30/11/13

Recensione: Roger Taylor - Fun on earth (2013)


Ma é proprio quel Roger Taylor, il batterista dei Queen? Sí, ceeeeerto che é lui, guardate la foto qui sopra. Ritoccatissima, sembra di 20 anni fa (oppure é proprio di 20 anni fa).

Il Roger Taylor solista a me non dispiace affatto, ho apprezzato molto l'album "Happiness?" del 1994, tra gli altri, e lo riascolto ancora oggi molto spesso.
Curioso che questo disco si chiami Fun on earth, dato che il primo disco solista di Roger portava il titolo di Fun in space. "Sono voluto scendere sulla terra", ha dichiarato.

L'ex biondo batterista sputa generalmente molte idee e lui stesso ha definito quest'album come "molto eclettico", in quanto composto durante l'arco di tempo di 5 anni. Eclettica si puó definire anche l'opener robusta One night stand, che vanta alcuni inserti elettronici. Dopo questa ci tufferemo in acque piú calme e in atmosfere Pinkfloydiane, a partire da Fight club e Be with you. Ispirate la particolare I don't care e la successiva Sunny day, con delle chitarre e altro che mi ricordano qualcosa di Innuendo (Bijou?), anche se i ritmi del disco cominciano ad essere fin troppo blandi (e che é, una telecronaca calcistica?) e, soprattutto dopo Be my gal qualche sbadiglio comincia a presentarsi.  Ciao, sono lo sbadiglio, e se ci sono io, forse c'é qualcosa che ti sta annoiando.
Gli arrangiamenti sono ottimi, con pianoforte e chitarra acustica sempre presenti ma, francamente, i due strumenti risultano a volte persino troppo abusati, nell'economia del disco.
Per fortuna arriva I am a drummer in a rock n' roll band, che é esattamente quello che ci si aspetta da un pezzo rock di Roger Taylor: i ritmi e l'energia ci riportano alle queeniane I'm in love with my car e Modern times rock n' roll.
Durerá poco...I ritmi, purtroppo, si smorzano nuovamente con le successive Small, la giá edita Say it's not true (che peró é di gran classe) e The Unblinking eye. Sperimentale e apprezzabile Up, mentre Smile é ancora nei soliti toni, nonostante i cori "diversi" (non nel senso di omosessuali) che strizzano l'occhio ai Beatles.

Quello che da un po' fastidio, oltre ai ritmi spesso blandi, sono i testi, anzi l'utilizzo delle parole, a volte davvero troppo "semplici". Ascoltando le canzoni, non si possono avere dubbi su quale sia il titolo, ripetuto troppo spesso e con il pezzo che gira spesso intorno al ritornello. La voce di Roger, invece, é sempre quella. Magari un po' piú matura e meno esplosiva, ma sempre quella, esattamente come ve la ricordate.

Il risultato del disco é sicuramente sufficiente, la classe é sempre tanta. Purtroppo, a mio parere, 13 brani e quasi 50 minuti per questo Fun on earth sono un po' troppi e l'album risulta non troppo scorrevole. Con 3-4 pezzi in meno, il risultato sarebbe stato piú convincente. Comunque, stima immensa per Roger Taylor, a prescindere.

Voto 60/100

Best tracks: Sunny day, I am a drummer in a rock n' roll band, Say it's not true.
Skip track: Small

Tracklist:
  1. "One Night Stand!"
  2. "Fight Club"
  3. "Be With You"
  4. "Quality Street"
  5. "I Don't Care"
  6. "Sunny Day"
  7. "Be My Gal (My Brightest Spark)"
  8. "I Am The Drummer (In A Rock'n'Roll Band)"
  9. "Small"
  10. "Say It's Not True"
  11. "The Unblinking Eye"
  12. "Up"
  13. "Smile"

27/11/13

Intervista: Ainur



E' la volta di intervistare gli AINUR, che hanno appena dato alla luce la loro ultima fatica: The Lost Tales.
Facciamo due chiacchere con Luca Catalano, Marco Catalano e Alessandro Armuschio.


1) Salve a tutti, innanzitutto complimenti per le splendide atmosfere che riuscite a creare in musica. Direi di cominciare l'intervista spiegandoci brevemente le vostre radici e come é nato il vostro progetto.
Marco: Beh, diciamo che è difficile riassumere gli ultimi 9 anni di lavoro, ma in sintesi direi che il progetto Ainur nasce nel 2004 dalla passione che io, mio fratello e altri nostri amici avevamo per la musica e per le opere di Tolkien. Alcuni di noi arrivano dal mondo metal e rock, altri da ambienti classici, quindi ognuno di noi ha aggiunto la propria esperienza al gruppo e alle canzoni.
Ale: Forse l'esigenza di sentire una specie di "colonna sonora" di uno dei più bei libri che siano stati mai scritti, il Silmarillion di Tolkien, per l'appunto, ha portato a creare una realtà che affiancasse i suoni alle parole. Se fossimo stati tutti orchestrali sarebbero state colonne sonore vere e proprie...siamo metallari, vi è andata male!

2) Da dove nasce il vostro nome?
Luca: Nella genesi del Silmarillion (il libro su cui basiamo i nostri dischi) è scritto che in origine Iluvatar (il principio creatore di tutto dell'universo Tolkieniano) per primi creò gli Ainur, spiriti primordiali d'immensa potenza ed a loro propose di plasmare e creare il Mondo tramite la Musica: ispirati da questo principio creatore abbiamo perciò scelto Ainur come nome per il nostro gruppo il cui scopo è proprio quello di provare a riproporre quella musica ancestrale.
 
3) I vostri testi? Di cosa parlate?
Marco: I nostri testi sono scritti dalla nostra carissima amica Wilma Collo, insegnante di letteratura inglese, anch'essa appassionata di Tolkien. I suoi testi sono delle poesie ispirate al Silmarillion e alle varie storie contenute in esso, quindi elfi, orchi, nani, draghi...questo genere di cose qui
Luca: quando abbiamo conosciuto Vilma (nel 2004) e abbiamo scoperto la nostra passione comune per Tolkien abbiamo subito pensato a unire le forze: noi la musica e lei i testi, ed eccoci ancora qui, ormai 10 anni dopo Spesso i contenuti delle sue composizioni ripercorrono fedelmente il Silmarillion, altre volte invece il punto di vista cambia completamente e le parole sono come un volo d'aquila all'interno del libro, alto e penetrante.
Ale: nell'ultimo disco, The Lost Tales, abbiamo ripreso dei temi anche di lavori paralleli di Tolkien come, appunto, i Racconti Perduti nei quali viene narrata la storia di Eriol. Essendo un album estemporaneo, distaccato dal percorso creato anni fa, abbiamo deciso di raccontare le storie del Silmarillion da un punto di vista diverso, anche musicalmente.



