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31/10/19

Ascolti di ottobre 2019



Un ottobre veramente incredibile: usciti i nuovi di Beth Hart, The Darkness, Flying colors, Stereophonics, Alter bridge il live reunion degli Helloween e il progetto di Sascha Paeth, Masters of Ceremony, fino ad ora il mio preferito del mese (e forse dell'anno)

Di (quasi) tutti i dischi trovate la relativa recensione sul blog, manco a dirlo. Non presente nella mini lista di dischi che ho citato sopra, l'ennesimo remaster di Abbey Road dei Beatles che ho apprezzato pure parecchio.

Il mese passato vi dicevo che ascoltavo tutto in HD con Tidal, ma non mi sono trovato bene con la applicazione per smartphone (fantastico invece il web player), oltre a trovare il servizio un tantino caro (20 sterline al mese). Sono quindi passato ad Amazon Music HD che mi da la stessa proposta a molto meno (13, con tre mesi di prova gratuita), e per ora mi va decisamente bene cosí. Ascoltare la musica in qualitá decente per me é vitale e me la sto spassando, a parte i problemi nell'ascoltare in Super hd quando sono in fase di internet precario. Ma non si puó volere tutto.

30/10/19

La scheda: Mad Museum



Breve descrizione/bio della band: 
I Mad Museum nascono nel 2013 da un’idea Sebastiano Sala e Daniele Motta, che in un pomeriggio come tanti altri in sala prove, decidono di scrivere il primo brano assieme. Qualche mese dopo si unisce il bassista Francesco Lacopo, ai tempi compagno di scuola di musica, che aggiunge ulteriore colore e originalità alle composizioni della band grazie al proprio particolare gusto funk.

La ricerca di una giusta cantante non è stata facile, ma nel 2015 la formazione finalmente si completa: si unisce al progetto Caterina Camesasca, che con la scrittura dei testi permette alla band di finire gran parte delle canzoni già composte. La band si divide così tra la composizione di nuovi inediti e qualche cover, e fin da subito si esibisce live su diversi palchi dell’hinterland milanese e della Lombardia.

Arriva poi il contatto con l’agenzia Bagana e in agosto 2018 la partenza delle registrazioni del lprimo lavoro discografico, a cura di Frank Altare presso lo studio di registrazione 33Hz di Trezzo sull’Adda (MI).

Genere musicale:
Rock, Hard rock

Line-up attuale:
Caterina Brisen Camesasca
Daniele Motta
Lacopo Francesco
Sala Sebastiano

Album/EP/Demo all'attivo:
It Seems Legit in uscita il 25 Ottobre 2019

Influenze:
Rock,Hard Rock ,Rockabilly, Stoner,Grunge

Di cosa parlano i vostri testi:
I nostri testi parlando di introspezione, nei testi Caterina analizza i suoi disagi, le sue paure, scrive principalmente per analizzare e sfogare queste situazioni. Non mancano però anche brani più leggeri come ‘Yelp Bitch’ e ‘Keep Rolling’ che parlano di amore saffico e sesso occasionale. La ricerca interiore fa da padrone.

L'esibizione live che ricorderete per molto tempo:
Tutti i live sono speciali e unici!

Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:
Grazie al nostro bassista Francesco ed ad una sua storia che ci è stata raccontata prima di un live, è nata Keep Rolling. Questa creazione ci ha segnati!

I vostri dischi preferiti in assoluto:
Appetite for destruction - Guns N' Roses
Nevermind - Nirvana
Rated R - Queens Of The Stone Age
Mr Bungle (self titled)
Black Sabbath (self titled)
Follow the leader - Korn

Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare:
Three cheers for a sweet revenge - My Chemical Romance
Images and words – Dream Theater

Un musicista che vorreste incontrare per fare quattro chiacchiere:
Mike Patton

Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste il gruppo piú importante del pianeta:
Tutti gli eccessi possibili 😊

Contatti 
https://www.facebook.com/madmuseumlive/
https://www.instagram.com/madmuseum_rck/
https://www.youtube.com/channel/UCtXCpGkGiV0ZafEOqTAS5Yg

28/10/19

Recensione: Stereophonics - Kind (2019)



Quando la copertina dice molto, anzi quasi tutto.
Quella panchina al tramonto e di fronte ad un lago (perlomeno, dai colori percepisco questo) ci mostra un Kelly Jones dall'animo rilassato, poetico e gentile (vedi titolo) come non mai. Aspettate, ho giá cambiato idea sulla copertina, l'albero é rigoglioso nell'immagine sotto, che siano due figure a specchio proiettate nel futuro?

