29/04/16

Ascolti di aprile 2016

Ecco la consueta lista dei miei ascolti (assidui) mensili.
Da notare come nella mia playlist persistano il (bellissimo) live dei Tenacious D e l'ultimo degli Elio e le storie tese, che lungi dall'essere un disco epocale è sempre presente nei miei ascolti.
Ho messo su un sacco di volte anche Have a nice day dei Bon Jovi, altro album non eccellente ma che ascolto sempre con molto piacere. Sì, c'è anche il mio disco, che ascolto spesso in metro. Per la serie: io me li faccio e io me li ascolto.

26/04/16

La playlist scomoda: Helloween, Hansen/Kiske era

Come promesso, dopo la playlist scomoda dedicata all'era Deris, ecco quella dedicata a Kiske/Hansen. Sono costretto ad utilizzare i link di Spotify perché quelli di Youtube sono sempre meno compatibili con la piattaforma del sito (che in realtá dovrebbe essere sempre la stessa): Inserisco un video e ne sparisce un altro a caso. Dopo aver perci qualche ora e dopo che i video mi continuavano a sparire per modificare una virgola nel testo, mi sono rotto. Spotify sia.
Scusate lo sfogo e W gli Helloween.

10) The chance (da Pink pubbles go ape)
Una delle poche canzoni che si salvano da quella ciofeca di album dal titolo di Pink pubbles go ape. Tra l'altro credo che sia l'unica del disco (per fortuna) ripresa dalla band in sede live durante la Deris era.


9) Dr Stein (da The keeper of the seven keys II)
Gli Helloween e le canzoni da cartone animato. Ditemi voi se (forse ammorbidendo leggermente il suono) non avreste potuto ritrovarvi benissimo questa canzone durante Bim Bum Bam, verso le 4 del pomeriggio o poco dopo, durante la merenda. Pezzo che ancora oggi gli Helloween portano in tour, sempre fra i piú amati.



8) Future world (da The keeper of the seven keys I)
Altra piccola gemma dal primo capitolo di Keeper of the Seventh Keys (la playlist potrebbe essere fatta benissimo solo da questi due album, ma voglio coinvolgere anche altro materiale). Anche questa verrá ripresa nella Deris era, in maniera piú convincente di molte altre, secondo me.

 

7) I want out (da The keeper of the seventh keys II)
Altra canzone amatissima dalle folle e altra grandissima prova vocale di sua maestá Kiske, qui giovanissimo. Avrei voluto postare lo stranissimo videoclip ma non lo faccio per i motivi che avete letto nell'anteprima. Aspettate, pero' ve lo posso linkare, eccolo qui: https://www.youtube.com/watch?v=FjV8SHjHvHk

 

6) Victim of fate (da Walls of Jericho)
Il primo album Walls of Jericho vedeva una band ancora incerta sul futuro e che si assestava un un heavy metal molto tradizionale. Questa canzone non c'entra molto con quella che sará la carriera della band. Hansen canta onestamente maluccio ma lo spirito é quello giusto, anzi giustissimo. Le frasi di Kay "Victim of fate" e "You will burn in hell", ripagano di tutte le altre imperfezioni e stonature. Gran pezzo, pieno di passaggi chitarristici di alto livello.

 

5) Judas  (da Walls of Jericho)
Vedi sopra, heavy metal classico allo stato puro con qualche accenno ai cori che saranno una caratteristica dei nostri piú avanti con gli anni. Judas ha un tiro pazzesco.

 

4) A tale that wasn't right (da The keeper of the seven keys I)
Forse la ballad piú famosa delle zucche. Forse non molto orginale (soprattutto oggi, ma è facile parlare a 30 anni dall'uscita), ma la potenza della voce di Kiske é maestosa. In myyyyyy heeaaaaaaaart... iiiiinnnnnn myyyyyyyy sooooooulllll


3) Keeper of the seven keys (da The keeper of the seven keys II)
Le zucche tedesche non hanno fatto molte canzoni dalla durata importante, ci sono sono "Helloween" e appunto la title track qui sotto (non voglio neanche considerare quelle ciofeche presenti nel terzo ignobile capitolo). A sentire il risultato è un peccato. Questa canzone era l'unica canzone metal che piaceva a mia nonna.

