30/06/18

Ascolti di giugno 2018

Questo mese un po' più di nuove uscite rispetto al precedente ed ecco che nei miei ascolti troviamo l'ultimo dei Ghost, Prequelle, il remaster del primo album dei Megadeth (Killing is my business... and my business is good, in una edizione decisamente convincente a livello di suono), poi il nuovo live dei The Darkness (io c'ero!) e i nuovi dei Tremonti e dei Refuge del mitico Peavy Wagner (trovate le recensioni di questi ultimi 3 sulle pagine di Given to rock). Per un periodo ho ascoltato anche un vecchio live degli Avantasia principalmente perchè ci sono un paio di dettagli che mi piacciono molto.

Non presenti negli embed qui sotto (perchè su Spotify non ci sono) ho ascoltato assiduamente in versione CD anche il mio disco preferito del 2016, ovvero The similitude of a dream della The Neal Morse Band e il primo Book of shadows di quel mattacchione di Zakk Wylde (in arrivo la videorecensione di questo disco).

E voi? Cosa avete ascoltato durante questo giugno?

  

29/06/18

Videorecensione: Guns n' roses - Appetite For Destruction Deluxe Edition

Esce oggi il megacofanetto imperiale di una delle band più importanti della storia dell'Hard Rock, i Guns n' roses. Nel video sotto volevo fare qualche considerazione sparsa sul contenuto musicale del box set, ma alla fine mi sono lasciato trascinare e ho fatto anche una mini recensione dell'album in sè (nel caso ce ne fosse bisogno). E che album...
Ah, a fine pagina vi lascio l'infinita tracklist, così potrete raccapezzarvi un pochino.



(infinita) tracklist:

CD 1 – APPETITE FOR DESTRUCTION: REMASTERED
Welcome To The Jungle
It's So Easy
Nightrain
Out Ta Get Me
Mr. Brownstone
Paradise City
My Michelle
Think About You
Sweet Child O' Mine
You're Crazy
Anything Goes
Rocket Queen

CD2 – B-SIDES N’ EPS: REMASTERED
Reckless Life
Nice Boys
Move To The City (Live)
Mama Kin
Shadow Of Your Love (Live)
You’re Crazy (Acoustic Version)
Patience
Used To Love Her
You’re Crazy
It’s So Easy (Live)
Knockin’ On Heaven’s Door (Live)
Whole Lotta Rosie (Live)

CD 3 – 1986 SOUND CITY SESSION

All Previously Unreleased
Welcome To The Jungle (1986 Sound City Session)
Nightrain (1986 Sound City Session)
Out Ta Get Me (1986 Sound City Session)
Paradise City (1986 Sound City Session)
My Michelle (1986 Sound City Session)
Think About You (1986 Sound City Session)
You’re Crazy (1986 Sound City Session)
Anything Goes (1986 Sound City Session)
Rocket Queen (1986 Sound City Session)
Shadow Of Your Love (1986 Sound City Session)
Heartbreak Hotel (1986 Sound City Session)
Jumpin’ Jack Flash (1986 Sound City Session)

CD 4 – 1986 SOUND CITY SESSION N’ MORE

All Previously Unreleased
Shadow Of Your Love
Move To The City (1986 Sound City Session)
Ain’t Goin’ Down No More (Instrumental Version – 1986 Sound City Session)
The Plague (1986 Sound City Session)
Nice Boys (1986 Sound City Session)
Back Off Bitch (1986 Sound City Session)
Reckless Life (1986 Sound City Session)
Mama Kin (1986 Sound City Session)
New Work Tune (1986 Sound City Session)
November Rain (Piano Version – 1986 Sound City Session))
Move To The City (Acoustic Version – 1986 Sound City Session)
You’re Crazy (Acoustic Version – 1986 Sound City Session)
November Rain (Acoustic Version – 1986 Sound City Session)
Jumpin’ Jack Flash (Acoustic Version – 1986 Sound City Session)
Move To The City (1988 Acoustic Version)

28/06/18

Primo ascolto: Alice in Chains - So far under

Secondo singolo per gli Alice in Chains.
Ecco le mie impressioni, in tempo reale, della nuova So far under che farà parte del full lenght che uscirà a fine agosto.

Perchè il video è in bianco e nero? Non so, mi è venuto così.

 

Kingkween


L'indie alt-rock trio Kingkween è una collaborazione tra la frontwoman powerhouse KT Mulholland, il leggendario produttore e scrittore Hitz e il batterista - acclamato a livello internazionale - Rob Steadman.

Unendo synth electro-pop con ritmi rock intelligenti e armonie che scuotono l'anima, questo gruppo ha un suono pomposo e glamour. Seguendo il successo del loro ultimo album, "Wild One" (* KT Mulholland), non perdete l' uscita dei Kingkween verso fine estate.

Social Media:
https://www.kingkweenmusic.com/
http://instagram.com/kingkweenmusic
https://www.facebook.com/ktmulholland/
https://www.youtube.com/channel/UCwzV7D-Ry8DAH721xKR4hKA

27/06/18

Chiedilo a Given to rock - giugno 2018

L'angolo della chiacchiera libera. Considerazioni sparse e le risposte alle vostre domande.
Si accenna a band quali Greta van fleet (tse), Black Sabbath, Judas priest, Queensryche e tante altre.

Grazie a tutti per il vostro affetto e per le vostre domande. Beccatevi il video.

 

26/06/18

La scheda: Matt Westin


1) Bio: 
Matt Westin è nato e cresciuto in una famiglia di operai in un sobborgo borghese di Pittsburgh, Pennsylvania. Matt ha trovato il vero appagamento negli sbocchi creativi della recitazione e del canto, dedicandosi alle sue attività artistiche e abbandonando una promettente carriera in ingegneria. Con le influenze di molti artisti leggendari, da Johnny Cash a Garth Brooks, fino a Frank Sinatra, Matt ha trovato la sua voce. Il brivido della performance dal vivo ha alimentato i suoi desideri, come ha affinato la sua abilità vocale nei bar e club di Pittsburgh per oltre un decennio. La sua ovvia determinazione e talento hanno rapidamente conquistato la disapprovazione iniziale della sua famiglia di essersi allontanato da una carriera di ingegnere e sono diventati i suoi più grandi sostenitori. Tragicamente, dopo una coraggiosa battaglia combattuta contro la leucemia, il padre di Matt cedette alle complicazioni della chemioterapia, nell'aprile del 2016. Come un vero padre di famiglia, Matt fu completamente distrutto e lottò giorno per giorno con la realtà della morte di suo padre. Dopo mesi di depressione, invece di autodistruggersi, Matt decise di onorare la memoria di suo padre, perseguendo finalmente la sua carriera musicale, come suo padre aveva incoraggiato. Decidendo di fare un disco country in onore di suo padre, e presentato da un amico comune, al musicista / cantautore / produttore di fama mondiale Bryan Cole. Bryan ha preso il progetto come produttore, credendo nel suo talento e nella sua visione, e guidando Matt nella realizzazione di un disco country di prima classe. Bryan ha reclutato un amico di lunga data e un ingegnere, Doug Kasper per registrare e mixare il disco nei vicini Tonic Recording Studios. Con brani pronti per la radio, Matt ha dedicato un tutto l'anno per fare il disco di cui lui e suo padre sarebbero orgogliosi. Matt è il vincitore del 2018 International Music and Entertainment Association Award (Best Country Male)

2) Line up
Gli incredibili musicisti che hanno suonato nel mio album provengono dalla mia città natale, Pittsburgh, PA e anche da Nashville. Adam Ernst (chitarra, banjo, batteria), Mike Brignardello (basso), Steve Hinson (steel guitar), Nate Beatty (tastiera), Andrew Kubicek (cori).