Vabbé dubbi esistenziali a parte sulla copertina (fatemi sapere la vostra opinione, se volete), eccoci qui a giudicare Kind, il nuovo album degli Stereophonics, che esce a poco piú di due anni dall'ultimo Scream above the sound.
A proposito di dubbi esistenziali: lo stesso leader Kelly ha dichiarato che stava quasi per lasciare la band l'anno scorso, al termine del tour, per mancanza di ispirazione. Per fortuna tutto ció non é accaduto perche Kind é davvero un bel disco che si presenta con la mia formula preferita, ovvero dieci canzoni, minutaggio non elevato (poco piú di quaranta minuti, eventuali bonus tracks dell'edizione deluxe escluse) e nessuna traccia da skippare selvaggiamente o per cui io mi debba lamentare oltremodo.

L'album é stato registrato in un periodo di tempo decisamente breve (una decina di giorni) ed é stato anticipato dal singolo Fly Like An Eagle (vi lascio il video a fondo pagina), che personalmente ho apprezzato un sacco fin dal primissimo ascolto. Veramente un gran pezzo che rappresenta anche abbastanza bene l'album, che non é sempre una cosa scontata.
L'album é fondamentalmente rilassato e molto godibile, a parte l'opener I Just Wanted The Goods,  Bust This Town (tipica canzone Stereophonics) e Don’t Let The Devil Take Another Day troviamo una quasi totalitá di ballad, a partire dal singolo giá citato, alle quasi gospel Make Friends With The Morning e Restless Mind, una ispirata Stitches (come ci canta bene Kelly...) e delle intensissime Hungover For You e This Life Ain’t Easy.

Kind é un album estremamente godibile, maturo, rilassato e di facile ascolto. Non passerá di certo alla storia, ma a me sta tenendo compagnia molto spesso.

Voto 70/100
Top tracks: Fly Like An Eagle, This Life Ain’t Easy, Don’t Let The Devil Take Another Day.

Tracklist:
1) I Just Wanted The Goods
2) Fly Like An Eagle
3) Make Friends With The Morning
4) Stitches
5) Hungover For You
6) Bust This Town
7) This Life Ain’t Easy (But it's the one we all got)
8) Street of Orange Light
9) Don’t Let The Devil Take Another Day
10) Restless Mind

 

26/10/19

Recensione: Bryan Adams - Reckless (1984)



Gli album storici, quelli belli.
Reckless é uno di quelli di punta del Rock anni 80, ma anche della storia del Rock classico in generale. Si, perché ascoltandolo anche 35 anni dopo la sua uscita risulta ancora un disco meraviglioso. Si dice che la qualitá non passa mai di moda, giusto? Certo, sulla copertina si poteva fare forse qualcosa di meglio, ma non facciamo troppo i pignoli.

Prima di questo album, Bryan Adams non aveva certo fatto breccia nel cuore del grande pubblico, pubblicando i primi due primi dischi che, a parte qualche canzone, non erano davvero niente di che. Giá col terzo disco Cuts like a knife, invece, aveva invece alzato notevolmente il livello e aveva raggiunto un gran successo, ma solo in Canada e negli Stati Uniti.

Con Reckless, Bryan fa il botto. Globalmente.

Guardate la tracklist a fondo pagina e vedete che razza di canzoni ha questo disco.
Sto parlando in particolare del trittico Run to you, Heaven e Summer of 69. Giuro che tutte le volte che giro per locali e trovo una cover band (che non cerco mai volontariamente, sia chiaro), queste canzoni sono sempre li, anche a distanza di 35 anni. Tre singoloni e basta? Ma manco per sogno. Aggiungeteci anche un duetto spettacolare conla grande Tina Turner, con la quale Bryan divide It's only love, una bellissima opener come One night love affair e altri pezzi che probabilmente sarebbero canzoni di punta in altri dischi "normali", tipo Kids Wanna rock, Somebody e She's Only Happy When She's Dancing, canzoni che difatti il buon Bryan ha portato in tour praticamente durante tutta la sua carriera, data la  loro presa sul pubblico.

Chiudono il disco un bel blues come Long Gone e una energica Ain't Gonna Cry, forse le due meno conosciute del disco ma sempre con buona ispirazione e qualitá. La band suona molto coesa (cosa che dimostrerá ampiamente in sede live) e Bryan canta stupendamente con il suo solito tono leggermente rauco, estremamente Rock ma allo stesso tempo molto musicale. Inoltre, come ho detto in diverse occasioni sul blog, le canzoni sono molto piú difficili da cantare rispetto a quello che sembrano. Ecco ve l'ho ripetuto per l'ennesima volta.

Reckless é quasi un Greatest hits, piú che un album. Da avere nella vostra collezione.

