27/05/13

Live report: Muse- Emirates stadium- London 26/05/13


Era da tanto, troppo tempo che non andavo a vedere un concerto, lo so, ma adesso a Londra arriva la bella (!) stagione e i concerti fioccano come nespole (cit. Aldo Biscardi).

Ricomincio dal bellissimo Emirates Stadium e dai Muse.
Esco di casa come Fantozzi che si reca in gita ad Ortisei, ovvero con felpa e giubottone di pelle nonostante un sole caldissimo, ma la bella giornata, per me che ho il rifiuto di guardare le previsioni del tempo, è stata davvero inaspettata.

Bando alle ciance, nulla di particolare da segnalare all'avvicinamento dello stadio, la security stavolta non mi ha identificato come borseggiatore (peccato, ci avevo quasi preso gusto), quindi entro liscio liscio e mi accomodo al mio posto, un po' inculato, ma la visuale è ottima ugualmente.
Uh, c'è il gruppo spalla, chissà chi è: era il terribile rapper Dizzie Rascal (da leggersi con voce narrativa fantozziana) che con i Muse e il pubblico presente ci azzecca come la besciamella sul caffè, ma che, alla fine, riesce nell'intento di scaldare gli animi grazie soprattutto agli onnipresenti "jump jump jump", in ogni singola canzone. "Artista" non male, per carità, ma mettere un gruppo rock, no?

Un bel po' di attesa e verso le 8:15 fanno il loro ingresso in scena i Muse: impatto devastante, giuro che non ho mai visto una coreografia e un impatto cosí devastante (lo so, è una ripetizione, ma i sinonimi non rendono bene l'idea) in tutta la mia vita.
Il gruppo sale e, sulle note di Supremacy, il concerto comincia. Dietro la band: scenario futuristico che rappresenta una sorta di navicella spaziale, cannoni stilizzati, sospesi in aria, che sputano fuoco. Persino i maxischermi a lato del palco sono "personalizzati", cambiando forma e colori in base al momento. Magnifico.


Il punto debole del concerto sarebbe rappresentato dalle canzoni tratte dall'ultimo (per me) scellerato album The 2nd Law. Utilizzo il "sarebbe" perchè i Muse, furbescamente, ci inseriscono sotto dei video e delle scenografie così belle e suggestive da far passare persino in secondo piano la musica. Cosí, anche una canzone discutibile come Panic Station, risulta estremamente divertente, perchè viene proiettato alle loro spalle un video demenziale con molti capi di stato che ballano sulle note della canzone (vedi foto sotto).

Per me i veri Muse sono quelli potenti ed aggressivi, infatti quando parte Hysteria la differenza si sente eccome: tutti a saltare e a cantare, e vedere il pubblico dalle tribune, è un piacere per la vista, oltre che per le orecchie.
La chitarra di Bellamy è a un volume spaventoso e lo sarà per tutta la durata del concerto, la differenza si sentirá soprattutto nei pezzi piú tranquilli e d'atmosfera: non appena parte l'assolo, tutto il resto scompare. Bene cosí perché sui nuovi pezzi ci si risveglia un pochettino.

Matt Bellamy e Chris Wolstenholme utilizzano parecchio la corsia centrale (scusate il termine calcistico) per farsi lunghe passeggiate in mezzo al pubblico. Corsia centrale che viene utilizzata anche da alcuni attori che accompagnano le canzoni: succede per Animals, dove un attore che simboleggia un "potente" distribuisce banconote (da 13 pound, se ho visto bene) al pubblico per poi suicidarsi, e succederá piú o meno la stessa cosa anche nella cover Feeling good, dove un'attrice vestita da donna d'affari, fará praticamente la stessa fine, bevendo da una pompa di benzina situata al centro della passerella.


