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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2018

Ascolti di gennaio 2018

Questo gennaio si presenta ricco con diverse nuove uscite che ovviamente non mi sono fatto scappare: i nuovi degli Anvil (fantasticamente ignoranti), Black label society, Joe Satriani, Machine head e Joe Perry (il chitarrista degli Aerosmith, in caso vi state chiedendo chi sia). Di tutti questi dischi troverete la relativa recensione su queste pagine.

Recensione: Joe Perry - Sweetzerland Manifesto (2018)

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Innanzitutto, prima di cominciare a parlare del disco: che razza di chitarra ha Joe Perry in copertina? Ma ci ha mai suonato con una di queste? Sembra piú un metal guitar hero invece che uno che ha suonato Hard rock/Blues per tutta la carriera. Sembra anche un po' Sylvester Stallone, se la devo dire tutta.

Chiedilo a given to rock - Gennaio 2018

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Solito spazio mensile dove rispondo ad alcune vostre domande.

In mezzo alle domande, mi permetto di farmi un po' di pubblicità e poi anche qualche considerazione sulle nuove norme di monetizzazione di YouTube e sulla moda di far pagare i fan per incontrare i propri idoli nei camerini.

Grazie a tutti per seguire il blog ed il canale YouTube! Alla prossima!

Videorecensione: Machine head - Catharsis (2018)

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Qualche parola su un disco che sta facendo parecchio discutere: Catharsis dei Machine Head (forse dovrei dire Rob Flynn, ormai la band è totalmente nelle sue mani).

Ho provato ad analizzarlo con un po' di freddezza e senza lasciarmi condizionare dal ricordo della devastante Bastards, canzone di una bruttezza rara. Vi lascio al video e gradirei sapere cosa ne pensate voi del disco. Il giudizio medio su questo disco è molto negativo, ma c'è anche chi lo ha apprezzato.

Vi lascio anche la solita tracklist, a fondo pagina. Enjoy!


TRACKLIST
Volatile
Catharsis
Beyond The Pale
California Bleeding
Triple Beam
Kaleidoscope
Bastards
Hope Begets Hope
Screaming At The Sun
Behind A Mask
Heavy Lies The Crown
Psychotic
Grind You Down
Razorblade Smile
Eulogy

Videorecensione: Black Label Society - Grimmest Hits (2018)

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Sono ancora un po' arrabbiato con Zakk Wylde, ma ho ascoltato l'ultimo album lo stesso.

Ecco le mie opinioni (persino più rapide del solito) sull'ultima fatica targata Black Label Society,  Grimmest Hits. Vi lascio come sempre la tracklist a fondo pagina e fatemi sapere se il disco vi è piaciuto o meno, se vi va.


Tracklist:
1. Trampled Down Below
2. Seasons of Falter
3. The Betrayal
4. All That Once Shined
5. The Only Words
6. Room of Nightmares
7. A Love Unreal
8. Disbelief
9. The Day That Heaven Had Gone Away
10. Illusions of Peace
11. Bury Your Sorrow
12. Nothing Left to Say

Recensione: Giovanni Gagliano - Desert train (2018)

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Ed eccoci qui, a parlare del mio quarto album, che scandisce un altro periodo della mia vita (questa volta la butto un po' sulla filosofia...)
Bello il fatto di poter associare ogni singolo album ad un periodo della vita e, curiosità inutile, ogni album è stato registrato sotto un tetto diverso (che forse sarebbe piú professionale definire studio).

Videorecensione: Kiss - Gold

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Consigli per gli acquisti (nel caso lo trovaste ancora): un cofanetto dei Kiss contenente un doppio CD e il DVD Exposed. Vi lascio l'infinita tracklist del comparto audio a fondo pagina.