3) Suono come
Mi è stato detto che suono come una combinazione di Toby Keith, Chris Young e Hank Jr., ma in modo univoco e con il mio suono.

4) Discografia
Legacy è il mio album di debutto!

5) Influenze
Ho influenze di ampio respiro, dal momento che ho apprezzato quasi ogni genere musicale per gran parte della mia vita. Ma le più grandi influenze nel mio marchio musicale personale sono Toby Keith, Johnny Cash, Garth Brooks e Frank Sinatra. Ho iniziato a imparare a cantare emulando Sinatra. Quindi, anche se sono un artista country, Frank ha avuto un'enorme influenza su di me sviluppando la mia voce.

6) Di cosa scrivi?
In genere scrivo di esperienze personali, soprattutto quando sono emotivo nei loro confronti. Questo è il momento in cui i testi escono fuori. Ma l'ispirazione può arrivare da qualsiasi tipo di luogo in qualsiasi momento. Ho scritto nelle camere d'albergo, in una scrivania, sulla spiaggia, e persino guidando nella mia macchina, registrandomi per non dimenticare le parole

7) La tua performance live preferita finora
Considerando che sono un nuovo artista, le mie migliori prestazioni devono ancora arrivare. Ma mi piace esibirmi e sono stato felice di essere invitato a suonare le mie canzoni dell'album ad un evento di capodanno l'anno scorso a Pittsburgh per alcune centinaia di persone in una bellissima sala da ballo.

8) Raccontaci una storia divertente che è accaduta in studio o sul palco
Non riesco a pensare a qualcosa in particolare, ma il mio produttore Bryan Cole è solitamente al centro dell'azione. Che siano le voci folli, i remix delle canzoni o le imitazioni che gli piacere fare sempre, Bryan ci ha fatto ridere in studio ogni giorno.

9) I tuoi dischi preferiti
Ho un sacco di album di compilation e "mix tapes" , ma alcuni dei miei preferiti che ascolto spesso sono The Highwaymen, The Doors, Queen, Johnny Cash e Frank Sinatra.

10) Un musicista che ti piacerebbe incontrare per una birra
Willie Nelson

11) Cosa chiederesti nel backstage se fossi la band più importante al mondo
Una massaggiatrice, un nachos bar e uno zoo

25/06/18

La biografia sbagliata di Bruce Dickinson

Se avete visto degli spezzoni recenti di Nino frassica in televisione, avrete già capito che ho letteralmente copiato l’idea da quel geniaccio. Ecco, dato che Mr Frassica - suppongo - non farà mai la biografia sbagliata di alcuni personaggi heavy metal, provo a farne una io. Almeno, ci provo.

Prima di cominciare ad insultarmi, quindi, vi avviso che tutto quello che leggerete qui sotto è ironico (lo dico dato che c'é gente che non ha capito che alcune rubriche come "Il demolitore" o "L'entusiasta" lo fossero.). Cominciamo.

Bruce Dickinson nasce in Mesopotamia nel 1958 (dedicherá anche una canzone alla sua terra d'origine: Born in 58) ma negli anni successivi si trasferirá nei seguenti paesi: Australia, Brasile, Messico, Hong Kong, Belgio, Svizzera (cantone francese), Caltanissetta, Francia e finalmente Inghilterra, in quel di Londra.

Sballottato e confuso dai continui trasferimenti Bruce ebbe un difficile ambientamento nel capoluogo britannico dove conobbe prima i compagni dei Samson (giá nel business dei gelati) e dato che il suo soprannome Bruce Bruce piaceva a Dave Murray, successivamente venne chiamato dagli Iron Maiden.



I Maiden, prima di confermarlo, lo testarono su tutti i fronti: gli fecero cantare canzoni dei Deep Purple al contrario, di Frank Sinatra (bendato, chiedendogli di fare l'accento italo americano), degli Abba (eseguendo, a turno, le voci di tutti i cantanti) e gli fecero provare il repertorio del loro recente album Killers dopo averlo trattenuto in studio 16 ore con richieste assurde e facendogli bere una caterva di birre polacche provenienti dal supermercato più squallido dell'east end. Bruce rispose in maniera egregia anche se si narra che sulla canzone Killers ebbe qualche difficoltà in quanto gli veniva da ruttare durante i mezzi falsetti della parte iniziale. Da fuoriclasse qual é riuscí a contenersi e la prova venne considerata superata brillantemente.

La band si mise in moto e il successo divenne planetario con The number of the beast (666, il numero di telefono del diavolo) ma dopo qualche anno di tour estenuanti e diversi dischi che rimarranno nella storia dell'heavy metal britannico (e anche un po' mesopotamico), Bruce chiese ai suoi compagni di sventura di svoltare un po’ dal lato musicale e cominciare a comporre gingle pubblicitari e canzoni con connotati jazz e funky, anche perché la sua voce stava diventando catarrosa e voleva riposarsi un po'. Steve Harris e gli altri componenti non gradirono per nulla la richiesta e il nostro Bruce venne cacciato dalla band. Dopo anni di esilio e tour nei peggiori bar venezuelani e dopo una breve carriera esplorando rumba e cha cha cha con differenti band, decise di ritornare a fare heavy metal con i suoi album solisti Accident of birth e The chemical wedding dove richiamó il vecchio compagno Adrian Smith (perché gli doveva 100 sterline) quindi si riuní con i Maiden e cosí nacque Brave new world, ispirato appunto alla storia del Venezuela.

Dopo anni di successi con tappe anche nelle fogne di Calcutta e dopo l'ultimo successo The book of souls, Bruce e i Maiden stanno girando il mondo riproponendo i successi che hanno suonato meno di 100.000 volte dal vivo, tra i quali rientrano le varie Run to the hills, Fear of the dark, Iron Maiden, The trooper e Hallowed be thy name (le quali raggiungeranno, appunto, le 100.000 presenze durante questo tour). Dopo un probabile ultimo album la band sta meditando il ritiro in una casa di riposo a forma di Eddie, con le stanze stanza a tema di ogni album. Bruce ha già prenotato quella a forma di piramide, ispirata chiaramente a Powerslave, per una vecchiaia piena di misteri.

A parte essere un eccezionale cantante, Bruce è anche un formidabile schermitore, un pilota, un letterato, un arrotino e un tappezziere di fiducia. Ha anche partecipato attivamente alla realizzazione della birra dei maiden e della versione britannica dell'orzo bimbo, che però non ha avuto grosso successo.

Siamo momentaneamente in attesa del suo nuovo album solista che  -si vocifera- sarà un album di cover degli Iron Maiden.

24/06/18

Primo ascolto: Metal Allegiance - Mother of Sin

Era da tanto che non usciva una canzone nuova con Mike Portnoy alla batteria. Assieme a lui, in questa nuova canzone del progetto Metal Allegiance, troviamo Bobby Blitz al microfono, Alex Skolnick / Andreas Kisser alle chitarre e Mark Menghi al basso.

Ascoltiamo insieme la nuova canzone del supergruppo metal.

23/06/18

Live report: Foo Fighters @ London Stadium 22/06/2018

Avevo già visto una volta i Foo Fighters: era il 2011 ed era il mio secondo giorno a Londra. Passeggiavo e vidi un cartellone che annunciava la presenza dei FF in una sorta di festival. Guardo la data: era quella sera. Mi precipito alla location e per fortuna c'erano ancora biglietti disponibili al botteghino e mi godo il concerto.