 

2) Eagle fly free (da The keeper of the seven keys II)
Una delle canzoni che ha creato un movimento (il power) e che vanta svariati milioni di tentativi di imitazione. Senza questa non ci sarebbero probabilmente tanti gruppi power, oggi. Se é un bene o un male lo lascio giudicare a voi. Ancora oggi un grande cavallo di battaglia della band in sede live, peró suonato un tono sotto...mmmmmm. Ve la faccio gustare in tonalitá originale che è meglio.

 

1) Rise & Fall (da The keeper of the seven keys II)
Premio Rise & fall perché l'avró ascoltata 1000 volte (numero a caso) e 1000 volte mi avrá fatto sorridere e agitare mani e piedi. Come Dr. Stein, é una canzone che con un po' di distorsione in meno avremmo benissimo potuto trovare nei pomeriggi durante Bim Bum Bam, ma forse é per questo che mi piace. E' stupida ed é fiera di esserlo...Anche il testo é esilarante. Gustatevela.

25/04/16

La canzone brutta del giorno: Stratovarius - Gotterdammerung (Zenith Of Power)

Ancora gli Stratovarius grandi protagonisti di questa rubrica.
Cosa c'é che non va in questa canzone? Se ve lo devo dire vuol dire che non l'avete mai ascoltata. Ve lo dico, ok... Prima parte che scorre tutto sommato liscia e abbastanza piacevolmente (ho detto abbastanza, sia chiaro). La seconda parte, invece, metterá a dura prova le vostre coronarie con la frase "Zenith of power" ripetuta 7000 volte, sempre con la stessa cadenza e intonazione. Non ascoltavo questa canzone da anni, non so perché mi é rivenuta in mente e ho provato a riascoltarla. Niente, la mia reazione é sempre la medesima. Pur durando "solo" 7 minuti non so se sono mai riuscito a finirla, é una roba veramente straziante, preferirei essere preso a schiaffi piuttosto che ascoltarla tutta. Secondo me ha uno scopo diverso da quello che possiamo comprendere, verrá usata per dei tipi di ipnosi oppure ascoltandola tutta ti si aprono dei portali per altre dimensioni.
Vi sfido ad ascoltarla per intero...Roba da fare innervosire Gandhi.

23/04/16

Recensione: Deep Purple - Made in Japan (1972)


Ci sono tanti live album che hanno fatto la storia della musica e Made in Japan dei Deep Purple non solo é uno tra questi, ma é uno dei piú importanti in assoluto a livello di qualitá e importanza storica. Diciamo che, se vi piacciono le classifiche (come al sottoscritto) starebbe in una ipotetica top 3 di tutti i tempi, per intenderci.

Registrato in Giappone (e dove, sennó?) nell'estate del 1972 ed uscito in formato LP a fine dello stesso anno, Made in Japan é un live album pazzesco che porta (a mio parere) i Deep Purple proprio ad un altro livello. Blackmore/Gillan/Glover/Lord/Paice sono degli animali da palco e la differenza con lo studio si sente eccome. Sí perché le versioni studio di queste canzoni non mi comunicano molto mentre in questo live album, secondo me, le canzoni cambiano proprio pelle, sotto tutti i punti di vista.
Oltre alla differente dinamica delle canzoni (dovuta alla differenza studio/live) in Made in Japan troviamo tanta improvvisazione e tanta attitudine live: ci sono gli acuti estemporanei di Gillan, l'assolo di batteria di Ian Paice in The mule (forse il miglior solo di batteria di tutti i tempi), il famosissimo dialogo Ian Gillan/Richie Blackmore in Strange kind of woman, le improvvisazioni di Blackmore e Lord in Space Truckin' (quest'ultima forse un po' troppo lunga) e un sacco di altre cose gustose.

