30/07/13

Recensione: 373° K - Lontano (2013)


Innanzitutto, un sincero e personale "respect" alla band, che ha deciso di diffondere liberamente la propria musica in rete. Questo bel comunicato ci é arrivato tramite email e questo vi pubblico. E' lungo, lo so, ma il messaggio mi piace e non volevo tagliare nulla, quindi me ne fotto e lo pubblico interamente. Eccolo:

"Siamo convinti che sia finito il tempo dei dischi, almeno nel modo in cui eravamo abituati ad intendere un certo fenomeno culturale. Internet, e tutto ciò che ne è conseguito, ha portato ad un cambiamento radicale non solo del modo in cui si ascolta musica oggi, ma anche del modo in cui viene inteso l'oggetto musicale stesso. Se si possa possedere o meno la musica non è mai stato determinato, sebbene l'estetica musicale abbia affrontato questo discorso in più sedi; ma di sicuro non la si può più vendere, almeno nella sua forma materiale.
Noi mettiamo a disposizione questi lavori gratuitamente, perché crediamo che i guadagni di un musicista oggi debbano provenire dai suoi spettacoli. Riteniamo che in un certo senso sia anche giusto che le cose siano evolute in questo modo, pur conoscendo perfettamente l'immenso lavoro che sta dietro un lavoro discografico ben fatto.
Organizzare dei concerti richiede notevoli investimenti da più parti, dai musicisti agli organizzatori, passando per i gestori della struttura che ospita l'evento. La nostra strategia mira ad ottenere dei dati che possano essere d'aiuto per investire in questo senso, limitando i rischi di tutte le parti coinvolte. Scaricare il nostro disco gratuitamente in cambio di una condivisione può essere considerato esattamente come firmare una petizione per avere i 373°K in concerto nella propria zona! Per realizzare questi dischi ci sono voluti anni, tanta fatica e innumerevoli sacrifici. Abbiamo rinunciato a tutti i piccoli guadagni delle decine di concerti che abbiamo fatto e delle poche cose che siamo riusciti a vendere, mettendo da parte tutto per finanziare il proseguimento del nostro sogno, aggiungendo anche la parte mancante di tasca nostra. Abbiamo girato mezza Italia con la strumentazione sulle spalle, tra treni ed autobus, sotto pioggia, neve, sole, nebbia, freddo e caldo. Lo abbiamo fatto anche per avere la possibilità di essere su un palco per pochi minuti. Abbiamo sottratto tempo e attenzioni ai nostri affetti, ai nostri amici, parenti e conoscenti, oltre che all'università ed altri impegni lavorativi e/o di altra natura.
Per queste ed altre centinaia di ragioni, riteniamo ragionevole la richiesta di una condivisione del nostro materiale in cambio della sua fruizione, poiché è l'unico modo che abbiamo saputo trovare per valorizzare il frutto di tutto il nostro impegno. Siamo certi che possiate capirci. Siamo convinti che la Musica non sia finita."

Dopo questo papello, che meritava ampiamente di essere letto, passiamo alla musica.
Avevamo giá recensito la band con l'album Spiriti bollenti che ottima impressione ci aveva fatto, beh, ottima impressione ci fa anche questo Lontano, appena sfornato. Nonostante non sia un fan del rock cantato in italiano, la proposta musicale della band è convincente, così come lo é, appunto, il cantato che mi riporta alla mente, a tratti, i primi Litfiba e, nelle ottave basse, Ligabue (con altri naturali riferimenti a Guccini, vedi il brano Le stelle). 
Strumentalmente é un album estremamente curato, ogni singolo strumento é ampiamente riconoscibile, il basso sempre ben distinto, con un bel suono e con un buon gusto di fondo. Un plauso in particolare alla chitarra, ottimamente suonata e prodotta: nel riffing, in "pulito", nei soli e persino in modalitá "classica", nella conclusiva Autoconfessione.
La track di apertura, Lontano, é quella che ha un maggior impatto ed é probabilmente la mia preferita del disco, poi, tra le altre, spiccano la litfibiana Mia dolce metá, la batteristicamente impegnata Le ali e gli Angeli, con un bel chorus e una ottima slide guitar iniziale. Trovo, invece, leggermente fuori contesto Via da qui, non come qualitá musicale, ma come genere.


In generale, questo Lontano é decisamente un buon album, vario, ben prodotto, ben suonato e ben cantato.
Date un'opportunitá a questi ragazzi, scaricando gratuitamente il disco dal sito http://www.373k.it/, quello che che chiedono in cambio é solo un "Like" su un social network, mi sembra se lo meritino ampiamente. Buon ascolto!

Best tracks: Lontano, Mia dolce metá, Autoconfessione

Tracklist:
1) Lontano
2) La fenice
3) Non c'è più tempo per voi
4) Intera
5) Mia dolce metà
6) Le ali
7) Via da qui
8) Gli angeli
9) Luce bianca
10) Eppure sei qua
11) Le stelle
12) Autoconfessione

29/07/13

Recensione: The winery dogs - The winery dogs (2013)


Ancora un progetto di Mike Portnoy?? Ma questo dorme la notte?
Stavolta il nostro caro Mike é spalleggiato da Billy Sheenan (un altro che non avrá tempo neanche di andare in bagno) e Ritchie Kotzen.
Beh, mi sembra chiaro che i tre personaggi qui sopra non abbiano bisogno di presentazioni, infatti se c'é una cosa ineccepibile in questo The winery dogs é proprio la qualitá della musica: ogni singolo secondo di ogni strumento é impeccabile, come da previsione.

