29/09/12

Recensione: Steve Harris - British lion (2012)


Mah, ho ascoltato quest'album tante volte e rimango perplesso. Volete sapere come suona questo British lion?  
E' un disco AOR con sfumature Maiden e prog-rock anni 70 con un cantante pop (tale Richard Taylor). Ci avete capito niente voi? Neanche io.

Partiamo dal cantante: ho letto commenti su internet di fan che lo vogliono morto, altri che dicono che abbia registrato cantando sotto la doccia, altri dicono che non sia buono neanche per cantare sotto la doccia. La veritá (secondo me) é che tale Richard Taylor é un discreto cantante, voce gradevole e raffinata, ma abbastanza inadeguato quando deve "spingere" e dare un tono piú aggressivo/enfasi ad un particolare punto della canzone. Riguardo gli altri musicisti: tutti fanno il loro compito, ma nessuno spicca, a parte il basso di Stevone Harris che a tratti é messo fortissimo, ma va bene cosí. :)
Pigiamo il tastino play e parte un riff che somiglia molto a You not me dei Dream Theater, appena comincia il cantato si rimane spiazzati. Ma é il disco solista di Steve Harris? Siamo sicuri? Le canzoni di questo British lion sono tanto semplici quanto indecifrabili per i motivi scritti sopra. Lost world é abbastanza anonima (con una prestazione vocale da schiaffi, escludendo l'ohohohoooo del ritornello), Karma killer é una canzone che ha personalitá e rimane in testa praticamente dopo il primo ascolto. Us against the world é nettamente la migliore del disco: chitarre maideniane, un meraviglioso ritornello ( e il basso messo fortissimo). Ma Richard, perché non ci metti un po' piú grinta, maledizione porca pupazza, perché? Canta dai, non ti spaventare..Ottima anche la successiva The chosen ones, anche questa con qualche piccolissimo (inevitabile) richiamo ai Maiden e un incedere abbastanza coinvolgente. Prettamente AOR A world without heaven, che sembra uscita da un disco dei Place Vendome di Kiske (peccato non canti lui) con un lungo intermezzo strumentale abbastanza maideniano.
Indecifrabile Judas, abbastanza aggressiva (per i canoni del disco, si intende), ad un certo punto si interrompe di botto (avete presente il finale di Pull me under? Ecco, cosí) e parte un intermezzo acustico. boh.
Abbastanza leggera e accattivante Eyes of the young. Un po' stucchevole these are the hands, che si guadagna la palma della "skip song" del disco. Mentre é molto strano l'ultimo brano The lesson, che potrebbe essere benissimo un brano dei Blackfield.
Francamente é un disco di difficile comprensione, soprattutto considerato il fatto che dietro tutto c'é Steve Harris. 
Blackfield, AOR, Maiden, io non ci ho capito nulla.

Voto: 62/100 (voto a caso)

Best tracks: Us against the world, the chosen ones
Skip track: These are the hands

Tracklist:
1.This Is My God
2.Lost World
3.Karma Killer
4.Us Against The World
5.The Chosen Ones
6.A World Without Heaven
7.Judas
8.Eyes Of The Young
9.These Are The Hands
10.The Lesson

27/09/12

Somiglianze estreme - Part 2

Ed eccoci di nuovo qui, ad occuparci degli artisti buontemponi che vogliono omaggiare altri artisti (senza peró dirglielo).

Quando ascoltai per la prima volta Are you gonna be my girl dei Jet pensai fosse un tributo all' Iggy pop di Lust for life.
Un tributo effettivamente non era, e la canzone é subito diventata un Hit mondiale. Casualitá.

Per fare un'altra breve carrellata: Jovanotti e la sua Mi fido di te, mi ricordano tanto Californication del Red Hot chili peppers, a voi no? Restando in Italia, c'é Vecchioni che con "Voglio una donna"  ha praticamente coverizzato I'm going down di Bruce Springsteen  cosí evidente che me ne accorsi a 12 anni!). Sapevate che il famoso riff di Come as you are dei nirvana é quasi identico a quello di Eighties dei Killing Joke? E Catch the rainbow dei Rainbow? Non é Little wing di Hendrix?