Voto 90/100
Top tracks: Run to You, Heaven, Summer of '69

Tracklist:
1. One Night Love Affair
2. She's Only Happy When She's Dancing
3. Run to You
4. Heaven
5. Somebody
6. Summer of '69
7. Kids Wanna Rock
8. It's Only Love
9. Long Gone
10. Ain't Gonna Cry

24/10/19

La scheda: Daniele Mammarella



Bio:
Nato a Pescara nel 1997, ha iniziato a studiare chitarra alla giovane età di 8 anni con il Maestro Benedetto Conte. Vince molti premi internazionali di musica con brani strumentali per Chitarra Fingerstyle di composizione propria all’età di 13, 14 e 15 anni. Il 4 ottobre 2019, a seguito dell’incontro con Music Force, promosso dal M° Conte, Daniele Mammarella pubblica il suo primo album “Past, present and let’s hope” distribuito fisicamente da Egea.
Dieci tracce strumentali suonate con la tecnica che ormai lo contraddistingue da anni.

Genere:
Blues-Rock
Sono un chitarrista acustico fingerstyle e perciò il Blues è parte di me per principio, è una mia passione sin da quando ero bambino, tanto è vero che all’età di 10 anni mi chiamavano “Danny Blues” (tra l’altro è il titolo del brano che apre il mio disco). In generale di provenienza Folk, la vera musica delle radici, ma non solo quelle mie, intendo le radici di ogni popolo, partendo dalla musica Celtica arrivando a quella Hawaiana.

Line up attuale:
Io e la mia chitarra.

Album/ep /demo all'attivo:
“Past, Present and Let’s Hope” è il titolo del mio Album uscito il 4 ottobre 2019.

Influenze:
Come già detto nella prima domanda, la mia musica è influenzata soprattutto dal Blues e dal Folk in generale, ma, la mia passione per lo scrivere melodie dolci ma anche aggressive deriva soprattutto dal mio infinito amore per i Beatles.

Di cosa parlano i tuoi testi:
Non scrivo testi per ora.

Esibizione live che ricorderai per molto tempo:
Sicuramente l’apertura al concerto di Franco Morone a Pescara, uno dei grandi miti della Chitarra Fingerstyle, vederlo dal vivo ma soprattutto suonare prima di lui per me fu una grande emozione! D’altronde il mio Maestro mi faceva studiare i suoi brani dall’età di 12 anni!

Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:
Vi svelo un segreto, durante la registrazione del mio brano “Beyond”, la settima traccia, dimenticammo di chiudere le finestre e ci accorgemmo che nella registrazione, verso il finale, che c’era qualcosa di strano… Quindi, è possibile ascoltare il cinguettio degli uccellini che volavano fuori, il fatto devo dire che mi è piaciuto molto, per questo decisi di lasciarlo lì.

I tuoi dischi preferiti in assoluto:
Qui potrei scrivere mille righe…ma partiamo dal primo posto indiscusso:
White Album – The Beatles
poi…
Live Unplugged – Eric Clapton
Aqualung – Jethro Tull
Oro, incenso e birra - Zucchero
Into the Wild – Eddie Vedder

Citami un album che pensi essere l’unico al mondo ad apprezzare:
Non saprei davvero come rispondere a questa domanda, ma, posso citare un album che è stato letteralmente stroncato dalla critica, parlo di “Gone Troppo” di George Harrison, è un disco che apprezzo davvero.

Un musicista che vorresti incontrare:
Assolutamente il mio sogno da sempre è quello di incontrare e scambiare due chiacchiere con Paul Mc Cartney, poi Eric Clapton.

Cosa chiederesti nel tuo backstage se fossi l’artista rock più importante del pianeta:
Un classico sigaro post serata, un bicchierino di Whiskey e pace.

Contatti:
http://www.musicforce.it/catalogo-produzioni/2201-daniele-mammarella-past,-present-and-let-s-hope
Facebook: Daniele Mammarella Fingerstyle Guitar
Instagram; Daniele Mammarella Fingerstyle

23/10/19

La discografia (semiseria): The Darkness


Ormai i The Darkness hanno raggiunto un numero di album tali da potergli dedicare una discografia (semiseria) su Given to rock, quindi perché no?

Vediamo cosa hanno combinato i fratelli Hawkins e il bassista Frankie Poullain (che non é che conti tutto sto granché, ma é sempre stato il mio preferito della band per la sua meravigliosa faccia di bronzo).

Cominciamo!

Permission to land (2003)
La band debutta con quest'album che é un contenitore di singoloni di successo planetario e la band passa dal barbonaggio (forse esagero un po'...) alla notorietá totale. Certo, il falsetto di Justin Hawkins é un po' eccessivo e anche io ci ho messo parecchio per apprezzarlo, ma alla fine hanno vinto loro e il disco scorre che é una bellezza, nonostante il suono della batteria faccia schifo, lo ha ammesso lo stesso cantante.
Voto 80/100
Top tracks: Gets your hand off my woman, I believe in a thing called love, Friday night.