Allora? Perché questo disco non mi entusiasma come dovrebbe? Ve lo dico, state calmi. Principalmente per 3 motivi:

1) Kotzen é un chitarrista pazzesco, ma come cantante, non é di mio gusto.
2) Il disco rischia poco, o perlomeno, meno di quanto mi aspettassi.
3) Avrei preferito 2-3 canzoni in meno.

In generale, Il (super)gruppo mi convince di piú quando accelera i tempi o quando li abbassa, mentre non lo fa molto nei mid-tempo di facile ascolto perché il ritornello é praticamente sempre dietro l'angolo. Quando, invece, si da piú spazio agli strumenti e i ritmi si alzano leggermente (vedi i passaggi strumentali in The other side o Six feet deeper) é un piacere per i nostri padiglioni auricolari, perché questi 3 musicisti sono fra i maggiori esponenti del loro strumento ed é quasi un peccato sentirli relegati dietro una "forma-canzone".
Strumenti a parte, dicevo sul Kotzen-cantante: l'impostazione canora é quella di Eric Martin dei Mr Big (a tratti sembra di ascoltare lui, date un ascolto a The other side e ditemi che non è vero), ovviamente senza le sue sfumature e la sua qualitá. Ritchie non mi ha convinto totalmente: in ottimi pezzi quali I'm no angel e in You saved me (per dirne due), nei chorus non é incisivo quanto la canzone necessiterebbe, perché la sua voce non raggiunge dei picchi con una buona intensitá. Piú convincente, invece, in altri frangenti, specialmente quando si alzano i ritmi.
Tra le altre canzoni troviamo One more time che chitarristicamente mi ha ricordato moltissimo (per non parlare di plagio) un pezzo di Steve Vai presente in Aliens love secret, non mi chiedete il titolo perché non me la ricordo (e mi scoccia cercarla).
Grande la conclusione del disco con due meravigliosi pezzi quali The dying (la migliore in assoluto) e con la blues Regret, che si distaccano abbastanza da quanto sentito in precedenza e con un Kotzen stavolta pienamente convincente anche dietro il microfono.

Gusti personali e minuzie a parte, il disco merita sicuramente un voto alto e un ascolto da parte di tutti: abbastanza vario, suonato in maniera magistrale e con una produzione magnifica. Dategli un ascolto.

Voto 70/100

Best tracks: Elevate, The other side, The dying

Richie Kotzen: lead vocals, guitars, keyboard & percussion
Billy Sheehan: bass & vocals
Mike Portnoy: drums, percussions & vocals

Tracklist:
01. Elevate
02. Desire
03. We Are One
04. I'm No Angel
05. The Other Side
06. You Saved Me
07. Not Hopeless
08. One More Time
09. Damaged
10. Six Feet Deeper
11. Criminal
12. The Dying
13.Regret

27/07/13

Recensione: Antonello Giliberto - The mansion of lost souls (2013)


Antonello Giliberto é un chitarrista siracusano con un passato di studi e accademie, attualmente in attivitá con piú band siciliane. Tra le sue influenze troviamo, tra gli altri, Jason Becker, Malmsteen, Joey Tafolla, Tony Macalpine e Vinnie Moore. Nel 2013 si propone al pubblico con il suo album solista The mansion of lost souls, che spazia (fedelmente alle sue influenze) dal metal neoclassico, al progressive fino ad intermezzi classici.

Analizzando l'album, senza troppi fronzoli, dico che Antonello ha una tecnica e un gusto da poter essere paragonato ai grandissimi dello strumento; si dimostra estremamente versatile e convincente sotto ogni punto di vista, come un grande chitarrista sa fare: si passa dalle grande melodie dell'opener Equinox a Lotus effect di Petrucciana memoria, alla malincolinica e a tratti messicaneggiante Sorrow, alla furiosa (ma senza perdere mai d'occhio la melodia) The power of the whip, alla rilassata Dream of the dead tree, allo sweep estremo della tecnica Rise of the titans e ancora al buon gusto di The Ride, fino alla conclusiva Commiato.  

Allora? Disco perfetto? No, purtroppo. 
Il difetto del disco é rappresentato dal fatto che Antonello si ritrova a gestire tutto da solo, e se la chitarra é praticamente perfetta, lo stesso non si puó dire del basso e soprattutto della batteria, che suppongo sia "artificiale", se le mie orecchie non mi ingannano. Se, quindi, ci troviamo davanti a sublimi passaggi chitarristici, a volte non si puó dire lo stesso del resto, spesso il suono dei piatti risulta parecchio fastidioso e ci sono dei piccoli passaggi a vuoto, mentre va un po' meglio per il basso, che peró risulta di un livello diverso (anche a livello di suono), se rapportato alla magnificenza chitarristica.


Se Antonello in questo album fosse stato accompagnato da (ne dico due a caso) Sheenan e Portnoy, magari alleggerendo leggermente l'album a livello di minutaggio, potremmo parlare di uno dei dischi migliori dell'anno. 
Speriamo di sentire parlare di lui in un prossimo futuro.