Punti forti del concerto: la giá citata Hysteria, Butterflies & hurricanes (che non veniva eseguita live da un paio d'anni) poi la acclamatissima, nonché mia preferita Time is running out (con l'intro di The house of the rising sun), Knights of Cydonia (con gli schermi che proiettano il testo per farci cantare) e una potentissima Stockholm Syndrome, con una prova epica del batterista Dominic Howard. Giá, proprio lui, musicalmente, é stato quello che mi ha impressionato di piú, veramente un grandissimo batterista: gusto, ritmo, potenza e tocco. Nulla da togliere, ovviamente, agli altri due, che si dimostrano eclettici all'ennesima potenza: se si sa ampiamente della bravura di Matt Bellamy che suona piano e chitarra, canta e corre come un matto per tutta la durata del concerto, un plauso va anche al bassista Chris Wolstenholme (central. Scusate, é una battuta discutibile, perlopiú sará capita solo da chi vive a Londra, ma non ne ho potuto fare a meno). Dicevamo? Ah, di Chris, che, oltre alle sue intricate e gustose trame di basso, si cimenta nei cori, alla chitarra in 3-4 pezzi, come voce principale in Liquid state e all'armonica in Man with a Harmonica di Morricone. Niente male, mi sembra.

La band si sposta sul piccolo palco al "centro del mondo" per eseguire una rilassatissima Unintented, seguita da un altro momento visivamente bellissimo: sulle note di Blackout, una lampadina gigante viene fatta svolazzare sopra il palco per poi finire al centro di esso, e una ballerina sbucherá fuori per eseguire, sospesa in aria, alcune coreografie .
La bellezza dell'immagine non é narrabile attraverso il blog, ma pubblico ugualmente la foto.
Ah, le luci blu mi mandano fuori di testa. Sappiate che se un giorno diventeró una rockstar (campa cavallo..), il mio concerto sará pieno di luci blu. Ok, la smetto.


Dal punto di vista visivo, grandiosa anche Madness, con Bellamy che indossa degli occhiali particolari che fanno scorrere parte del testo su di essi. Ma ste cose se le sognano la notte??
Per Undisclosed desires Matt scende dal palco e canta praticamente in mezzo alla folla , stringendo mani e abbracciando tutti, momento davvero simpatico.
Si, ci sono anche i Robot sul palco (scena che mi ha molto ricordato l'Eddie degli Iron maiden), precisamente sulle note di The 2nd law: Unsustainable.
Ricordate quello che ho detto ad inizio recensione sulle canzoni del nuovo album con i "diversivi visivi"? Bene.


Dopo questa, arriverá la magnifica Plug in baby a far saltare tutti, e non avrá bisogno di lampadine o di Robot giganti.
Il concerto si avvia verso la fine e i Muse si ripresentano sul palco con le tutine rosse di Uprising.
Bellissimo, anche qui, il gioco visivo: ogni componente si posiziona sotto un video che lo proietta nella medesima tenuta, grande idea. Il concerto si chiuderá sulle note di Starlight con il pubblico dell'Emirates stadium che applaude soddisfatto.

Era la prima volta che vedevo i Muse dal vivo e non posso fare altro che consigliare a tutti di vederli.
Per tutti, intendo anche i "non fan". Lo spettacolo é a 360 gradi e a prescindere dalla bellezza delle canzoni, passerete sicuramente un paio d'ore di "spettacolo" che ricordete per molto tempo.
Un plauso alla band, peró smettetela di fare dischi di me.. ehm discutibili e ridateci i Muse piú "cattivi" ! La prossima volta, dalle mie parti, io ci saró ancora.

Top songs: Hysteria, Stockholm Syndrome, Time is running out
Ne avrei fatto a meno: Map of the problematique



1)Supremacy
2)Supermassive Black Hole
3)Panic Station
4)Map of the Problematique
5)Hysteria [AC/DC's Back in Black outro]
6)Animals
7)Knights of Cydonia
8)Dracula Mountain
9)Sunburn
10)Butterflies & Hurricanes
11)Monty Jam
12)Feeling Good
13)Follow Me
14)Liquid State
15)Madness
16)Time Is Running Out [House of the Rising Sun intro]
17)Stockholm Syndrome [Rage Against the Machine's Freedom outro]
18)Unintended
19)Blackout
20)Guiding Light
21)Undisclosed Desires
22)The 2nd Law: Unsustainable
23)Plug In Baby [Guns N' Roses' Sweet Child o' Mine outro]
24)Survival
25)The 2nd Law: Isolated System
26)Uprising
27)Starlight