Questa volta la location é decisamente diversa, ovvero il relativamente nuovo London Stadium, messo su per le Olimpiadi di qualche anno fa. La giornata è perfetta per un concerto e mi piazzo alla sinistra rispetto al palco, abbastanza lontano e con la sedia a disposizione, da buon vecchio di merda che sono diventato.

Si parte poco dopo le otto. I suoni sono molto alti e un po’ confusi, la voce pure molto forte. Il primo pezzo All my life è un treno con la band che parte a mille. Già dopo la seconda Learn to fly Dave è un bagno di sudore. Notare che la serata è calda e lui ha una specie di maglione. Lo doveva indossare per contratto? Boh. Alla terza canzone, una fantastica The pretender (con tanti inserti rock n’roll al suo interno) sembra che Dave sia sul punto di lasciarci penne. La voce è affaticata e il colore è rosso pompeiano. Non so se si riesce a notare dalla foto sotto.


Si riprenderà, invece. Ho sempre pensato he ci voglia tanto metodo per essere un professionista e per poter affrontare un tour mondiale. In questo caso, se fai il cantante rock, credo si dovrebbe partire gradualmente per poter durare tranquillamente per tutta la durata del concerto. Dave fa totalmente il contrario: comincia a gridare come un ossesso dal primo secondo e sembra già cotto dopo un paio di canzoni, ma alla fine vincerà lui. Ovviamente i puristi del canto (io?) gli possono muovere tante critiche, ma i FF non sono un gruppo che punta sulla perfezione ma sull'intensità e l'impatto, e a me questa cosa va benissimo. Ricordiamo anche che Dave nasce come batterista e non come cantante.

Ma torniamo a noi: salgono tre coriste sul palco. Per cosa? per la nuovissima The Sky is a neighborhood, e qui si vede la differenza di stile fra il nuovo e il vecchio materiale dei FF, molto punk il primo, Classic rock il secondo. Per inciso, la canzone mi è piaciuta un casino (molto più che da studio) merito anche di un favoloso Taylor Hawkins. Sarà lui, assieme a Dave Grohl, il vero mattatore della serata. Ma chi conosce la band, sa che i veri talenti della band sono questi due fuoriclasse assoluti.

Il mio momento preferito in assoluto del concerto è rappresentato dalla parte successiva, ovvero con tre pezzi pescati dal mio amato Wasting light (clicca qui per la videorecensione), ovvero Rope, These days e Walk, inframezzate da una stupenda My hero, cominciata in acustico con il pubblico protagonista. Proprio la partecipazione del pubblico a questo concerto è stata una cosa davvero speciale. Sapete, di concerti ne vedo tanti, ma folle che hanno cantato e ballato a squarciagola quasi ogni singolo pezzo non ne ho viste molte. E le canzoni dei FF si prestano molto a questo, da buoni paraculi (detto con affetto) quali sono.

Divertente il momento Drum solo (come se Taylor non fosse già stato abbastanza protagonista fino a quel momento) con la pedana della batteria che si alza da terra per raggiungere un'altezza tale manco fosse un componente dei Kiss.


Il momento per presentare la band è anche il momento "cover" del concerto. Il primo ad essere introdotto è il chitarrista Chris Shiflett (che ha sempre un po' l'espressione di uno che vorrebbe essere da un'altra parte) che suona e canta la bella Under my wheel di Alice cooper, segue il bassista Nate Mendel che accenna dei riff di basso e la band esegue, tra le altre, Another one bites the dust dei Queen e quella It's so easy che recentemente avevano improvvisato con i Guns n' roses stessi.

Momento solista anche per il tastierista Rami Jaffee, fino a quel momento mai inquadrato dalle telecamere, che intona con le tastiere Imagine di John Lennon. Dave irrompe facendo discorsi discutibili sull’amore e sul fatto che la sua missione, nella vita, è quella di regalarci amore, dopodiché comincia a cantare (sempre sulla base di Imagine) Jump dei Van Halen (con degli spassosissimi “jump” cantati da Taylor). Momento davvero divertente.

Pat smear ha sempre solita faccia interlocutoria ma con il suo solito suono incredibile inizia Blitzkrieg bop dei mitici Ramones . Ancora cover? Ma sì, perché no. Dave Grohl si mette alla batteria e parte Under pressure dei Queen cantata da Taylor.

Nella seconda parte del concerto la band esegue le vecchie e sempre ben accolte Monkey Wrench e This is a call, la più recente Wheels (inedito del greatest hits, suonata lentissima in questa occasione), e le nuove Run e Dirty water. La prima dal vivo ha avuto un impatto straordinario, mi è piaciuta un sacco, riguardo la seconda non ci ho capito una mazza, fra tastiere e le tre coriste che sono ritornate sul palco, i suoni erano confusi e forse la canzone un po' troppo delicata per l'occasione.

In Breakout la band abbassa il sipario del tutto e chiede agli 80000 presenti di illuminare lo stadio con i telefoni. Lo straordinario risultato è questo:


Probabilmente non riuscite a comprendere lo straordinario risultato, ma se considerate che era buio pesto, forse cambierete idea. Il cielo era del colore della foto sotto.


Ecco, ora forse ha più senso.

Con una intensissima Best of you si apre il tormentone del coro (ohhh ohhhohhhhh, sapete come fa la canzone, no?) che il pubblico canterà come se non ci fosse un domani non smettendo neanche a canzone finita (anche uscendo dallo stadio, più in là, per essere precisi) e per chiamare la band per i bis, rappresentati da quegli che sono forse gli inni della band, ovvero Times like these ed Everlong, con il pubblico che sovrasta quasi la band, e Dave lo farà notare.

Sono davvero senza parole per questa performance live dei Foo Fighters. 
Sapete che trovo sempre il modo per lamentarmi di questo e di quello, ma lo spettacolo visto ieri è stato incredibile e perfetto sotto ogni punto di vista: bella scaletta, suonato ad intensità straordinaria sin dal primissimo secondo e con un pubblico partecipe come poche volte visto in vita mia.

Una serata di musica da ricordare negli anni, al London Stadium. Onore ai Foo Fighters, una delle più grandi rock band dei nostri giorni.


(Finisco sempre i live report con le mie tre canzoni preferite della performance, vi giuro che questa volta non riesco a scegliere)

Foo Fighters Setlist London Stadium, London, England 2018, Concrete and Gold

22/06/18

Steven J. Push


Il cantautore con base a Nashville ha un messaggio semplice ma essenziale: non sei solo in questo mondo, quindi cerca, esci e inizia a vivere. Nel 2016, Steven ha lasciato la sua carriera di insegnante, ha fatto le valigie, venduto la sua casa e si è trasferito a Music City.

Steven è andato a Nashville con molte cose da dire. Tesse paesaggi sonori ricchi di musica mentre racconta storie di connessioni umane con uno sguardo arguto e caloroso. Influenzato da un'infanzia cresciuta sul rock classico e un amore per i cantautori con un'anima profonda e appassionata come Martin Sexton e Ray LaMontagne. Le canzoni blues-pop di Steven sono semplici, ma grintose. Le dieci tracce del suo album omonimo, prodotto nel 2015 da David Beeman al Native Sound Studios di St Louis, incanalano la voce intima di Steven attraverso storie di incontri eclettici, relazioni passate e la vita che ha vissuto durante i suoi otto anni di insegnamento in St. Louis. Al centro di ogni canzone ci sono le sue reazioni al mondo in continua evoluzione e la lotta per rimanere ottimisti e fiduciosi nonostante tutte le prove che ci porterebbero a pensare al contrario.