Contatti:

26/07/13

Recensione: Philip H. Anselmo & the illegals - Walk through exits only (2013)

Mah. Boh. Buh. Buh Buh.
Phil Anselmo è uno dei miei cantanti preferiti in assoluto perché, nonostante non ami i cantanti e i cantati "estremi" o "fortemente robusti" (??), adoro Pantera e Down, e questo qualcosa vorrá dire.
E questo Walk through exits only? Mah, boh, non saprei, é spiazzante. A tratti ricorda il progetto Superjoint ritual, perlomeno nella sua violenza. Sí, perché di violenza in questo disco ce n'é proprio tanta, anzi, decisamente troppa, almeno per il sottoscritto. Il buon Phil, anzi Philip H, sembra aver sputato tutta la sua aggressivitá nelle 8 tracce di questo Walk through exits only e non aver avuto la pazienza di assemblare il tutto per bene. Ci ritroviamo di fronte, quindi, ad alcune buone idee, appunto, assemblate male e ad alcuni passaggi ripetuti quasi ossessivamente (ma questa cosa non mi é dispiaciuta, alla fine). Incapacitá? Fretta? Entrambe le cose? E' troppo avanti per essere compreso? Ai poster(i) l'ardua sentenza.

Live report: Kiss - Forum Assago, Milano 18/06/13


Report a cura di Olaf

Sono le 21 in punto quando le luci del Forum si spengono e parte il "claim" più famoso della storia del rock:

YOU WANTED THE BEST ? YOU GOT THE BEST ?
THE HOTTEST BAND IN THE WORLD..... KISS !!!

Da quel momento, e per due ore filate, è l'apoteosi assoluta. Musica, botti, fuochi, coriandoli...
Un copione studiato alla perfezione che si ripete da oltre quarantanni e, nonostante questo, sempre attuale.
Non un semplice concerto bensi' un vero e proprio circo dai mille colori e dalle innumerevoli attrazioni.
Chitarre sputa-fuoco, musicisti che volano sulle teste dei presenti o vengono innalzati fino al tetto della struttura, pyros e ed effetti scenici a non finire.

Impossibile descrivere in poche righe tutto quello che accade
durante uno spettacolo dei Kiss. Gene Simmons e Paul Stanley, varcata la soglia dei sessantanni, sono ancora due "macchine da guerra" che non temono alcun rivale. Il carisma e la presenza scenica non sono doti che si comprano al supermarket; in Gene e Paul queste qualità sono innate e presenti in quantità industriale. Da qualche anno la formazione del "bacio" si è stabilizzata con l'ingresso in formazione del chitarrista Tommie Thayer (ex roadie della band) e del batterista Eric Singer. Due musicisti di livello assoluto che ricoprono alla perfezione il ruolo a loro assegnato dai due leader; ottime spalle dei protagonisti Gene e Paul, la giusta visibilità ma senza esagerare :-)

E la musica? Direte voi...
Tranquilli, di quella ce n'è in abbondanza ed è di ottima qualità. Non si resta per quarantanni sulla cresta dell'onda solo grazie a qualche fuoco pirotecnico e un abbondante face-painting. Dall'opener "Psycho circus" (Welcome to the show!) alla conclusiva "Black diamond" passando per la famosissima e cafonissima "I was made for lovin' you", è tutto un susseguirsi di hit storiche e classici immortali. Impossibile restare immobili durante l'esecuzione di canzoni del calibro di "I love it loud", "Deuce", "Detroit rock city", "Shout it out loud". Sfido chiunque a non cantare a squarciagola i chorus di "Love gun" e, soprattutto, "Rock n roll all nite". Sarà davvero un brutto giorno quello in cui questi mostri sacri decideranno di appendere gli strumenti al chiodo. Come dice giustamente il buon vecchio Gene: ogni cosa ha una sua fine. Per i Kiss, e per i loro fans, questo momento potrebbe non essere lontano.

Il consiglio spassionato è di andarli a vedere ogni volta che passeranno dalle vostre parti!

Setlist:
- Psycho circus
- Shout it out loud
- Let me go rock n roll
- I love it loud
- Hell or hallelujah
- War machine
- Heaven's on fire
- Deuce
- Say yeah !
- Shock me / Outta this world
- God of thunder
- Lick it up
- Love gun
- Rock n roll all nite
- Detroit rock city
- I was made for lovin' you
- Black diamond.


20/07/13

Live report: Ben Harper & Charlie Musselwhite - Shepard's bush empire, London 16/07/13

A cura di Fabio S.

Ben Harper e Charlie Musselwhite diventano buoni amici nel ’97, quando entrambi collaborano ad un album di John Lee Hooker. Da allora si sono promessi di fare un’album insieme, e dopo 16 anni finalmente ce l’hanno fatta, dando vita a Get Up! (gennaio 2013), le cui canzoni sono principalmente vecchie idee di Ben chiuse in un cassetto, che evidentemente necessitavano dell’anima blues di Charlie per poter essere finalmente realizzate.
Senza nessun gruppo spalla a precederli, i due salgono sul palco vestiti esattamente come la copertina dell’album, con l’aggiunta del cappello country per Ben. Charlie è un vecchietto che trasmette al primo sguardo una simpatia unica, grazie al suo sorriso genuino, e Ben sembra essere davvero colpito dallo stupendo teatro dello Sheperd’s Bush Empire, continuando ad ammirare e salutare il pubblico, in basso e in alto. Il resto della band è formato da alcuni componenti dei R7: Jason Mozersky (chitarra), Jesse Ingalls (basso e piano), Jimmy “Telespalla Bob” Paxton (batteria).
I 5 artisti danno vita ad una stupenda serata all’insegna del blues, che durerà per quasi due ore. Oltre a suonare per intero Get Up! propongono tre canzoni di Charlie, le uniche in cui è lui a cantare, due vecchi brani di Ben Harper (Homeless Child e When It’s Good) e la cover blues When The Levee Breaks (Memphis Minnie & Kansas Joe McCoy).