23/05/13

Il demolitore: Pink Floyd - The dark side of the moon

Il demolitore é colui che non é mai contento, vedendo sempre il lato negativo delle cose ed é colui che risponderebbe alla classica domanda "un bicchiere é mezzo pieno o mezzo vuoto?" con "non é né mezzo pieno né mezzo vuoto, é solo un bicchiere di merda". Incontentabile, demolisce  tutto quello che gli sta attorno, che si tratti di opere d'arte o di monnezza urbana, per lui é quasi tutto sullo stesso piano. Ha una brutta opinione pure di se stesso.
Vediamo di quale disco si lamenterá oggi:


Onestamente non ho mai compreso quale sia l'eccezionalitá di questo The dark side of the moon.
Sí, sicuramente non é un cattivo un lavoro, ma non ne comprendo proprio il genio, invece é addirittura il terzo disco piú venduto di tutti i tempi, cosa stranissima per un disco non "di massa" come questo.
Eppure, alla sua uscita, il disco venne ignorato dalla stampa specializzata, la sua (presunta) "grandezza" é stata scoperta solo in seguito. Oggi, invece, al pari di The wall (altro disco sul quale avrei da ridire) é considerato il disco piú famoso dei Pink Floyd. Lo potete trovare in mille edizioni: a due dischi, a due dischi e mezzo, rimasterizzato dagli zii, con gli autografi del barista degli studi di registrazione, a 6 dischi con un mix incredibile di Albertino, con un live di prova registrato dal barbiere notturno della zona e con il booklet unto dell'olio del pollo fritto portato da Gilmour ai suoi colleghi, durante una pausa.

20/05/13

Recensione: Timo Tolkki's Avalon - The land of new hope (2013)


Arieccolo!
Timo Tolkki è tornato, siete contenti? Ne sentivate la mancanza, lo so.

Lo avevamo lasciato con gli "esperimenti" Revolution reinassance e poi con i Symphonia, disco puro stile Power metal con Andre Matos che non mi é affatto dispiaciuto, lo ritroviamo adesso con questo The land of the new hope.

Comincio sparato, senza peli sulla lingua: questo nuovo progetto del buon (?) Timo è una scopiazzatura totale del ben più famoso Avantasia, di Tobias Sammet:
1) è una metal opera
2) si chiama AVAon, che richiama (anche nei contenuti), AVAntasia
3) Il 90% degli ospiti é giá stato presente nei dischi targati Avantasia (persino Tolkki ha suonato nel primo disco, per chi non se lo ricordasse)
Vi ho convinti? Bene.

Il disco è da buttare? Assolutamente no, perchè sicuramente Timo è uno che sa suonare, come sanno ben suonare (e cantare) anche gli ospiti di questo The land of the new hope, tra gli altri: Michael Kiske (ma in quanti progetti ha partecipato?!?), Rob rock, Russel Allen, Toni Kakko, Sharon den Adel e Derek Sherinian e Alex Holzwarth.

Le prime due tracce sono davvero buone, sono quello che tutti si aspettano da una metal opera, Avalanche Anthem e, soprattutto, A world without us, fanno centro al primo colpo, con un ottimo Russell Allen sugli scudi.
La vera protagonista del disco é peró Elize ryd degli Amaranthe che é effettivamente il vero e unico punto di distacco dagli Avantasia. Il problema, secondo me, é che presente in tante anzi, troppe canzoni, oltre ad una apparizione nella opener, é presente, prima di tutto nel primo (evitabile) singolo Enshrined in My Memory, canzone abbastanza asettica e, aggiungiamo, dal terribile il videoclip, nonostante la figura della bella Elize (la discutibile figura di Timo Tolkki riazzera tutto, purtroppo). 
Girato praticamente in 10 minuti in una stanza con sole 2 persone: "Hey ragazzi: facciamo un videoclip?" "Ma quando?" "Ora! Faccio venire un mio amico con la telecamera, salite al piano di sopra che facciamo tutto" "Si, ma io tra un'ora ho un altro impegno" "tranquillo, ci arriviamo" 

Dicevamo, Elize onnipresente, la ritroveremo anche nella ottima In the name of the rose, nella discreta Shine (in duetto con Sharon Den Adel) e nella melensa I'll sing you home, che peró gode di ottime orchestrazioni e di un ottimo assolo di Tolkki.

