una parola, ma un nome), anche se l'interpretazione a tratti nasale non è il massimo, stavolta. Glenn ci ha regalato di meglio, ma anche un suo standard basso é comunque uno standard alto in generale. (Non so se si é capito cosa volessi dire.)

11. Jimmy Bain - I (5:30)
E' invece uno che ha suonato tanti anni con RJD quello che mi soprende di più. Mia mancanza, non sapevo neanche che cantasse. Invece canta pure mooolto bene. Bravo. Io faccio mea culpa e vado a darmi 20 frustate.

12. Rob Halford - Man On The Silver Mountain (5:17)
E chi se lo aspettava un Rob Halford così moscio. Cantare un'ottava sotto rispetto all'originale, non è decisamente da lui. Ok, ha un'età, ma non me ne voglia se dico che avrebbe potuto anche starsene a casa. Sembra che canti dalla poltrona mentre guarda il telegiornale.

13. Metallica - Ronnie Rising Medley (A Light In The Black, Tarot Woman, Stargazer, Kill The King) (9:04)
Forse la performance più attesa. A ragione? Forse. James Hetfield non ha la voce di RJD ma se la cava egregiamente, ovviamente modificando qualcosina qui e li nelle linee vocali. Il resto della band è semplicemente "Metallica" e suona come tale. Incazzati e potenti, con personalitá. Promossi.

14. Dio - This Is Your Life (3:26)
RJD aveva un dono, e ascoltando questa bella ballata con il piano si capisce quale sia.
Giù il cappello per uno dei migliori cantanti della storia della musica.

Non posso fare altro che consigliare questo tributo, a memoria il migliore che sia mai uscito (assieme a Nativity in black- Black sabbath), con (quasi) tutte le canzoni magnificamente realizzate e prodotte.
Pochi punti deboli per quanto mi riguarda. E' anche un'occasione per scoprire canzoni o artisti che non conoscete, nel caso ce ne fossero.


01/04/14

Recensione: Tiziano Ferro - 111 (2003)


Beh, che volete? Lo so che non è molto rock, ma si può fare uno strappo alla regola ogni tanto, no? Soprattutto se il disco in questione è così bello.

Oggi parliamo di 111 di Tiziano Ferro.
Il titolo nasce dal suo vecchio peso: Tiziano era infatti bello che cicciottello, prima di diventare il sex symbol che ha spopolato negli anni 2000. Questo 111 é nello specifico il suo secondo album. Il migliore, per quanto mi riguarda.

Il disco comincia cosí:

111…è la stanza di un albergo
111…è il numero di emergenza per chi si sente solo
111…sono le persone che mi amano
111…sono le persone che mi odiano
111…è il biglietto di un aereo
111…fa il numero perfetto
111…sono io ed ero io
111…un bimbo appena nato che dormirà felice sulla schiena del passato

Ora, cosa cazzo voglia dire  "un bimbo appena nato che dormirà felice sulla schiena del passato" non é dato saperlo, ma va bene lo stesso.

La title track è sicuramente un ottimo  inizio, ma il meglio del disco deve ancora venire (cit. Ligabue) e verrá esattamente con le tracce 2-3-4. Xverso è il miglior pezzo del lotto e secondo il sottoscritto dell'intera carriera di Tiziano, con quel ritmo trascinante che tanto ci ha fatto tanto ballare. Se fate attenzione alle parole, scoprirete che Tiziano aveva già velatamente dichiarato al grande pubblico di essere gay: "il fatto è che tu sai cosa cerco: collo spalle e mento...", non certo le prime cose che si guardano in una donna.
Sere nere non ha bisogno di presentazioni e la prestazione vocale di Tiziano è da 10 e lode, così come la canzone. Un po' a sorpresa preferisco Ti voglio bene a Non me lo so spiegare, che è si una grande canzone, ma è abbastanza più canonica della precedente. A proposito: Ti voglio bene, canzone dedicata ad un amico (e anche qui...).

Insomma, prima parte del disco praticamente perfetta (con una citazione obbligata anche per Mia nonna e In bagno in aeroporto), qualche caduta si ha nella seconda parte, con pezzi molto gradevoli che però non lasciano troppo il segno come i precedenti.
Meritanom sicuramente la citazione il bellissimo titolo Eri come l'oro ora sei come loro e la ghost track al termine della conclusiva 13 anni con un paio di scherzi telefonici fatti da Tiziano, davvero molto molto divertenti.

Mettete da parte i vostri pregiudizi e date un ascolto a questo disco. Io lo ascolto molto spesso ed é uno fra miei preferiti.

Voto 85/100

Top tracks: Xverso, Sere nere, Ti voglio bene

Tracklist:
1.Centoundici
2.Xverso
3.Sere nere
4.Ti voglio bene
5.In bagno in aeroporto
6.Non me lo so spiegare
7.Mia nonna
8.10 piegamenti!
9.Temple Bar
10.Giugno '84
11.Eri come l'oro ora sei come loro
12.Chi non ha talento insegna
13.13 anni