Cosa forse ancora piú importante é il fatto che si percepisce la genuinitá del live, cosa che non accade con tantissimi altri album dello stesso tipo. Cito da Wikipedia:
"il bassista dei Deep Purple Roger Glover definì Made in Japan «il disco più onesto della storia del rock», perché testimoniava senza trucchi, sovraincisioni, manomissioni in studio, ciò che realmente era la musica dei Deep Purple in concerto, con la loro carica, l'energia che esprimevano, la bravura dei musicisti, ma anche i difetti e le imperfezioni"

Le canzoni non sono molte, sono solo 7 (saranno 3 in piú nella versione rimasterizzata, con copertina nera), ma quando le prime 3 sono Highway star, Child in time e Smoke on the water, puoi anche terminare l'ascolto lí ed essere contento. La prova vocale di Gillan durante il ritornello di Child in time, per esempio, é qualcosa di epocale e di difficilmente riproducibile. Ecco, se non avete compreso quando all'inizio parlavo della differenza tra live e studio, ascoltate i ritornelli in entrambe le versioni e capirete tutto (io vi posto quella di questo live a fine pagina, all'altra pensateci voi). Anche la famosissima (forse troppo inflazionata) Smoke on the water suona decisamente piú "viva" in versione live, con il riff iniziale inizialmente storpiato da Blackmore. Sempre Blackmore é protagonista di uno degli assoli piú belli di sempre in Highway star. Ma a parlare di dettagli ed episodi degni di nota potremmo fare notte, tanti ce ne sono.

Disco imprescindibile che non dovrebbe mancare in nessuna collezione.

Tracklist:
1. Highway Star, Osaka – 16th August 1972
2. Child in Time, Osaka – 16th August 1972
3. Smoke on the Water, Osaka – 15th August 1972
4. The Mule, Tokyo – 17th August 1972
5. Strange Kind of Woman, Osaka – 16th August 1972
6. Lazy, Tokyo – 17th August 1972
7. Space Truckin’ , Osaka – 16th August 1972

21/04/16

Eddie Vedder abbraccia un fan dopo aver letto un cartello

Bell'episodio in quel di Greenville, quando durante la performance della famosissima Alive, Eddie Vedder dei Pearl Jam vede un fan con il cartello "Alive saved my life". Eddie scenderá dal palco e canterá un pezzo di canzone abbracciato all'autore del cartello.
L'umanitá di Eddie e il rapporto che ha con la sua "gente" é sempre speciale, questo é uno dei motivi per cui non perdo mai un concerto dei Pearl Jam, quando posso (spesso faccio pure molte ore di viaggio per essere presente). Enjoy...
(Su segnalazione di Stefano Dossi su Twitter)

19/04/16

Flea e le critiche sulla sua versione dell'inno nazionale americano

Prima dell'ultima partita della star NBA Kobe Bryant é stato chiesto a Flea (Red hot chili peppers, se siete cosí sconsiderati da non saperlo) di suonare il consueto inno nazionale americano "The Star-Spangled Banner". Lui lo ha fatto, alla sua maniera (vedi video sotto) e molte critiche sono piovute dai vari social.
Incontrato per strada da un giornalista (vedi secondo video), ha detto che delle critiche non gliene frega nulla, é molto soddisfatto della sua esibizione e che a lui interessa raggiungere solo le "grandi menti" perché di quelle piccole non gliene frega nulla. La mia modestissima opinione é che suonare un tema solo con il basso non é impresa facile, soprattutto quando hai un pubblico cosí ampio (e magari anche poco acculturato musicalmente). Boh, io sto nel mezzo, diversi passaggi dell'esibizione non mi sono piaciuti, mentre altri sí. Fatevi la vostra idea.

18/04/16

Somiglianze: Zakk Wylde VS Pearl Jam

L'ho giá detto nella videorecensione di Book of Shadows II di Zakk Wylde ma nel caso vi siate persi questa "somiglianza" (o la videorecensione), siete nel posto giusto per colmare questa lacuna.

Il primo brano del nuovo disco di Zakk é Autumn changes, canzone che ha un giro di chitarra giá famoso al grande pubblico, ovvero quello della famosissima Black dei Pearl Jam, quinta traccia del debut album Ten. Plagio? Citazione voluta? Citazione involontaria? Non lo sapremo mai. Certo che sono proprio uguali peró...