4) Cosa state facendo attualmente?
Luca: tante... troppe...
Marco: Tantissime cose. Abbiamo appena fatto uscire il nostro 4° disco, un album acustico. nel frattempo abbiamo in serbo una sorpresa per Natale che non possiamo ancora svelare e poi stiamo per preparare la pre-produzione del 5° disco, che sarà molto ma molto....figo!
Luca: abbiamo sospeso l'attività live per qualche mese per concentrarci sul nuovo materiale, quindi le prove sono diventate serate in studio fra composizione ed arrangiamento.
Ale: beh, poi dopo un album acustico si può ben comprendere che ci sia voglia di risvegliare un po' i muscoli del collo...fate attenzione!

5) Altra domanda di rito: quali sono le vostre influenze?
Marco: Come dicevo prima, ci sono tanti generi nella nostra musica. personalmente ho ascoltato molta musica diversa negli anni, ma credo che il genere che ho apprezzato di più sia il progressive-metal di artisti come Ayreon, Dream Theater, Symphony x
Luca: metallari nell'ordine direi che sono Luca Marangoni il primo e indissolubile, Max Clara il più estremo, io, Marco e Ale leggermente più moderati (ma mica tanto) poi Dany Chiara, Beppe e Cecilia: come vedete la compagine metal è nutrita. Per i Rockettari invece citerei su tutti Elena
Ale: io prima di conoscere Luca e Marco ascoltavo solo progressive, quello vero (Zappa, Gentle Giant, Emerson, Lake & Palmer). Poi "qualcuno" mi ha fatto conoscere Dream Theater, Ayreon....e ho trovato il mio mondo...anche se le origini zappiane non si rinnegheranno mai! E poi il mio "quarto" di sangue svedese (mia nonna è di Stoccolma) mi fa amare a dismisura tanta musica nordica, soprattutto gli Europe!

6) Al di lá delle vostre influenze, quali sono i vostri album preferiti? Non siate timidi, sbizzarritevi.
Luca: lo sai che non bisogna fare ste domande... Marco: Human Equation, 01011001 (Ayreon), Testimony (Neal Morse), Scenes from a memory (Dream Theater), The lord of the rings trylogy (Howard Shore)
Luca: va be ok: praticamente tutto di Queen, Ayreon, Vocabularies di Bobby McFerrin, the Koln Concert di Keith Jarrett, Images and Words dei Dream Theater, In Rock dei Deep Purple, Hysteria (Def Leppard), praticamente tutto degli Europe, la musica irlandese nel suo complesso, Crosby, Stills and Nash (Omonimo), il buon vecchio zio Malmsteen con l'intramontabile Trilogy ed ultimamente ho una dipendenza da Subsignal e Porcupine Tree.
Ale: Joe's Garage (F.Zappa), The Last Rebel (Lynyrd Skynyrd), The Human Equation (Ayreon), All The Right Reasons (Nickelback), Sex&Religion (S.Vai), L'albero (Jovanotti), A Place to Call Home (Joey Tempest), Three Friends (Gentle Giant), Burn the Sun (Ark), Songs in the Key of Life (S.Wonder), The Pick of Destiny (Tenacious D), Tambu (Toto), Artificial (Unitopia)

7) Una domanda che amo proporre, sempre riguardo ai vostri gusti. Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare.
Marco: Testimony (Neal Morse)
Luca: Passo... ok ma non dirlo a nessuno: Vocabularies di Bobby McFerrin
Ale: Artificial (Unitopia)

8) Qual è il vostro processo creativo? Come nascono le vostre canzoni?
Luca: per me non esiste un modo univoco, ricordo un sacco di schitarrate che si sono trasformate magicamente in suite lunghissime, a volte raccolgo vecchi brani scritti 10 anni fa e li riarrangio in modo diverso, dipende molto da come penso la storia. Però il mio ricordo più bello come metodo è stato Lay of Leithian: quel disco è strapieno e ricco di armoinie, melodie e ritmi perchè in ognuno dei 25 brani siamo ripassati tre volte a livello di composizione: se io creavo, allora Marco riarrangiava poi passava Ale a riscrivere e rimodellare e così via. Gli strati di armonia si arricchivano sempre ed è un miracolo che siamo riusciti a cristallizzare questo processo.
Marco: Ognuno di noi ha un suo modo di comporre. personalmente compongo pensando alla storia da narrare in termini di immagini, come una colonna sonora di un film, quindi con molte atmosfere diverse e continui cambi di dinamica. a volte per brani più semplici adottiamo schemi più da canzone (strofa+bridge+ritornello), ma dipende dalla storia che raccontiamo.
Ale: diciamo che è necessario pensare di cosa stiamo parlando, perché le immagini e il testo è una parte fondamentale per questo nostro lavoro. Quindi, personalmente, prendo un titolo, un argomento, e mi immagino le sensazioni che quell'episodio possono darmi. E poi scrivo. Normalmente scriviamo le parti per tutti, ma siamo apertissimi a cambiamenti dopo aver proposto i brani agli altri! Inoltre adesso che abbiamo scritto già 4 dischi, di cui uno doppio, abbiamo già parecchi "temi" musicali assegnati a vari personaggi, città, nemici, che si rincontrano nell'evolversi della storia...quindi riprendiamo quei temi e li inseriamo nelle nuove canzoni che scriviamo.



9) E adesso? Cosa bolle in pentola nel vostro futuro?
Marco: Quando abbiamo iniziato a comporre nel 2005 per il nostro primo disco, abbiamo messo le basi per numerosi album. attualmente siamo all'opera sul 5° album, un lavoro molto prog, metal, sinfonico...molto Ainur!
Luca: fra il 2004 ed il 2006 abbiamo progettato quella che noi amiamo definire Concept Work, un insieme di album tematici che hanno la pretesa di raccontare un'unica immensa storia che è appunto il Silmarillion. In quel periodo abbiamo ipotizzato ognuno di questi 9 album (più il decimo conclusivo) e stiamo percorrendo questa strada ancora adesso dopo quasi 10 anni.
Ale: Infatti, dopo il momento della spensieratezza e della dolcezza del disco acustico, c'è quello della cattiveria e il quinto disco sarà proprio così....

10) Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato. Chiudete l’intervista come preferite.
Luca: Elen Sila lumenn' omentielvo...
Marco: Grazie a voi. è stato un piacere. alla prossima
Ale: \m/

http://www.ainur.it/
 

21/11/13

Le mie cover preferite

Dopo la classifica delle peggiori cover della storia, provo con quelle migliori.
Difficilissima da realizzare, quindi prendete le posizioni con le pinze e, soprattutto, provate a non odiarmi, disprezzarmi, insultarmi, e tutto ció che finisce con "armi".

Partiamo con la decima posizione. Vaaaaiiii Mauuuuriziiiiioooooo (se capite questa citazione, non siete più tanto giovani)

10) Dream theater - Perfect Strangers (Deep purple)
La versione originale dei Deep purple non l'ho mai potuta soffrire a causa di una prestazione vocale di Gillan, secondo me quasi da galera. Per essere chiari, Gillan mi piace parecchio, ma in questa canzone, per nulla. James La Brie, in questa versione, "sistema" la questione. Anche i passaggi strumentali mi piacciono di più. Forse suonano più freddi, ma li trovo più convincenti, nel complesso. Non so se ho urtato la vostra sensibilitá, spero di no.
Un cenno alle meravigliose le parole del ritornello di questa canzone, ve le traduco: "se mi senti parlare nel vento, devi capire che dobbiamo restare dei perfetti sconosciuti." Boh.

9) Nirvana - The man who sold the world (David Bowie)
Interpretazione supermalinconica di Kurt Cobain & C. presa dal famoso unplugged in New York dei Nirvana. Saró profano, ma la preferisco a quella di David Bowie. Non troppo diversa dall'originale ma con tutta la personalitá della band di Seattle, qui in versione casalinga. Ma come cacchio era vestito Kurt? Era pronto per andare a letto?


8) Metallica - Turn the page (Bob Seger)
Questa canzone sembra stata scritta apposta per le corde vocali di James Hetfield, che la pennella e la personalizza a modo suo con tutti i suoi tipici yeah eeeah yahooo ooaaahhh uoooohhhhh....ok, avete capito. Anche l'arrangiamento strumentale é decisamente superiore all'originale, per me. Beccatevi il videoclip con le donnine nude (cliccate sul titolo se volete vederle)

7) Avantasia - Maniac (Michael Sembello)
Tobias Sammet, con l'aiuto di Eric Martin dei Mr. Big, ha preso questa canzone pop dance, colonna sonora del vecchio film Flashdance (informazione per i vecchi di merda come il sottoscritto) e l'ha trasformata in una credibilissima canzone Heavy rock. Stravolgere una canzone non modificando lo spirito originale. Grandiosa.

6) Mike Patton - Urlo negro (The blackman)
Ok, questa é strana. Per tutti coloro che non la conoscessero, sappiate che quel genio di Mike Patton ha registrato un album di cover di canzoni italiane stravecchie, dal nome "Mondo Cane", dove ci troverete dentro canzoni come Il cielo in una stanza o Con le pinne fucile ed occhiali (che in realtá trovate solo nel live).
Questa canzone é la mia preferita dell'album, ve ne propongo una versione live incazzatissima, ma anche quella da studio é superba. Certo, le parole, nel ritornello, sono incomprensibili, ma glielo perdoniamo, no?


5) Joe Cocker - A little help from my friends (The Beatles)
Fare una cover dei Beatles facendo meglio dei Beatles? Ma sei pazzo?? No, é esattamente quello che ha fatto Joe Cocker con questa canzone. Quella dei Beatles, sembra quasi una stupidata al confronto. I fulmini mi colpiranno. Certo, i coretti non sono proprio bellissimi, così come la faccia di Joe (cliccate sul titolo, per vederla), ma sorvoliamo.

4) Jeff Buckley - Hallelujah (Leonard Cohen)
Una delle canzoni più abusate di tutti i tempi. Probabilmente anche il vostro macellaio di fiducia, avrà, nel proprio canale youtube, una versione di questa canzone, cantata a chiusura della macelleria. Detto ciò, quella di Jeff Buckley, a mio parere, rimane di un altro livello. Sì, anche rispetto a quella del vostro macellaio.

3) Johnny Cash - Hurt (Nine inch nails)
Cazzolina. Quando un artista é grande lo si vede dalla semplicitá.
Johnny Cash semplifica alla grande questa canzone dei Nine inch nails e rende Hurt nettamente superiore all'originale, semplicemente grazie ad un'interpretazione piú profonda e malinconica. Semplicità.

2) Chris Cornell - Billie Jean (Michael Jackson)
Fare una cover rendendola tua? Esattamente quello che ha fatto Chris Cornell. In realtá la canzone si riconosce solo grazie al ritornello, nelle strofe é quasi irriconoscibile. Chris l'ha resa sua al 100%. Bravo! (Grazie)


1) Guns n' roses - Knockin' on heaven's door (Bob Dylan)
Probabilmente più per motivi affettivi che per altro, dato che grazie a questa canzone ho cominciato a scoprire tanti universi.
Detto ciò, partendo da una canzone semplice semplice di Bob Dylan, i GN'R, soprattutto dal vivo, riescono ad infilarci praticamente di tutto: intro con chitarra a doppio manico, distorsioni decise, cori e coriste, pane e panelle, fiati, pianoforti, cappelli da cowboy, assoli vari e Slash vicino al coma cardio-respiratorio. Che volete di piú?



Siete d'accordo con questa mia top 10?
Delusi per qualche cover che non avete trovato? Mi volete ammazzare?
Come sempre, non mancatemi di farmi conoscere la vostra opinione nei commenti, qui sotto.

19/11/13

Recensione Backdoor Honey (EP 2013)


Rock n' roll é il motto dei romagnoli Backdoor honey, band con qualche anno di attivitá alle spalle.
Dopo il primo “The Groove” che raccoglieva 7 brani inediti di matrice hard rock, rieccoli con un EP omonimo ed autoprodotto. Vediamo come suona.

Purtroppo il suono non é quello delle grandi occasioni. Quello che mi convince, sin da un primissimo ascolto, sono le chitarre (convincenti anche a livello compositivo/esecutivo), ma il suono generale sa di "fatto in casa". Non che sia malvagio, per caritá, é un autoprodotto e suona come tale. Sono altri gruppi con registrazioni eccelse che alzano l'asticella.