Poi ci sono quelli che attingono dai propri idoli, Petrucci che "omaggia" Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd nel fantastico solo di The spirit Carries on oppure riprende Love of my life dei Queen in The Hourglass (con i Liquid tension experiment), cosí come Portnoy ha scritto canzoni che, ehm diciamo ricordano molto i Muse (Never enough). Ma lui li chiama "tributi" a band che adora. Gli crediamo (?).
Non credo sia invece un tributo quello di Avril lavigne che con Hey hey you you I don't like your girlfriend praticamente coverizza una canzone dei Rubinoos che fá "hey hey you you I wanna be your boyfriend".
Il bellissimo riff di Kashmir dei Led zeppelin (che a lora volta chissá da dove lo avevano pescato) é stato ripreso dai Rage against the machine di Wake up: paro paro! A proposito di riff: quello di Vasco Rossi di Cosa vuoi da me é quello di Pretty fly degli Offspring.

Max Pezzali che attinge dal mondo hard n' heavy, che evidentemente ammira. Ho giá citato nel precedente capitolo la "vaga somiglianza" di Grazie mille con When it's love dei Van Halen, ma ancora peggio é Viaggio al centro del mondo, che é Shout it out loud dei Kiss. E Nessun rimpianto nessun rimorso, l'avevano giá detto i Metallica in No remorse, no repent.
Ma qui gli diamo il beneficio del dubbio perché sono solo due parole, la musica non c'entra.

Un plagio ignobile da parte di un artista che adoro: Tobias Sammett, che nell'ultimo Avantasia sforna Alone I remember (una delle canzoni piú brutte scritte in 15 anni di carriera, tra l'altro) che per il primo minuto é una cover della bella Monkey businness degli Skid row. Il ritornello di questa canzone mi ricorda vagamente la sigla di Professione vacanze con Jerry Calá (!!!), ve lo ricordate? Fantastica la puntata di Palombelli, quella con Claudio Amendola che faceva il calciatore Ok sto divagando.

Poi una cosa che non ho mai capito. Hanno dipinto gli Oasis come i nuovi Beatles (e dipinsero i Blur come i Rolling stones, brrrr che freddo): l'inizio di Don't look back in anger é identico a quello di Imagine. E' anche questo una sorta di tributo? Spero di si.

I Green day: bello il riff di Brain Stew! Peccato che é quello di "25 or 6 to 4" dei Chicago. Bello anche il motivetto di Warning, peccato che sia stato giá sentito dai the Kinks (Picture book). Un poco conosciuto gruppo inglese, gli Other garden ha chiesto dei soldi ai Green day per questo riff, perché l'avevano copiato prima loro. Anche Walking contradictions, che é "ispirata" alla loro Do it Again, parlo ancora dei The Kinks.
Waiting contiene un passaggio della famosa Downtown di Petula Clark, Il bellissimo motivetto centrale di Jesus of Suburbia, non é altro che On with the show dei Motley crue di 30 anni fa. Para para pure questa. 21 guns? E' all the young dudes dei moop the hoople. Inoltre, Noel Gallagher degli Oasis ha detto che Boulevard of broken dreams é Wonderwall.
E credeteci o no American idiot é una canzone coreana. Ve la posto, perché non ci credete.


Detto ció, rinnovo il fatto che non ho niente contro nessun artista che ho citato (seguo da molti anni i Green day, per esempio e avrei dovuto vederli dal vivo 2 anni fa a Venezia, quando una tempesta fece saltare tutto) e l'articolo ha puro scopo ricreativo.

24/09/12

Recensione: Green Day - Uno! (2012)


Dopo aver visto un poco lucido Billie Joe (da poco ricoverato per disintossicarsi) andare fuori di testa e distruggere tutto perché la regia gli aveva appena comunicato on stage che gli restava un solo minuto a disposizione, snoccioliamo (eh?) il nuovo album dei Green day. No, niente stravolgimenti, state tranquilli (o mi dispiace, a seconda dei punti di vista).

Il nuovo album Uno! é il primo di una trilogia che si completerá nei prossimi mesi con Dos! e Tré! e puó essere riassunto cosí: un album punk con suoni pop, canzoni molto brevi con suoni molto moderni: se il suono della base ritmica é praticamente sempre uguale (difficile trovare un suono migliore di batteria, per i miei gusti), le chitarre risulteranno troppo ammorbidite e soffocate. Il suono non é brutto, sia chiaro, ma é molto "lavorato" e "ripulito", diciamo cosí.
Avete presente quando ascoltate le canzoni rock su Mtv e poi riascoltate la canzone in questione sul disco dell'artista? La prima che mi viene in mente é How do you remind me dei Nickelback, le chitarre sul video di Mtv erano diversissime rispetto a quelle dell'album. Si, peggiori, se ve lo state chiedendo.