15/04/16

Cantante stende una ragazza salita sul palco per un selfie

Scrivevo solo qualche giorno fa alcune riflessioni sull'uso dei telefonini durante i concerti, con le conseguenti reazioni da parte degli artisti. Beh, mi sembra che qui siamo allo step successivo. Quello che accade é che durante un concerto dei The story so far una fan sale sul palco per farsi un selfie e il cantante non la prende proprio benissimo, scaraventandola dal palco con un calcio. Per la ragazza niente di serio ma la band verrá poi bannata dalla venue, il Mod Club di Toronto. Gustatevelo.

14/04/16

13/04/16

La reunion dei Guns N' Roses é realtá

La reunion dei Guns n' roses é finalmente realtá... ed é una realtá che sta convincendo anche i piú scettici. Certo, all'annuncio della formazione ufficiale, la scelta di tenere fuori Izzy, Matt Sorum e Steven Adler ha fatto storcere il naso a molti (me compreso) ma considerando che i 3 componenti fondamentali Axl, Slash e Duff sono al loro posto ci accontentiamo ugualmente, no?

Dicevamo della convincente partenza della band. Dai primi video possiamo vedere infatti la perfetta forma dei protagonisti. Non parlo ovviamente di quella fisica (che panze che hanno Axl e Slash...) ma di quella musicale. Se su Duff e Slash c'erano pochi dubbi (cosí come sul resto della band Richard Fortus, Frank Ferrer e Dizzy Reed, sempre professionali), c'erano invece molte perplessitá su Axl, che invece a livello vocale sembra davvero in forma smagliante, almeno a sentire i primi video amatoriali.
Purtroppo un incidente alla gamba lo ha costretto a chiedere il "trono di chitarre" all'amico Dave Grohl per poter cantare da seduto. Certo, non una bella scena a livello di spettacolo, ma forse il non correre avanti e indietro favorisce il fiato di Axl e la prova vocale ne trae complessivamente giovamento.

Per chi non avesse seguito la telenovela sulla reunion e fosse un po' confuso sulla formazione, la riepilogo qui. Da wikipedia:
Axl Rose - voce, pianoforte (1985-presente)
Slash - chitarra solista, cori (1985-1996) (2016-presente)
Duff McKagan - basso, cori (1985-1997) (2016-presente)
Dizzy Reed - tastiere, pianoforte, percussioni, cori (1990-presente)
Richard Fortus - chitarra ritmica, cori (2002-presente)
Frank Ferrer - batteria (2006-presente)
Melissa Reese - tastiere, programmazione, cori (2016-presente)

Ecco anche un paio di video amatoriali della prima (doppia) data di Las Vegas, con uno scatenato Sebastian Bach ad aiutare Axl, come di consueto, in My Michelle.
Da segnalare anche l'interessantissima Setlist, con delle perle inaspettate come Coma ed un paio di estratti dal controverso Chinese democracy (chissá se Slash é contento di suonarli). Beh, cosa manca a questo punto? Solo l'annuncio del tour europeo e personalmente spero fortemente in un nuovo disco, che porterebbe questa reunion sicuramente ad un livello piú elevato. Intanto gustatevi questi video. Bentornati Guns!


11/04/16

Recensione: Giovanni Gagliano - Rough Uneven Surface (2016)

Lo so, perseverare é diabolico. Dopo lo strabiliante debut (scherzo, eh) del 2014, Peace & Revenge, ecco un secondo album e conseguentemente una seconda meravigliosa "auto-recensione" di questo nuovo Rough uneven surface. E' il mio disco, nel caso non l'abbiate ancora capito.

Di nuovo, non sará ovviamente una recensione a tutti gli effetti ma sará piú una spiegazione track by track della mia ultima fatica, che molta fatica in realtá non é stata perché ci ho messo un paio di mesi a fare tutto. Dopo lavoro e prendendomela pure con relativa calma.

1) Peace
Semplicemente un'introduzione con basso e tastiera.
Volevo un qualcosa di rilassante (da qui il titolo, che richiama anche al primo album) che introducesse al manicomio della traccia successiva.