Le canzoni di questo Backdoor honey sono tutte abbastanza diverse tra loro ed evidenziano tutte le influenze della band: troviamo un pizzico di hard rock, un po' di funky, del grunge e dello stoner.
Political man, contaminata dalle atmosfere dei primi Red hot chili peppers, Shout king con un incedere spensierato ed energico, la ballad Flame con delle bellissime linee di basso in evidenza e Grungy woman, dal sapore stoner e, appunto, grunge. E' probabilmente questa la miglior canzone dell'EP, la voce si assesta su tonalitá piú basse e aggressive e la band gira a 1000.

Lo spirito dei Backdoor honey é decisamente quello giusto e il loro motto "rock n' roll" é decisamente rispettato, in questo EP. Con una produzione migliore e correggendo qualcosina qui e li, potremmo sentire parlare di loro, in futuro.

Tracklist:
1.Wild
2.Political Man
3.Flame
4.Shout King
5.Grungy Woman
6.Dark Serpent

http://www.facebook.com/pages/Backdoor-Honey/191144917590003

17/11/13

Recensione: Esperia - Mosé (EP,2013)


Gli Esperia, rock band nostrana proveniente da Urbino, sono al loro terzo lavoro dopo Buster (2004) e L'Odore di vita (2010). Adesso ci presentano il loro nuovo lavoro Mosé.
Enigmatica la copertina, dove un tizio con uno strumento si appresta ad entrare in una casa rustica. Sará una rapina? Un liutaio di periferia? Ha trovato un cadavere? La casa é disabitata? Sta chiedendo alla mamma quanto tempo ci vuole per andare a tavola?
Probabilmente non lo sapremo mai, quindi limitiamoci ad analizzare la musica.

13/11/13

Live report - The Darkness, Electric Ballroom - London 12/11/13

Stasera Justin era forse l'uomo più brutto del mondo. Guardatelo.


Vidi i Darkness già un paio d'anni fa nel famoso e decisamente più importante teatro di Hammersmith. Stavolta la location è l'Electric Ballroom, dove ero già stato la settimana scorsa a sentire Ugly kid joe e Skid row. Evidentemente gli incassi del non esaltante Hot cakes non sono stati troppo soddisfacenti.

Mi piazzo esattamente dove mi ero piazzato la settimana scorsa, nel balconcino di fronte al palco (ah, la vecchiaia...).
Dopo un gruppo spalla decisamente discutibile sul quale non ho voglia di spendere parole (l'avranno scelto i Darkness da sbronzi?), entrano loro. La mia attenzione è tutta per Justin e per il bassista Frankie Poullain, il mio preferito della band. Chi mi conosce lo sa (cit. Alberto Tomba).


Dicevo, Justin è probabilmente l'uomo più brutto del mondo: scheletrico, con tutine imbarazzanti, dei baffoni micidiali e un nuovo taglio di capelli agghiacciante. Praticamente un mito.

Lo show comincia ed il bislacco singer ci avverte che la serata sarà suddivisa in due set. Una parte sarà definita "obscurity set", e l'altra, mannaggia a me, non ricordo più come.
Per farvela breve: era il decimo anniversario di Permission to land, quindi le prime canzoni verranno prese qui e li dalla discografia (con un bell'inedito nel mezzo) e la seconda parte sarà l'esecuzione, per intero, del loro primo disco.

Nel primo set spiccano la cover dei Radiohead Street spirit, il bel singolo Every inch of you e soprattutto One way ticket: prima della canzone si ferma tutto e un campanaccio fa la sua lenta discesa dall'alto. Chi segue la band sa bene che fine farà: andrà in mano al mitico bassista che lo suonerà incessantemente e con espressione intelligente per tutta la prima strofa. Vedere foto sotto (scusate il cavo in mezzo alle palle):



Nel bel mezzo della canzone, viene annunciato un drum solo. Un tecnico porta dei piccoli Tom al batterista, ci sta un paio di minuti per montarli, tutto si ferma. Comincia il drum solo che dura la bellezza di 5-6 secondi e poi si riprende con la canzone. Il tecnico porterà via i Tom subito dopo... Geniali.

Nel frattempo Justin ha dei simpatici siparietti con uno spettatore della prima fila, che gli richiede Friday night. Lui gli spiega (con arroganza tipica degli one man show) che non ha ancora capito che questa sera suoneranno per intero Permission to land e che non hanno ancora cominciato con il set del disco, quindi di chiudere il becco. Nel frattempo ci chiede pure se, per favore, possiamo aggiungerlo tutti su twitter. Se non lo facciamo, possiamo anche andarcene.

Comincia il set di Permission to land: anticipato da una professionalissima voce fuori campo che spiega quanto ha venduto e che ci da tante altre informazioni prese da wikipedia.
Justin spunta con una tutina rosa e Frankie con un vestito da vampiro/samurai/boh.
Si parte alla grande con Black shuck e get your hands off my woman, tra le migliori canzoni della serata. Justin decide di smontare tutto e di salire sopra le sue spie. Vedere foto sotto


Dopo i successi I believe in a thing called love e love is only a feeling, si arriva a Givin' up e Justin chiede ad uno spettatore se sapesse il titolo della canzone, lui risponde: "track 6" (è la sesta traccia dell'album). Da quel momento in poi, le parole Givin' up, nel testo, saranno spesso sostituite dalle parole track six.
Friday night! Lo spettatore che ho citato prima è finalmente accontentato e Justin gli da la parola passandogli il microfono. Poi cominciano a canticchiarla entrambi senza musica. Siparietto davvero divertente. Durante la canzone parte anche un improbabile pogo.

Love on the rocks with no ice! Titolo geniale. Scordatevi la versione dell'album, quella di ieri sera è durata una ventina di minuti. È successo di tutto, Justin si è pure fatto portare a spalla in mezzo al pubblico per un lunghissimo assolo.


Justin ammette che è scocciato dal fatto che l'album finisca con una ballad, ma ormai hanno detto che l'avrebbero eseguito per intero, quindi partono con Holding my own.
La band si ritira.
Con quale canzone può mai terminare la setlist, per il bis?
 Con Christmas time, mi pare ovvio, oltretutto siamo pure vicini a natale. Il pubblico canta e il babbo natale in mezzo al pubblico è in visibilio (vedi foto sotto).