Tracklist:

CD 1
1. Strutter - KISS 3:10
2. Nothin' To Lose - KISS 3:27
3. Firehouse - KISS 3:17
4. Deuce - KISS 3:03
5. Black Diamond - KISS 5:10
6. Got To Choose - KISS 3:54
7. Parasite - KISS 3:01
8. Hotter Than Hell - KISS 3:31
9. C'mon And Love Me - KISS 2:57
10. She - KISS 4:06
11. Anything For My Baby - KISS 2:34
12. Rock Bottom - KISS 3:47
13. Cold Gin - KISS 6:59
14. Rock And Roll All Nite - KISS 4:18
15. Let Me Go, Rock 'N Roll - KISS 5:46
16. Detroit Rock City - KISS 5:17
17. King Of The Night Time World - KISS 3:19
18. Shout It Out Loud - KISS 2:48
19. Beth - KISS 2:45
20. Do You Love Me - KISS 3:35

CD 2
1. I Want You - KISS 3:04
2. Calling Dr. Love - KISS 3:44
3. Hard Luck Woman - KISS 3:28
4. I Stole Your Love - KISS 3:04
5. Love Gun - KISS 3:15

Videorecensione: Bruce Dickinson - Accident of Birth (1997)

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Bruce Dickinson ritorna a quello che sa fare meglio - l'Heavy metal - e sforna quello che secondo me é il miglior disco della sua carriera solista, Accident of birth. Con questo disco vinse pure la sfida a distanza con i Maiden fregandogli pure Adrian Smith e il disegnatore Derek Riggs. Vittoria totale.


Tracklist:
1. Freak
2. Toltec 7 Arrival
3. Starchildren
4. Taking the Queen
5. Darkside of Aquarius
6. Road to Hell
7. Man of Sorrows
8. Accident of Birth
9. The Magician
10. Welcome to the Pit
11. Omega
12. Arc of Spaces

Discografia (semiseria) - Nirvana

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Era da tanto, troppo (o troppo poco, dipende dai punti di vista) che non facevo una discografia semiseria.

In realtá avevo pensato di fare questa dei Nirvana giá parecchio tempo fa, poi mi sono detto che non ne valeva la pena perché sono solo pochi dischi da prendere in esame. Il fatto che in questo momento il sottoscritto sia in aereo con praticamente nulla da fare (se non guardare i soliti bambini che scorrazzano a 1000 all’ora, manco fosse il parco sotto casa), mi ha convinto a ripescare l’idea.



Bleach (1989)
E’ il debut della band (si capiva anche se non l’avessi detto, giusto?).
Registrato con 10.000 lire e con il vecchio batterista Chad Channing (se non sapete chi sia, siete scusati). Il suono fa abbastanza cagare (ma con quel budget non é che puoi fare molto) e Kurt é ancora abbastanza grezzo in fase di scrittura. Ció nonostante, qualche bella idea e qualche bella canzone c’é, anche la copertina non é male, alla fine. Sono ancora ragazzi e faranno di meglio ma se vi piace la mu…

Recensione: Anvil – Pounding The Pavement (2018)

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Quanto mi stanno simpatici gli Anvil, soprattutto dopo aver visto un documentario a loro dedicato, Anvil! The Story of Anvil.

I canadesi, capitanati da Steve “Lips” Kudlow (chitarra e voce), vanno sempre avanti per la loro strada nonostante tutte le vicissitudini affrontate durante la loro carriera. Eccoli, quindi, inarrestabili con il loro nuovo e ignorantissimo (nel senso buono del termine) album: Pouding the pavement.

Videorecensione: Green day - American Idiot (2004)

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Qualche parola su una grande "punk opera" dello scorso decennio.
I Green Day, in questo American Idiot, ci raccontano con grande ispirazione e alla loro maniera le vicissitudini di un ragazzo di nome Jimmy. Secondo me questo é  un album straordinario sotto tutti i punti di vista: pieno di gusto, con un suono perfetto per il genere e anche una bella idea di fondo (il concept, con un occhio anche alla societá americana e alla vecchia presidenza Bush).

Un disco quasi perfetto e probabilmente il migliore della loro discografia, nella sua interezza.
Siete d'accordo?

Vi lascio la solita tracklist a fondo pagina e adesso vi lascio al video.

A proposito, non dimenticatevi di iscrivervi al canale (sempre nel caso vi piaccia), oggi piú che mai per le nuovissime normative di YouTube, che sta stringendo sempre di piú verso gli utenti piú piccoli.
Se vi iscrivete, supportate Given to rock. Grazie e buona visione :)

Tracklist:
American Idiot
Jesus Of Suburbia
Holiday
Boulevard O…

La scheda - Blue Cash

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Bio:
I Blue Cash nascono come band da intrattenimento, da festa, suonando rock'n'roll, blues, country, bitols e derivati. Senza soccombere agli stilemi delle cover band trovano da subito un proprio sound, fatto anche di psichedelia, chitarre acustiche che diventano astronavi e una sezione ritmica tanto acustica quanto grintosa. È inevitabile quindi la maturazione del gruppo, che inizia a comporre e produrre i propri brani originali, che oramai sono l'essenza dei loro concerti.