19/07/13

Recensione: Edguy - Age of the joker (2011)


A cura di Sonia

Prima recensione in assoluto di un intero album!
Devo ammettere che negli ultimi anni ho rivalutato moltissimo Tobias Sammet e la sua musica; sia che si parli di Avantasia (progetto che mi è piaciuto fin dalla prima nota), sia che si parli, come in questo caso, di Edguy (band che ho sempre ascoltato letteralmente a “spizzichi e bocconi).
Premetto che mi piace il loro nuovo sound, è decisamente più maturo, più personale, più concreto rispetto ai primissimi album; e, non da ultimo, molto più vicino ai miei gusti.
Nonostante ciò cercherò di essere il più obiettiva possibile.

16/07/13

Live report: Mark Lanegan - Villa Arconati - Milano 15.07.2013


A cura di Eli Brant.

Premesso che nutro una (quasi) venerazione per il sornione Mark, la scorsa sera lui, ma ancora di più l'organizzazione del concerto, l'hanno fatta (davvero) grossa. Location meavigliosa quella di Villa Arconati (che merita una visita anche a parte i concerti) ed organizzazione impeccabile per quanto riguarda parcheggio, ingressi ed ospitalità all'interno dell'area concerto.
Tutto il contrario invece per quanto concerne la gestione del live in sé. Benché infatti il palco ed il sound fossero ottimi, è stata assolutamente deprecabile se non perversa, la scelta di obbligare le migliaia di spettatori a SEDERSI. Lungo tutto il terreno infatti, erano disposte una moltitudine di sedie che impedivano fisicamente l'accesso libero sotto al palco.
Oltre a questo, prima del concerto una signorina ha "invitato" il pubblico a rimanere seduti. Ora, dico io, stiamo parlando di Mark Lanegan che non sarà certamente i Black Flag, ma neppure Bollani! Come si fa a chiedere ad un pubblico fondamentalmente "rock" di andare ad un concerto non acustico, non in teatro, e di stare seduti?!
Questo a mio parere ha condizionato subdolamente tutto il set rendendo inutile qualsiasi giudizio sul live in sé. C'è da aggiungere poi che Mark ieri non era assolutamente in grande forma. La voce era molto affaticata e sono stati necessari alcuni brani di rodaggio prima che si riscaldasse a dovere e riuscisse ad entrare meglio nel vivo del concerto. E di questo se n'è chiaramente accorto anche lui perché, irritato da tutta questa situazione, dopo neanche un'ora (!!!) di concerto (e al primo encore) ha deciso bruscamente di andarsene.
Un gran peccato perché proprio per l'ultimo brano il pubblico (santo pubblico italiano!!!molto meglio che in qualsiasi altra nazione europea!) aveva finalmente deciso di ribellarsi all'organizzazione maldestra. Come in un moto spontaneo, tutti si erano simultaneamente riversati sotto al palco per godersi la stupenda ed energica "Methamphetamine Blues".

14/07/13

I migliori concerti della mia vita

Poteve mancare una classifica dedicata ai concerti? Certo che no!

Volete sapere quali sono stati i concerti ai quali ho assistito che, per un motivo o per un altro, mi sono rimasti piú nel cuore? Ve li dico.

Come faccio (quasi) sempre non inseriró 2 volte lo stesso gruppo in classifica, per evitare che ci siano sempre gli stessi. E' stata una durissima scelta e sono rimasti fuori un sacco di concerti stupendi ma poi la classifica sarebbe stata troppo lunga.

Partiamo!

25) Roger Taylor (Teatro Metropolitan - Catania 1995) 
Da ragazzino ero assolutamente malato per i Queen e non potevo assolutamente perdermi lo spettacolo di Roger Taylor al teatro Metropolitan di Catania. Ovviamente parecchie canzoni dei Queen, canzoni del suo disco solista Happiness e soli infiniti di batteria. Gran bel ricordo. Il dopo show fu complicato perché passai un brutto quarto d'ora cercando di frenare mia cugina dal seguirlo, andarlo a trovare in albergo e cose del genere, ma questa é un'altra storia.

24) Steve Vai (Palladium - London 2016) Live report
Non sono un fan accaniti dei chitarristi solisti (o solistici, come direbbe Richard Benson) ma le 2 ore e 30 del concerto di Steve Vai mi sono letteralmente volate fra la sua maestria, la sua varietá nel suonare la chitarra e la sua capacitá di intrattenitore. Oltretutto era l'anniversario di Passion & Warfare, vedete un po' voi.


23) Faith No More (Hyde Park - London 2014) Live report
Visti all'interno del magnifico mini festival British Summer time, la band ha sfoderato una performance micidiale, di gran lunga superiore a quella vista qualche anno prima. Mike Patton era dell'umore giusto, evidentemente. Il concerto parte addirittura con quella che é la mia canzone preferita della band, Zombie eaters, che non credo facciano molto spesso. Da lí avevo capito tutto.

22) Helloween (Brixton Academy - London 2018) Live report
Praticamente una festa per tutti gli amanti degli Helloween.
I vari componenti mettono da parte i rancori e ci fanno ascoltare i pezzi della discografia degli Helloween con i componenti originali e con i tre cantanti della storia della band: Hansen - Kiske - Deris. Il tutto finisce con palloncini e coriandoli, come se fosse una festa, appunto.


21) Skid Row / Ugly Kid Joe (Electric Ballroom, London 2013) Live report
Una serata di purissimo Rock n' roll senza fronzoli con due band che dal punto di vista discografico non combinano nulla di buono da un sacco di anni ma che, in questa occasione, mi hanno fatto saltare e cantare dal primo all'ultimo secondo del concerto. Ce ne vorrebbero di piú di performance del genere.