Il concerto che vidi un paio d'anni fa fu superiore per impatto scenico (fuochi d'artificio e bombe varie) e per la presenza di un certo Brian May nei bis, ma vedere i Darkness, anche con un Justin leggermente affaticato vocalmente, è sempre una bella esperienza. Andate a guardarli, vi divertirete.

Best song: One way ticket, black shuck, get your hands off my woman

The Darkness Setlist Electric Ballroom, London, England 2013, Permission to Land 10th Anniversary

12/11/13

Quiz: riconosci le band



Cliccando QUI potrete accedere ad un giochino divertente (perlomeno, per il sottoscritto).
Dovrete indovinare quanti più gruppi potete del panorama rock/metal, guardando alcune fotografie di band (grosso modo) popolari. Avete 124 foto e 20 minuti di tempo per fare del vostro meglio (io ho finito 7 minuti prima, giusto se non avete molto tempo da perdere).

Io vado a flaggellarmi, il mio punteggio è stato di 65/120, speravo in qualcosa di piú. Alcune sono veramente facili, ma su alcune non avevo proprio idea.

Potete fare di meglio? Vedremo, vi sfido!
Fatemi sapere i vostri punteggi nei commenti (oppure sui vari social media, dove volete...).

Enjoy!


Intervista: Tg rock


E' la volta di fare una chiaccherata con Frank Lavorino e Marco Baricci che ci parlano della loro nuova creatura: il TG Rock!

Ciao e benvenuti sulle pagine di Given to rock! Raccontateci del vostro nuovo progetto, il Tg Rock (suona bene, mi piace).
Ciao ragazzi, grazie a voi. Eravamo davvero stufi ogni giorno alle 13:00 di ascoltare il solito palloso, poco chiaro, tele/radio giornale che ci viene proposto da centinaia di emittenti. Ma sopratutto siamo stati anni ed anni a pensare come si poteva far entrare nelle normalose case delle indaffarate famiglie italiane un programma di stampo rock. Abbiamo convenuto che l'unico stratagemma per portare nelle case di un Paese che rock non è, era quello di accostare un concetto cosi storicamente trasgressivo (il Rock) ad un uno piu' istituzionale (il Telegiornale); ed infatti ci ha colpito come il "Tg Rock" sia stato ben accolto anche da radio non palesemente rock.

-Qual é il palinsesto, cosa attenzionerete nel vostro TG? News di band famose? Ci sará spazio per band emergenti?
Dunque, il "Tg Rock" si occupa sia di mainstream che underground; ogni giorno si possono ascoltare tre notizie di rock internazionale, nuove uscite, fatti di cronaca...ma anche e sopratutto tre notizie di musica di band emergenti che tutti possono mandarci su antipop.project@gmail.com; c'e' infine uno spazio per segnalare concerti e una piccola rubrica finale su i compleanni o ricorrenze del giorno. Verifichiamo e controlliamo con particolare cautela ogni notizia e fonte mandataci; sicuramente con maggior cura e precisione di quanto non facciano determinati noti giornali televisivi.

-Musica neomelodica?
Si, certo. Ci sarà ogni settimana un inserto riguardante la vita di Gigi D' Alessio (Gigi' s Life) in alternanza ad uno , più dettagliato su Nino D' Angelo (Angel of Rock) ; oscenità e scherzi a parte, stiamo allargando il nostro format con collegamenti audio con diversi inviati speciali che ci lasciano un loro parere su dischi della settimana o in altri casi faremo dei veri e propri piccoli live reports; tantissime testate on line come Kalporz, RockShock, Rockgarage, Nerds Attack, sono rimaste molto contente, come ovviamente noi, di questa collaborazione che sta nascendo !

- Che musica ascoltate nel vostro tempo libero? Quali sono le vostre band preferite?
Qui in redazione si ascolta di tutto, quintali di band emergenti che ruotano attorno al rock alternative, garage rock...tanto punk inglese ( ma anche americano), tutta l'ondata post punk 2000/2010, momenti di fusion, momenti di noise, parentesi metal,.cantautorato,psichedelia, beatles, hardcore....i grandi classici del rock non mancano nemmeno...insomma è un ambiente abbastanza variegato non dedito al jazz, alla prosa, alla musica classica, alla buona cucina e direi che ci fa cagare anche la hip hop music ecco!

-Dove possiamo seguire il Tg rock sul web? Dateci un link.
http://www.spreaker.com/show/tg_rock

In bocca al lupo, Frank e Marco... buon ascolto!

10/11/13

Recensione: Dream theater - Live at Luna park (2013)


Certo, non suona molto autorevole.
Sembra che i Dream theater abbiano suonato al luna park, vicino al banchetto delle caldarroste e dello zucchero filato. Fortunatamente (per loro) non sono così in bassa fortuna e il Luna park di questo live è in realtà una magnifica arena in quel di Buenos aires.

Bando alle fregnacce. Non condivido l'uscita di questo live. Due i principali motivi:

1) A causa di alcuni slittamenti, Live at Luna park è uscito dopo la pubblicazione dell'ottimo Dream theater. Questo ai miei occhi (non so ai vostri) abbassa notevolmente la curiosità e la voglia di ascoltare questo live, che, appena uscito, risulta già vecchio, in quanto dello scorso tour, quello di A dramatic turn of events.

2) La setlist. Quanto é importante la setlist in un live? Tanto, troppo (perchè troppo?).
In questo Live at Luna park troviamo, ovviamente, una folta presenza di brani dall'album citato sopra. I pezzi non sono male, l'album non mi é dispiaciuto per nulla, il problema é che tutti i pezzi sono troppo lunghi e tolgono spazio ad eventuali altri.
Bridges in the sky, Outcry, Lost not forgotten e Breaking all illusions durano circa 11 minuti cad. Se ci aggiungiamo tutti i vari "Piano solo" Drum solo" e "guitar solo" viene automatico pensare: "Ma non potevano scegliere qualcosa di meglio?" Se poi il tempo rimanente lo si impiega per pezzi trascurabili come The root of all evil o una Dark eternal night, che, senza Portnoy, perde totalmente il suo spirito (la seconda voce è registrata!)

Mi domando, inoltre: dove sono i pezzi di Scenes from a memory? Solo The spirit carries on (dopo 8 minuti di assolo di Petrucci)?
Con il repertorio che hanno a disposizione, i DT potrebbero inserire delle chicche qui e li (quanto sarebbe bella una Eve... per dirne una) o canzoni decisamente superiori. Barattare una o due canzoni di ADTOE e due soli a caso per inserire un paio tra Home, Finally free, The count of Tuscany, Octavarium o A change of season, non sarebbe stato meglio?