Dice Mike Penard di SA Radio, Francia, "Steven J Push ... un'ottima scoperta ... quel tipo di nuovo arrivato che ti dà la sensazione che sei fortunato a conoscere un po 'prima degli altri ... alcune melodie contagiose e arrangiamenti musicali molto buoni ... il tipo di melodie di cui hai bisogno di canticchiare mentre ascolti "

Social Media:
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21/06/18

Live Report: Alice in Chains @ O2 Academy Leeds 16/06/2018



Live report di Fabio Battaglia

Definire enormi le aspettative per questo concerto e’ un eufemismo, perchè suonava il mio gruppo preferito in attività, gli Alice in Chains.

Il gruppo di Seattle ha continuato dopo l’enorme perdita del loro frontman Layne Staley, una delle icone della musica moderna, e ha prodotto dal 2009 due album molto interessanti, ingaggiando William Duvall alla voce e seconda chitarra.

La venue e’ l’O2 academy a Leeds, dove trovo subito un sacco di appassionati del gruppo e del genere, con cui mi trovo subito in sintonia. L’attesa e’ piacevole, conosco un batterista irlandese molto simpatico e un gruppo di ragazzi di Liverpool con una percentuale decisamente bassa di sangue nell’alcool.

Dopo alcuni cori discutibili su Steven Gerrard, comincia il concerto.

L’opening act e’ un duo voce-chitarra e batteria-voce, musica alternative rock interessante ma non esattamente originale, sulla falsariga di gruppi come Garbage e Hole. Una proposta di mezz’ora che comunque fa alla grande il suo dovere.

Rapido cambio di palco ed entrano Mike Inez, Jerry Cantrell, Sean Kinney e William Duvall.

L’opener Bleed the Freak e’ uno dei pezzi migliori del loro album d’esordio Facelift, disco dove la componente heavy del gruppo la fa da padrone. Il pubblico apprezza molto e non faccio eccezione. Grande canzone e rimango già impressionato dai suoni di chitarra e del mix generale, molto potente ma definito.

Segue Check My Brain, una delle hit del loro primo disco post-Staley Black Gives Way To Blue, Forse il pezzo più debole dell’intero concerto, comunque suonato benissimo e coinvolgente.

Segue una delle mie canzoni preferite del disco degli AIC che preferisco, Again dal loro omonimo album Alice in Chains (anche noto come Tripod).

Jerry sfoggia una Les Paul Custom Wine Red che produce non poca invidia nei (molti) chitarristi presenti, chitarra che userà per le prima parte della setlist.

Cambio chitarre per i pezzi in drop C#, la parte piu potente del concerto.

Partono Them Bones e Damn that river dal loro disco piu famoso Dirt , due brani dove si comincia a vedere la grande abilita di William Duvall nell’interpretare i brani storici del gruppo.

Apprezzo molto la scelta del secondo pezzo, non tra i piu famosi, ma che il pubblico conosce benissimo. Si comincia a pogare e questo mi porta – fortuitamente – in prima fila.



Da brividi solo a rivederlo.

La venue e’ perfetta per questo tipo di concerto, non particolarmente grande ma con un’ottima acustica e da la possibilita quasi di toccare i musicisti.

Segue Hollow che e’ probabilmente il mio pezzo preferito del loro ultimo (ma non per molto) full length The Devil Put Dinosaurs Here. Riff potente, melodie interessanti, assoli dissonanti e le doppie voci che sono il marchio di fabbrica del gruppo.

Segue un altro brano di Black Gives Way to Blue, Last of My Kind che è uno dei miei preferiti del disco. Principalmente per il fatto che William ha più spazio al microfono, mentre nel resto dei nuovi lavori degli AiC Jerry Cantrell la fa da padrone alla voce e questo e’ forse uno degli aspetti che non mi piace del nuovo corso del gruppo. Duvall e’ bravissimo (ed anche alla chitarra) ma non e’ riuscito ancora del tutto a mettere la sua personalità sui nuovi lavori.

Cambio chitarre, si torna in D# e il gruppo prende qualche secondo di pausa. Mike Inez ne approfitta per mangiare una banana.


Uno dei gruppi piu associati di tutti agli eccessi e alla droga, dopo piu 20 anni mantiene altissimo il livello probabilmente grazie a nuove abitudini – piu salutari.

Dopo questa parentesi pittoresca arriva uno dei momenti più toccante della serata, per il pezzo più famoso e rappresentativo del gruppo Down in a hole. Una canzone che avrò ascoltato (letteralmente) migliaia di volte e poterla sentire dal vivo e’ una delle più belle emozioni della mia vita.

Segue No Excuses dal loro EP Jar of Flies, ancora una volta esecuzione impeccabile, chitarre precise – da disco – e Duvall che se la cava benissimo anche se il suo volume sia di chitarra e voce e’ molto piu basso di quello di Jerry. Aumenterà da questo punto in poi, con i pezzi piu complicati.

Arriva Stone che (come suggerisce il nome) e’ un riffone cattivissimo, canzone non eccelsa ma con due riff clamorosi e quindi non si può dire niente.

Altro brano da Facelift, uno dei brani più rappresentativi degli esordi We die young. Pezzo che non manca mai a ogni concerto, super coinvolgente.

Da Jar Of Flies un’altra mazzata – ma non per la pesantezza delle chitarre. Nutshell incarna la parte malinconica degli AiC, il testo è uno dei testamenti di Layne e la chitarra finale di Cantrell è letteralmente da brividi. Chi ama gli Alice in Chains DEVE sentire questa canzone dal vivo.

Altro brano da Tripod, Heaven beside you. La scelta non mi sorprende perchè, tristemente, questo e’ stato il primo brano in studio con Cantrell alla voce solista. Naturale che trovi spazio nel nuovo corso. Avrei apprezzato molto di più altri pezzi di quell’album come Sludge Factory, Shame In You o God Am.

Bellissima sorpresa con It Ain’t Like That dal loro album di esordio. Brano più rapido, coinvolgente e suonato alla grande.

Nessuna sorpresa invece con Man In the box (dallo stesso album), pezzo sempre presente in tutti i tour degli AIC da più di 20 anni. Duvall riesce alla grande a cantare uno dei pezzi più impegnativi, molti grandi artisti hanno cantato per Cantrell & Co dopo la morte di Staley e nessuno e’ riuscito a interpretarlo come lui.

Il gruppo fa finta di finire per poi rientrare (oh che sorpresa). Arriva The One You Know, l’ultimo singolo che precede l’uscita del nuovo album che arriverà probabilmente a luglio 2018. Pezzo particolare, con un riff su un accordo dissonante – quasi cacofonico - che solo il genio di Jerry Cantrell poteva trasformare in una canzone.

Arriva la bellissima Got Me Wrong dal disco semiacustico Sap. Con questo pezzo hanno suonato ogni canzone di ogni disco della loro discografia. Duvall fa le chitarre soliste, a volume quasi zero. Enigma.

Immancabile Would? da Dirt, e chiusura fenomenale con il capolavoro Rooster pezzo che Jerry Cantrell ha scritto ispirandosi alla storia del padre, soldato americano in Vietnam. Esecuzione ancora perfetta.

Grande rammarico per la fine del concerto, non ci si stancherebbe mai di ascoltare un gruppo che ha attraversato vicende controverse, ha perso una parte enorme della sua anima ma che è riuscito a tenersi a galla mantenendo grande inventiva e allo stesso tempo una identità e un suono inconfondibile.