20) Down (Roundhouse - London 2012) Live report
Una bellissima location intima e un Phil Anselmo sguaiato come ai bei tempi (fra poco apostrofava "motherfucker" pure sua madre) ma saggio, almeno livello vocale (nel senso che non si é spaccato la gola come al solito). Concerto senza fronzoli, scaletta abbastanza breve ma perfetta per i miei gusti, l'avessi scritta io l'avrei fatta allo stesso modo. A fine concerto, il delirio: tutti suonavano tutto e nessuno capiva cosa stesse succedendo.

19) Mr. Big (Shepherd Bush Empire - London 2017) Live report
La band, nonostante le condizioni di Pat Torpey e la voce non proprio dei tempi migliori di Eric Martin, regala al pubblico londinese una bellissima data, con una scaletta con i fiocchi e con un'attitudine che molte band si sognano. Probabile che sia stato il loro ultimo tour e sono davvero contento di esserci stato.

18) Avantasia (02 Forum - London 2016) Live report
Gli Avantasia sono un grosso circo e chi ama il "bel canto" come il sottoscritto non puó non godere da tale performance. Tobias Sammet coordina il tutto da dio e fa si che le 3 ore e 15 di durata del concerto passino veloce come un bicchiere d'acqua. Sono particolarmente affezionato a questo concerto perché mi aveva finalmente permesso di mettere la "X" anche su Michael Kiske, uno dei miei cantanti preferiti di sempre e che non ero ancora riuscito a vedere fino ad allora.


17) Skunk anansie (Porto - Catania 1997)
Gli Skunk Anansie al porto di Catania? Si, ve lo giuro.
Era il tour del bellissimo Stoosh e mi ricordo un ritardo incredibile (non so di chi fosse la colpa, giusto per non smentire mai le abitudini del Sud Italia), ma la band spaccó e Skin é un animale da palcoscenico allucinante.

16) Megadeth (Brixton Academy - London 2013) Live report
Dave Mustaine non riesce piu' a cantare decentemente su tonalita' medio-alte e tra una canzone e l'altra vagava sul palco come uno psicopatico, ma lo show proposto mi ha soddisfatto parecchio ugualmente. Scaletta breve ma perfetta, bellissima scenografia e con un sacco di pezzi presi dal mio amato Countdown to extinction. Cosa chiedere di piú?


15) Guns N' Roses (London stadium - London 2017) Live report
Ok, la reunion é stata fatta solo per soldi. Ok, Axl é vecchio, pesa 100 chili e somiglia a Benny Hill. Ok tutto quello che volete ma vedere dal vivo il trio Duff - Slash - Axl é stata una grandissima emozione per quanto i Guns n' roses hanno rappresentato per me in passato. Quando Slash suona gli assoli si sente solo lui e il tempo pare fermarsi.

14) Green Day (Emirates Stadium - London 2013) Live report
Da un concerto dei Green day ti aspetti tanto divertimento e cosí é stato. Billie Joe e soci hanno suonato per un sacco di tempo e la cornice di pubblico all'Emirates stadium era meravigliosa, con ragazzini che venivano presi a caso dal pubblico per cantare o suonare qualcosa e grazie ad un pogo continuo dall'inizio alla fine. Grandissima atmosfera.

13) The Darkness (Hammersmith - London 2012)
Band assolutamente fuori di testa e divertentissima. La base ritmica ha lasciato molto a desiderare (da leggersi tranquillamente: basso e batteria fanno cagare), ma i due fratelli rompono i culi e il bassista é troppo un mito a prescindere da come suoni. La ciliegina sulla torta é stata la presenza di Brian May, ospite inaspettato sul finale del concerto. Fuochi d'artificio, tutine e delirio.

12) Muse (Emirates Stadium - London 2013) Live report
Non sono un superfan dei Muse e odio visceralmente l'album uscito poco prima del tour (e proposto in larga parte, ahime). Ció nonostante, complice di gran lunga la migliore scenografia mai vista in tutta la mia vita (guardate che scenario nella foto sotto, porca pupazza), il concerto mi é piaciuto un sacco. Spero di rivederli presto con una setlist migliore.


11) Judas Priest (Victoria park - London 2011)
Non sono un grande fan dei priest, ma il concerto mi ha sopreso in quanto ad intensitá ed emozioni. Se volete sapere come suona l'heavy metal dal vivo, andate ad un loro concerto, non ci sono parole migliori per descrivere il genere. Rob Halford sembrava dovesse morire tra una canzone all'altra (nella prima parte del concerto si reggeva grazie ad un bastone), ma ha cantato discretamente e, soprattutto, é sopravvissuto al concerto. Ah, ricordo i suoi cambi di abito (tutti terribili), praticamente ogni due canzoni, manco fosse Madonna. Alla fine ha pure portato la sua inseparabile moto sul palco. Tamarrone incredibile.


10) Aerosmith (Heineken jammin festival - Venezia 2010)
Nonostante le bestemmie fluenti in 15 lingue a causa delle zanzare killer che mi bucavano da tutte le parti (anche coperto dai vestiti), mi sono goduto un sacco la presenza di Steven Tyler e soci. Steven é spuntato con una maglietta dell'Italia con il nome Tallarico stampato dietro, vantandosi delle sue origini italiane. Puttanate e storielle a parte, la band ha spaccato nonostante l'etá, e ascoltare canzoni come Dream on dal vivo, é sempre uno spettacolo.