Vabbè, basta con i punti negativi, elenchiamo cosa ha di buono questo live album, probabilmente sono stato fin troppo severo, fino ad ora.

Qualche bella sorpresa c'è, nella setlist: gli inserimenti della opener di Awake 6:00, di A fortune in lies e dell'accoppiata The silent man - Beneath the surface con la presenza di un quartetto d'archi, che aggiunge sicuramente un qualcosa in piú alle canzoni.

La qualità video è mostruosa, a tratti vi sembrerà di essere seduti sull'infinita batteria di Mangini o sopra l'Ipad di Rudess. Potrete ammirare, in altissima definizione, la pettinatura e l'asta del microfono con la maniglia di LaBrie, l'atteggiamento di morte apparente di Myung e i muscoli e i capelli all'aria di Petrucci. La regia è, invece, forse un po' troppo frenetica. La qualità audio è pulita e alcune canzoni (quelle di A dramatic turn of events) suonano ancora meglio che da studio. Il pubblico è argentino, quindi il calore non manca, che ve lo dico a fare?

La chitarra di Petrucci (giustamente) sempre in bella evidenza, un Mangini che non fa rimpiangere nessuno (quantomeno, ci prova) e quella sicuramente positiva di James LaBrie, se si tiene conto con non é piú quello di 20 anni fa. A tutti coloro che lo criticano, inviterei a provare a cantare le canzoni dei Dream Theater e a scoprire quante insidie nascondono. Il timbro poi fa parte del gusto, se non piace, non piace.

Dvd sicuramente consigliato ai fan accaniti della band o a tutti coloro non conoscono A dramatic turn of events. E' sicuramente una buona occasione per rimediare e ascoltare praticamente tutti i pezzi in sede live.

Setlist:
01. Bridges In The Sky
02. 6:00
03. The Dark Eternal Night
04. This Is The Life
05. The Root Of All Evil
06. Lost Not Forgotten
07. Drum Solo
08. A Fortune In Lies
09. The Silent Man
10. Beneath The Surface
11. Outcry
12. Piano Solo
13. Surrounded
14. On The Backs Of Angels
15. War Inside My Head
16. The Test That Stumped Them All
17. Guitar Solo
18. The Spirit Carries On
19. Breaking All Illusions
20. Metropolis Pt. 1


06/11/13

Live report: Ugly Kid Joe - Skid Row live at Electric ballroom - London 05/11/13


Ed eccomi, per la prima volta, all'Electric ballroom.
Ci sono passato innumerevoli volte davanti, in quanto si trova proprio accanto alla fermata metro della splendida Camden town. Finalmente adesso ci entro. E vai...
Il posto è proprio figo, è una sorta di club con bar, birre a volontà e una tribunetta superiore con tanto di tavoli.

Entrando, una ottima band (i Dead city ruins) ci da il benvenuto e subito si ha modo di apprezzare gli ottimi suoni e l'acustica del locale. Abbiamo provato a stare a lato del palco, proprio sotto le casse, ma gli amici che mi accompagnavano hanno detto che stare li sotto equivaleva alla tipica "pettinata" del barbiere del loro paese, decidiamo quindi di piazzarci di sopra, nella tribunetta. Non so quanti spettatori faccia il club, se avete voglia, contate le teste nella foto sotto. Aggiungete un centinaio di persone nella tribunetta dove ero io.


Cominciano gli Ugly kid Joe, una band che seguivo abbastanza da ragazzino.
La sorpresa è stata ritrovarmeli esattamente come li avevo lasciati. Sembra che il tempo non sia passato, soprattutto per il frontman Whitfield Crane, simpatico e sborone come me lo ricordavo. Mi ha davvero stupito la padronanza con cui tiene il palco, divertente e coinvolgente: ci fa spesso alzare le mani e ci manipola a suo piacimento. Un grande frontman, davvero, non lo ricordavo così. Anche il resto della band è in formissima, dovrebbero avere sui 45 anni e sembrano ancora dei ragazzi. Complimenti a loro.
Le canzoni: è stato un piacere riascoltare, dopo quasi 20 anni (mannaggia come passa il tempo) canzoni come Neighbor, C.U.S.T, Milkman's son (che canto a squarciagola), la famosissima cover Cat's in the cradle e la loro canzone-simbolo Everything about you, canzoni che suonano esattamente come allora, fresche e attuali.
A chiudere l'ottima setlist, una DEVASTANTE cover di Ace of spades, veloce e potentissima, che mi fa andare fuori di testa e mi fa perdere il contatto con la realtà. Grandissima esibizione, mi sono divertito parecchio.

Best songs: Neighbor, Milkman's son, Ace of spades


Ugly Kid Joe Setlist Electric Ballroom, London, England 2013, RoJo Rage Tour

Gli Skid row!
Una delle mie band preferite degli anni 90. Lo so, volete sentire la mia opinione su Johnny Solinger, il "nuovo" cantante. Ok, ve la dico subito: Johnny é un buon frontman e un ottimo cantante, per cantare le canzoni del suo predecessore - fenomeno Sebastian Bach senza troppe sbavature ci vogliono due palle quadrate e lui il suo compito lo fa, e lo fa egregiamente. Certo, soprattutto nelle ballad, quanto manca il timbro originale e tutte le note lunghe di Seb...
Ma basta rivangare il passato, siamo qui per divertirci e per ascoltare un po' di sano rock n' roll, cazzarola.


Dopo l'opener Let's go, quattro canzoni da paura direttamente dal primo, omonimo, album: Big guns, Makin' a mess, Piece of me e 18 and life. Le vibrazioni e l'attitudine sono quelle dei bei tempi. Come gli Ugly kid Joe, anche gli Skid row (parlo dei membri originali), fisicamente sono esattamente come 15 anni fa. Non dico che siano belli o in forma, sono semplicemente come allora.
Dicevamo, dopo il tuffo nel passato con canzoni del 1989, arriva Thick is the skin, presa dal quasi omonimo disco con Solinger e si vede come il singer cambi pelle durante le "sue" canzoni: canta con piú corpo e con piú convinzione, e la musica si modella perfettamente attorno alla sua voce. La canzone é, infatti, una delle piú riuscite della serata.
Altri momenti convincenti sono le sfuriate punk di Get the fuck out, Psycho therapy (come sempre cantata da Rachel Bolan) e Riot Act. Capitolo ballad: la band ha proposto I remember you, In a darkened room e Quicksand Jesus, canzoni assolutamente superbe (mancherebbe Wasted time, ma meglio lasciarla da studio). Solinger ce la mette tutta, ma, come ho detto, sentirle cantate da Sebastian Bach é assolutamente un'altra storia, il timbro é proprio di un altro livello. Le canzoni comunque si fanno ascoltare eccome, basti pensare all'assolo di Scotti Hill sul finale di In a darkened room, da pelle d'oca...