Le aspettative sono state largamente soddisfatte, un concerto di cui ogni nota ha avuto un significato, ogni canzone ha accompagnato almeno un momento della mia vita. Da vedere.

Alice in Chains Setlist O2 Academy Leeds, Leeds, England 2018, 2018 World Tour

20/06/18

Terry Derosier


"Sono caduto di testa e ho iniziato a scrivere canzoni".

So che sembra piuttosto divertente, ma è vero. Ho avuto un incontro ravvicinato con la morte  cadendo tre metri giù di testa. È strano, ma alcuni nuovi percorsi neurali devono essere stati creati dopo quella caduta. Avevo scritto canzoni in precedenza nella vita, ma ora è tutto più fluido dal lato creativo. La mia lesione cerebrale traumatica ha davvero fatto fluire la musica.

Scrivo e suono in stile Country Rock e mi piace raccontare storie americane con la mia musica. Mi piace anche andare in motocicletta e viaggiare, per tutto il tempo, fradicio di ispirazione per nuove canzoni e nuovi testi. Una canzone può apparire ovunque, solo da qualcosa che vedo o una parola che sento. C'è una sorta di combustione interna in corso.

Registrati per ricevere aggiornamenti via e-mail poiché rilascerò canzoni in maniera regolare. Ho anche un blog mentre sono in viaggio.

Spero vi piaccia Thunderin' Down The Road (vedi video a fondo pagina).
Tutte le royalties vanno alla mia 501 (c) (3) che aiuta a nutrire bambini affamati e malnutriti in tutto il mondo. Puoi saperne di più su www.Feedakid.org.

Social Media:
http://terryderosier.com/
https://www.facebook.com/TerryDerosierArtist/

19/06/18

Top 10: Pearl Jam

Oggi vi propongo una classifica in video su uno dei miei gruppi preferiti.
Beccatevi una video classifica su quelle che sono, grosso modo, le mie canzoni preferite dei Pearl Jam.

Dall'anteprima sembra piú una top 10 brutal death metal, ma vi assicuro che non lo é.

18/06/18

La scheda: Noir & The Dirty Crayons


-Genere:
Electro Rock

-Line Up attuale:
Noir: Voce, Chitarra,Sampling, Synth
Massimo Ciocca: Chitarra
Rachele Rebuscini: Basso
Daniele Milesi: Batteria

-Album/EP all’attivo:
"Paratechnicolor" (2018)

-Influenze:
Rock, musica elettronica, pop, il tutto con una forte attitudine punk.

-Di cosa parlano i testi:
I testi di Paratechnicolor spaziano tra argomenti più "spirituali" come in Voci o Terra, ad argomentazioni più leggere come in Autodafè. Sono tutti però legati da un concetto di fondo, dare uno spaccato della società del nostro tempo.Viviamo tempi particolari e mi è sembrato interessante scriverci un disco!

-Esibizione live che ricorderai per molto tempo:
Una qualsiasi delle serate di supporto alle Custodie Cautelari. Palchi splendidi condivisi con tantissimi artisti italiani di rilievo.

-Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:
Su "Sono ancora vivo", un brano di "Paratechnicolor", uno dei suoni di sintetizzatore è in realtà il miagolio di un gatto. Quel giorno, stavo cercando un suono molto particolare, ad un certo punto, avendo sentito un gratto miagolare fuori dalla porta di casa, mi si è accesa la lampadina. Detto fatto, ho campionato il gatto ed il risultato lo si puo' sentire su quel brano.

-I tuoi dischi preferiti in assoluto:
Master of Puppets dei Metallica, Abbey Road dei Beatles, Nevermind The Bollocks dei Sex Pistols, Disintegration dei The Cure

-Citami un album che pensi di essere l'unico al mondo ad apprezzare:
Death Pierce Me dei Silencer. Non credo di essere l'unico, ma non sono molte le persone che potrebbero apprezzare un disco del genere. E' quantomeno difficile.

-Un musicista che vorresti incontrare per farci quattro chiacchiere:
Paul McCartney

-Cosa chiedereste nel backstage se foste la band più importante del pianeta:
Un backstage più grande.

16/06/18

Videorecensione: Foo fighters - Wasting light (2011)

Qualche parola su un album che mi piace moltissimo e su quello che è (secondo me) il miglior album della seconda parte di carriera dei Foo Fighters.

Un Dave Grohl ispiratissimo nel suo studio casalingo, suono analogico e qualche ospite d'eccezione. Che ne pensate, siete d'accordo con me?

Vabbè beccatevi il video (con la solita faccia discutibile nell'anteprima).



Tracklist:
"Bridge Burning" 
"Rope"
"Dear Rosemary"
"White Limo"
"Arlandria"
"These Days"
"Back & Forth"
"A Matter Of Time"
"Miss The Misery"
"I Should Have Known"
"Walk"

15/06/18

Recensione: The Darkness - Live At Hammersmith (2018)


Una recensione abbastanza facile questa. Perché? Beh, lo scorso dicembre ero al magnifico Hammersmith per il concerto in questione, ecco perché. Se seguite il blog, quindi, avete (forse) giá letto le mie impressioni riguardo all'esibizione dei fratelli Hawkins e compagni, ma nel caso non lo aveste fatto, vi rimando al live report, basta cliccare qui.

Cosa mi rimane da analizzare quindi? Il suono.
Secondo me, in linea generale, potrebbe essere migliore ma ha il grosso pregio di far risultare il concerto "vero". Avete presente quando ascoltate un live album prodotto cosí bene (leggasi tanti sortilegi in studio) che avete il dubbio che sia effettivamente stato registrato in presa diretta? Ecco, non é questo il caso, per fortuna. I live album li preferisco cosí, con i pregi e difetti, sbavature comprese. Il batterista Rufus Taylor mi piace molto nel suo stile (spesso un po' troppo "avanti", rispetto alla canzone) e Frankie Poullain é sempre il mio cartone animato preferito, che peró non si puó apprezzare in pieno senza l'ausilio del video.

Rispetto all'esibizione che ho visto lo scorso dicembre, mancavano il signore invasato dietro di me che mi ha trapanato l'orecchio con i suoi fischi assolutamente estemporanei e immotivati e i siparietti di Justin che ha provato a colpire la palla da discoteca con i plettri, in diversi punti dello show. Ma se avessero aggiunto queste parti, probabilmente l'album sarebbe stato un doppio, quindi va bene cosí. Per il resto, le 19 canzoni suonate all'Hammersmith sono tutte al loro posto e qualche dialogo divertente ha trovato posto in questa registrazione.

Non aggiungo altro (dato che ho giá detto tutto nel live report) se non il fatto che é un bell'album dal vivo che rappresenta abbastanza bene quello che sono i The Darkness al giorno d'oggi non dimenticando i loro classici estratti dal primo Permission to land (immancabili, ovviamente, pezzi come I Believe In A Thing Called Love e Friday Night) fino ai loro album piú recenti, inclusa la mie amate Southern train e Barbarian. Dategli un ascolto, lo merita di certo.

Tracklist:
1. Open Fire
2. Love Is Only A Feeling
3. Southern Trains
4. Black Shuck
5. One Way Ticket
6. Givin’ Up
7. All The Pretty Girls
8. Barbarian
9. Buccaneers Of Hispaniola
10. Friday Night
11. Makin’ Out
12. Every Inch Of You
13. Solid Gold
14. Stuck In A Rut
15. Get Your Hands Off My Woman
16. Growing On Me
17. Japanese Prisoner Of Love
18. Christmas Time (Don’t Let The Bells End)
19. I Believe In A Thing Called Love

14/06/18

Astronomique


Come suggerisce il nome, risulta chiaro che gli Astronomique sono come un'odissea nello spazio. I suoni, l'atmosfera, l'immaginario hanno tutti la sensazione di fluttuare tra le stelle. 