9) The Sunflower Jam (Royal Albert Hall - London 2012) Live report
Sí, non proprio un concerto in piena regola, ma vedere esibire insieme nello stesso palco gente del calibro di Bruce Dickinson, Alice Cooper, Ian Paice, Brian May e John Paul Jones (tra gli altri), non é cosa da tutti i giorni, nonostante la performance non sia stata sempre impeccabile (era pur sempre una jam). Aggiungiamoci il fatto che la Royal Albert hall é la figaggine fatta teatro, e il gioco é fatto. Per avere un'idea guardare la foto sotto.
Dal sito Royal Albert Hall
8) Bryan Adams (02 Arena - London 2011)
Pur essendo nel posto piú sfigato della grandissima 02 Arena (mannaggia alla biglietteria di merda e mannaggia a me che ancora ci vado), il concerto di Bryan Adams mi é piaciuto un sacco. Qualcuno mi chiese: "Ma vai a vedere il suo concerto? Ma non é noioso, dal vivo?". No, assolutamente no. Band in formissima (chitarrista solista in particolare che corre da una parte all'altra) e Bryan che, come al solito, non cicca neanche mezza nota. Do I have to say the word? ha sfiorato l'epicitá.

7) Dream Theater (Forum di Assago - Milano 2005)
Era il tour di Octavarium e proprio quella canzone rappresenta il ricordo piú bello di quella serata, grazie anche ad un filmato magnifico, proiettato per tutta la durata della canzone. Band in forma (anche La brie, che peró contava le battute delle canzoni con la mano dietro la schiena) e durata del concerto infinita. Il miglior show dei DT che ho visto, fino a questo momento (e ne ho visti diversi).

6) Metallica (Heineken Jammin festival - Imola 2003)
Non pensavo che James Hetfield mi potesse colpire tanto come frontman: comunicativo, simpatico, padrone assoluto del palco nonostante la staticitá dovuta dalla chitarra che imbraccia. Pur non essendo il periodo d'oro della band (era lo sciagurato periodo di St. Anger) ho ancora un ricordo vivido del concerto (e del caldo di quei giorni), della grande setlist e dei cori stonatissimi di Kirk Hammett.

5) Foo Fighters (London Stadium - London 2018) Live Report
Avevo giá visto i FF appena arrivato a Londra in un'arena, ma visti allo stadio sono proprio tutta un'altra cosa e adesso capisco pienamente quelli che dicono che sono la miglior live band in circolazione. Dave Grohl e Taylor Hawkins sono due fuoriclasse assoluti che suonano ogni nota come se fosse l'ultima della loro vita. Questo é il loro segreto.


4) Bon Jovi  (Hyde park - London 2011)
Non ci dovevo neppure andare, comprai il biglietto in extremis e pure a metá prezzo. Un sorpresone. Assodato il fatto che Jon ha la metá della voce dei tempi d'oro, il concerto é stato praticamente perfetto. 3 ore di esibizione, scaletta a ritroso con la discografia Bonjoviana che ha pescato un sacco di pezzi per cui stravedo (Dry county, Hey God e These days, per esempio) temperatura e atmosfera grandiosa, nel magnifico Hyde park. Diciamolo, i concerti nei bei parchi sono tutta un'altra cosa.


3) Alter Bridge (Royal Albert Hall - London 2017) Live report
Sarebbe potuto essere benissimo al numero 1 di questa classifica, ma il posto di merda che avevo ha penalizzato purtroppo la visione. Avessi saputo della qualitá di questo concerto mi sarei comprato il posto migliore del teatro con annesso ingresso VIP e mi sarei fatto autografare anche i peli delle ascelle. Ma va bene cosí, dato che posso gustarmelo tutte le volte che voglio con il Blu Ray.


2) Iron Maiden (Palasport - Acireale 1996)
Si, anche qui avete letto bene, gli Iron Maiden ad Acireale.
Sfortunatamente era il periodo Blaze Bayley (ricordo ancora la sua panza e il suo: come staaaateeeeee??) e, obiettivamente, non é stato di certo il miglior tour della band.
Peró volete mettere, per un ragazzino, andare a vedere i propri idoli? Trasportato dalla folla mi ricordo che, a intervalli, non toccavo terra per diversi momenti, completamente in balia del pubblico maleodorante delle prime file. Li ho visti tanti anni dopo e diverse volte (con Dickinson, ovviamente) e i concerti sono stati nettamente superiori sotto tutti i punti di vista (soprattutto quello del 2017), peró forse sono piú affezionato a questo, che ci volete fare.

1) Pearl jam (Piazza del Duomo - Pistoia 2006)
Il mio primo concerto dei Pearl jam in assoluto.
Contrasto musica rock - piazza antica di Pistoia da brividi, band pure. Concerto lunghissimo, scaletta favolosa e Eddie Vedder che alla fine, sulle note di Rockin' in the free world, si arrampica nelle impalcature come ai bei tempi, proprio sopra la mia testa. Cosa volere di piú? Neanche un Lucano. Certo, non ci fosse stato quel branco di animali nelle prime file che pestavano manco fossimo al concerto degli Slayer, sarebbe stato ancora meglio, ma pazienza.

09/07/13

Top 10: Foo Fighters

E' la volta della top 10 dei Foo Fighters, la creazione del grande Dave Grohl, cominciamo:

10) Learn to fly (da There Is Nothing Left to Lose)
La canzone, in realtá, non é tra le mie preferite, ma il videoclip sí, eccome: ci sono i Tenacious D, c'é Dave Grohl che fa il cretino nei panni di un pilota gay, poi con le treccine e un sacco di altre cose divertenti. Da guardare a tutti i costi.