E' la volta di Slave to the grind (se avessi dovuto scegliere una sola canzone da ascoltare in questo concerto, avrei scelto questa), che mi manda completamente fuori di testa. A proposito, chiedo scusa ai miei amici, probabilmente gli avró spaccato i timpani, dato calci involontari o altro... non saprei, ero in trans agonistica.
Chiude questa bellissima serata di Rock n' roll, il manifesto della band Youth gone wild, penso cantata a squarciagola anche dai fusti di birra, dai lavandini e dalla security del locale.

Grandissimo concerto di due band che portano ancora alto il nome del Rock. Ah (sospirone), magari ce ne fossero piú spesso di serate cosí.

Top songs: Thick is the skin, Slave to the grind, Youth gone wild.

Skid Row Setlist Electric Ballroom, London, England 2013, RoJo Rage Tour

05/11/13

Recensione: Place vendome - Thunder in the distance (2013)



Si puó avere voglia di stoppare un album dopo i primi 30 secondi? Non che avessi grandi aspettative, ma proporre un'opener che é la FOTOCOPIA di una canzone contenuta nell'album precedente, Streets of fire, che a sua volta era la copia di un'altra canzone dell'album precedente (sembra una matrioska), mi pare diabolico.
Si, la canzone é orecchiabile, ma l'abbiamo giá ascoltata con altre parole.

02/11/13

Le 10 peggiori cover della storia

Siete pronti per il countdown delle 10 cover piú brutte mai realizzate? Vai!

10) Nevermore - The sound of silence (Simon & Garfunkel)
Ai Nevermore questa canzone non deve piacere poi cosí tanto, dato che questa The sound of silence suona esattamente come una canzone dei Nevermore, della canzone di Simon & Garfunkel non ha praticamente nulla, a parte i primi secondi. La mia domanda é: perché? Boh, forse gli piacevano solo le parole...


9) Sheryl Crowe - Sweet child o mine (Guns n' roses)
Diciamolo (La Russa): certe canzoni non andrebbero minimamente "toccate" e Sweet child o' mine, a mio parere, é una di queste. Sheryl Crowe, non solo ha avuto il coraggio di farlo, ma ha pure tolto dalla canzone il suo punto di forza nonché elemento distintivo, ovvero il riff iniziale di chitarra. Brava, ottima scelta. Sarebbe come coverizzare Smoke on the water senza il riff, eseguire Hey Jude senza mai dire "Hey Jude" o fare una cover di Gigi D'alessio in dialetto toscano.


8) U2 - Fortunate son (Creedence clearwater revival)
Come uccidere una canzone.
Lo spirito ribelle di Fortunate son é morto e sepolto sotto l'interpretazione di Bono & compagni. Il mondo intero ne avrebbe volentieri fatto a meno. Per fortuna non é molto famosa e qualcuno si é salvato dall'ascolto. Non cliccate, andate avanti. Non la metto neanche in anteprima, se la volete ascoltare dovete cliccare sul titolo.

7) Metallica - Diary of a Madman (Ozzy Osbourne)
Cover eseguita MALISSIMO. Ragazzi, siete i Metallica, avete un nome, non potete suonare come si suona al picnic o al faló (da sbronzi). Canzone devastata.


6) Will young - Light my fire (The doors)
Un po' lo stesso discorso fatto per Sweet child o'mine. Ma anche come quella qui sopra. Non voglio entrare nel merito di chi sia piú valido, Jim Morrison o questo signorinello. Ma vi pare possibile reinterpretare una performance cosí intensa con questa cosa per signorine? Ciao, sono Will Young, scusa, per favore, non é che vorresti "accendere il mio fuoco"? Scusa se ti sto disturbando, eh. Jim Morrison gli avrebbe vomitato in faccia.

5) Alien ant farm - Smooth criminal (Michael Jackson)
A certi "artisti" dovrebbe essere tolta la facoltá di pubblicare contenuti. Non voglio soffermarmi sulle facce dei componenti della band, ma mi soffermeró sulla rivisitazione oscena di questa bella canzone di Michael Jackson. I primi secondi non sono neanche male, ma pre ritornello e ritornello sono da sfasciarsi la testa nel muro o da strapparsi le dita a morsi. Questo é quello che provavo quando ascoltavo e guardavo il video di questa canzone in rotazione su MTV, tanti anni orsono. La sensazione è rimasta la stessa, forse è addirittura peggiorata.


4) Atreyu - You give love a bad name (Bon Jovi)
Ci stiamo avvicinando alla vetta e i giochi si fanno sempre piú duri, come é dura superare i 30 secondi di questa canzone. Il cantato della prima strofa della canzone é totalmente fuori: fuori tonalitá, fuori di testa e fuori da ogni tipo di gusto. Non che il resto sia molto meglio... Se chiedeste ad una persona presa a caso dal vostro quartiere, di cantare la strofa di questa canzone, sono sicuro non potrebbe fare di peggio del cantante degli Atreyu. Ma faceva sul serio? Ma, in sede di registrazione, nessuno gli ha detto niente?? "Ok, abbiamo terminato!" "Era buona?" "Perfetta, bravissimo".
Sorvoliamo poi su altri dettagli, come velocitá sballate, cori equalizzati con il cellulare, solo iniziale con mezza battuta in piú e altre bellissime cose. Cliccate sul titolo se volete ascoltare questa perla.

3) Devil driver - Wasted years (Iron maiden)
Ma la gente non si vergogna neanche un pochino? Ma il cantante dei Devil driver si riascolta, dopo aver registrato? E' amico di quello degli Atreyu? Strumentalmente la canzone é ok, ma il cantato? A parte le strofe terrificanti che ti fanno venire l'orticaria dopo 30 secondi, il ritornello é forse la peggior esibizione di sempre. Soooooooaohahaohaohaoahoah understuahahthahaahathrhahahtandd... Questi hanno le scimmie urlatrici, nel cervello.