La band nacque fondendo l'amore di Fongemie per la psichedelia anni '60 e la passione di Hogan per i film di fantascienza della fine degli anni '70 con l'eguale adorazione dei membri per i primi anni '80 post punk e dark romanticism. Non sorprende che questi elementi abbiano naturalmente raggiunto quello che la band definisce scherzosamente "Space Wave". Con un nome preso in prestito da un libro illustrato francese di Fongemie, Lunette Astronomique, le loro influenze vengono trasmesse con chiarezza. L'aggiunta di Billings alla batteria e Saari al basso portano degli elemento organici e funky al marchio unico di electro-pop pop spaziale.

Social Media:
WWW.ASTRONOMIQUEMUSIC.COM
https://astronomique.bandcamp.com
https://www.youtube.com/channel/UCSCdHkxnRA-GNFUo2di5VWQ/videos
https://www.facebook.com/astronomiqueband/
https://www.instagram.com/astronomiques/
https://twitter.com/Astronomiques
https://www.instagram.com/astronomiques/

La scheda: Hangarvain



- Breve descrizione/bio della band:
Ciao Giovanni e ciao a tutti i lettori del blog, sono Alessandro Liccardo, chitarrista degli Hangarvain. La band è nata nel 2013 anche se con Sergio, il cantante, e Mirkko, il batterista, suonavamo insieme già da molti anni in altri progetti rock. Nel corso del tempo abbiamo avuto la possibilità di pubblicare diversi dischi e suonare in tour in tutta Europa conquistandoci una fanbase abbastanza numerosa che ci supporta e ci spinge a fare sempre di più e meglio. Del resto la cosa più importante nella musica è il pubblico, no?

- Genere musicale:
Facciamo rock con influenze southern ed alternative, anche se l’ultimo disco è un omaggio nelle sonorità, alla Motown e al rhythm and blues, ovviamente reinterpretato alla nostra maniera personale.

- Line-up attuale:
Sergio Toledo mosca è la nostra fantastica voce; io sono alla chitarra, Francesco Sacco al basso e Mirkko De Maio alla batteria.

- Album/EP/Demo all'attivo:
Nel 2014 abbiamo pubblicato il nostro primo disco Best Ride Horse, seguito dall’EP Naked che uscì a Natale 2015 in free download per i nostri fan. Nel 2016 abbiamo poi rilasciato Freaks, attualmente il nostro disco che ha venduto di più, ed il 25 maggio 2018 è appena uscito il nostro nuovo album Roots And Returns che è ascoltabile in streaming su Spotify, scaricabile su iTunes o acquistabile in copia fisica ai nostri concerti o dal sito www.hangarvain.bigcartel.com

- Influenze:
Sicuramente tantissime, siamo tutti e quattro dei consumatori seriali di qualsiasi genere musicale, dal rock al metal passando per il jazz ed il funk. Però ti faccio tre nomi tra le band a cui siamo stati più spesso accostati: Black Stone Cherry, Monster Truck e Rival Sons

- Di cosa parlano i vostri testi:
Sempre di cose vere ed esperienze reali. Facciamo musica per raccontare le storie che viviamo o osserviamo intorno a noi. La nostra ossessione è nel ricercare sempre la sincerità di quello che comunichiamo, quindi nei nostri testi trovi tutte le emozioni che le persone normali vivono, le paure e le soddisfazioni, le ansie e le gioie delle cose semplici e vere.

- L'esibizione live che ricorderete per molto tempo:
Potrei raccontartene molte, dal grande concerto di Kiev nel 2016 con gli Skillet davanti a seimila persone in delirio, all’apertura ai Darkness, una data veramente indimenticabile, ai live con Gilby Clarke dei Guns n’ Roses o con i Y&T. Ma ti dico il tour italiano con i leggendari Los Angeles Guns di un paio di anni fa. Siamo stati on the road con loro per una settimana venendo a contatto quotidiano con artisti che hanno venduto milioni di copie e sono dei professionisti straordinari, sul palco e off stage. Un’esperienza che ci ha formati come persone e come musicisti.

- Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:
Nel 2014 stavamo finendo di mixare il nostro primo disco, erano mesi che ci lavoravamo ed eravamo arrivati all’ultimo giorno. La sera prima ero molto turbato perché c’era qualcosa che non mi convinceva ancora in un pezzo. Il giorno dopo arrivai in studio in ritardo perché avevo passato tutta la notte a riregistrare completamente quel brano cambiando del tutto l’arrangiamento. Piacque moltissimo a tutti e in venti minuti stravolgemmo e migliorammo un pezzo su cui avevamo lavorato mesi. Era Father Shoes, uno dei pezzi a cui siamo più legati, una canzone che parla di emozioni forti, perdite importanti e crescita personale… quella canzone, ancora oggi, non manca mai nei nostri concerti.

- I vostri dischi preferiti in assoluto:
Qui potremmo parlarne per ore. Ti dico la mia: 1987 dei Whitesnake, è il disco che mi ha cambiato la vita.

- Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare:
Between The Devil And The Deep Blue Sea dei Black Stone Cherry. Non è un disco sconosciuto, anzi, è stato un loro grandissimo successo, ma la band ha dichiarato più volte di non considerarlo un bell’album. Ecco, io a differenza della band ed insieme a tutti i loro fan, credo che sia un lavoro pazzesco!

- Un musicista che vorreste incontrare per fare quattro chiacchere:
Personalmente, ho avuto la fortuna di incontrare molti dei miei idoli, da Richie Kotzen a Kip Wnger, da Steve Overland a Steve Lukather, e poter scambiare quattro chiacchiere con loro è sempre stata una grande occasione di crescita. Ovviamente ci sono molti artisti che mancano nella mia collezione personale, ma probabilmente te ne cito uno che non potrò mai incontrare in quanto non più tra noi, Jimi Hendrix. Quando vivevo a Londra abitavo non lontano dal quartiere in cui se n’è andato. È sempre stato un punto di riferimento per me.

- Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste il gruppo piú importante del pianeta:
Ahahah questa è una bella domanda! In realtà, prima di ogni concerto, siamo una band che ama stare tranquilla e concentrarsi molto. Quindi basterebbe avere degli spazi accoglienti, silenziosi e tranquilli, per riscaldarci e prepararci al meglio per lo show, la cosa più importante succede quando usciamo ed incontriamo il pubblico, non dietro le quinte!

- Contatti 
Potete seguirci attraverso la nostra pagina www.facebook.com/HangarvainOfficial o su Instagram. Da un po’ in Ukraina, dove abbiamo un certo seguito, ci è stata anche dedicata una pagina su di un social molto popolare in Est Europa che è curata da una nostra fan, ma a meno che non abbiate familiarità col cirillico, vi suggerisco Facebook!

Ecco il video al nostro ultimo video, Roots And Returns. Abbiamo voluto raccontare in questo singolo tutto quello che odiamo ed amiamo del rock!

13/06/18

Recensione Eradius - Eradius



Recensione a cura di Maria Carola Leone


Questo progetto nasce a Verona nel 2016 col preciso intento di sfornare musica originale e diversa rispetto a quanto normalmente ascoltato nelle cuffie dei giovani italiani e non. È un duo composto da Richard Dylan Ponte, londinese, ed Edoardo Gomiero, romagnolo doc, estremamente in erba ed esplosivo. Molto vicini al sound dei Royal Blood, traggono la loro linfa musicale anche da gruppi come Rage Against The Machine, Muse e Tool. La musica è per gli Eradius il linguaggio migliore per comunicare al mondo.