9) The feast and the femine (da Sonic Highways)
I Foo Fighters si cominciano a fare vecchi (diciamo maturi, dai) ma non perdono assolutamente la loro carica e quando possono non perdono occasione di dimostrarlo. Beccatevi questa scarica di adrenalina dal loro album/esperimento Sonic Highways. Bello il videoclip, ci potete anche gridare sopra leggendo il testo in sovraimpressione (come diceva Mike Bongiorno).


8) Breakout (da There Is Nothing Left to Lose)
Dave gioca a fare il Jim Carrey nel video (la canzone fa parte della colonna sonora di Io, me e Irene) e riesce abbastanza bene nell'impresa. Bel video, bella canzone. Sono contenti sia gli occhi che le orecchie. La mia parte preferita é il "pa pa" della batteria prima di "I don't wanna look like that".


7) The pretender (da Echoes, Silence, Patience & Grace)
Stavolta il video é decisamente piú semplice, ma la canzone tramette una carica incredibile.
What if I say I'm not like the others? What if I say I'm not just another one of your plays? You're the pretender What if I say I will never surrender? Sí, é il ritornello della canzone.


6) I should have known (da Wasting light)
Canzone malinconica che in qualche modo racconta il passato di Dave Grohl. La sensazione che si parli anche di Kurt Cobain viene accentuata dal fatto che Chris Novoselic suoni il basso nella canzone (se ascoltate il finale, sfido chiunque a no riconoscere le sue linee di basso grezzissime) e, in qualche modo, essendo Pat Smear della formazione, é quasi una reunion dei Nirvana. Il finale cantato tutto d'un fiato da Dave é grandioso ed emozionante


5) Times like these (Da One by one)
E' il periodo piú buio dei Foo Fighters e Dave ha paura per le sorti della band, dato che la prima registrazione dell'album One by one (a detta sua) era pessima e Taylor Hawkins ci stava lasciando le penne. Poi la luce, con questa splendida canzone. Vi propongo una versione live con i FF vestiti come se fossero stati invitati ad un matrimonio.


4) These days (da Wasting light)
Ascoltai questa canzone dal vivo in anteprima in un concerto che i Foo fighters fecero a Londra qualche anno orsono e fu amore al primo ascolto. L'album Wasting light ha confermato l'amore per These days: grande atmosfera, grande testo, bellissima canzone.
Dave ha detto che é una delle canzoni migliori che abbia mai scritto, io sono d'accordissimo con lui.


3) Long road to ruin (da Echoes, Silence, Patience & Grace)
C'é una cosa che mi manda fuori di testa in questa canzone: é il volume del basso altissimo. Se ascoltate il ritornello, si sente solo quello. Non so perché questa cosa mi manda fuori di testa, ma lo fa.


2) My hero (da The colour and the shape)
Ascoltando la batteria di questo pezzo non si possono avere dubbi su chi ci sia dietro le pelli.
I Foo fighters all'epoca avevano un batterista "ufficiale, William Goldsmith, ma io ho sempre creduto che la batteria, in un sacco di canzoni di The colour and the shape, fosse suonata da Dave Grohl. Guardando, recentemente, il documentario Back & forth, Dave ha confermato le mie certezze. Amenonmifregatenono.



1) Everlong (da The colour and the shape)
Canzone divina sin dai primi secondi, quando una dolce chitarra si fa largo attraverso le nostre orecchie. Il video di questa canzone non lo sopporto, non perché sia malvagio, bensí perché le immagini distolgono dalla bellezza della canzone, quindi pubblicheró ancora la versione live dal Letterman (quella dove sono elegantissimi senza motivo). Anche qui, stesso discorso della batteria della canzone sopra. Il riff é uno dei miei preferiti di sempre. Godetevela.



08/07/13

Recensione: Monster truck - Furiosity (2013)

Una bomba. Mi sono imbattuto nei canadesi Monster truck per caso, girovagando per la rete. Decido allora di procurarmi il disco, ed é davvero una gran bella sopresa, considerando che é il debut della band. Un southern heavy rock rozzo, ma senza mai perdere la musicalitá (vero Black label society?): tastiere e organetti tipicamente anni 70, produzione praticamente perfetta, belle linee vocali e ogni strumento al posto giusto.

Giá le prime canzoni di questo Furiosity lasciano un buon sapore, a partire dalla ottima opener Old train seguita da una ancor migliore The lion, ma i veri pezzi forti arrivano a circa metá disco. Il primo singolo Sweet mountain river (la versione dell'album é impreziosita da un bell'intro rispetto a quella del video che pubblicheró a fine recensione) che ricorda i gli, ahinoi andati, Black country communion di Glenn Hughes. Seguono la arrabbiata Psychics, la meravigliosa For the sun, 7 grandi minuti che ci riportano ai migliori Led Zeppelin nella prima parte e ai Black sabbath nella seconda, e una grandissima prova vocale che é la ciliegina sulla torta. Grandissimo pezzo. La successiva Boogie non é da meno, rapida e cattiva che mi ha ricordato molto i The damned thing di Scott Ian. Tra gli altri pezzi, spicca la conclusiva My love is true che chiude il disco con un bel blues, atmosfere piú cadenzate e un bel coro gospel sul finale.

Disco che non inventa niente, sia chiaro, ma se non cercate innovazione e volete sentire un buon disco southern rock, andate sul sicuro con questo Furiosity, un debut davvero con i controfiocchi. Magari con qualche solo in piú e con uno o due pezzi in meno sarebbe stato perfetto, ma, se vi piace il genere, difficile trovare di meglio. Ascoltate un cretino.