 
2) Rough Uneven Surface
Ero in un porto irlandese (se volete sapere come si chiama, faró qualche ricerca perché non lo ricordo) e ho visto questo segnale stradale "Rough uneven surface". "Che titolo pazzesco", ho pensato, e ho cominciato a canticchiare istintivamente quello che é il ritornello. Ho promesso all'amico che era con me (Giacomo, che suonerá in qualche canzone) che se avessi fatto un nuovo album, quello sarebbe stato il titolo. La canzone é aggressiva, mi piace molto il riff, il resto é abbastanza arruffone e con una struttura vaga, ma la volevo cosí, ignorante. Grande il contributo dell'amico Antonio Spina che mi ha registrato due soli ignoranti ma stilosissimi nella seconda parte della canzone.
 

3) Down
Questa canzone fu scritta una decina di anni fa per una sbrigativa versione acustica caricata su MySpace e fu registrata nuovamente in elettrico per l'album precedente. Non mi convinse allora e ci sono tornato a lavorare (parecchio) per questo album, aggiungendola di diversi particolari. Mi sono definitivamente convinto ad inserirla quando ho allungato la seconda parte della canzone e Giacomo Minelli é venuto da me ad improvvisarci su, rendendola ancora un po' piú folle con i suoi soli. Sono molto soddisfatto delle voci di questa canzone, anche di quelle da psicopatico durante gli assoli (se ci fate caso ci sono delle voci che ripetono "Down").
 

4) Wash away
Una ballad con diverse influenze (e con un po' di velocitá in piú rispetto alla media), ma niente di seriamente definito, credo, giusto un pizzico di questo e quello. La voce é forse un po' troppo forte, l'ascolto del nuovo disco di Blaze Bayley mi avrá influenzato negativamente sul mixing. L'assolo che sentite mi é piaciuto molto quando l'ho composto, dopo averlo ascoltato per la prima volta a mente fredda mi ha fatto ribrezzo, poi gli ho cambiato suono e mi ha convinto. Magie dei processi di registrazione (e mentali). Fabio Sticca mi ha dato una mano con delle belle trame di basso. La fine della canzone é quasi una sorta di apertura alla prossima...

 
5) Spoc it
...infatti il tempo di batteria é simile (suono a parte) alla traccia precedente, l'ho fatto di proposito.
Anche questa l'avevo scritta e in gran parte registrata per Peace & revenge, ma non mi aveva convinto in quel contesto. Il titolo viene da una procedura che usiamo nella compagnia per la quale lavoro e attorno gli ho costruito una storia abbastanza bizzarra e demenziale (scritta durante un meeting noiosissimo). La canzone ha dei riferimenti stoner/doom (accordatura bassa e ritmi piú lenti) che derivano dalla mia esperienza precedente con gli Hagstone. Anche qui Giacomo Minelli mi ha dato una gran bella mano con la chitarra solista, con degli assoli che abbiamo definiti "malati".
 

6) Let me
Qualche anno fa venne da me un amico per improvvisare qualcosa su un giro di chitarra classica che aveva creato. Io gli avevo creato sopra questa sorta di linea vocale che cominciava bisbigliando e finiva urlando. Ho preso spunto da quella ed ecco Let me, una canzone sperimentale dove tutto parte in tranquillitá e piano piano tutto si intensifica: le chitarre diventano distorte, la trama di basso ( sempre suonato da Fabio) si infittisce sempre di piú e la voce arriva su tonalitá alte. Ho registrato le parti basse quando ero molto raffreddato, si sente parecchio. Non mi chiedete perché non le ho registrate di nuovo, forse mi danno un senso di inquietudine e mi piace. Boh. Le chitarre sul finale sono suonate maluccio, ma non ho voluto modificare niente perchè non volevo si perdesse lo spirito. Sono fatto così.
 