One Way Ticket to Hell... and Back (2005)
La band ha fatto il botto e quest'album é costato 1 milione di dollari ma Frankie Poullain e i suoi baffi sono fuori dal progetto (nonostante abbiano partecipato alla scrittura) e la band, per forza di cose, precipita vorticosamente nel baratro. Qualche canzone buona c'é, ma non ci penso neanche morto ammazzato a riascoltare sto disco per intero. Ah, la band si scioglierá dopo questo disco. Non fatico a comprenderne i motivi. Nel caso vi sia sfuggito qualcosa vi dico che il nuovo bassista era bravo e calvo. Almeno la copertina si fa apprezzare.
Voto 52/100
Top tracks: One way ticket, Is it just me, Hazel eyes.


Hot cakes (2012)
Frankie torna finalmente nella band e si ricomincia a vedere la luce. Certo, non che Hot cakes sia tutto questo po' po' di capolavoro, ma é sicuramente piú godibile del disco precedente e la band torna sobria e pulita (per quanto possano essere sobri e puliti questi quattro ceffi). Quest'album é decisamente incentrato sulle donne, c'é qualche leggerissimo particolare che lo fa capire, in copertina. La cover di una canzone dei Radiohead é clamorosamente bella.
Voto 65/100
Top tracks: Every Inch Of You, Concrete, Street spirit (fade out).


Last of our kind (2015)
Ohhhh, e che ci voleva... 12 anni per tirare fuori un altro album come si deve. Si sono presi il loro tempo, sti fetentoni (?!). Last of our kind é un disco che ho ascoltato un miliardo di volte e per strada mi ritrovavo a cantare la opener Barbarian con tutti i passanti che mi schifavano come se avessi la rogna. Mi promettevo di non farlo piú, ma ogni giorno era la stessa cosa. Barbarian ahaaaaahaaaaahaaaaa (se conoscete la canzone avete capito). Ah, il batterista finalmente é stato cacciato (mamma mia quanto era scarso) e viene chiamata una signorina al suo posto, tale Emily Dolan Davies che peró scapperá a gambe levate qualche mese dopo perché non si sentiva troppo a suo agio con gli altri tre. Non faccio fatica a comprenderne i motivi.
Voto 77/100
Top tracks: Barbarian, Open fire, Mighty wings.

Pinewood smile (2017)
Scusate per la copertina per la copertina piú grande, ma sono pigro e non mi andava di sbattermi.
La band cambia di nuovo batterista (c'é nientepopodimeno che Rufus Taylor, figlio di Roger, storico batterista dei Queen) e ci propone un bel po' di canzoni niente male, tipo Southern train che mi fa scompisciare dal ridere anche dopo due anni di ascolti ininterrotti Pinewood smile, nella sua interezza, risulta un po' meno ispirato del precedente, nonostante il sorriso spavaldo di Justin in copertina. Va bene cosí e proviamo a non lamentarci sempre (parlo con me stesso).
Voto 71/100
Top tracks: Buccaneers Of Hispaniola, Southern Train, Japanese Prisoner Of Love.

Easter is cancelled (2019)
Justin dice che da adesso in poi la pasqua é cancellata, io gli farei cancellare la possibilitá di inserire brani insignificanti dopo altri ispiratissimi. La band suona magnificamente, con canzoni clamorosamente belle, ma metá disco é abbastanza trascurabile, mannaggia a loro. Justin in una canzone sembra Freddie Mercury. Io ve l'ho detto. Cliccate sul titolo per leggere la relativa recensione e sapere quale.
Voto 69/100
Top tracks: Rock and Roll Deserves to Die, Easter is Cancelled, Heavy Metal Lover.
(Non fate i furbi, la canzone che citavo non é fra queste tre)

Vi lascio come sempre con una canzone a caso dal catalogo The Darkness. Anzi no, vi lascio con la magnifica Christmas time, che non é stata inserita in nessun album e lo avrebbe meritato. Gustatevi la bellezza assoluta davanti al caminetto.


21/10/19

La scheda: Lost in paradise



Breve descrizione/bio della band:
I Lost in Paradise sono una rock/pop band di Monza che in questi anni ha partecipato a diversi contest nazionali del calibro Di "Area Sanremo", "Sanremo rock", "emergenza music festival" e "Fair music festival" nei quali ha sempre raggiunto le fasi finali, ottenendo riconoscimenti dagli addetti ai lavori e calcando palchi importanti come il teatro Ariston e all'Alcatraz.
Nel 2019 entrano a far parte del roster di "Bagana" e con la produzione a cura di "Minuta Records" pubblica in ottobre il loro primo disco "Fuori di me".

Genere musicale:
Lost in Paradise non possono identificarsi in un genere, la sperimentazione regna sovrana, infatti si spazia dal Pop-rock, all'indie fino al funky, il tutto in lingua italiana.