2) Judas priest - Johnny B. Goode (Chuck Berry)
Molte delle cover proposte qui sopra sono tremende, ma sono eseguite da artisti non troppo importanti. Diverso é il caso dei mitici Judas Priest, che falliscono miseramente nel tentativo di reinterpretare la fantastica Johnny B. Goode di Chuck Berry. Il riff iniziale é pessimo, le strofe con il riff al supporto pure, e il ritornello é tragicomico. Sicuri che siano i Judas Priest? Avevano perso una scommessa, forse?


1) Ministry - What a wonderful world (Louis Armstrong)
Le parole, a volte, servono a poco... Let the music do the talking. Se siete in un momento di depressione o di instabilità vi invito caldamente a non cliccare.



Quali sono le cover che vi fanno ridere o non riuscite proprio ad ascoltare? Scrivetele nei commenti. Io vado a farla finita dopo aver ascoltato la numero uno in classifica.

01/11/13

Recensione: Sammy Hagar & friends (2013)


Sammy, mi dispiace, ma non capisco l'utilitá di questa uscita discografica. Ecco, l'ho detto subito.
Gli ospiti (o friends, come li chiama lui) sono belli e abbondanti, tra i nomi piú di spicco troviamo: Nancy Wilson (Heart), Kid Rock, Ronnie Dunn (Brooks & Dunn), Michael Anthony (Van Halen & Chickenfoot), Chad Smith e Joe Satriani (giá assieme nei Chickenfoot), Neal Schon (Journey) e Bill Church e Denny Carmassi (Montrose).

Allora? Qual é il problema di questo disco, la musica?
No, la musica é buona e tutta ben suonata (vorrei vedere, con sto parco "ospiti" a disposizione...). Il problema é il senso generale: che senso ha fare un disco che non é altro che un mix di pezzi inediti e di cover, spaziando tra il blues, l'hard rock e il country? Non sarebbe stato meglio fare un album di sole cover o di soli inediti?
Ci sono tanti altri dischi pieni di ospiti, i primi che mi vengono in mento sono Rnf'r di Slash o il magnifico Sound city di Dave Grohl, ma sono progetti di soli inediti e comunque molto omogenei, nella loro interezza. Che senso ha chiamare Michael Anthony e Chad Smith per suonare Personal Jesus?

Quello che si evince da questo disco é che Sammy Hagar, nonostante i suoi 65 anni, abbia l'energia (e la voce) di un ragazzino, ma questo lo sapevamo giá. A parte questo, nonostante le canzoni abbiano un buon tiro e siano di buona fattura, continuo a non capire il perché di questa uscita discografica, probabilmente Sammy l'ha fatto piú per suo divertimento che per altri motivi.
Disco da tenere in macchina ed ascoltare durante un viaggio estivo con gli amici, ma nulla piú.

Voto 60/100

Tracklist:
1. Winding Down written by Sammy Hagar
Lead Vocals: Sammy Hagar & Taj Mahal
Electric, acoustic and dobro guitars: Dave Zirbel
2nd acoustic guitar: Sammy Hagar
Percussion: John Cuniberti
Backing Vocals: Mona Gnader & Vic Johnson

2. Not Going Down written by Jay Buchanan
Lead Vocal: Sammy Hagar
Guitars: Vic Johnson & Sammy Hagar
Bass: Bill Church
Lap Steel: Dave Zirbel
Drums: Denny Carmassi
Backing Vocals: Claytoven Richardson, Sandy Griffith & Omega Rae

3. Personal Jesus written by Martin Gore
Lead Vocal: Sammy Hagar
Guitar: Neal Schon
Bass: Michael Anthony
Drums: Chad Smith
Backing Vocals: Claytoven Richardson, Sandy Griffith & Omega Rae

4. Father Sun written by Sammy Hagar
Lead Vocal: Sammy Hagar
Guitars: Vic Johnson & Sammy Hagar
Lap Steel: Sammy Hagar
Bass: Mona Gnader
Accordion: Andre Thiery
Mandolin: James DePrato
Drums & percussion: Denny Carmassi
Backing Vocals: Sammy & Aaron Hagar, John and Erica Cuniberti

5. Knockdown Dragout written by Dennis Hill, Ken Livingston, Kyle Homme, Stephen
Garvy, Kevin Baldes, Sammy Hagar
Lead Vocals: Sammy Hagar & Kid Rock
Guitars: Vic Johnson & Sammy Hagar
Solo guitar: Joe Satriani
Drums: Denny Carmassi
Bass: Mona Gnader
Percussion: John Cuniberti
Lead Vocals: Sammy Hagar & Kid Rock
Backing Vocals: Everybody

6. Ramblin’ Gamblin’ Man written by Bob Seger

Lead Vocals: Sammy Hagar
Guitars: Vic Johnson & Sammy Hagar
Solo guitar: Sammy Hagar
Drums: David Lauser
Bass: Mona Gnader
Organ: Susie Davis
Percussion: John Cuniberti
Lead Vocals: Sammy Hagar
Backing Vocals: Mona Gnader, Vic Johnson,
Claytoven Richardson, Sandy Griffith & Omega Rae

7. Bad On Fords and Chevrolets written by Ronnie Dunn, Ray Wylie Hubbard
Lead Vocals: Sammy Hagar & Ronnie Dunn
Guitars: Vic Johnson & Sammy Hagar
Lap Steel: Dave Zirbel
Drums: David Lauser
Bass: Mona Gnader
Piano: Audie Delone
Backing Vocals: Mona Gnader & Vic Johnson

8. Margaritaville written by Jimmy Buffett
Lead vocal: Sammy Hagar & Toby Keith
Percussion: Karl Perazza
Upright Bass: Ruth Davies
Drums: Paul Revelli
Guitar: William Kirchen
Electric Piano & accordion: Austin de Lone
Background vocals: Mona Gnader & Caroline de Lone

9. All We Need Is An Island written by Sammy Hagar
Vocals: Sammy Hagar & Nancy Wilson
Acoustic guitar: Sammy Hagar
Pedal Steel & Tahitian Ukulele: Dave Zirbel
Drums: Mickey Hart

10. Going Down (Live in Studio-Take 1)  by Don Nix
Lead Vocal: Sammy Hagar
Guitar: Neal Schon
Bass: Michael Anthony
Drums: Chad Smith