E' pero Rob rock , a mio avviso, quello che sovrasta tutti in questo disco: si distingue per una buona prova in We will find a way, brano positivo e allegro, (ma con un copione gia' visto e sentito almeno un triliardo di volte), e con una prova epica nel ritornello di the The magic of the night, che rimane subito in testa nonostante, anche qui, la sensazione del "giá sentito".
Dicevamo, poteva mancare Michael Kiske in un progetto metal con tanti cantanti? Ovviamente no. La sua voce è come sempre divina, la canzone no, e nonostante una prova vocale di livello assoluto, la canzone risulta un po' stucchevole e presuntuosa, piene di note lunghe alla Kiske, solo che stavolta sono troppo lunghe ed è troppo lunga anche la canzone, che dura quasi 9 minuti (di note lunghe). Avete capito, ne sono sicuro.

Il disco, tirando le somme, é senza dubbio da promuovere, ma, se c'é una cosa che mi da fastidio nell'arte in generale é il copiare spudoratamente un'altra cosa (parlo di Avantasia, eh): se vuoi farlo, devi almeno migliorare quello da cui prendi spunto. Timo Tolkki non solo non c'é riuscito (l'impresa era estremamente ardua), ma non ci é andato neanche vicino. Aspettiamo i prossimi capitoli peró, non si sa mai nella vita. Timo, peró cambia ospiti!

Voto 60/100

Best tracks: A world without us, In the name of the rose, The magic of the night
Skip track : Enshrined in My Memory

15/05/13

Recensione Elio e le storie tese - L'album biango (2013)

Gli Elio e le storie tese sono invecchiati, dobbiamo riconoscerlo, ma sono decisamente invecchiati bene.
Questo album biango è lo specchio di quello che sono adesso: piu' rilassati e più interessati alla completezza musicale, piuttosto che all'irriverenza a tutti i costi, che però non si ci fanno mai mancare.

14/05/13

Recensione: Biffy Clyro - Opposites (2013)

A cura di Eli Brant.

Cosa non vorrei mai sentire da una band? la mancanza totale di ricerca sonora, la banalità assoluta. E purtroppo di questo il Pop recentemente ne fa il suo vessillo.
O meglio, lo è la sua interpretazione distorta che troppo spesso interessi di mercato e di ascolti facili richiedono per sopravvivere (e male).
In realtà, io credo che non ci sia genere più difficile del Pop, in cui “l'innovare” risulta una vera impresa e solo i grandissimi autori vi riescono. In fondo il Pop non è per sua natura orientato ad incontrare i gusti di tutti (o quasi)? e quindi, cosa c'è di più arduo?

13/05/13

Recensione: Queensryche - Frequency Unknown (2013)

Un disastro. Non mi riferisco al disco, ma a tutta la situazione. 
Nel caso non lo sapeste, adesso ci sono due Queensryche: una formazione con Geoff Tate e una con tutti gli altri, ed entrambe si chiamano cosí. Vabbé...
Il disco in questione é quello con Geoff Tate, che ha reclutato musicisti di prim'ordine come Simon Wright, Kelly Gray, Randy Gane e Robert e Rudy Sarzo, e che, pur di fare uscire il disco prima della concorrenza, lo ha pubblicato con un mix approssimativo, per poi farne uscire un altro a distanza di ore. Risultato? I mix sono entrambi discutibili, a mio parere e i fan sono disorientati perché non sanno che mix stanno ascoltando. 

11/05/13

Top 10: Skid row

Ecco la mia top 10 di una band che (nella formazione originale) è durata decisamente troppo poco.

Ecco le mie canzoni preferite degli Skid Row.

10) Iron will (da Subhuman race)
Dal tanto odiato (non certo dal sottoscritto) Subhuman race. A me quest'album piace, é rozzo, aggressivo e Sebastian canta taaanto bene. Questa canzone non é un capolavoro, ma il riff mi é rimasto in testa sin dal primo ascolto, nel lontano 1995.
Possiedo anche un'edizione limitata del disco. Ah non volevate saperlo?
Pararara papaparara papara pappa pararara (il riff). Ho trovato un bel lyric video, beccatevelo:


9) Little wing  (da B-sides Ourselves)
Sí ok, é una cover e una cover non dovrebbe stare nella top 10 di nessun gruppo. Peró ascoltate la linea vocale di Sebastian Bach e confrontatela con l'originale. Anche Scotti Hill e Rob Affuso fanno la loro porca figura, onestamente. Ok? Perdonato?
NB. La versione dell' Ep che possiedo é diversa, in quella Seb canta ancora meglio.