Line-up attuale:
Mattia Cavaliere (voce, chitarra ritmica)
Mattia Magrisi (chitarra solista)
Luigi Nasuti (basso)
Giovanni Galbiati (batteria)

Album/EP/Demo all'attivo:
-"Aria"
-"Fuori di me", Bagana, 18/10/2019

Influenze:
Ogni componente della band arriva da mondi diversi, da qui la nostra continua sperimentazione, i nostri brani prendono spunto difatti dall'indie, dal metal, dal punk, dal funk.

Di cosa parlano i vostri testi:
I nostri brani principalmente parlano delle esperienze e delle emozioni vissute nella vita di tutti i giorni, dalla voglia di uscire dagli schemi di una quotidianità che a volte può essere opprimente.

L'esibizione live che ricorderete per molto tempo:
Sono davvero diversi i nostri live memorabili, ma tra tutte le esperienze vissute al teatro Ariston e all'Alcatraz di Milano, fanno da padrone… Rimarranno sempre con noi.

Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:
Potremmo dirne diversi, ma il momento più divertente è accaduto durante un nostro live: in un pub delle nostre zone, il titolare decise di cantare "Rock 'n roll" dei Led Zeppelin senza conoscere il testo, ma soprattutto senza saper cantare. Lascio a voi il divertimento…

I vostri dischi preferiti in assoluto:
Blood Sugar sex Magik - Red Hot chili peppers
Nightmare - Avenged Sevenfold
A kind of Magic - Queen
Broken machine - Nothing But Thieves

Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare:
000577 dei Negramaro

Un musicista che vorreste incontrare per fare quattro chiacchiere:
È difficile sceglierne solo uno, perché avremmo tutti delle idee diverse, ma ci piacerebbe sicuramente ricevere consigli e feedback sulla nostra musica da qualsiasi artista e soprattutto dal pubblico, visto che senza esso, non esisterebbe tutto questo.

Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste il gruppo piú importante del pianeta:
Probabilmente una sala prove disponibile a qualsiasi ora per garantire uno show all’altezza delle crescenti aspettative del pubblico!

Sito:
https://www.lostinparadiseofficial.com/
Instagram:
https://www.instagram.com/lost_in_paradise_official/
Facebook:
https://www.facebook.com/lost.n.paradise/?ref=bookmarks 

19/10/19

Recensione: Alter Bridge - Walk The Sky (2019)



Anticipato da ben 5 singoli (5?!?!) eccomi qui a scrivere del nuovo album degli Alter bridge, band che ho sempre seguito e che, secondo il mio personalissimo giudizio, ha toccato la vetta inarrivabile della sua carriera nel recente live con l'orchestra alla Royal Albert Hall (io c'ero!).

Ho apprezzato questo nuovo Walk the sky? Molto. Mi é piaciuto? Manco per niente.

Mi spiego: sono stato fra i primi che aveva "accusato" in passato la premiata ditta Tremonti / Kennedy di un certo immobilismo compositivo e questo Walk the sky invece, suona abbastanza diverso rispetto alla solita produzione della band americana (sound onestamente un po' cambiato giá dall'ultimo album The last hero, uscito nel 2016.). Dovrebbe essere tutto ok, quindi, invece c'é un "peró" quanto una casa.

Trovo i pezzi di questo disco estremamente iperprodotti (per sopperire alla mancanza di idee?) e privi di spunti musicali degni di nota (cito le lunghe title track degli scorsi album, senza tornare per forza ai fasti dei primi due album), con tutte le canzoni che ruotano quasi sempre intorno alla linea vocale, che non sarebbe per forza un male, ci mancherebbe, se ci fosse buona ispirazione. Il mood delle canzoni è pure cambiato, con atmosfere che tendono più all'"allegro" rispetto al passato (One life e Godspeed, per dirne due), altre che avrebbero tutto per colpire nel segno ma alla fine non lo fanno (Native son, Clear horizon) e altre che davvero non hanno troppo motivo di esistere, tipo In the deep o Tear us apart (scusate la cattiveria, ma pretendo molto da due compositori del genere). Altro appunto, banale per chi mi segue da tempo: l'album dura davvero troppo per il contenuto proposto, ma questo é un difetto che trovo in praticamente tutti gli album della band. 14 pezzi per piú di un'ora di durata li accetto solo per brani con qualitá diverse da questi.

Dicevo prima del sound diverso: avevo giá visto con voi un paio di canzoni, tipo Pay no mind, e Wouldn’t You Rather (vi lascio il videoclip a fondo pagina) dove avevo notato delle differenze compositive evidenti ma che hanno davvero rappresentato il trend dell'album. Difatti, l'unica canzone che mi é piaciuta senza riserve e fin dal primo ascolto, é la "classica" canzone Alter bridge, la conclusiva Dying light, senza dubbio il pezzo piú bello dell'album per il sottoscritto, che mi riporta alle atmosfere della mia amata Blackbird.