Premiamo play e scopriamo che Nuclear family stá a Uno! come American Idiot stá ad American Idiot (appunto), canzone molto simile, scritta un po' con lo stampino, ma abbastanza efficace. Per il resto, diciamo che la parte piú ispirata del disco é quella dove i Green day spingono a "tavoletta" sull'acceleratore, Let yourself go e Loss of control in particolare, o quando vanno sul sicuro con i plotter collaudati di Stay the night, Fell for you o Troublemaker. Mentre é discutibile  il risultato quando provano a fare qualcosa di diverso con brani come Carpe Diem e soprattutto con l'insopportabile Kill the DJ, dove Billie Joe passa un terzo della canzone a dire di uccidere il DJ, di uccidere il fottuto DJ! Ma che ti ha fatto 'sto povero Dj?? Calmati, e soprattutto bastaaaaaaaaaa. Ok, non ho apprezzato la canzone, si vede? Ma ci hanno fatto pure il videoclip? Mah.
Il singolo conclusivo Oh love mi ricorda molto lo stile dell'ultimo (pretenzioso ma non malvagio) 21st century breakdown, canzone con uno stile "Greendaysecondapartedicarriera".

Uno! non mi ha deluso: veloce, schietto, diretto. Ma, a mio avviso, senza un paio di canzoni (Chi ha detto Kill the Dj?) e soprattutto con un suono di chitarre piú diretto, il risultato sarebbe stato ben diverso. Ma aspettiamo Dos!

Voto 65/100

Best tracks: Let yourself go, Loss of control
Skip song: Kill the DJ

Tracklist:

01. Nuclear Family
02. Stay The Night
03. Carpe Diem
04. Let Yourself Go
05. Kill The DJ
06. Fell For You
07. Loss Of Control
08. Troublemaker
09. Angel Blue
10. Sweet 16
11. Rusty James
12. Oh Love

22/09/12

Recensione: Skunk anansie - Black traffic (2012)


Gli Skunk anansie sono tornati!
Aspettate, non stiamo parlando di un disco epocale, questo Black traffic é "solamente" un lavoro onesto ma fortunatamente lontano anni luce dal terrif.. ehm discutibile Wonderlustre, anche se non accostabile ai primi 3 dischi della band, nonostante ne mantenga le caratteristiche.

Si parte in quarta con I will break you, e giá da questo pezzo si capisce come l'album sará (fortunatamente) orientato sulle sonoritá rock e non sulle sonoritá da ninna-nanna del precedente.
I primi tre pezzi hanno un bel tiro, soprattutto Spit you out, che é una delle mie preferite di Black traffic.
I Hope You Get To Meet Your Hero ci riporta alle belle atmosfere che esaltano la voce di Skin e gli arrangiamenti (orchestrali) della band. I Believed in you é il primo singolo dell'album, diretto, orecchiabile, rock. Mi piace. Ve la posto al termine della recensione, dove noterete che Skin adesso ha un ciuffo niente male (!). Anche la seguente Satisfied mi piace (che bella recesione, eh ?), aggressiva e potente. Seguono 3 pezzi abbastanza discutibili, 3 semi ballad che abbassano la media dell'album, che fino a qui procedeva a ritmi molto, ma molto buoni. Soprattutto Drowning potrebbe causarvi degli attacchi di panico o di sconforto, ma non perché la canzone vi prenderá in maniera tale da immedesimarvici, ma perché vorreste distruggere lo stereo o mangiare gli auricolari per smettere di ascoltarla. Sará stata scritta nel periodo Wonderlustre, chissá... Fortunatamente arriva Sticky Fingers In Your Honey a risollevarci, che mi ricorda molto le atmosfere sbarazzine del loro album migliore Stoosh. Davvero un bel pezzo. Una ballad finalmente all'altezza é la conclusiva Driving down che ci ricorda che gli Skunk anansie sono molto bravi (quando vogliono) con le atmosfere rilassate.