Dopo due anni di attività, gli Eradius si fanno conoscere al pubblico con un album di debutto che propone un genere a mio parere non ancora troppo conosciuto ed esplorato in Italia: lo stoner. Un rock 'pietrificato' già sperimentato nel panorama mondiale da band come Queens of the Stone Age, Melvins ed Electric Wizard. L'innovazione, si sa, crea sentimenti negativi o positivi in chi usufruisce dell'ascolto.

Le tracce di Eradius hanno come obbiettivo generare stupore, probabilmente influenzate dallo spirito british di Richard, creando nuovi linguaggi musicali in grado di andare oltreconfine. La band è conscia del fatto che forse Medusa – settima nella tracklist – sia quella più rappresentativa per la loro identità in cui oltre al rock ''pietrificato'' si percepisce un pizzico di funk che non fa mai male.

Tracklist
1. Alternative
2. Poison Eyes
3. Aliens
4. Black Queen
5. Timmy C.
6. Democrazy
7. Medusa
8. Feel
9. Desert Painter
10. Overthink
11. Raise ‘N Resist
12. Digital Puppets

In tutte le canzoni di questo esordio convincente è possibile riscontrare una musicalità assai personalizzata, in un caleidoscopio ritmico sempre più similare in cui gli Eradius sembrano, nonostante la loro giovane storia, pronti a conquistare un pubblico internazionale. Complice, sicuramente, il gusto alternative del londinese Richard.

Eradius https://www.facebook.com/EradiusRock/

12/06/18

Videorecensione: Tremonti - A Dying Machine (2018)

Ecco un altro instancabile della musica: Mark Tremonti.

Il buon Mark, oltre ad essere insiscutibilmente un chitarrista formidabile é anche diventato un buonissimo cantante (ma con delle pecche). Vabbé, bando alle ciance e beccatevi la mia opinione complessiva (e sbrigativa) sul suo ultimo album A Dying Machine, che per spoilerare un po' senza motivo, ha sempre gli stessi pregi e gli stessi difetti di tutti i suoi album precedenti. Voi come la pensate?

Vi lascio la lunga tracklist a fondo pagina. Se seguite la pagina da un po' sono sicuro saprete in anticipo cosa sto per dire. Cliccate play per scoprirlo.


Tracklist:
01. Bringer Of War
02. From The Sky
03. A Dying Machine
04. Trust
05. Throw Them To The Lions
06. Make It Hurt
07. Traipse
08. The First The Last
09. A Lot Like Sin
10. The Day When Legions Burned
11. As The Silence Becomes Me
12. Take You With Me
13. Desolation
14. Found

11/06/18

Recensione: Refuge - Solitary Men (2018)


Oh, Peavy Wagner non ne sbaglia una.
Quanto rispetto che ho per quest'uomo: ci sono musicisti che si fanno pregare per fare nuovi dischi e ne sfornano uno ogni morte di papa, lui invece ci regala praticamente un album all'anno e tutti di pregevole fattura.

Per questo progetto "Refuge" richiama ufficialmente (dopo qualche apparizione sporadica in sede live) i vecchi compagni di sventura che avevano fatto parte della formazione dei Rage dal 1988 al 1993, ovvero Manni Schmidt alla chitarra e Chris Efthiamidis alla batteria. La copertina é abbastanza esplicativa con i tre musicisti che in qualche modo si danno degli attempati un po' da soli.

Considerando il fatto che le canzoni di questo Solitary Man sono state appena registrate, ovviamente, fa si che non possano suonare come canzoni di 30 anni fa. Certo, hanno elementi che contraddistinguevano quel periodo e quelle atmosfere, ma la produzione é decisamente un'altra cosa cosí come la maturitá dei musicisti. Se questa cosa sia un bene o un male lo lascio decidere a voi. La voce di Peavy non é cambiata molto, é solo su un registro leggermente piú basso rispetto a quel periodo, ma per il resto é tutta lí, senza troppi sconvolgimenti.

Solitary Man scorre che é un piacere con delle canzoni che magari non saranno dei capolavori e non rimarranno nella storia ma che sono maledettamente piacevoli da ascoltare e vi faranno agitare il piedino, mentre le ascoltate. Vedere, su tutte, The man in the Ivory tower (della quale ho fatto il primo ascolto qualche giorno fa, vi lascio il video a fine recensione) seguita da From the ashes, Mind over matter e Let me go, solo per citarne qualcuna. A proposito di citazioni non posso non citare il riff portante di Hell Freeze over, una delle cose piú belle del disco.

Disco onestissimo, dalla struttura semplice e che scorre che é un piacere, con tutte le tracce che si assestano sulla durata di circa 4 minuti e mezzo, esclusa l'ultima (particolarissima) Waterfalls che con il suo inizio molto rilassato (a tratti Pinkfloydiano) e le sue atmosfere un po' diverse dal resto dell'album (inclusa qualche nota forse un po' troppo alta nelle vocals) arriva quasi agli 8 minuti.

Questo é Peavy Wagner, che non ne sbaglia una. Quando vedete il suo nome, andate sul sicuro.

Voto 70/100
Top tracks: The Man In The Ivory Tower, From The Ashes, Mind Over Matter

Tracklist:
01. Summer's Winter
02. The Man In The Ivory Tower
03. Bleeding From Inside
04. From The Ashes
05. Living On The Edge Of Time
06. We Owe A Life To Death
07. Mind Over Matter
08. Let Me Go
09. Hell Freeze Over
10. Waterfalls 

 

Primo ascolto: Monster truck - True Rocker (feat. Dee Snider)

Scusate il doppio ascolto ravvicinato ma proprio non posso credere che i Monster truck abbiano fatto una canzone cosí brutta come la precedente, quindi spero fortemente in questa True Rocker, per vedere se li abbiamo persi definitivamente.

Ecco le mie impressioni (rigorosamente al primo ascolto) in tempo reale del nuovo pezzo.

09/06/18

Primo (secondo) ascolto: Refuge - The Man In The Ivory Tower

Beh, quantomeno apprezzate l'onestà: avevo già ascoltato il pezzo in questione, ma dopo che ho visto il videoclip ho pensato lo stesso di fare un ascolto con voi.

In attesa della recensione del full lenght, che arriverà nei prossimi giorni.

 

Cyborg Asylum


La prima visione di David per i Cyborg Asylum era che fosse un progetto con un insieme di strumentali elettronici oscuri ambientati in un paesaggio post-apocalittico.

Tutte le canzoni e gli arrangiamenti per i Cyborg Asylum si svolgono nello studio di David (The Sky Box). Le parti di chitarra vengono inviate al cugino di David, Phil Jones, che vive in Inghilterra, dove le suona e le registra. Il processo è un prodotto dei tempi in cui viviamo, con il costante trasferimento digitale di file durante il processo di scrittura. E' quando il gruppo si dirige in studio per registrare le voci che tutti si ritrovano nella stessa stanza.

Restate sintonizzati per l'album in arrivo!

Audio streaming via Spotify: https://open.spotify.com/track/620DZ7fwWr3Gitu7OJi3JC

Website: https://www.cyborgasylum.com/
Facebook: https://www.facebook.com/CyborgAsylum/
Twitter: https://twitter.com/cyborgasylum
Instagram: https://www.instagram.com/cyborgasylum/

 

Primo ascolto: Smashing Pumpkins - Solara

Ascoltiamo insieme la nuova canzone del gruppo di Billy Corgan. Dall'espressione sembra che non sia troppo felice, ma in realtà è andata meglio di quanto possa sembrare.