7) There she comes
Mamma mia che parto difficile. Nettamente la canzone sulla quale ho speso piú tempo, non c'è niente di peggio di quando qualcosa non ti convince pienamente e provi a farla funzionare. Anche qui, era quasi pronta per l'album precedente ma non mi ha mai convinto. Per inciso, la canzone fu scritta originariamente con un amico (Clay Mignemi) fa per il progetto Evil Jam ma non venne mai utilizzata ufficialmente, quindi eccola qui. Ci ho lavorato talmente tanto che guardando il progetto sul computer sembra la cavalleria rusticana rispetto alle altre. Un parto anche l'assolo: ho chiesto a molti di suonarci qualcosa sopra ma per motivi diversi hanno declinato tutti, era tempo di chiudere il disco e ho deciso di farlo da me...e forse é stato meglio cosí perché ne sono molto soddisfatto. Le frasi "Now it is time for redemption, there shades of you my reaction, my life without you, there she comes" e "A side of mind beneath my lair, picture of you fading away, open the door and there she comes" sono forse le piú belle che abbia mai scritto. Non so cosa vogliano dire esattamente, ma lo sono. In definitiva, non so se sia o meno una buona canzone ma ad un certo punto mi ha comunicato qualcosa ed ho deciso di renderla pubblica.
 

8) The preacher
Era nata per essere una stramba canzone alternative rock - grunge con 1000 riff e... cambia questo, cambia quello, é diventata praticamente una canzone classic metal. Parla di un fatto accaduto tanti anni fa negli spogliatoi di un campo di calcetto: tutti stanchi dopo la partita e uno comincia senza nessuno motivo a parlare della sua vita. Robe tipo: "fino ad un anno fa mi facevo di droghe pesanti, andavo a prostitute di alto bordo e sperperavo tutti i miei soldi in lusso, adesso ho trovato Dio e trovato la felicitá". Siamo tutti felici per lui, ma sta di fatto che ci ha rotto gli zebedei con la sua storia (che nessuno voleva sentire) per una mezz'oretta. The preacher é lui. Mi piace un sacco l'ultima strofa, col le seconde voci che si sposano benissimo con le prime. Solo schizofrenico (come tutto il resto, quindi appropriatissimo) di Giacomo Minelli e basso energico di Fabio Sticca, che ha registrato il tutto quando era ancora una canzone alternative.
 

9) Htsab
Acronimo per "How to start a ballad". Vi spiego: tempo fa in una videorecensione sull'ultimo dei Virgin Steele mi prendevo gioco di David DeFeis perché aveva fatto cominciare una ballad con un colpo di tosse catarroso e riverberato. In maniera piú delicata ho voluto emularlo, dato che é l'intro per la prossima canzone. "Se non puoi vincerli unisciti a loro".
 

10) No Time for me
Ballad conclusiva composta e registrata in pochissimo tempo e con pochissimi take. Non la giudico una bella canzone in senso assoluto ma ne sono abbastanza soddisfatto perché la giudico molto personale. Come approccio é l'esatto opposto della traccia 7: ho registrato tutto di getto, ci sono 4 strumenti in croce e mi ha convinto subito. Fabio Sticca gli ha registrato il basso, pure lui senza pensarci troppo. L'assolo piccolo piccolo a 1.15 di Sergio Casabianca é uno dei punti piú alti del disco, secondo me, mentre la parte in distorsione, nella sua totalitá e semplicitá é forse il mio punto preferito in assoluto. Parte impreziosita ancora una volta dall'assolo di Sergio.
 

11) Camden town (bonus track)
Non c'entra una mazza con il resto dell'album, quindi l'ho inserita come bonus track per giustificarmi. Niente, da tempo volevo scrivere una canzone pop discutibile su Camden Town, mia zona preferita di Londra e dove spesso vado ad esibirmi. Ecco, ad un certo punto, mi arriva l'idea di questo ritornello in testa e questo é il risultato: una canzone pop su Camden town, appunto. Giacomo Minelli era a casa mia e si era rifiutato di suonarci un assolo, poi per fortuna ci ha ripensato. Gli ho detto che forse ha piú talento come musicista pop, talmente mi é piaciuto il suo solo. Camdeeeeen towwwwnnn can't you heaaaaaarrrr the sound.... E' una bonus track, dai...