Le canzoni di Black traffic sono abbastanza semplici: struttura lineare e breve durata, e questo non é per forza un male.
Gli arrangiamenti sono sempre molto curati, cosí come la magnifica sezione ritmica (quanto spinge il bassista) e quella  (finta?) orchestrale.
A me il disco é piaciuto, buona energia, buona prova dei singoli, peccato solo per il calo di tensione con quelle tre ballad centrali. Ah, se non l'aveste ancora fatto, andate a vederli dal vivo perché sono una bomba.

Voto 65/100

Best songs: Spit you out, I Believed in you, Sticky fingers in your honey
Skip song: Drowning 

Tracklist:
01. I Will Break You
02. Sad Sad Sad
03. Spit You Out
04. I Hope You Get To Meet Your Hero
05. I Believed In You
06. Satisfied
07. Our Summer Kills The Sun
08. Drowning
09. This Is Not A Game
10. Sticky Fingers In Your Honey
11. Driving Down

17/09/12

Live report: The sunflower jam 2012

(Dal sito Royal Halbert Hall)
Minchia che jam, direbbe Giorgio Faletti! Ma andiamo per gradi:

Entrato nella modesta location (vedere foto sopra) Royal Albert Hall, ho subito una bella notizia: la maschera del teatro mi dice che posso avere un upgrade del mio posto.
Io dico: "ok, ma quanto costa?" "E' gratis", mi dice lei.
Ci metto 10 minuti per trovare il mio nuovo posto deluxe, a lato del palco,quasi allo stesso livello. Wow! Il biglietto costava il triplo di quello che ho pagato io...

Non mi è mai capitata una location del genere: un teatro figo con al centro decine di tavoli con tanto di champagne. Sembrava quasi di stare al ristorante. Però al posto del Pippo Caruso o Tony Santangelo di turno (nomi fittizzi), c'erano Bruce Dickinson, Alice Cooper, Brian May e compagnia bella.

(Dal sito Royal Albert Hall)
Breve discorso di apertura di Jeremy Irons (si, l'attore), che in realtà avrebbe potuto vestirsi un pochino meglio, dato che era in una sorta di vestaglione di flanella casalinga (sembrava l'avessero appena svegliato). Rimarrà per tutto il concerto in questa tenuta a bazzicare tra i tavoli come se fosse casa sua.
Lo show parte con un balletto stile burlesque con una decina di ragazze seminude che ballano sulle note di Whole lotta love dei Led Zeppelin. Aspetta, ma non è che ho sbagliato teatro, vero? In ogni caso il balletto ha chiaramente catturato la mia attenzione, e non certo per Whole lotta love.
Si comincia con la musica vera e si alternano artisti vari ed eventuali (che francamente sconoscevo) che eseguono pezzi propri e cover più o meno riuscite di Substitute (The Who) e di una straziante November rain (straziante nel senso che faceva cagare).

Entra il primo pezzo grosso della serata: Uli John Roth. E qui si comincia con la buona musica! Esegue con la band uno strumentale degli Scorpions che comincia a scaldare i cuori dei presenti. Lo raggiunge Alfie Boe, una sorta di Bocelli 2.0 inglese, che oltre a sfoggiare un timbro tenorile pazzesco si dimostra estremamente versatile cantando alla perfezione Rock n' roll dei Led Zeppelin. Bravissimo, Bruce Dickinson appena entrato sul palco dirà: two words, Alfie Boe. Ma andiamo avanti.
E' la volta di Brian May e di Kerry coscialunga Ellis che purtroppo per noi non eseguono pezzi dei Queen, ma due pezzi "inediti" (a me), chitarra acustica e voce.
Lo spacco del vestito della cantante ha mitigato l'amarezza.


Dei momenti toccanti: una lettera allo scomparso John Lord seguita da una canzone scritta da lui, mentre gli schermi mostravano delle clip della sua vita e della carriera.
Il coro di malati di cancro Big C esegue successivamente It's my life. Tutti erano in piedi ad applaudire ma l'esibizione mi ha abbastanza turbato.
Fa il suo ingresso Mark King dei Level 42. Ve li ricordate? Beh, li conosco solo molto superficialmente e non potevo certo aspettarmi che il bassista/cantante fosse un virtuoso delle 4 corde. Comincia a slappare su un basso rosso fuoco pieno di lucine fiammengiati (stile Steve Vai) ed esegue con Uli John Roth un paio di cover di Hendrix e dei pezzi propri. Grande esibizione.