Videorecensione: Bon Jovi - Crush (2000)

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Ritorniamo a qualche videorecensione girata nel periodo festivo (purtroppo per voi ce ne sono ancora tante...)
Questo Crush è ripudiato dai veri fan dei Bon Jovi. Beh, odiatemi pure ma a me piace, lo ascolto sempre molto volentieri e quindi ne parleró bene. Accenneró anche del calo di voce che ha avuto Jon Bon Jovi dopo la metá degli anni 90 (che andrá mano a mano sempre peggiorando fino ai catastrofici livelli attuali).

Voi da che parte state? Quest'album vi piace o siete fra quelli che lo etichettano come "l'inizio della fine"?

Vi lascio la tracklist a fondo pagina per raccapezzarvi un attimino sulle canzoni di questo disco.



Tracklist:
1. It's My Life
2. Say It Isn't So
3. Thank You For Loving Me
4. Two Story Town
5. Next 100 Years
6. Just Older
7. Mystery Train
8. Save The World
9. Captain Crash And The Beauty Queen From Mars
10. She's A Mystery
11. I Got The Girl
12. One Wild Night
13. If I Could Make A Living Out Of Loving You (bonus track)

La scheda - Un giorno di ordinaria follia

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Bio:
Mettete in un frullatore Quentin Tarantino, il Brus Bar, la tassa sui rifiuti, Ritchie Valens, la pornografia didattica, TheClutch, Bon Jovi, La Corrida, la birra Three Horses, i punti persi della patente, Mario Monicelli, i QOTSA, Billy Idol, il vostro capo-ufficio, i Red Fang e i redneck, Bruce Lee, la cirrosi, le ferie non pagate, il versamento di bile, i Beach Boys, Louis Vuitton, il fermento religioso, gli Autobahn, il mojito, Tito & Tarantula, Troma Video, amalgamate il tutto...

Primo ascolto: Machine Head - Bastards

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Scusate il video senza un minimo di introduzione, ma avevo sbagliato video (avevo preso la versione di Bastards in prosa. Se non sapete cosa sia lasciate perdere tranquillamente...) e ho fatto un po' di casino.

Per quanto riguarda il resto... una delle canzoni più brutte mai ascoltate in tutta la mia vita. Non voglio ascoltarla mai più (detto con la stessa enfasi di Zequila).

Farò la recensione del nuovo dei Machine head, che però partirà dal voto - 2 a causa di questa canzone.

Recensione: Joe Satriani - What Happens Next (2018)

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Ed eccoci qui per la prima recensione del 2018.

Joe Satriani, per questo album What happens next, si é avvalso nientepopodimeno che del mitico Glenn Hughes al basso (Deep Purple e Black Country Communion, fra gli altri) e di Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria (già con lui nel supergruppo Chickenfoot). Beh, niente male come acquisti, direi.
La copertina del disco vede una foto del capellone Joe che sembra sia ad una di quelle attrazioni con gli specchi che si trovano in ogni luna park che si rispetti. Quelle dove esci con una faccia gonfia così perchè sbatti da tutte le parti. Non troppo male, ma forse un po' troppo bianca. Anche Joe sembra essere d'accordo dato che indossa gli occhiali da sole.

Staring into nothing - Puritans

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Il trio Staring Into Nothing é formato da Steve Rogers alle tastiere, che divide le linee vocali con con Savannah Rogers (chitarra acustica), completa il trio Kurt Barabas al basso e alla chitarra. I tre musicisti hanno già creato più di 30 canzoni insieme, tutte approfondendo temi oscuri che includono l'abuso del potere, la lotta delle relazioni romantiche e la devastazione della guerra.

Power è stata registrato nel 2017 con l'aiuto del leggendario produttore Mark Needham, così come i musicisti Matt Chamberlain alla batteria, David Levita alle chitarre, e Pop Levi e Andrea Meli ai cori. Gli Staring Into Nothing stanno attualmente lavorando ai loro due prossimi album: Love and War.
Potete scaricare o eseguire lo streaming dell'album su iTunes, Spotify, Bandcamp e tutte le altre piattaforme digitali.