Saró sincero, quando mi é venuta voglia di fare il secondo album (ad inizio anno), avevo in mente un disco completamente diverso, piú omogeneo e con un approccio differente. La veritá é che ho adottato il metodo "go with the flow", mettendo praticamente tutto quello che mi é passato per la testa, senza pensarci troppo. Gli ho anche inserito delle "rimanenze" del primo disco. Il suono non é ovviamente quello di un disco dal grande budget ma credo sia il massimo rispetto ai mezzi a disposizione: un computer, un microfono e qualche chitarra. Come il primo, secondo me anche questo Rough uneven surface scorre abbastanza bene, perché ha tante idee diverse, forse pure troppo. Penso onestamente che abbia meno picchi rispetto a Peace & Revenge (perlomeno, secondo me), ma ha sempre la mia anima musicale. Spero qualche canzone sia stata di vostro gradimento.

Grazie per l'ascolto e Rock n' roll!

(Inserisco il link di YouTube nel caso non abbiate Spotify)

09/04/16

06/04/16

Opinione: telefonini ai concerti

L'ultimo caso in ordine di tempo é stato quello di David Draiman dei Disturbed, reo di aver mandato al diavolo una fan piú attenta al suo cellulare che allo show. Colgo questa occasione per fare qualche riflessione e considerazione su questo fenomeno dei nostri giorni. Per inciso, la vicenda é proseguita con la donna in questione che ha dichiarato di stare chattando con la figlia che si sentiva in pericolo per via di un temporale, seguiranno poi le scuse di Draiman.

Dicevamo, sono assolutamente d'accordo che il fatto di usare troppo il cellulare durante i concerti sia un costume parecchio sgradevole. E' sicuramente un fenomeno poco gradito alle band: guardare un pubblico che preferisce giochicchiare col cellulare invece di guardare lo show è sicuramente fastidioso, non ci sono dubbi. Tu metti tutte le tue energie (forse) per fare un bello show e vedi che alcune persone non ti guardano neanche.
Però c'è un altro aspetto da considerare: queste persone hanno pagato il biglietto, e un fan che paga è un fan che mette i soldi in tasca alla band, quindi trovo questo atteggiamento da parte degli artisti abbastanza scorretto nei confronti del pubblico. E' capitato anche a me, in altre dimensioni, ben piú piccole, ovviamente. Che ne so, diciamo poche decine di paganti con la mia band precedente, qui a Londra e dintorni. Capita che alcuni non ti danno conto giocando con il cellulare/parlando con il cane o facendo quello che vogliono. Beh, quelle persone hanno fatto strada per essere in quel posto e stanno aiutando economicamente la band, mai mi sono sognato di dirgli qualcosa e mai mi sognerei di farlo. Puoi fare al limite qualche battuta o incitare il pubblico in maniera simpatica a mettere via il cellulare, saltare o tutto quello che vuoi. Ma questi attacchi personali non mi piacciono per nulla. Ricordo che una volta ero dai Thin Lizzy e Ricky Warwick si rivolse all'angolo del palazzetto dove stavo io con toni abbastanza antipatici: "ma voi state seduti? alzatevi e partecipate al concerto". Beh, io ho pensato: "caro Ricky, io ho pagato fior di quattrini per entrare qui dentro (aprivano per i Guns n' roses), in questo momento sono stanco, voglio stare seduto e non devo dare conto a nessuno. Tu pensa a cantare"

Discorso ovviamente diverso per chi fa 16000 foto o filma continuamente, in quel caso disturbi sia il gruppo con i flash che il resto del pubblico. Usando il tuo supermega Ipad/cellulare, potresti distrarre oppure ostruire la visuale dei vicini. Quando vedo uno davanti a me costantemente con il cellulare, mi da molto fastidio, per esempio. Quello é un discorso differente.

Voi come la pensate?

04/04/16

Recensione: Kaada/Patton - Bacteria cult (2016)


Quando pensi che Mike Patton abbia finalmente messo la testa a posto e abbia smesso di regalarci i suoi progetti strani, ecco che puntualmente ti smentisce. Dopo lo strano disco con i Nevermen uscito di recente, stavolta si è rimesso in contatto con il compositore norvegese John Kaada (avevano già lavorato insieme in Romances del 2004) dando vita a questa sorta di colonna sonora generica dal titolo di Bacteria cult che, diciamolo subito, a livello di qualita' non si discute ma che lascia sempre aperta la domanda: "perchè?"