08/06/18

The New Occupants


Novità del gruppo rock dance completamente folle che in passato ci ha fatto ascoltare pezzi "Blue Light", "It's Time To Become Robots" e "Electric Angel". Scopri perché la rivista Billboard ha scritto "The New Occupants sono un chiloton di assoluti divertimento dance!"

Perfetti per Halloween, oppure per ogni volta che si vuole uscire dall'ordinario.

I The New Occupants guadagnano nuovi fan da tutto il mondo da anni. Il tedesco Werner dice: "Quando i The New Occupants hanno suonato a Berlino, nessuno aveva mai sentito niente del genere prima e siamo diventati tutti pazzi!"

Social Media:
http://newoccupants.com/
https://www.mrmooq.com/
https://www.facebook.com/new.occupants
https://www.facebook.com/mrmooqmusic/

Primo ascolto: Monster truck - Evolution

Aspettavo con ansia nuovo materiale dei canadesi Moster truck, band con un debut fenomenale e con un altro buon disco alle spalle.

Beh, l'attesa non é stata ripagata, l'espressione nell'anteprima del video dice tutto.

07/06/18

Le canzoni che adoro: Van Halen - Hot For Teacher

Oggi vi propongo una canzone edita. Ma edita da un sacco di tempo, tipo più di 30 anni.

Ascoltiamo insieme la mitica Hot for teacher dei Van Halen? Se la risposta è affermativa, cliccate sul video sottostante, altrimenti non fatelo.

06/06/18

La scheda: Red Blind


 Breve descrizione/bio della band:
I Red Blind sono una rock band formatasi nel 2014 in provincia di Ancona. Sono conosciuti con l'appellativo di "Jesters" ovvero "coloro che si divertono e vogliono far divertire". La figura del Jester, un sinistro giullare, è l'immagine che identifica la band ed è sempre presente nelle loro divise, indossate dai quattro musicisti in tutti i concerti. I loro brani, in inglese e in italiano, fondono un rock energico a testi introspettivi, emotivi e di protesta. Hanno all'attivo un album e un singolo di recente uscita. Si sono esibiti in decine di locali, contest, festival marchigiani e non.

Genere musicale:
Alternative Rock

Line-up attuale:
Jacopo Carloni - Voce
Marco Grifi - Chitarra
Danièl Gaspàr Reynoso - Batteria
Davide Schiaroli - Basso

Album/EP/Demo all'attivo:
Are You Blind? (2016) - album
https://open.spotify.com/album/067MCM10zIYw6Bkuo06jwC?si=SBXbwjo8TYqUGz0jFibPTg
In My Mind (2018) - singolo
https://open.spotify.com/album/2fWs32Xp0v8MFJN0VLQOSQ?si=WKeZJgHnSnyvMC0FEINH2Q

Influenze:
Non abbiamo particolari influenze che si riscontrano nella nostra musica, vogliamo essere noi stessi sempre quando scriviamo. Se proprio dobbiamo dire dei gruppi che ascoltiamo allora diremmo Linkin Park, Green Day, Muse, Sum 41.

Di cosa parlano i vostri testi:
Scriviamo di noi stessi, dei nostri pensieri, delle nostre riflessioni, di quello che vediamo e sentiamo. Molto spesso entra in gioco la componente emotiva che ha un ruolo fondamentale in una società che spesso è troppo distante dalla realtà. Abbiamo affrontato anche tematiche di critica sociale come l'omologazione e l'avidità.

L'esibizione live che ricorderete per molto tempo:
Il nostro live al Foro Annonario di Senigallia. Quando abbiamo fondato il gruppo era uno dei nostri obbiettivi suonarci perché è uno dei posti più grandi vicino a casa nostra per i concerti. Tempo qualche mese e ci siamo riusciti.

Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:
Durante un concerto, al nostro batterista è letteralmente volata via una bacchetta nel bel mezzo di un pezzo. Siamo riusciti a finire il brano senza problemi perché ne aveva un altra ma è stato tutto così divertente perché ancora non sappiamo cosa sia successo di preciso. Alla fine del concerto l'abbiano ritrovata ad una decina di metri di distanza.

I vostri dischi preferiti in assoluto:
Are You Blind? e il prossimo EP che incideremo.

Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare:
Metal Machine Music - Lou Reed

Un musicista che vorreste incontrare per fare quattro chiacchiere:
Billie Joe Armstrong

Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste il gruppo piú importante del pianeta:
Birra a volontà.

Contatti
Facebook : https://www.facebook.com/redblind1
Instagram : https://www.instagram.com/redblind4/
Twitter : https://twitter.com/RedBlind4
Mail : redblind4@gmail.com

05/06/18

Videorecensione: Queensryche - Operation: mindcrime (1988)

Oggi vi parlo di uno dei miei dischi preferiti e di un capolavoro degli anni 80: Operation:Mindcrime dei Queensryche. Quelli veri, con Geoff Tate alla voce e Chris DeGarmo alla chitarra.

Ecco qualche mia parola confusa su questo disco straordinario.

04/06/18

La scheda: Fall Has Come


Breve descrizione/bio della band:
I Fall has come nascono nel 2025 a Caserta da un'idea di Enrico, Enrico e Raffaele nel 2015 con l'idea di coniugare tutti gli stati emozionali in musica.

03/06/18

Videorecensione: Autobiografia Bruce Dickinson - What does this button do?

Vi avevo promesso qualche parola sul nuovo libro del mitico Bruce Bruce (vecchio soprannome di Bruce Dickinson) quindi beccatevi qualche mio pensiero sull'autobiografia What does this button do?

A voi è piaciuto?

02/06/18

Brother Jon Band


I Brother Jon Band hanno uno stile che proviene dal Classic Rock e dal Blues. 
Per promuovere la loro prima uscita "Open Jam" la band ha suonato ovunque condividendo il palco con alcuni dei migliori del settore.  

Annie Fitzgerald


Segnalata dalla Songwriters Hall of Fame come artista da seguire, la cantante-cantautrice Annie Fitzgerald pubblicherà il suo secondo album You & Me & the Sun il 1 giugno 2018.

01/06/18

Live report: Bryan Adams - Live at the O2, Greenwich - London 31/05/18

Ed eccomi qui, a guardare dal vivo per la terza volta un concerto di Bryan Adams.
Lo avevo visto nella stessa location nel 2011 e l'anno successivo, in acustico, alla splendida Royal Albert Hall (clicca qui per il live report). Entrambi i concerti mi sono piaciuti molto, ecco perché mi trovo di fronte al vecchio Bryan per la terza volta in pochi anni.

Il tour é quello di Ultimate, l'ultima raccolta del rocker canadese composta tanto da bellissime canzoni quanto inutile, se come il sottoscritto avete delle raccolte precedenti.

Arrivo alla solita O2 di Greenwich (ci sarò stato un milione di volte, ormai) e mi piazzo con un amico abbastanza lontano dal palco, ma seduti molto comodi e centrali rispetto al palco. In puro stile americano non mi sono fatto mancare un hamburger e una birra, mentre passava quello dei popcorn (con tanto di bandierina). Siamo a Londra, non in America, lo so. Ah, quasi dimenticavo... Prima di arrivare all'arena, all'uscita metro c'era il solito cartello della società di trasporti che riguardava l'artista in questione.