Ma spazio al più atteso (da me): Bruce Dickinson, che cambia completamente lo show, trasformandolo in un parco divertimenti. Comincia a cantare alla sua maniera e a fare intrattenimendo, facendo cantare il pubblico, parlando e a decidere chi deve fare l'assolo e quando. Tra le cover spicca una bellissima Behind Blue Eyes, dove però va fuori tempo per tutta la prima strofa e il batterista è letteralmente impazzito cercando di dare un tempo alla canzone, ma Bruce era in un altro mondo e cantava assorto...


Brian May e la Ellis gli danno il cambio ed eseguono una cantatissima Since you've been gone, e la gente comincia a fregarsene del proprio tavolo e del proprio champagne cantando a squarciagola in piedi.
Ian Paice e John paul Jones nel frattempo prendono posto alla batteria e al basso e Bruce ritorna per cantare Black night dei Deep purple (Vedi video sotto)
Ian Paice, ad essere sinceri, comincia con la spavalderia di un quindicenne alla sua prima esibizione scolastica. Ma è questo Ian Paice? Fortunatamente no, si riprenderà col passare dei minuti. Brian e Bruce se la ridono tutto il tempo perchè la canzone evidentemente non ha uno schema e nessuno sà esattamente cosa fare, soprattutto Brian che continua a suonare mentre tutti gli altri hanno finito. E' bello così.

(Dal Twitter di Alfie Boe)
Alice Cooper! Sarà pure brutto come la fame, ma ci sa fare eccome, mi ha divertito un sacco: I wanna be elected e School's out rompono ancora di più gli equilibri e se qualcuno era ancora al proprio posto, da questo momento non lo sarà più: tutti vicini al palco e qualcuno addirittura sopra le spalle dell'altro. Alla fine dell'esibizione lancerà il suo fido bastone in mezzo al pubblico che lotterà per accaparrarselo.
E' tutto pronto per la conclusiva Smoke on the Water, tutti i musicisti sul palco!
In realtà non si capisce nulla, ci sono 2 bassi, 2 batterie, 2 tastiere e chissà quante chitarre. Dickinson a capitanare il tutto, John Paul Jones al campanaccio e Alfie Boe ad abbracciare tutti perchè era contento. Dopo i vari soli di batteria di Ian Paice (su richiesta di Bruce) e di chitarra di Roth e di May, e dopo 100 ritornelli, la canzone e tutta la superjam si chiude, ma il ricordo di una bellissima serata mi rimarrà per sempre impressa nella memoria.

10/09/12

Somiglianze estreme - Part 1


Ascoltando Be aggressive dei Faith no more e mi é venuta l'idea di pubblicare un articolo sui plagi. Prendo spunto da questa canzone, perché mi sono ricordato di un anneddoto: accendendo la Tv ho trovato il videoclip di Mobscene di Marylin Manson. Oh, che bello, ha fatto una cover dei Faith no more. E invece no, era Mobscene, che, piú che plagio, é una cover bella e buona, tanto é spudorata.

09/09/12

Recensione: Down - Nola (1995)


Quando si parla di gruppi improvvisati (o supergruppi che dir si voglia), difficilmente il risultato di un disco é cosí buono da essere ricordato nel tempo. Questa é la regola generale, ma c'é un'eccezione, ed é proprio questa qui. Andiamo per gradi: Phil Anselmo (il cantante dei Pantera, per i pochi che non lo sapessero) comincia ad avere delle jam session con membri dei Crowbar e dei Corrosion of conformity, al termine delle quali decidono di fare un disco insieme.. e che disco: Nola, siore e siori, un ottimo mix tra le band citate, riff sabbathiani, sonorità sudiste e stoner. Tre le cose meravigliose di questo disco: il suono generale, le linee vocali, i riff.

Il disco parte subito forte e i riff di Temptations wings e soprattutto di Lifer non si dimenticano facilmente, ma sará la parte centrale ad essere un semi capolavoro, in particolare il trittico Rehab, Eyes of the south (quanto é bella l'introduzione southern blues) e il singolo Stone the crow: un misto perfetto di potenza, orecchiabilitá e buon gusto. Per i fortunati che non la conoscessero (che avranno quindi il piacere di farsi avvolgere per la prima volta da questa canzone), la posteró al termine della recensione.
La band sa perfettamente come martellare i timpani dell'ascoltatore, ma sa anche come avvolgerlo con note suadenti e rilassanti: ecco Jail (con un Phil Anselmo formato Planet caravan) e la strumentale Pray for the Locust, che fanno da "intervallo" ai ritmi pesanti del disco.
Dopo una discreta Swan song, il disco chiude con Bury me in smoke: un incedere lento e pesante con un ritornello all'altezza della situazione, e Anselmo (autore di tutti i testi) che, dopo Hail of the leaf, inneggia ancora una volta alla Marijuana.