C'é anche la "solita" canzone cantata da interamente Tremonti (ormai consuetudine della band), una Forever falling che mi sarebbe potuta piacere (gran drumming, a proposito) se non fosse cosí, appunto, pesantemente lavorata nei suoni e avesse un arrangiamento che trovo pesante e invasivo. Mi suona quasi "finta", se capite quello che voglio dire. Una (rara) canzone con soluzioni diverse rispetto al passato che però trovo molto ispirata é The bitter end e con un ritornello, stavolta, decisamente all'altezza, elemento raro in questo disco. Una delle migliori dell'album, decisamente.

Ora, non voglio certo passare per il bacchettone che vuole ascoltare sempre le solite cose dalle band che ama, ma a me i "nuovi" Alter Bridge non emozionano neanche un po'. La classe c'é sempre, ci mancherebbe, ma le canzoni che mi piacciono davvero negli ultimi due album si contano sulle dita di una mano, e forse rimane anche spazio.

Voto 59/100
Top tracks: The bitter end, Dying light.
Skip tracks: Tear us apart, in the deep.

Tracklist
01. One Life
02. Wouldn’t You Rather
03. In The Deep
04. Godspeed
05. Native Son
06. Take The Crown
07. Indoctrination
08. The Bitter End
09. Pay No Mind
10. Forever Falling
11. Clear Horizon
12. Walking On The Sky
13. Tear Us Apart
14. Dying Light

 

18/10/19

Primo ascolto: Rage - Let them rest in peace



Mi chiedevo giusto un paio di giorni fa che fine avessero fatto i Rage del mitico Peavy Wagner. Beh, pare mi abbiano ascoltato: rieccoli con un nuovo singolo.

Non ci sono ancora dettagli sul prossimo album, ma pare vedrá la luce a gennaio del prossimo anno.

Vediamo come suona questa Let them rest in peace.

15/10/19

Top 10: Domenico Bini


Avevo detto da qualche parte che era impossibile -e forse anche riduttivo- stilare una Top 10 sul Maestro Domenico Bini. Sapete che vi dico? Io ci provo lo stesso, ma non mi vogliate troppo male se ho escluso questa o quella, perché con l'enorme catalogo del maestro é davvero impossibile mettere d'accordo tutti.

Come sempre, cliccate sul titolo per ascoltare il capol... ehm, la relativa canzone, quando non vedete il video.

Cominciamo senza ulteriori indugi, la premessa era d'obbligo.

14/10/19

Primo ascolto: Lacuna coil - Reckless


Non ho mai amato i Lacuna Coil, band nostrana apprezzata molto a livello internazionale, ma ho dato una chance ad una loro "nuova" canzone Reckless, che mi ha stupito positivamente. Ho scritto "nuova" (tra virgolette perché il pezzo credo sia uscito un mesetto fa)

Scusate la camera troppo vicina e l'audio sempre discutibile, sto sperimentando altre posizioni.

12/10/19

Primo ascolto: Machine Head - Do or die


Ascoltiamo insieme per la prima volta (parlo per me, perlomeno) la nuova canzone dei Machine Head, chiamata Do or die.

Rob Flynn deve essere particolarmente incazzatato in questo periodo, a giudicare dai continui sproloqui della canzone, Vabbé, giudicate voi.

09/10/19

Recensione: Sascha Paeth`s Masters Of Ceremony - Signs of Wings (2019)



Uh, che bella sorpresa!
Aspetti mille dischi che finiscono col deluderti e quello su cui non avresti scommesso un centesimo ti colpisce in pieno. Non ci avrei scommesso nulla perché il progetto Sascha Paeth`s Masters Of Ceremony non é nato neanche spontaneamente, ma é stato praticamente "commissionato" dalla Frontier records. In genere non é una buona premessa per un disco, ma non é questo il caso di un disco senz'anima. La line up del disco é composta da membri attuali degli Avantasia (che adoro), menzionando per primo Sascha Paeth che, oltre ad essere il chitarrista, é anche autore e produttore della band. Completano la formazione la bellissima e incredibile Adrienne Cowan alla voce (quanti colori che ha la sua voce...) Corvin Bahn alle tastiere, André Neygenfind al basso e l'immancabile Felix Bohnke (batteria) che suona con mille formazioni.

Veramente ottimo il trittico iniziale con Die Just a little in particolare che si candida ad essere una delle mie canzoni preferite dell'anno. Menzionavo prima i colori della voce di Adrienne: ascoltatela in The path. E' davvero raro trovare qualcuno che canti cosí bene in contesti aggressivi come fa lei (anche con la sua band madre Seven spires) ed essere versatile e convincenti in tutti i contesti. Ascoltare la successiva Sick, per credere, dove canta su tutti i territori metal possibili. In alcuni frangenti si sente che Sascha é produttore degli Avantasia, ascoltare gli arrangiamenti del ritornello di Where Would It Be, solo per portarvi un esempio.