Voto 77/100

Top tracks: Sweet Mountain River, For The Sun, Boogie

Tracklist:
1) Old Train
2) The Lion
3) Power Of The People
4) Sweet Mountain River
5) Psychics
6) Oh Lord
7) For The Sun
8) Boogie
9) Undercover Love
10) The Giant
11) Call It A Spade
12) My Love Is True

03/07/13

Recensione: Annihilator - Set the world on fire (1993)


Per la serie "i dischi semisconosciuti da possedere a tutti i costi". Semisconosciuti si fa per dire, qualsiasi metallaro che si rispetti conosce gli Annihilator, almeno di nome o di fama. Jeff Waters, il mastermind padre padrone della band (una specie di Mustaine, per intenderci), reduce da due ottimi episodi classic thrash (esiste il genere classic Thrash???) come Alice in Hell e Never, Neverland, cambia formula, usa l'ammorbidente e assume un altro cantante, tale Aaron Randall. Completa il tutto, l'allora sconosciuto Mike Mangini, oggi superstar con i Dream theater. Ah, breve citazione anche per la copertina che non ho mai capito cosa voglia rappresentare. Ma vabbé...


Il thrash di Set the worlds on fire é estremamente ovattato, i suoni sono piú morbidi e piú curati con un cantato molto piú melodico (ma non neomelodico, tranquilli) rispetto ai due dischi precedenti. La maggior parte dei fan degli Annihilator detesta o non apprezza particolarmente questo disco, io non sono esattamente un fan degli Annihilator ed é il mio disco preferito della band.Tié.
Album molto variegato, pieno di riff cattivi ma anche pieno di melodia, con testi e musica, a tratti, estremente schizzati.

Nel booklet del disco troverete una spiegazione traccia per traccia delle canzoni: si passa cosí a storie improbabili come quella di Knight jumps queen, dove un cavaliere invita una regina a giocare a scacchi e poi le salta addosso (if you know what I mean.. anticipation of the final scene..), quella di Brain dance, canzone prog metal ancora piú schizzata sia nella musica che nel testo (Randall canterá: "this song is very silly and it makes no sense at all because it's weird") o Snake in the grass, praticamente l'anti-canzone d'amore, ovvero: come mandare a cagare una ex (You're just a big disgrace, turn around, get out of my face, you've got no fucking class, reptile you're a snake in the grass.). Grandiosa, manco Mustaine (ancora lui) riuscirebbe ad essere cosí cattivo.
Altri episodi degni di nota, la magnifica ballad Phoenix rising, l'opener-title track e le nervosissime No zone e Don't bother me.

Album meravigliosamente suonato e cantato, semplice, breve, efficace, vario. Per quanto mi riguarda, un acquisto da fare ad occhi chiusi.

Voto 86/100

Top tracks: Brain dance, Snake in the grass, Phoenix rising.

Band:
Aaron Randall (voce)
Jeff Waters (chitarra solista)
Neil Goldberg (chitarra ritmica)
Wayne Darley (basso)
Mike Mangini (batteria) 

Tracklist:
1. Set the World on Fire
2. No Zone
3. Bats in the Belfry
4. Snake in the Grass
5. Phoenix Rising
6. Knight Jumps Queen
7. Sounds Good to Me
8. The Edge
9. Don't Bother Me
10. Brain Dance

01/07/13

Recensione: The Eightball - Adda River (EP)




I The Eightball, rock n' roll band milanese che si é unita per questo progetto circa due anni fa, propone (a detta loro) un mix di rock n' roll misto a glam con una spruzzatina di punk, io, dopo l'ascolto del loro EP non posso fare altro che confermare. La band, sin dagli esordi si é fatta conoscere grazie ad una buona e intensa attivitá live, vero punto forte del quartetto. Non é escluso che abbiate giá sentito qualcosa di questi ragazzi: Sky sport ha, infatti, “suonato” un loro pezzo per alcuni mesi sui propri canali, niente male come inizio. Ad ottobre 2012 e’ uscito il loro primo EP, questo Adda river, composto da cinque pezzi registrati l’estate scorsa con l’aiuto di Gianluca Amendolara, fonico dei Punkreas. 

All'ascolto, Adda river ci propone un punk rock abbastanza canonico impreziosito da altri dettagli, le chitarre, infatti si avvalgono di alcuni arrangiamenti a volte Rock n'roll altri tipicamente Hard Rock, mentre la voce si assesta piú su linee canoniche punk anni 70, con tutte le "sguaiature" (me lo passate il termine?) del caso.
La musica proposta dagli Eightball é abbastanza semplice e molto facile da metabolizzare, i pezzi sono tutti grintosi e allo stesso tempo tutti molto orecchiabili. Su tutte, spiccano Gimme gimme rock n'roll e Double pussy superstar, mentre Not ready for romance ci propone qualcosa di diverso, con un incedere che mi ha riportato alla mente The passenger di Iggy pop.

Ep molto orecchiabile e che si ascolta con facilitá e piacere, un grande in bocca al lupo a questi ragazzi... aspettiamo l'album adesso!

Tracklist:
1) Chenge my brain
2) The eightball
3) Not ready for romance
4) Double pussy superstar
5) Gimme gimme rock n' roll.


The Eightball Are:
Davide “Capitan Davo” Beretta voce e chitarra
Dario “The Chef” Biglino chitarra cori
Davide “Mr Thunderbird” Loprieno basso cori
Giacomo “Dirty Jack” Monzani batteria