8) Subhuman race (da Subhuman race)
Ancora dall'omonimo album. Gli Skid row come non li avete mai sentiti.
Questa canzone ha un tiro pazzesco! Aho, a me piace un sacco. Yooooooouuuuuuu talk to me like I'm a subhumaaaaaaan youuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu...


7) I remember you (Da Skid row)
Gli Skid in versione super romantica e Sebastian che dà colore ad una ballad famosa negli Stati uniti per essere stata la canzone di apertura del ballo scolastico del 1990 (boh, l'ha dichiarato lui stesso, non prendetevela con me). Comunque, semplicità e classe.


6) Breakin'down (da Subhuman race).
Altra ballad fantastica. In particolar modo, di questa canzone mi ha sempre mandato fuori di testa l'ultimo ritornello: Sebastian continua a cantare sempre allo stesso modo e con la stessa intensità, nonostante la base si faccia decisamente piú aggressiva. Lo so, é una minchiata, ma questo particolare mi piace un sacco.


5) In a darkened room (da Slave to the grind)
Una delle canzoni piú scopiazzate dal mondo pop.
Il ritornello di In a darkened room l'ho ascoltato in una sacco di versioni e di varianti, negli anni. Ma vogliamo mettere la voce di Sebastian con la voce di quei cantantuncoli qualunque? Skid row 10 - tuttelealtreversionipopchelascopiazzano 0
La seconda strofa la dovrebbero ascoltare tutti coloro si volessero approcciare al canto.
Questo si chiama cantare. Ah, anche l'attacco del solo é da 10 e lode.


4) Youth gone wild (da Skid row)
Canzone generazionale, Youth gone wild é addirittura il tattoo sul braccio di Sebastian ed é praticamente l'inno del gruppo. Scritta da Bolan e Sabo (come la maggior parte delle canzoni di quel periodo), é probabilmente la piú famosa della band, al pari di quella che vi posto sotto. Grande solo.


3) 18 & life (da Skid row)
Semi-ballad con un testo "sociale". Si ispira infatti alla storia di un ragazzino condannato all'ergastolo per aver sparato ad un amico con una pistola che credeva scarica. 18 & life é presente in tutte le classifiche dove si parla di "canzoni rock piú belle di ogni tempo". Grande canzone e grande solo.


2) Slave to the grind (da Slave to the grind)
Title track di quel bellissimo album che é Slave to the grind.
Sicuramente molto meno importante delle due canzoni sopra, solo che le 2 citate praticamente ho smesso di ascoltarle (dopo anni e anni di interminabili ascolti, si intende), questa, invece, la ascolto continuamente anche dopo 25 anni.


1) Wasted time (da Slave to the grind)
Se pensate di saper cantare, provate a riprodurre questa canzone, specialmente dal minuto 2.40 in poi. Se riuscite a cantare quello che sentite al minuto 5.00, poi, vengo personalmente a stringervi la mano a casa vostra. Che meraviglia... Giú il cappello per una delle più belle voci del rock di sempre.


10/05/13

Primo ascolto: Mini recensione Top of the Pops - Hubcap Music -Ready To Die - Now What? Frequency Unknown

Come da titolo: album giudicati in base ad un primo ascolto. La prima opinione é quella che conta?

ART BRUT – Top of the Pops
Genere: Indie Rock
Uscita: 16 Aprile 2013
Doppio album: il primo disco raccoglie in ordine cronologico il meglio dai quattro precedenti album della band inglese/tedesca, più due tracce nuove di zecca. Il secondo disco invece contiene b-side, cover e live. Gli Art Brut, formatosi nel 2003, sono una delle band più interessanti del panorama indie rock, e i loro due ultimi album, Art Brut vs. Satan (2009) e Brilliant! Tragic! (2011) sono stati prodotti da Frank Black dei Pixies. Consigliato? Sí
Fabio S