Ottime le due canzoni conclusive: la "piratesca" Bound in vertigo (che potrebbe essere una canzone degli Avantasia), e soprattutto la stupenda Signs Of Wings a chiusura. Intro delizioso e la canzone che cresce con lo scorrere del tempo. Adrienne é sublime durante tutto il pezzo e il ritornello é a dir poco favoloso. La sto ascoltando proprio in questo momento e sapete che vi dico? Forse scelgo questa su Die Just a little come pezzo migliore dell'album (ma perché dovrei scegliere, poi?). Quando la musica che ascolto mi piace cosí tanto comincio a vaneggiare, non fateci caso.

Se mi conoscete personalmente o seguite Given to rock da un po', sapete che presto molta (forse troppa) attenzione alla voce e con un pezzo di questo disco voglio cercare di farvi capire il mio punto di vista: ascoltate il ritornello di Weight Of The World (canzone non imprescindibile, sia chiaro, che peró riesce a darmi buone vibrazioni per merito della cantante): se ascoltate la voce di Adrienne sentirete una cantante che dá tutta se stessa, non risparmiando neanche un briciolo della sua voce, nonostante un contesto dove il ritornello é abbastanza generico e ci siano tante altre voci che la accompagnano. Questo é l'approccio al canto che voglio ascoltare e quello che per me fa la differenza fra un cantante che mi emoziona e uno (pur bravissimo) che non lo fa.

Sign of wings é davvero un gran bel disco, con alcune canzoni clamorose (vedi quella a fondo pagina) e a metá fra Heavy e Power metal, che mi lascia davvero poco da ridire e lamentarmi come al mio solito. Se vi piace il genere, acquisto obbligato. Disco dell'anno, fino a questo momento.

Voto 77/100
Top tracks: Die Just A Little, Sick, Sick, Signs Of Wings.
Skip track: My Anarchy

1. The Time Has Come
2. Die Just A Little
3. Radar
4. Where Would It Be
5. My Anarchy
6. Wide Awake
7. The Path
8. Sick
9. Weight Of The World
10. Bound In Vertigo
11. Signs Of Wings

 

08/10/19

Recensione: Flying Colors – Third Degree (2019)



Il nuovo dei Flying colors era senza ombra di dubbio uno dei dischi che attendevo con piú ansia per questo 2019. E anche in questo caso, come lo ero per Second Nature, sono rimasto leggermente deluso. Ribadisco il "leggermente" perché voglio che sia chiaro che questo Third Degree é un disco veramente inattaccabile sotto ogni punto di vista: musica assolutamente di qualitá, con un suono sempre all'altezza e cinque musicisti (e compositori) incredibili, in ogni singolo secondo dell'album.

Vi spiego meglio: ho amato e amo ancora alla follia il debut Flying Colors (clicca per la datatissima recensione) che mostrava una band diversa, a mio modo di vedere a metá fra il pop e il prog, cosa che un po' si é persa con il secondo disco, giá citato. Come il secondo disco, anche questo Third degree (dalla gestazione abbastanza travagliata) é composto da canzoni abbastanza lunghe, con l'elemento "canzone dalla struttura-pop-semplice ma supertecnica" che si é andato un po' a farsi benedire. Mi piaceva molto questo elemento perché rendeva i Flying colors in qualche modo unici, mentre adesso sono diventati una (meravigliosa) band prog, ma non troppo distanti da altri progetti giá esistenti, non per ultima quelle dello stesso Neal Morse.

Le nove canzoni di Third degree sono tutte decisamente buone ma a volte mi danno qualcosa su cui lamentarmi per via di alcuni richiami ad altre band (chi ha detto Muse?), per autocitazionismo (ci sono davvero tanti passaggi sparsi che mi ricordano altre loro canzoni. Niente di grave, altre band ci hanno costruito carriere) ma soprattutto per essere un po' prolisse. Anzi, diciamo di non avere il dono della sintesi, che suona meglio e forse gli rende anche un po' piú di giustizia.

Una di quelle che mi convince e mi ha convinto sin dal primissimo ascolto é sicuramente l'opener The loss inside, accompagnata dalla successiva More che, nonostante un po' di perplessitá iniziale (chi ha detto Muse? Copio e incollo), é cresciuta molto con gli ascolti. Cito come punto forte del disco anche Geronimo che, nonostante all'inizio mi abbia fatto esclamare "ma che é sta roba?" alla fine é riuscita a prendermi, grazie ad un ritornello semplice ma trascinante. Magnifica anche la ballad You are not alone che magari non arriverá alla bellezza della mia amata The fury of my love (dal secondo album), ma non ci arriva manco troppo lontana. Love letter, invece, é un'altra dimostrazione di quanto Portnoy/Neal Morse amino i Beatles. Le voci nelle strofe del brano sono anche le loro. A proposito di Neal Morse, la parte centrale di Last train home sembra presa dai suoi ultimi album. La canzone é stupenda dal punto di vista compositivo e dal quello strumentale, con il basso di Dave La Rue presentissimo (adoro questo musicista, un gusto davvero sopraffino), assoli "etnici"di Steve Morse e Casey Mcpherson che canta stupendamente, ma la canzone é una di quelle che non ha proprio il dono della sintesi.