Il disco non ha avuto nessuna promozione e nessun tour a supporto, ma ha venduto, grazie solo alle ottime recensioni, quasi mezzo milione di copie.
Dopo questa fortunatissima parentesi i Down decideranno (giustamente) di non lasciare l'episodio isolato, pubblicando altri due buoni dischi (soprattutto il volume II, ma non paragonabili a questo straordinario debut) e di cominciare la carriera live.
Adesso aspetto le imminenti nuove uscite, e tra breve li vedró live (ma questa é un'altra storia...).

Per quanto riguarda Nola: giú il cappello di fronte a questi 5 musicisti che dal nulla, senza neanche essere una vera band (allora, oggi lo sono), ha sfornato un disco del genere.

Voto 88/100

Top tracks: Rehab, Eyes of the south, Stone the crow

Lineup:
Phil Anselmo: vocals
Pepper Keenan: guitars
Kirk Windstein: guitars
Todd Strange: bass
Jimmy Bower: drums

Tracklist:
1. Temptations Wings
2. Lifer
3. Pillars of Eternity
4. Rehab
5. Hail the Leaf
6. Underneath Everything
7. Eyes of the South
8. Jail
9. Losing All
10. Stone the Crow
11. Pray for the Locust
12. Swan Song
13. Bury me in Smoke

05/09/12

Recensione: Metallica - St.anger (2003)


L'album della batteria di pentole!
Si, perché tutti potranno provare l'emozione di emulare a casa il suono della batteria di Lars Ulrich presente in questo disco. Potrete provare col pentolame, con materiale scolastico, oppure, se in periodo estivo, potete provare a prendere un tamburello facendoci rimbalzare una palla da tennis sopra. Il suono sará groso modo quello del rullante di Lars Ulrich in St.anger! Sí, proprio quello.

Diciamolo chiaramente, i Metallica in questo disco non avevano uno straccio di idea e di ispirazione, lo si vede chiaramente anche dal documentario Some kind of monster, dove si prendevano a pesci in faccia e stavano ore in sala prove senza riuscire a scrivere due note decenti di fila. E qual é la migliore scelta da fare quando non si hanno idee? Fare un disco lunghissimo, ovviamente!

Qualche canzone non é affatto male, soprattutto i due singoli Frantic e la title track (le uniche che hanno riproposto anche con una certa frequenza in sede live), il problema principale é che le canzoni durano tanto, troppo. L'album dura 75 minuti, per dovere di cronaca: una ventina niente male, i restanti 55 praticamente da buttare.Qualche altra cosa di decente qui e li si trova, in particolare non mi dispiacciono degli stralci di Shoot me again e the Unnamed feeling, ma di stralci parliamo, dato che sono canzoni che durano almeno il doppio rispetto a quanto dovrebbero durare: sembra quasi di trovarsi di fronte a delle improvvisazioni in studio dove ognuno non sappia esattamente cosa fare.  Inoltre non c'é neanche un secondo di soli di chitarra. E allora Kirk Hammett che ci sta a fare direte voi? Boh, é la risposta che vi do io.

James Hetfield non sfodera certo la sua migliore prestazione, sia vocalmente che chitarristicamente. Se nel Black album e anche nei precedenti Load e Reload le vocals sono curatissime, in St. anger sembra di ascoltare una demo, con annessi errori, volumi sballati e parti di dubbia ispirazione. Al basso c'é il produttore Bob rock (Newsted era stato cacciato e Trujillo non aveva  ancora firmato), che svolge un lavoro da mestierante al basso, mentre dietro la console é praticamente nullo, penso abbia premuto solo REC, visti i risultati finali.

Passati diversi anni dall'altrettanto discutibile Reload, ci si aspettava una risposta concreta dai Metallica, invece é stato un po' come saltare dalla padella alla brace. Se sia meglio la padella o la brace non lo so.