La musica e' infatti sicuramente buona e di classe, la seconda traccia Black Albino (solo per citarne una) potrebbe anche ricordare qualcosa di Morricone, ma che senso ha ascoltare una colonna sonora senza un film? Come va ascoltato questo disco? Patton è sempre imprevedibile e le domande che il pubblico può farsi rispetto alla sua carriera lontana dai Faith no more sono troppe per essere risposte.

Di voci in questo disco ce ne sono poche, di parole praticamente nessuna, solo molte note lunghe e molti Ohhh ohhhhh ohhhh, riusciti e di effetto quanto vuoi quanto vuoi, ma sempre ohhhhh ohhhhh ohhhhh rimangono. Molti passaggi del disco a tratti mi ricordano l'affascinante The black rider di Tom Waits, altro album abbastanza bizzarro, che però un senso generale ce lo aveva eccome. Qui alla lunga ci si stanca, le atmosfere sono sempre le medesime e, di nuovo, parole non ce ne sono. Stancherebbe anche come colonna sonora tradizionale: ogni tanto un dialogo, un monologo, una parola, qualsiasi cosa, ci sta, giusto per spezzare un pochettino. Qui no, 8 tracce a metà tra l'epico morriconiano e l'etereo che vanno per la loro strada senza preoccuparsi di piacere.

Francamente non so a chi potrebbe giovare avere questo Bacteria cult nella propria collezione, personalmente non ho voglia di riascoltarlo, ma il mondo è bello perchè è vario. Beccatevi sotto l'interessante video Lynchiano di Imodium. 

Voto: Boh

Tracklist:
01. Red Rainbow
02. Black Albino
03. Peste Bubonica
04. Papillon
05. Dispossession
06. A Burnt Out Case
07. Imodium
08. Fountain Gasoline

03/04/16

02/04/16

01/04/16

La fine di un'epoca, l'inizio di un'altra

Me lo dicevano, tanti anni fa: un giorno cambierai i tuoi gusti musicali, vedrai, si affineranno verso qualcosa di piú "alto" e meno rumoroso di quello che ascolti adesso.
"Ma no, che che cacchio dici, ascolteró rock fino a quando moriró, dicevo".

Beh, devo ammettere che avevano ragione, questo giorno é finalmente/purtroppo arrivato...
Mi sento un po' vecchio a dire questo, ma i miei gusti musicali stanno andando sempre piú verso altre sonoritá e non ha senso continuare a gestire un blog sul rock quando ormai il mio spirito ed il mio interesse musicale vanno verso un'altra direzione. Le vibrazioni di una chitarra distorta non mi arrivano piú come una volta, adesso preferisco quelle di fiati e timpani delicati. Di cosa parlo? Sto parlando del Jazz, signore e signori!!!

Cosa succederá, quindi?
Il blog non chiuderá, ma da domani cambierá un po' tutto. Innanzitutto il nome, che sarà semplicemente Given to Jazz!
Cambierá ovviamente la grafica e piano piano tutti i contenuti saranno aggiornati. Le discografie semiserie dei vari Maiden, Metallica, Pearl jam e compagnia bella saranno rimpiazzate da quelle di Dizzy Gillespie, Miles Davis e Charlie Parker. La prima playlist scomoda (giá in preparazione), sará su John Coltrane.
Il demolitore invece prenderá in esame alcuni dei dischi piú famosi di Louis Armstrong e di Glenn Miller. Le polemiche non mancheranno. Certo, ci saranno molte meno news, peró questo é... Ah, dimenticavo, ci sará anche una nuova rubrica (per il momento segreta) che partirá con Charles Mingus.

Spero che seguiate il blog in questa nuova veste e spero tanto che vi piaccia. Giá pronto uno sfondo pazzesco con delle trombe anni 40. Ci ho messo 2 settimane per farlo.

Per cominciare alla grande il nuovo corso, vi lascio con un concerto del mitico Marcus Miller di qualche anno fa. Enjoy!