L'ultima traccia Crawl, la piú lunga dell'album, rappresenta benissimo il mio pensiero sull'album e sul "nuovo" corso della band: la canzone, finché si svolge in maniera "canonica", é forse la cosa piú bella dell'album: atmofere, strofe, ritornello e parte prog... Tutto veramente stupendo. Ma dopo diventa anche tutto veramente troppo lungo, con circa 3 minuti e mezzo (a mio avviso) superflui nella parte centrale e pure con una coda un po' slavata. Il pezzo rimane stupendo, sia chiaro. Ma i Flying colors del primo disco l'avrebbero presentato con almeno 4 minuti in meno.

Nonostante le mie lamentele (causate probabilmente dall'attesa spasmodica per questo disco e dalle aspettative altissime per questa band), Third degree rimane un disco davvero inattaccabile e soprattutto Musica con M maiuscola. Ce ne fossero di piú album del genere, ma mi conoscete, trovo sempre il modo di lamentarmi, in qualche modo. Concedete una chance a questo disco che cresce tantissimo con gli ascolti.

Voto 74/100
Top track: The loss inside, You are not alone, Crawl.

Tracklist:
01. The Loss Inside
02. More
03. Cadence
04. Guardian
05. Last Train Home
06. Geronimo
07. You Are Not Alone
08. Love Letter
09. Crawl

 

07/10/19

Recensione: The darkness - Easter is cancelled (2019)



Ritornano quei pazzi scatenati dei The darkness, capitanati dagli scriteriati (?!) fratelli Hawkins. Prima di cominciare a parlare di musica la copertina del disco merita assolutamente una citazione: stupenda, dissacrante e realizzata benissimo.

Abbiamo già visto insieme diverse canzoni, tipo la title track e la bellissima opener Rock and Roll Deserves to Die, ora é il momento di fare qualche considerazione sull'intero album Easter is cancelled, che grosso modo ha gli stessi pregi e gli stessi difetti di quasi tutti gli altri album della band.

I pregi? Quando la band accende il suo lato ironico, schizofrenico e piú vibrante é davvero inarrestabile e unica. Ascoltare la opener e la title track su tutte (vi lascio il bellissimo videoclip a fondo pagina), ma anche Choke on it e Heavy metal lover sono grandi pezzi rock ispiratissimi.

I difetti, al contrario, sono quando la band tira il su il piede dall'acceleratore perdendo di mordente e, a mio parere, di genialitá. In questo senso le tracce How can I lose your love e Heart explodes, per quanto non siano malvage in quanto ben realizzate e prodotte, mi smorzano parecchio gli entusiasmi, soprattutto perché poste nella prima parte del disco, ma non sono le uniche tracce. Come spesso accade negli album dei The darkness trovo complessivamente metá disco assolutamente geniale e l'altra metá senza la quale si puó vivere tranquillamente senza.

Citazione a parte per la bizzarra (per i loro canoni) Deck Chair, piano e voce, dove la voce di Justin somiglia parecchio a quella di uno dei suoi riferimenti musicali: Freddie Mercury, ascoltare per credere. A proposito di Queen, riflettevo sul fatto che la band sembra si ispiri a loro come concetto di album. Anche la storica band aveva il difetto (se cosí vogliamo chiamarlo) di fare album con singoli incredibili e poi inserire diversi riempitivi (o pezzi molto meno ispirati) per l'altra metá.

In ogni caso, lunga vita all'irriverenza dei fratelli Hawkins, anche se il disco, nel complesso, mi é piaciuto meno dei due predecessori, nonostante una produzione brillante e una prova maiuscola dei musicisti.

Voto 69/100
Top tracks: Rock and Roll Deserves to Die, Easter is Cancelled, Heavy Metal Lover.

Tracklist:
01. Rock and Roll Deserves to Die
02. How Can I Lose Your Love
03. Live ‘Til I Die
04. Heart Explodes
05. Deck Chair
06. Easter is Cancelled
07. Heavy Metal Lover
08. In Another Life
09. Choke on It [Explicit]
10. We Are the Guitar Men

 

04/10/19

03/10/19

Recensione: Beth Hart - War In My Mind (2019)



Se avete letto questo articolo (nel caso non lo abbiate fatto, potrebbe essere la vostra occasione per rimediare), sapete quanto mi piace la voce di Beth Hart, anche se la sua proposta musicale non sempre mi ha convinto pienamente.