In definitiva: a parte i primi due pezzi, una noia pazzesca, una prestazione sottotono dei singoli, una registrazione delirante.

Voto 40/100

Best tracks: Frantic, St. Anger
Skip tracks: quasi tutte le altre

01. Frantic
02. St. Anger
03. Some Kind Of Monster
04. Dirty Window
05. Invisible Kid
06. My World
07. Shoot Me Again
08. Sweet Amber
09. The Unnamed Feeling
10. Purify
11. All Within My Hands

01/09/12

Recensione (live report): Alter bridge - Live at Wembley (2012)


Beh, avendo avuto la fortuna di partecipare a questo concerto, questa é una sorta di recensione - live report.

Comincio col dire che gli Alter bridge sono una delle piú belle realtá degli ultimi anni e una delle poche novitá degne di nota nel panorama attuale, e il numeroso pubblico presente alla Wembley arena lo testimonia.
Sfortunatamente per me, la odiosa bigliettaia mi ha riservato un posto di merda, in alto e laterale. Pazienza.

Vado subito al nocciolo dell'esibizione: il gruppo é decisamente OK e il concerto é stato godibile. Un'unica (grossa) pecca: la velocitá.
Ma perché diavolo gli Alter bridge eseguono le canzoni sempre cosí velocemente? Hanno fretta? Dove devono andare?

Qualche ipotesi:
1) Pensano che le canzoni ci guadagnino (brrr)
2) Non vogliono passare troppo tempo sul palco.
3) Qualcuno deve prendere la pillola (del giorno dopo?).
4) Hanno fretta di andare nei camerini col le ragazze delle prime file.
5) Il batterista si emoziona come un ragazzino e non sa tenere a bada i tempi (cambia mestiere).
6) Varie ed eventuali

Scherzi a parte, l'unico problema del gruppo, a mio avviso, é proprio questo. Le canzoni sono sí riprodotte fedelmente e senza sbavature dalla band, ma con un tempo a velocitá smodata ( i fan di Balle spaziali saranno contenti per la citazione)!
Francamente, dopo un paio di canzoni, mi é cominciato a venire il nervoso, anche perché, siamo onesti, le canzoni degli Alter bridge non brillano certo per originalitá e accentuando la velocitá, le differenze si assottigliano ancora di píú.

Slip to the void comincia a velocitá normale con la sola chitarra (e voce) in primo piano. Entra la batteria: BUM, tempo quasi raddoppiato. Vabbé...
Myles Kennedy é come sempre in forma (per stare dietro a quei ritmi lo deve essere per forza), canta bene  ed é in perfetta sintonia, cosí come tutta la band, col il calorosissimo pubblico: incita, parla, va da una parte all'altra per coinvolgere tutti i settori dell'arena. Ottimo davvero.
Si spazia tra i tre dischi pubblicati, con delle cantatissime Ghost Of Days Gone By, Broken Wings, Metalingus e la mia preferita Blackbird, che non delude mai, anche perché é una delle pochissime canzoni che non ha patito del bug-velocitá. Ok, ve la posto al termine della recensione.
Verso l'ultima parte dello show una consueta e gradita parentesi acustica con il solo Myles Kennedy che ci canta Wonderful life e Watch over you, poi un simpatico siparietto "multigenere" e un duello di soli con grande protagosta Mark Tremonti, e un finale con le famose Isolation e Rise today, cantate a gran voce dal pubblico.

Dal punto di vista visivo il Dvd (che ha qualche canzone in piú rispetto al Cd) é fatto davvero bene, ottime riprese e un'ottima regia, anche se a volte un po' troppo frenetica (il regista sará parente del batterista?) e il comparto audio é davvero buono.

Se gli Alter bridge si decideranno un giorno a moderare le velocitá, saranno una grande band live, perché non gli manca nient'altro. Fino ad allora continueró ad ascoltarli da studio.

La tracklist del DVD:
Slip To The Void
Find The Real
Ghost Of Days Gone By
Before Tomorrow Comes
Come To Life
All Hope Is Gone
White Knuckles
Brand New Start
Metalingus
Broken Wings
I Know It Hurts
One Day Remains
Coeur D’Alene
Buried Alive
Blackbird
Wonderful Life (Acoustic Version)
Watch Over You (Acoustic Version)
Ties That Bind
Isolation
Encore:
Open Your Eyes
Dueling Guitar Solos – Mark and Myles
Rise Today