Beccatevi il Lyric video di Puritans, rilasciato lo scorso ottobre. A fondo pagina vi lascio i contatti della band. Buon ascolto!


Soundcloud: https://soundcloud.com/stari…

Jo Oliver - Shine on (you)

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Jo Oliver ha un passato come maestro di chitarra, inoltre ha realizzato jingle e scritto articoli editoriali per riviste musicali. Nel frattempo, per portare a casa la pagnotta, ha lavorato come musicista (sia dal vivo che da studio) e come produttore musicale, mentre al giorno d'oggi scrive principalmente libri di testo e pubblica le sue opere come editore musicale indipendente.

Ha anche scritto, composto, arrangiato e prodotto canzoni per vari artisti e contribuito a molte produzioni musicali come produttore e / o arrangiatore. Fra le altre cose ha anche un suo canale Youtube (in tedesco) dove da lezioni di chitarra.  

Ranker. com lo ha inserito nella categoria "Best Rock Soul Artists/Bands"


Di seguito il video di Shine on (you).

Website: www.jooliver.net

FB: https://www.facebook.com/JoOliver.artist

Amazon.com:
https://www.amazon.com/Shine-On-You/dp/B0761LD7GW/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1513198112&sr=8-2&keywords=jo+oliver

Ranker.com: best Soul Rock arti…

Videorecensione: Iron Maiden - The number of the beast (1982)

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Qualche parola su un album storico e fondamentale per la NWOBHM e per la musica che ascoltiamo noi tutti: The number of the beast dei mitici Iron Maiden. Penso che di questo disco si sappia già  tutto ma ho voluto ugualmente dire la mia. 
In realtà, il vero motivo che mi ha spinto a fare questa recensione è stato il fatto che volevo mostrarvi la mia copertina "sbagliata". Chi di voi ha questa edizione?



Tracklist: 1. Invaders
2. Children of the Damned
3. The Prisoner
4. 22 Acacia Avenue
5. The Number of the Beast
6. Run to the Hills
7. Gangland
8. Hallowed Be Thy Name


La scheda - Stone Mob

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1) Bio
Sono Blaine Kaltman, il chitarrista degli Stone Mob, una band hard rock degli Stati Uniti.
Sono la chitarra da molti anni e ora scrivo un articolo/lezione mensile per Guitar World Magazine, il che è molto bello.

Videorecensione: Ozzy Osbourne - Diary of a madman (1981)

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Qualche parola su un disco storico per l'heavy metal, Diary of a madman del mitico Ozzy Osbourne. Siamo nel 1981 e questo é il secondo disco della sua carriera solista (il primo é Blizzard of Ozz), dopo lo split con i Black Sabbath.

Sarà purtroppo l'ultimo disco che vedrá protagonista il chitarrista Randy Rhoads, che morirà in un incidente aereo pochi mesi dopo la pubblicazione dell'album.



Tracklist:
1. Over the Mountain
2. Flying High Again
3. You Can't Kill Rock and Roll
4. Believer
5. Little Dolls
6. Tonight
7. S.A.T.O
8. Diary of a Madman

Primo ascolto: Judas Priest - Lightning strike

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Ecco il primo ascolto dell'anno (in una location diversa dal solito): si tratta del nuovo singolo di questi giovanotti sconosciuti e rampanti chiamati Judas Priest.

Il pezzo si chiama Lightning strikes e fará parte dell'album chiamato Firepower. Il 2018 apparentemente comincia col botto. Speriamo bene.

Recensione: Sgt. Calaca - Chupacabra

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Recensione a cura di Giulia Di Leo

Un album per riflettere: il sangue vivo dell’esistenza è tutto concentrato in Chupacabra dei Sgt. Calaca.

Mixando generi dub, ska, disco, reggae e punk, il nuovo lavoro deve il proprio titolo all’animale leggendario di alcune zone americane, avvezzo a bere il sangue di capre e vari animali domestici, ai quali infligge particolari mutilazioni. Benché quest’ultimo elemento non verrà effettivamente rappresentato all’interno dell’album, il significato metaforico permea il racconto insito nel progetto: esso è connesso – o per meglio dire, sconnesso – ad una notte trascorsa fra le strade di un vecchio borgo e la penombra di una discoteca periferica.